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Fotografie contro la leucemia
Omaggio a Mario De Stefanis
mostra  GALLERIA BEL VEDERE - MILANO, , dal 25/11/2010 al 23/12/2010
"Fotografie contro la leucemia”  nasce per ricordare Mario De Stefanis, uno dei più raffinati stampatori della fotografia in bianconero, scomparso nel maggio di quest’anno. L’iniziativa raccoglie circa 50 opere fotografiche donate da altrettanti autori tra i più famosi del panorama italiano e accomunati dall’intensa collaborazione con De Stefanis.

Alla fine degli anni Ottanta Mario De Stefanis ha aperto a Milano un laboratorio per lo sviluppo e la stampa analogica che ancora oggi porta il suo nome e al quale ha associato, verso la fine dello stesso decennio, Toni D’Ambrosio e Massimo Mangione.
Fra gli autori che parteciperanno all’evento: Marco Anelli, Gianni Berengo Gardin, Gabriele Basilico, Luca Campigotto, Carla Cerati, Francesco Cito, Mario Cresci, Piero Gemelli, Marco Introini, Attilio Maranzano, Malick Sidibé, Toni Thorimbert e Leo Torri.
 
Il ricavato dell’iniziativa, destinato alla Fondazione Areté Onlus del San Raffaele, sarà devoluto all’Unità Operativa di Ematologia e Trapianto Midollo Osseo (UOE-TMO) dell’Ospedale San Raffaele di Milano.

L’Unità di Ematologia e di Trapianto di Midollo Osseo del San Raffaele, attiva dal 1991, è centro di riferimento per la cura delle leucemie acute, delle mielodisplasie, delle neoplasie mieloproliferative, mielomi e linfomi. Si occupa di assistere con attività clinica e di ricerca pazienti che presentano problematiche ematologiche, sia di tipo oncologico sia non-oncologico.
 

Inaugurazione giovedì 25 novembre 2010
dalle ore 18 alle 21

Interviene il Dott. Fabio Ciceri,
responsabile Unità Operativa di Ematologia e Trapianto Midollo Osseo
dell’Ospedale San Raffaele di Milano 
 
La mostra sarà aperta dal 26 novembre al 23 dicembre 2010, da martedì a domenica, ore 15-19 - ingresso libero

MARIO DE STEFANIS
Milanese di adozione ma, come amava definirsi “montanaro dentro”, Mario De Stefanis nasce in Valtellina nel 1940.
Entra presto nel mondo del lavoro e si avvicina alla fotografia quasi per caso, ma è la camera oscura che lo affascina: muoversi al buio con l’intento di riportare “alla luce” ciò che già vede celato nel negativo, è per lui una sfida sempre stimolante.
La camera oscura diventa poi un luogo magico e lui l’alchimista che, mescolando chimici, esperienza e grande sensibilità, riesce a far comparire dalla pellicola ciò che in essa si nasconde.

Negli ultimi anni, senza mai tradire questa passione che lo spinge a ricercare sempre la qualità migliore, si avvicina alla tecnologia del digitale.

La sua irrequieta curiosità lo porta ad affrontare sempre nuove sfide, a fare nuovi progetti, a immaginare nuovi orizzonti.
Poco prima della sua scomparsa si era fermato a guardare al passato e ha voluto ripercorrere le tappe della sua vita professionale regalandoci queste memorie.
 
“… Il mio ingresso nel mondo della fotografia è avvenuto tra la fine degli anni 50 e l’inizio degli anni 60, come ragazzo di camera oscura presso il laboratorio Ragni e Castellani. Erano gli anni delle grandi fiere, gli anni del boom economico. Ho fatto le prime "notti" a rotolare e srotolare gigantografie in vasche di sviluppo e fissaggio quando ancora tutta la produzione era su carta baritata.

Proseguendo come responsabile sempre di camera oscura ho lavorato in vari studi di fotografia pubblicitaria. In quell'ambito le richieste erano di grande qualità, perciò la stampa richiedeva molta competenza tecnica: prevelo, maschere di contrasto, doppie esposizioni, scontorni, solarizzazioni, fotomaster ecc.

