Gillian Wearing, Signs that say what you want them to say and not Signs that say what someone else wants you to say, MORE LOVE!, 1992-1993.
14/01/2026 - Al MAXXI di Roma va in scena la prima grande retrospettiva al mondo sull'arte relazionale, termine coniato nel 1995 dal critico e curatore francese Nicolas Bourriaud per identificare un insieme di pratiche che pongono alla base le relazioni umane, piuttosto che l’oggetto artistico o lo spazio privato dell’artista. Visitabile fino al 1° marzo 2026, la mostra '1+1 L’arte relazionale', a cura dello stesso Nicolas Bourriaud con Eleonora Farina, ripercorre l’evoluzione di uno dei movimenti più influenti del nuovo millennio a trent’anni dalla sua affermazione.

Nicolas Bourriaud al MAXXI Roma nell'allestimento di '1+1 L’arte relazionale' - Ph. MUSA_Musacchio Pasqualini
"Quando, negli anni Novanta, parlavamo di relazione - afferma ​Nicolas Bourriaud - la consideravamo materia dell’arte. Oggi lo è più che mai. A più di trent’anni di distanza, è il momento di fare il punto: questa nebulosa artistica può finalmente essere storicizzata, nonostante le idee e le forme che ha inventato siano ancora in movimento per molti giovani artisti".
Prossimità, convivialità, micro-utopie e processi partecipativi sono i principi che accomunano le ricerche dei 45 artisti in mostra, tra cui Vanessa Beecroft, Maurizio Cattelan, Dominique Gonzalez-Foerster, Carsten Höller, Pierre Huyghe, Philippe Parreno e Rirkrit Tiravanija, Angela Bulloch, Liam Gillick, Douglas Gordon, Gabriel Orozco, Santiago Sierra, Felix Gonzalez-Torres.
"Abbiamo immaginato un percorso aperto e situazionale - spiega Eleonora Farina - che invita a partecipare, a fermarsi, a riconoscersi. Le azioni conviviali, i video e i progetti speciali disegnano una mappa di micro-utopie quotidiane, in cui la relazione stessa diventa forma artistica".
La mostra si articola nella Galleria 3 e in diversi spazi del Museo, in un percorso che non espone semplicemente le opere ma le attiva nello spazio, creando una relazione a tre fra pubblico, architettura e creazione artistica.
"L’arte relazionale - afferma ​Francesco Stocchi, Direttore artistico MAXX - ha insegnato che un’opera è una piattaforma di scambio, un dispositivo che vive nell’interazione. L’allestimento del MAXXI riflette la natura dinamica e aperta del movimento, attivando non solo la Galleria 3 ma anche gli spazi interni ed esterni del museo. Questo progetto è un dovuto omaggio all'estetica relazionale teorizzata esattamente trent’anni fa e cui effetti sono visibili oggi: una riflessione sulla capacità dell’arte di creare relazioni, comunità e nuovi spazi di condivisione".
La mostra al MAXXI
Le terrazze della Galleria ospitano lavori degli anni Novanta e Duemila. Sulla prima terrazza, un annunciatore chiede il nome del visitatore per poi annunciarlo ai presenti: è la performance di Pierre Huyghe Name Announcer.
Subito dopo il pubblico è invitato ad annusare il contenuto di una boccetta di vetro: Love Drug (PEA) di Carsten Höller contiene fenetilammina, una sostanza prodotta naturalmente dal cervello in stati di innamoramento. Si inizia così, con un’emozione intensa, il percorso di mostra.
Lo stesso Carsten Höller propone altri due lavori olfattivi, Smell of My Father e Smell of My Mother per il quale sono stati riprodotti in laboratorio gli odori del padre e della madre dell’artista.

