03/04/2026 - Fino al 29 giugno 2026, Palazzo Bonaparte a Roma ospita la mostra “HOKUSAI. Il grande maestro dell’arte giapponese”, a cura di Beata Romanowicz e prodotta da Arthemisia in collaborazione con il Museo Nazionale di Cracovia. L’esposizione, inserita nelle celebrazioni per i 160 anni di relazioni tra Italia e Giappone, presenta per la prima volta in Italia una vasta selezione di opere del celebre artista giapponese Katsushika Hokusai (1760–1849).
Con oltre 200 lavori, tra xilografie, libri illustrati e oggetti, la mostra ripercorre l’intero arco creativo del maestro, offrendo una lettura ampia e immersiva della sua produzione.
Il maestro dell’Ukiyo-e
Figura centrale del periodo Edo, Hokusai è il principale interprete dell’Ukiyo-e, il “mondo fluttuante”, linguaggio visivo che racconta la natura, il paesaggio e la vita quotidiana del Giappone. La sua opera, segnata da una straordinaria libertà inventiva, ha influenzato profondamente l’arte occidentale, da Monet e Van Gogh fino agli Impressionisti.
Icone universali come “La Grande Onda di Kanagawa” o le “Trentasei vedute del Monte Fuji” emergono come sintesi di un linguaggio capace di unire rigore compositivo e forza espressiva, trasformando il paesaggio in esperienza visiva e mentale.
Un percorso tra natura, gesto e visione
Il percorso espositivo si sviluppa come una narrazione continua che attraversa le diverse fasi della ricerca di Hokusai: dalle opere più legate alla tradizione alle sperimentazioni più audaci.
Al centro, il rapporto tra uomo e natura, dove il Monte Fuji diventa presenza costante e simbolica, mentre acqua, vento e movimento costruiscono immagini dinamiche, capaci di restituire l’energia del reale .
Accanto alle celebri serie, trovano spazio anche i Manga, album di disegni che testimoniano una pratica libera e continua del segno, inteso come esercizio dello sguardo e strumento di conoscenza.
Un dialogo tra culture
La mostra evidenzia il ruolo di Hokusai come ponte tra Oriente e Occidente, sottolineando come la sua opera abbia contribuito alla nascita del Giapponismo e a una nuova sensibilità visiva nella cultura europea .
Questo dialogo si estende anche all’allestimento, arricchito da materiali di contesto e da un confronto suggestivo con la tradizione occidentale, come l’accostamento con opere di Antonio Canova, che rivela affinità inattese nella ricerca dell’armonia formale.
Un racconto visivo tra arte e contesto
A completare il percorso, un approfondimento sul Giappone dell’Ottocento attraverso le fotografie di Felice Beato, che documentano un paese in trasformazione e dialogano con l’immaginario del maestro.
L’esposizione si configura così come un racconto corale, dove estetica, tecnica e cultura si intrecciano, restituendo la complessità di un artista che ha reso il segno uno strumento universale.
Con questa grande retrospettiva, Roma accoglie un progetto espositivo che va oltre la celebrazione monografica, proponendo una riflessione sul potere del disegno di attraversare epoche e geografie, trasformando il paesaggio in visione e la forma in pensiero.
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