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| Con_fine fotografie al margine. Dalla società dell’immagine all’immagine della società |
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| Gli studenti dell’Università di Pescara a colloquio con i più grandi fotografi italiani |
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UNIVERSITÀ DEGLI STUDI G.D’ANNUNZIO - PESCARA, , dal 13/07/2010 al 27/10/2010
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All’interno delle iniziative promosse e finanziate dall’Università degli Studi G.D’Annunzio di Pescara l’associazione studentesca 360gradi organizza una manifestazione di grande rilievo artistico-culturale, chiamando a raccolta i migliori fotografi italiani per coinvolgerli intorno ai temi della rappresentazione della società contemporanea.
Il tema
Il tema è quello di rappresentare una società sempre più votata all’espressione dell’immagine, attraverso la rappresentazione fotografica del suo stesso immaginario.
Il progetto si propone, attraverso l’invito di alcuni tra i più importanti fotografi italiani nel mondo, di documentare con le loro immagini, i diversi punti di vista sulla società contemporanea, intesa sia in termini fisici di territorio di paesaggi e di città, sia in termini più propriamente fenomenici di relazioni, di eventi e di linguaggi che caratterizzano questo inizio del terzo millennio.
I fotografi, sono scelti a partire dalla loro capacità di rappresentare le diverse forme della trasformazione in atto, dai paesaggi urbani ai paesaggi umani alle diverse espressioni del sociale (Cosmo Laera, Gabriele Basilico, Andrea Jemolo, Gianni Berengo Gardin, Luca Campigotto).
I fotografi saranno invitati a tenere incontri con gli studenti sul tema specifico del progetto e sulle sue diverse declinazioni, portando con se oltre al bagaglio di esperienze, alcune immagini significative del proprio pensiero, capaci di esprimere attraverso la fotografia il senso della rappresentazione della realtà.
Ai fotografi sarà chiesto anche di indicare alcune immagini significative del proprio repertorio attraverso le quali documentare le ragioni del proprio punto di vista.
Le immagini e le conversazioni tra i fotografi gli studenti saranno raccolte in una pubblicazione che, con il contributo e l’intervento di studiosi ed esperti, documenteranno gli esiti del progetto.
Calendario degli incontri
I prossimi incontri si terranno nelle aule della Facoltà di Architettura di Pescara
- Incontro con Andrea Jemolo – Luca Campigotto, mercoledì 29 settembre
- Incontro con Gabriele Basilico – Gianni Berengo Gardin, mercoledì 27 ottobre
in occasione dell’incontro del 27 ottobre sarà presentata anche la pubblicazione sul tema, che raccoglie i contributi e le immagini selezionate per l’iniziativa
L’iniziativa è finanziata dal programma per l’utilizzo dei fondi stanziati dall’Università degli Studi “G. D’Annunzio” nel bilancio 2009 destinati alle INIZIATIVE E ATTIVITA’ CULTURALI E SOCIALI delle organizzazioni studentesche da svolgere nel corso dell’anno accademico 2009/2010
I contenuti
In una società sempre più attenta alla celebrazione dell’apparenza, si sono progressivamente perse le attenzioni per tutto quello che non produce visibilità, che non si pone al “centro” dell’interesse, relegando sempre più ai margini tutto il resto.
Il margine, tuttavia, è qualcosa che si colloca al limite, lontano dal centro, talvolta però, proprio per sua intrinseca forza, finisce per diventare luogo di nuove centralità. Ne sono significativa testimonianza alcune parti di città che, nella crescita delle nuove espansioni, si sono trasformate da originarie periferie, quali erano, in poli di nuova attrazione.
La ricchezza e la particolarità degli spazi al margine della città e della società contemporanea, consiste proprio nella loro iniziale indefinitezza; luoghi in perenne attesa di riscatto, privi di una configurazione conclusa, presentano la loro eccezionalità nell’articolazione mai compiuta del proprio intorno.
Spesso la città e la società cresce oltre questi limiti con forme e regole nuove, prive di una continuità con quelle stesse ragioni che le ha generate, presentando in maniera evidente gli sfrangiamenti e le contraddizioni che li caratterizzano, frammenti di risulta che esprimono forme urbane e relazioni sociali diverse, come risultato dei diversi modi di abitare la città.
Il margine che originariamente segnava il limite del costruito si ripropone come nuovo centro tra la città consolidata e le nuove espansioni. Vera e propria interfaccia, tra linguaggi ed espressioni di una città che cambia, di una società che muta modi e forme di vita, il confine registra al suo interno le nuove figure della trasformazione.
Così come accade sul finire di un epoca, quando la conclusione di un periodo storico apre lo spazio alle prospettive di un nuovo ciclo, è il momento di passaggio a segnare contemporaneamente la fine ed il principio, quella morte che, in quanto tale, offre il suo trascorso alla nascita di una nuova vita.
Così come il luogo di “frontiera” è quello più denso di ricchezza e di culture molteplici, all’interno del quale convivono appartenenze plurali, identità multiple di popoli che altrove esprimono una centralità altra e, talvolta conflittuale.
Così come la marginalità, nella quale troppo spesso la società contemporanea confina le espressioni non omologate, conquista progressivamente le ragioni del proprio riscatto con la forza di quella stessa identità nella quale con arrogante superficialità è stata reclusa.
Così come, infine, sono i confini del disagio a generare la ricchezza di nuove forme di adattamento che, nella povertà delle proprie limitazioni, manifesta la straordinaria forza di un valore aggiunto.
Gli obiettivi
L’obbiettivo dell’iniziativa è quello di provare a prendere coscienza delle trasformazioni della contemporaneità con quelle stesse modalità con le quali quella stessa trasformazione sta celebrando il proprio esito. L’immagine.
Come passare, appunto, dalle forme passive attraverso le quali subiamo una società sempre più legata alla celebrazione della propria immagine, alle forme attive di comprensione delle modalità con le quali si esprimere l’immagine della società. Guardare la società attraverso l’obbiettivo privilegiato di alcuni tra i più grandi fotografi che ne hanno celebrato il processo di trasformazione, attraverso il loro pensiero e, soprattutto, le loro immagini.
E’ questa la ragione per cui l’attenzione si sposta dal “centro” ai “margini” nella convinzione che proprio nei margini si producono le sensibilità più estreme ai processi di cambiamento.
In tal senso, la crisi dei valori della contemporaneità viene letta come perdita di punti di riferimento, all’interno dei quali non distinguiamo più il margine dal centro, il dentro dal fuori, il luogo dal territorio, il locale dal globale, il punto dalla superficie, in una sovrapposizione ormai generalizzata di senso e di ruoli per i quali ogni volta siamo costretti a ri-scrivere il significato di tutte le cose.
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