Allestimento '1+1 L’arte relazionale' - MAXXI Roma - Ph. M3Studio
Davanti al visitatore si erge poi un imponente albero di Natale: è il lavoro Fraught Times: For Eleven Months of the Year it’s an Artwork and in December it’s Christmas di Philippe Parreno.
Dalla prima terrazza si passa infine alla videoroom di “1+1”, uno spazio adiacente dove sono presentate le opere video di Pierre Huyghe, Grace Ndiritu, Mark Leckey e Pia Rönicke. Sulla seconda terrazza si trovano le grandi installazioni di “1+1”: la Column di Kutlug Ataman, parte della Collezione MAXXI e ripresentata per la prima volta dopo l’esposizione del 2009; When Do We Need More Tractors? Five Plans di Liam Gillick, una pira per falò e una serie di piani d’azione scritti a muro per poter ricreare l’opera anche a casa; untitled 1990 (pad thai) di Rirkrit Tiravanija, opera relazionale per eccellenza, dove in mostra si vedono i resti di un’azione artistica realizzata dall’artista cucinando nella galleria espositiva; Exit Seating di Angela Bulloch, una serie di istruzioni delle compagnie aree relative ai posti vicino alle uscite di emergenza, realizzata per la prima prova per il Turner Prize 1997.

Maurizio Cattelan, Untitled, 1999, photo Armin Linke - Castello di Rivoli Museo d’Arte Contemporanea, Rivoli-Torino, Donazione Associazione Artissima
La rampa che accompagna il visitatore in questo percorso è costellata delle grandi opere bidimensionali di Maurizio Cattelan, tra cui la famosa Untitled con il gallerista Massimo De Carlo appeso al muro, di Vanessa Beecroft, VB74 in Collezione MAXXI, e di Santiago Sierra.
Arrivati alla terza terrazza si viene accolti da un cumulo di cioccolatini e da una pila di fogli rossi: sono le opere di Felix Gonzalez-Torres. Da qui si apre una serie di opere a parete, quasi una quadreria contemporanea con lavori di, tra gli altri, Christian Jankowski, Monica Bonvicini, Gillian Wearing e Cesare Pietroiusti.
La Galleria si chiude con il video Riyo di Dominique Gonzalez-Foerster accolto su un grande ledwall. Della stessa artista anche Tapis de Lecture dove il visitatore si può fermare e scegliere di leggere uno tra i 400 libri a disposizione sul tappeto color smeraldo.
Lungo la rampa che scende verso il braccio vetrato si è circondati da più di 4.000 nomi scritti a parete: è List of Names (Random) di Douglas Gordon, un’opera che gioca sulla memoria di tutte le persone che ha incontrato dal 1990 al 2017.
Nel braccio vetrato il progetto apre un dialogo con alcuni precursori dell’estetica relazionale, come Lygia Clark e i suoi “oggetti relazionali”, Ian Wilson, Sophie Calle con l’opera ROOM 44. February 17th / March 1st recentemente entrata in Collezione grazie al contributo degli Amici del MAXXI, Hélio Oiticica e i suoi abiti Parangolé e Franz West con i Passstrücke fruibili dal visitatore, in una lettura che dal contesto eurocentrico si amplia verso una prospettiva globale.

Cucina sociale e orto urbano del collettivo bengalese Britto Arts Trust - Allestimento 1+1 L’arte relazionale' - MAXXI Roma - Ph. MUSA_Musacchio Pasqualini
Il percorso comprende anche due progetti speciali: in videogallery Pakghor & Palan, cucina sociale e orto urbano del collettivo bengalese Britto Arts Trust, che si attiva settimanalmente nel periodo di apertura della mostra e nel pozzo l’installazione immersiva na moita del collettivo brasiliano OPAVIVARÁ! che riflette sul tema dell’incontro e della condivisione.
Su piazza Alighiero Boetti si può ascoltare l’opera audio di Jens Haaning Romanian Jokes, ovvero un altoparlante che trasmette barzellette in romeno, e sulla facciata di via Guido Reni, il passante occasionale fotografato da Braco Dimitrievijc pochi giorni prima dell’inaugurazione per la sua famosa serie The casual Passer-by I met.
In occasione della mostra è pubblicato un catalogo in doppia edizione italiano/inglese, che contiene saggi e interviste per indagare la diffusione dell’arte relazionale in vari contesti geografici e culturali e il modo in cui il volume Esthétique Relationnelle di Bourriaud (1998), in cui viene data per la prima volta una definizione di 'arte relazionale', sia stato accolto e reinterpretato a livello globale.
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