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In Conflict: il Portogallo a La Biennale di Venezia
Il progetto espositivo ospitato presso Palazzo Giustinian Lolin
Autore: cecilia di marzo
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Rebuilt houses Previously Destroyed by Wildfires in 2017_© Ateliermob (photograph by Fernando e Sergio Guerra, 2019) Rebuilt houses Previously Destroyed by Wildfires in 2017_© Ateliermob (photograph by Fernando e Sergio Guerra, 2019)
31/05/2021 - Il collettivo depA architects è il curatore del progetto In Conflict con cui il Portogallo partecipa alla 17. Mostra Internazionale di Architettura – La Biennale di Venezia.
 
In Conflict, ospitato a Palazzo Giustinian Lolin, intende rispondere alla domanda lanciata da Hashim Sarkis “How will we live together?” con l’obiettivo di apprendere dai processi che concretizzano la problematica dell’abitare, caratterizzati dal conflitto.
Tali processi derivano dall’azione di forze opposte che sono contrassegnate dal dissenso, implicito nella pluralità dello spirito democratico.
 
L’architettura è intesa come processo trasformativo e politico: In Conflict si apre con la Rivoluzione dei Garofani del 1974 e arriva fino ai giorni nostri, e racconta lo sviluppo di sette processi abitativi portoghesi, ampiamente controversi e creatori di dissenso.
 
La mostra rivisita i progetti delle torri del Bairro do Aleixo, Porto; il complesso residenziale Cinco Dedos a Chelas, Lisbona; il progetto SAAL Algarve di Meia Praia, Lagos; la proposta di riconversione del cantiere navale di Margueira – L'Elipse, Almada; il piano di costruzione di Aldeia de Luz, Moura~o; la riqualificazione di Ilha da Bela Vista, Porto; la ricostruzione delle abitazioni distrutte dagli incendi del 2017, a Figueirò dos Vinhos, Pampilhosa da Serra e Pedro´ga~o Grande.
 
Questi casi emblematici, amplificati dalla grande risonanza mediatica, fanno da guida lungo tutto il percorso espositivo, inglobando nel racconto gli scontri che permangono nella memoria collettiva. Tali processi sono momenti importanti per comprendere la disciplina dell’architettura nella sua dimensione fisica e sociale. Parallelamente ai sette casi messi in evidenza, la mostra presenta altri ventuno processi architettonici, simili a questi per problematiche, scala e modalità d’azione: si costruisce cosi`, un panorama allargato e trasversale dei primi 45 anni della democrazia lusitana, attraverso il loro riflesso nell’architettura portoghese.

Il progetto espositivo - ospitato al piano nobile di Palazzo Giustinian Lolin - supporta questa lettura speculare a partire dall’uso dello specchio, qui inteso come dispositivo in grado di creare uno spazio eterotopico tra l’apparente fatalita` del reale e la volonta` utopica. La scenografia non intende neutralizzare l’atmosfera esistente all'interno delle sale del palazzo, ma vuole definire una relazione caleidoscopica che rompe la configurazione spaziale e va a sovvertire la lettura degli ambienti - caratterizzata da dipinti, tessuti, ornamenti, carta da pareti e specchi originali - creando uno spazio dove questo non esiste.
 
Oltre alla mostra, l’agenda di In Conflict comprende anche una serie di nove dibattiti – sei dei quali sono stati organizzati tramite Open Call - che avranno luogo nel Palazzo della mostra, a Venezia, presso la galleria Mira Forum, a Porto, presso il Palazzo Sinel de Cordes, a Lisbona, sede della Triennale di Architettura di Lisbona e online (il calendario e` disponibile su www.inconflict.pt).
 
Il tavolo dove si terranno i dibattiti (al piano terra del Palazzo) completa la scenografia della mostra. In quanto simbolo degli spazi per la riunione e la discussione, luoghi di conflitto pubblico dove l’architettura si include e funge da mediatrice, tale postazione accogliera` gli incontri con la promessa di radunare gli attori della trasformazione del territorio e della progettazione delle citta`.
Come evidenziano i curatori: “In Conflict cerca di ripensare il ruolo dell’architettura come disciplina artistica, pubblica, politica ed etica. Nell’impossibilita` di risolvere tutte le contingenze, e` importante pensare a come creare luoghi dove tutti possano trovare spazio nel dibattito, nell'attesa di realizzare il progetto di un futuro comune”.
 
 


Foto Jose´ Campos


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