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04/06/09 - OLUCE in occasione della scorsa edizione di Euroluce 2009, ha presentato le sue nuove creazioni luminose:
Lutz Pankow, lampada da tavolo operativa “Lutz”
Che cosa si richiede oggi ad una lampada da tavolo operativa? Innanzitutto che sia “docile alla mano” ovvero segua, a 360°, i nostri desideri di movimento. Quindi che proponga una sorgente di luce di ultima generazione, ecologica ed “eterna”, come i LED. Ecco che il giovane tedesco Lutz Pankow, al suo primo progetto in produzione industriale, ha messo a punto, grazie ad una sofisticata articolazione dei giunti, un segno esile, tutt’altro che invadente, costituito dalla sommatoria di due bacchette appoggiate l’ una sull’ altra. La micro-testa, resa maneggevole dall’aureola- maniglia, ospita 2LED. Il perfetto bilanciamento dell’insieme esalta la semplicità delle linee e porta la valutazione dell’oggetto dal mondo della forma al mondo della funzione (“Lutz” esiste nel momento in cui viene utilizzata!)
Gabriele Pezzini, lampada da tavolo, da comodino e da terra “Clarté”
La “Clarté” è la “Chiarezza”. In particolare quella chiarezza, cara agli illuministi francesi nel XVIII secolo, che indicava la volontà di costruire un mondo finalmente controllato dalla Ragione. Gabriele Pezzini dà vita ad una lampada poeticamente razionale. Costruita da due parti -la struttura metallica, impreziosita da una raffinata finitura nichelata, e il diffusore, realizzato in un raro vetro soffiato di Murano, scelto in una particolare tonalità grigio/beige- Clarté è la dimostrazione che il lusso deve essere declinato con “misura e garbo” e che gli oggetti, specialmente in un’epoca di crisi quale quella in cui ci troviamo a vivere, debbono essere capaci di “durare nel tempo”, superando mode e modi troppo legati alla contemporaneità . Clarté, con la sua luce dolcemente soffusa, aspira ad essere un “classico contemporaneo”.
Laudani&Romanelli, lampada da esterno “Stone”
A 9 anni dalla prima presentazione della collezione per interno “Lighting Stones” e a 7 anni dalla nascita degli “Stones” da esterno, la famiglia si arricchisce di un nuovo importante elemento. Dimensionalmente significativo, questo “grande sasso” permette di traslare la poetica degli “Stones” in spazi più ampi, maggiormente pubblici e quindi in una realtà più contract. Intatta rimane però la suggestione del progetto: una “natura artificiale” che si illumina nella vera natura, e la sua assoluta peculiarità , che, tra l’altro, ne ha fatto uno degli apparecchi più imitati degli ultimi anni.
Antonia Astori e Nicola De Ponti, lampadario “Plateau”
In questa edizione di Euroluce 2009, il lampadario è, tra le diverse tipologie di apparecchi luminosi, sicuramente la più studiata. Vari i modi di affrontare questo tema: il lampadario scultura, il lampadario ludico, il lampadario citazione. Antonia Astori e Nicola De Ponti inaugurano, per O luce, un approccio del tutto nuovo: nelle loro mani il lampadario diviene “sistema”. Un vassoio (“Plateau” è il suo nome) di metacrilato trasparente, regolarmente forato, ospita globi di vetro opalino posizionati in modo casuale. I numerosi fili elettrici, elemento usualmente non considerato in chiave progettuale, salendo verso l’alto creano un’aerea scultura e partecipano quindi al disegno dell’insieme. “Plateau”, disponibile in configurazioni circolari o ovali e in diverse dimensioni (dai 190 x 100 centimetri della soluzione più grande, a un diametro di 65 centimetri per la soluzione più piccola), si presta sia ad utilizzi domestici che contract. Trattandosi inoltre di “un sistema” può essere facilmente personalizzato dall’utente finale. Con “Plateau” il globo, da sempre elenco iconico del disegno della luce, trova una rinnovata vitalità e un’ estetica inedita.
Francesco Rota, lampada a sospensione “Canopy”
“Canopy “ significa rosone: l’elemento più semplice e trascurato del design della luce, quello che, applicato al soffitto, nasconde l’uscita del cavo, viene valorizzato (effettivamente il disegno è partito da un rosone normalmente utilizzato in O luce), se ne scopre la potenza figurativa. Ingrandito, glorificato dalla possibilità di una colorazione interna, si trasforma nel riflettore di un’importante lampada a sospensione. E fin qui si tratterebbe di forma, l’invenzione avviene con l’utilizzo di una sorgente quale la circolina Protetta da un disco metallico, la speciale lampadina diffonde un chiarore morbidissimo e misterioso. “Canopy” vive dell’esperienza di una sospensione importante nella storia del design quale la “Sonora” di Magistretti, per rivoluzionarne la sagoma e i principi illuminitecnici.
Francesco Rota, lampada a parete “Line”
Evoluzione dell’omonimo apparecchio a sospensione, “Line parete” sfrutta la particolarità del vetro pirex ovalizzato per proporre un’immagine essenziale. Minimale, ma non minima. Infatti le dimensioni generose, l’importanza del materiale, l’esistenza di due sorgenti che lavorano come wall-washer verso l’alto e verso il basso, fanno di “Line” un prodotto totalmente nuovo sul mercato. Canna di vetro trasparente, intelligentemente schermata in corrispondenza delle fonti di luce, “Line parete” si propone di decorare con un segno del tutto originale i muri delle nostre case.
Emmanuel Babled, lampadario “Coroa”
“Coroa” significa “Corona”. Questo il nome scelto da Emmanuel Babled per il suo grande lampadario: una “corona” che è come un baldacchino, come una giostra. Una corona ad indicare la sacralità , l’importanza, il rito legato all’uso del lampadario. Ma capace anche di dissacrare il tutto, evitando le simmetrie, lavorando sulla variazione percettiva, sulla sorpresa. Creando una suggestione di movimento rotatorio. Anello doppio di lastre di metacrilato specchiato o di lamiera laccata a fuoco, “Coroa” obbliga il fruitore, come usualmente avviene per la scultura, a girarle intorno, per cercare di carpire il suo segreto, lo invita a traguardare dal basso la magia delle lastre che coprono e rivelano contemporaneamente.
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