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John Richmond

Casa Oskar, l’archetipo del fienile con suggestioni ecclesiastiche
Nella Boemia meridionale uno spazio contemplativo in dialogo con natura, luce e memoria storica. Microtopping® Ideal Work® per il progetto firmato Jan Žaloudek
Autore: antonella fraccalvieri
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House Oskar - photo BoysPlayNice House Oskar - photo BoysPlayNice
21/05/2026 - Casa Oskar, progettata da Jan Žaloudek nella Boemia meridionale, reinterpreta l’archetipo del fienile con suggestioni ecclesiastiche, dando vita a uno spazio contemplativo in dialogo con natura, luce e memoria storica. Gli interni sono unificati dal rivestimento Microtopping® Ideal Work®, superficie continua che valorizza l’architettura e le opere d’arte con un’estetica materica e contemporanea.
 
Žaloudek e sua moglie, la storica dell’arte e scrittrice Jolanta Trojak, sognavano da tempo un luogo in cui riconnettersi con la natura e ritirarsi per rigenerare corpo e mente, uno spazio capace di diventare anche fonte di creatività e ispirazione. Lo hanno trovato nel villaggio di Kamenná Lhota, nella Boemia meridionale, all’interno di un ampio giardino un tempo appartenuto al castello vicino.
 
Il progetto dell’abitazione nasce in stretta relazione con la topografia e i vincoli di tutela culturale del sito. Žaloudek ha integrato l’edificio con grande sensibilità nel paesaggio e nel contesto storico, affinché potesse trasmettere un carattere senza tempo. Casa Oskar — il cui nome rende omaggio al compositore cosmopolita Oskar Nedbal, autore dell’operetta Sangue Polacco composta proprio nel castello vicino — si ispira all’idea di una cappella capace di fondere nuovo e antico, interno ed esterno, perfezione e imperfezione. Un’ispirazione sacra che permea ogni spazio, soprattutto negli interni.
 
Con una forma che richiama quella di un fienile, l’abitazione si sviluppa in una volumetria allungata con tetto a due falde. La muratura forata, tipica delle costruzioni storiche circostanti, consente il passaggio di luce e aria, conferendo al contempo un carattere deciso all’edificio. Non si tratta di un elemento puramente estetico: funge infatti da schermatura per la parete a timpano sud e ispira il disegno dei pannelli frangisole in legno presenti sulle altre facciate. La compattezza dell’insieme è animata da nicchie su ogni lato, che richiamano la morfologia barocca e generano ingressi e logge ombreggiate, in un continuo alternarsi tra apertura verso l’esterno e spazi più raccolti, dedicati alla contemplazione.
 
Anche i materiali dialogano con il contesto locale: la struttura portante è realizzata in muratura in ceramica isolata, combinata con elementi in calcestruzzo armato; la facciata è rifinita con intonaco bianco, in continuità con gli edifici vicini; il tetto è rivestito in tegole di ceramica cotta. I pannelli frangisole, invece, sono in abete e abete rosso cechi sbiancati.
 
La facciata sud, con la parete a timpano forata e la grande finestra circolare, mette in relazione lo spazio sociale con il cortile e i ruderi del fienile. Le ampie aperture dissolvono il confine tra interno ed esterno, estendendo gli ambienti verso terrazze in legno, vegetazione rigogliosa e antichi muri in pietra. Sul lato ovest, invece, una nicchia d’ingresso protegge la casa dallo sguardo del villaggio, mentre una volta nel timpano nord introduce la luce naturale negli spazi più intimi, evocando le forme del vicino castello barocco.
 
La luce naturale diventa elemento centrale del progetto: la vita domestica è scandita dai cicli del sole e della luna. Dalla camera da letto e dalla zona giorno, affacciate sul frutteto, è possibile osservare l’alba e il sorgere della luna. Durante il giorno, pannelli frangisole bianchi permettono di modulare la luce, trasformando gli ambienti in scenari mutevoli dove luci e ombre creano atmosfere suggestive. Di notte, il rapporto si inverte: la casa, illuminata dalle sue nicchie, si irradia nel paesaggio. Gli interni sono rischiarati da faretti discreti, lanterne in carta washi e dal calore vibrante di una stufa a legna.
 
Dietro l’involucro ispirato alla tradizione si cela un interno sorprendente. Lo spazio principale, caldo e avvolgente, è dominato da un soffitto a volta che raggiunge i sette metri di altezza, rafforzando la suggestione sacra. Le pareti in stucco bianco e le grandi aperture amplificano la dimensione eterea dell’ambiente. I richiami all’architettura ecclesiastica emergono anche nella grande finestra circolare di due metri di diametro e nella cucina curva in legno con isola in granito indiano Shivakashi.
 
Nella parte sud si trova la zona pranzo, arredata con tavolo e sedie in rovere e dominata da un intaglio ligneo ottocentesco raffigurante la Madonna. Di fronte, l’area living, con un lungo divano, si apre sia verso il paesaggio sia verso il cortile con i ruderi del fienile, incorniciata da un arazzo in lana di pecora non tinta.
 
Al piano terra, oltre alla zona giorno, trovano spazio un bagno, una lavanderia e una camera da letto. Il piano superiore è concepito come un appartamento indipendente, con camera, bagno e studio: un rifugio raccolto, quasi un bozzolo, pensato per la riflessione e la creazione, illuminato da piccole finestre sul tetto e caratterizzato da nicchie e archi. Un ambiente più introspettivo, in contrasto con l’apertura del piano inferiore.
 
In tutta la casa, arredi su misura in legno e pietra contribuiscono a creare un’estetica coerente, in cui ogni oggetto trova il proprio significato. La passione della famiglia per l’arte si riflette in una collezione che spazia dal modernismo ceco al contemporaneo: nella camera da letto convivono un panneau japonais ottocentesco, un dipinto di grande formato di Antonie Stanová e sculture di Michal Janiga; nella mansarda, opere in pietra di Vanda Hvízdalová sono esposte su piedistalli in travertino.
 
La cura del dettaglio è evidente in ogni ambiente: all’ingresso accoglie gli ospiti una maschera cerimoniale in legno proveniente dal Gabon, mentre nella zona giorno si trovano uno sgabello africano scolpito da un unico blocco e ceramiche originali di Martin Hanuš. Le lampade Akari di Isamu Noguchi illuminano camere e mansarda, mentre una ricca collezione di libri d’arte contribuisce a definire l’atmosfera della casa.
 
Casa Oskar si configura come un’opera d’arte totale, pensata per essere condivisa. L’architetto ha scelto di aprirla al pubblico, sia attraverso affitti, sia come spazio per residenze d’artista, eventi e laboratori, con l’intento di dar vita a una comunità dinamica e creativa. Proprio per la natura eclettica dell’abitazione, la scelta del pavimento è stata fondamentale: era necessario un materiale capace di valorizzare le opere e, allo stesso tempo, garantire resistenza all’uso quotidiano. È stato quindi scelto il microcemento continuo Microtopping® Ideal Work®, capace di rivestire qualsiasi superficie in soli 3 mm di spessore. La sua continuità consente di unire gli spazi senza interruzioni, mentre l’estetica contemporanea e vellutata bilancia armoniosamente gli elementi più materici e autentici dell’abitazione.

Ideal Work su ARCHIPRODUCTS


House Oskar - photo Lucie Van Vuuren


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