Negli anni 70 ho vissuto l'esperienza del fotogiornalismo: avvenimenti di cronaca, sport, politica, mondanità. In questo settore la qualità non era prioritaria poiché tutto era giocato sulla tempestività e occorreva essere veloci per arrivare prima della concorrenza a vendere le foto.
In questo periodo avviene il passaggio alla mitica Publifoto, la più importante struttura fotografica mai esistita in Italia. Era una "fabbrica" super-organizzata: c'erano operatori, stampatori, venditori, archivisti, impiegati e clienti come Ente Fiera Milano, Alfa Romeo, Fiat, vari mobilifici e noti gioiellieri. Solo fra fotografi e stampatori alla Publifoto lavoravano cinquanta persone.

Quindi è iniziata l'esperienza con i fotografi di design tra i quali Mauro Masera, Aldo Ballo, Alfredo Pratelli, Ezio Frea, Italo Pozzi. È stato un periodo molto stimolante e formativo, legato all'oggettistica, al mobile e allo still-life.

All’inizio degli anni 80, con l'apertura del mio laboratorio, è arrivata la moda. Erano gli anni della "Milano da bere" e sono stati anni molto produttivi. Collaboravo con i migliori fotografi del momento: Giovanni Gastel, Piero Gemelli, Toni Thorimbert, Aldo Fallai, e per stilisti quali Armani, Krizia, Trussardi, Moschino, Ferrè.

In quel periodo la Ilford ha lanciato sul mercato il sistema Multigrade (unica gradazione di carta: le variazioni di contrasto si ottenevano mediante filtri aggiuntivi all'ottica). Questo sistema venne testato e sperimentato da ILFORD Italia attraverso il mio laboratorio e noi fummo in assoluto i primi ad adottarlo sul mercato italiano.

Gli anni che seguirono furono quelli che caratterizzarono il Laboratorio De Stefanis. Ebbe inizio una stretta collaborazione con i fotografi (primo fra tutti Gabriele Basilico) che oltre a realizzare ottime immagini avevano da sempre una visione della fotografia intesa come oggetto d'arte, per me di grande suggestione.

Con Gabriele Basilico, Gianni Berengo Gardin, Mario Cresci, Giovanni Gastel, Giuseppe Pino, Federico Patellani, Francesco Radino, Toni Thorimbert abbiamo organizzato una mostra a Milano presso la Galleria IL DIAFRAMMA di Lanfranco Colombo, dal titolo "Il Laboratorio De Stefanis si presenta".

Il rapporto di collaborazione continua negli anni e con altri nuovi nomi, come Armin Linke, Marirosa Toscani Ballo, Attilio Maranzano, abbiamo lavorato e siamo naturalmente cresciuti.
Siamo giunti a oggi e alla necessità di rinnovamento che i tempi ci impongono. Per questo ho affrontato la sfida del digitale e, vincendo numerose reticenze, ho scelto di accettare un compromesso: adeguarmi alla migliore tecnologia mantenendo fede alle caratteristiche qualitative del nostro bianco e nero.

Stampiamo in digitale con inchiostri al carbone e i risultati sono buoni. Inoltre è nostra prerogativa la produzione di gigantografie (superiori al metro quadrato) su carta baritata che bagnate vengono incollate a mano su alluminio.

In questi ultimi anni la produzione si è modificata: è diminuito il lavoro prettamente commerciale, è aumentata invece la richiesta di stampe e gigantografie destinate a mostre, eventi, archivi. Questo ha conseguentemente portato a un' "espansione territoriale", con l'arrivo di giovani fotografi ticinesi tra i quali Stefania Beretta, Marco d'Anna, Gian Paolo Minelli e la Galleria ConsArc di Chiasso.

È stato proprio dal consolidarsi di queste collaborazioni che è sorta la naturale necessità di avvicinarmi fisicamente a questo territorio e far nascere un laboratorio per il bianco e nero a Chiasso, con gran desiderio di far bene, per affrontare ulteriori sfide in vista di nuove e sempre stimolanti esperienze”.
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Contatti
Galleria Bel Vedere
Via Santa Maria Valle, 5 - Milano

tel. 02.4547.2468
Link
www.belvedereonlus.it
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