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Ruth Orkin, Two American Tourists, Rome, Italy, 1951, Courtesy © Ruth Orkin Photo Archive
26/02/2026 - Dal 5 marzo al 19 luglio 2026, Palazzo Pallavicini a Bologna ospita RUTH ORKIN. The Illusion of Time, la più ampia antologica mai organizzata in Italia dedicata alla fotografa e regista statunitense Ruth Orkin (1921–1985). Curata da Anne Morin e promossa da Pallavicini srl in collaborazione con diChroma Photography, la mostra riunisce 187 fotografie, due macchine fotografiche e documenti originali, ripercorrendo la traiettoria di una delle personalità più rilevanti della fotografia del XX secolo.
Tra cinema e fotografia: un linguaggio ibrido
La ricerca di Ruth Orkin nasce dall’incontro – e dalla tensione – tra fotografia e cinema. Figlia dell’attrice di film muti Mary Ruby, Orkin cresce tra le quinte della Hollywood degli anni Venti e Trenta e sogna di diventare regista. Le difficoltà incontrate da una donna nel mondo del cinema dell’epoca la conducono verso la fotografia, senza però abbandonare l’idea di costruire narrazioni visive dinamiche, capaci di suggerire movimento nell’immagine fissa.
La mostra mette in evidenza questo dialogo costante tra le due arti, mostrando come Orkin abbia elaborato un linguaggio capace di mediare tra l’immobilità dello scatto e l’illusione cinematografica del tempo.
Il viaggio come sequenza narrativa
Un esempio emblematico è Road Movie (1939), reportage realizzato durante l’attraversamento in bicicletta degli Stati Uniti da Los Angeles a New York. In quell’occasione Orkin costruisce una sequenza fotografica in ordine cronologico, accompagnata da didascalie scritte a mano, ispirate ai taccuini della madre. L’immagine si inserisce così in una progressione narrativa che richiama il montaggio cinematografico.
Analoga impostazione si ritrova nella serie Dall’alto, dove l’artista osserva la vita quotidiana dalla finestra, trasformando la strada in un palcoscenico urbano. I passanti, inconsapevoli, diventano attori di una scena costruita attraverso alternanze di movimento e immobilità, conferendo alla sequenza una fluidità quasi filmica.
Ritratti e presenza
La rassegna si completa con una selezione di ritratti di personalità come Albert Einstein, Marlon Brando, Robert Capa, Alfred Hitchcock, Orson Welles, che testimoniano la capacità di Orkin di raccontare individui e ambienti con immediatezza ed efficacia espressiva.
Palazzo Pallavicini come dispositivo narrativo
L’allestimento negli spazi storici di Palazzo Pallavicini – edificio settecentesco nel centro di Bologna – accoglie l’impianto sequenziale della mostra, trasformando le sale in una successione di “inquadrature” che accompagnano il visitatore lungo un percorso temporale. L’architettura diventa così parte del racconto, amplificando la dimensione cinematografica della fotografia.
La mostra si inserisce nel programma di iniziative dedicate da Palazzo Pallavicini alle grandi figure femminili della fotografia del Novecento, dopo le personali di Vivian Maier, Tina Modotti e Lee Miller.
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Scheda evento: |
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Ruth Orkin, Selfportrait, n.d, Courtesy © Ruth Orkin Photo Archive Ruth Orkin, Albert Einstein at a Princeton Luncheon, Princeton, New Jersey, 1955, Courtesy © Ruth Orkin Photo Archive Ruth Orkin, CPS Silhouette, New York City, 1955, Courtesy © Ruth Orkin Photo Archive Ruth Orkin, Jinx and Justin in MG, Florence, Italy, 1951, Courtesy © Ruth Orkin Photo Archive Ruth Orkin, American Girl in Italy, Florence, Italy, 1951, Courtesy © Ruth Orkin Photo Archive Ruth Orkin, Jinx and Justin on Scooter, Florence, Italy, 1951, Courtesy © Ruth Orkin Photo Archive
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