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I Céide Fields Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino
XXIX edizione, 2018
mostra  SPAZI BOMBEN, TREVISO, dal 23/03/2018 al 12/05/2018

Il Comitato scientifico della Fondazione Benetton Studi Ricerche ha deciso l’assegnazione del Premio Internazionale Carlo Scarpa per il Giardino 2018 a uno dei luoghi più suggestivi e storicamente preziosi dell’intera Irlanda se non del continente europeo, la piana dei Céide Fields (letteralmente i “campi della collina dalla cima piatta”), nei pressi di Ballycastle, piccolo villaggio sulla costa settentrionale della contea di Mayo.

Altissime scogliere – Céide Cliffs – preservano questo antichissimo mondo dall’oceano Atlantico. Qui, ai primordi della storia, prima che in Egitto venissero innalzate le piramidi, giunse e si insediò una comunità che in qualche modo sostituì a un’immensa foresta un complesso sistema di campi coltivati, delimitati e protetti da muretti in pietra, affiancati da villaggi.

Qui, 5.500 anni fa, già prosperava una pacifica comunità ben organizzata, specialmente di agricoltori, che si impegnava collettivamente a disboscare la zona e a dividersi poi i terreni, strutturandoli in un sistema di campi regolari. Ciascuno delimitato da un muretto di pietre. La principale forma di sostentamento era l’allevamento, ma i residenti erano anche abili costruttori di barche, sapendo lavorare alla perfezione sia il legno che la pietra.

Una società che possedeva già precise credenze mistiche e spirituali e che consegnava i propri defunti alla terra, inumandoli in tombe ben protette.

Prosperità e declino di questo amplissimo territorio sono legati a cambiamenti climatici, all’apparenza trascurabili: due gradi di abbassamento della temperatura, appena. Sufficiente a cambiare il mondo dei Céide Fields. Il regredire della foresta, che permette di conquistare sempre più terra fertile all’agricoltura, se garantì benessere per molto tempo, alla lunga significò morte. Le piogge cominciarono a dilavare una terra non più protetta dalle foreste, a renderla acida. Così quello che era un magnifico ambiente di vita, divenne una terra inospitale e insidiosa, progressivamente coperta dal lento formarsi della torba. Così, di una delle più antiche civiltà del continente europeo non rimase apparentemente traccia. Prati, erbe palustri, eriche e muschi e licheni cancellarono ogni traccia di un’area che era stata importante e prospera. Su di essa maturò l’immensa distesa delle torbiere.

Ed è stato proprio scavando la torba per il riscaldamento di casa, che un maestro elementare del posto, Patrick Caulfield, negli anni trenta del secolo scorso, ebbe a cozzare contro le pietre del sottosuolo. Dal loro perfetto allineamento intuì non potersi trattare di presenze casuali. Conficcando una sonda nella torba cominciò a rilevare muretti e altri resti. Ma solo quarant’anni più tardi, negli anni settanta, quella sua intuizione si trasformò in una delle più sorprendenti scoperte archeologiche del secolo. Grazie agli scavi del figlio, archeologo, di quel maestro, e delle generazioni successive. Ciò che quelle ricerche, che continuano tutt’ora, rivelarono fu un enorme sistema di campi, abitazioni e tombe coperto e preservato per millenni dagli strati di torba.

Si tratta di un paesaggio agrario del Neolitico, che si manifesta con una straordinaria geometria dei manufatti, leggibile e godibile grazie alla presenza di un centro visitatori gestito dall’archeologa Gretta Byrne, nell’ambito dell’OPW (The Office of Public Works) irlandese. Quest’ultima, assieme al proprio maestro, l’archeologo Seamas Caulfield, rappresenta un segno tangibile di una dedizione e di una cura responsabile del luogo, che va oltre il lavoro specifico dell’archeologo e ci parla del rapporto tra le testimonianze rinvenute, la pastorizia e le buone pratiche nel campo del turismo, e soprattutto, ancora una volta lungo le ricerche del Premio Carlo Scarpa, della relazione tra persone e luoghi “estremi”, sul bordo di un’isola al margine di un continente ma al centro della storia di lunga durata del nostro pianeta.
 

La mostra fotografica, a cura di Patrizia Boschiero e Luigi Latini, racconta in sintesi questo luogo scelto dal Comitato scientifico della Fondazione come centro della campagna del Premio 2018 nell’ambito di una ricerca e di un breve viaggio di studio collettivo attraverso alcuni paesaggi e giardini irlandesi, del quale il percorso espositivo intende dare conto attraverso fotografie, cartografie attuali e storiche, disegni, brevi testi e alcuni materiali audiovisivi. Dal piano terra di palazzo Bomben e attraverso le 4 sale del piano espositivo una selezione di immagini, testi, interviste, appunti di viaggio, intendono introdurre il visitatore ad alcuni luoghi e ad alcuni temi chiave del paesaggio irlandese lungo il filo della cura e della coltivazione della terra, dello scavo nella terra che porta in luce persistenze sorprendenti, della bellezza e ricchezza di terre apparentemente inospitali, della grande varietà anche in una selezione necessariamente molto misurata dei tanti luoghi capaci di raccontare pezzi di un paese del quale in fondo si conosce poco.

E la mostra, nel suo insieme, apre la strada agli approfondimenti previsti a maggio con il consueto seminario pubblico, la cerimonia del premio e la presentazione del libro e del film documentario dedicati ai Céide Fields in programma sabato 12 maggio nella sede della Fondazione e presso il Teatro Comunale di Treviso.

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