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Foto Fabrizio Cicconi
04/03/2026 - Nel cuore di Lecce, a pochi passi dal Duomo, l’architetto Simona Marchetti firma il recupero di una porzione di palazzo barocco del XVII secolo, riportando alla vita un edificio che versava in stato di abbandono ed era stato privato dei suoi decori originari. Il progetto, chiamato Palazzo degli Angeli, nasce con un obiettivo preciso: trasformare una struttura “depredata” in una dimora privata capace di coniugare calma monastica e cultura del progetto, come un luogo di ritorno e di raccoglimento.
"Il mio intervento è stato guidato dal profondo rispetto per il genius loci e dalla volontà di muovermi 'in punta di piedi' in un contesto storico così caratterizzato. La filosofia del progetto si è basata sul recupero del recuperabile, onorando l'anima della struttura preesistente e valorizzandone gli spazi attraverso l'uso di volumi semplici e una luce enfatizzante. Ho voluto creare un contenitore materico e neutro dove le icone del design dialogano con arredi di mia creazione, dando vita a un luogo di silenzio che mi accoglie come un abbraccio ogni volta che torno dai miei viaggi di lavoro nel mondo" - Simona Marchetti.
Genesi e visione
L’intervento si fonda su una metamorfosi profonda: dal vuoto e dalla perdita di apparati decorativi, a una casa che si propone come manifesto di quiete e, insieme, come galleria domestica. La linea guida è il recupero del recuperabile, con un linguaggio contemporaneo volutamente misurato, capace di lasciare parlare la struttura storica senza sovrapporsi ad essa.
Un nuovo asse per ricomporre gli spazi
La sfida principale riguarda la distribuzione: i flussi originari erano frammentati. La soluzione passa attraverso una rilettura della pianta che introduce un asse distributivo strategico, in grado di separare con chiarezza zona giorno e zona notte e di costruire una nuova profondità prospettica. Nel percorso, il progetto valorizza elementi identitari come le maestose volte a stella e il restauro degli infissi interni originali, preservando l’anima del luogo.
La torre, lo studio e una terrazza a 360 gradi
Un episodio particolare è l’antico vano scala a torre, che oggi conduce a una soffitta adibita a studio. Da qui si apre una terrazza panoramica a 360 gradi, concepita come un moderno riad affacciato sulla corte interna: un dispositivo di luce e aria che completa l’esperienza domestica con una dimensione più contemplativa e sospesa.
Materia e luce come “scatola neutra”
La materia costruisce l’atmosfera. Il pavimento in grandi lastre di pietra leccese è posato per ottenere una continuità quasi monolitica, mentre le pareti sono trattate esclusivamente a calce naturale. Questa neutralità materica diventa sfondo per una luce zenitale che enfatizza volumi e profondità, accogliendo una selezione di icone del design (tra cui Carlo Scarpa, Mies van der Rohe, Vico Magistretti) in dialogo con arredi disegnati su misura dall’architetto.
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