Foto ©Jessica Soffiati
14/04/2026 - Fino al 10 maggio 2026, Palazzo Arese Borromeo a Cesano Maderno (MB) ospita la mostra “0-99. Design per gioco”, promossa dal Comune di Cesano Maderno in occasione della Milano Design Week. Curata da Cristian Confalonieri e Alessia Interlandi, l’esposizione esplora il gioco da tavolo come oggetto culturale e dispositivo progettuale, capace di attraversare epoche e società, trasformandosi in strumento di relazione e conoscenza.
Il gioco come forma di cultura
Il progetto parte da una constatazione semplice: il gioco da tavolo accompagna l’umanità da millenni, precedendo persino la scrittura. Non è solo intrattenimento, ma spazio condiviso in cui regole, materiali e segni costruiscono forme di convivenza.
La mostra racconta il gioco come una vera e propria “tecnologia di relazione”, capace di coordinare conflitto, cooperazione e negoziazione, offrendo un’alternativa analogica alla frizione digitale contemporanea .
Un percorso tra storia e progetto
Il percorso espositivo ripercorre l’evoluzione del gioco da tavolo dalle sue origini fino alle sperimentazioni più recenti. Si parte da una selezione di trenta giochi antichi provenienti da diverse culture, dal Gioco reale di Ur al Go, dagli Scacchi al Domino, che testimoniano la dimensione universale del gioco.
Si prosegue con i grandi classici del Novecento – da Monopoli a Risiko, da Cluedo a Forza 4 – presentati anche in versioni fuori scala, come la scacchiera gigante di Risiko di 90 metri quadrati, simbolo della diffusione del gioco come fenomeno di massa.
Accanto a questi, trovano spazio interpretazioni firmate da designer e aziende: dagli scacchi in acciaio di Gianfranco Frattini ai giochi in legno e pelle di Pinetti, fino agli oggetti progettati da Vismara Design e Pineider, che mostrano il dialogo tra design e cultura ludica.
Il game design come processo
Al centro della mostra, un focus dedicato al game design mette in evidenza il processo creativo che sta dietro alla realizzazione di un gioco. Particolare attenzione è rivolta alla figura di Alex Randolph, tra i più influenti autori del settore, a cui sono dedicate due sale con materiali, documenti e il documentario Alex Randolph, regista di giochi.
Il percorso si arricchisce anche con installazioni come La scrivania del game designer di Spartaco Albertarelli, in dialogo con la scrivania del maestro ebanista Pierluigi Ghianda, testimoniando il legame tra progettazione ludica e cultura del design italiano.
Tra contemporaneità e nuove tecnologie
La mostra si apre anche alle ricerche più recenti, tra cui il progetto Contemporary Chess – A Game Without Thrones di Lorenzo Rimini, che rilegge gli scacchi eliminando le gerarchie tradizionali e affidando alla geometria la costruzione del gioco.
Accanto a questo, viene esplorato il rapporto tra intelligenza artificiale e game design, con il progetto memorIA, che interroga il futuro della progettazione ludica tra artigianalità e innovazione tecnologica .
Una mostra da giocare
Elemento centrale dell’esperienza è la Ludoteca, spazio attivo in cui i visitatori possono giocare liberamente, sperimentando direttamente i meccanismi dei giochi esposti. Qui il progetto espositivo si trasforma in pratica condivisa, restituendo il senso più autentico del gioco come esperienza collettiva.
Allestimento e spazio
L’allestimento, curato da Six Plus Architetti con Lola Ottolini e Gabriella Cipolla, si ispira ai sashimono, gli stendardi giapponesi utilizzati in battaglia. Questi elementi diventano dispositivi segnaletici che organizzano il percorso, in dialogo leggero con gli ambienti affrescati del palazzo.
Materiali essenziali – carta, cartone, superfici neutre – costruiscono un sistema espositivo sobrio, in cui il colore avana della carta Kraft unifica segnaletica e tavoli da gioco, rafforzando la dimensione tattile e manuale dell’esperienza.
Con 0-99. Design per gioco, il progetto diventa occasione per rileggere il design come pratica capace di costruire relazioni, regole e immaginari condivisi, trasformando il tavolo da gioco in una piccola architettura sociale dove si sperimentano forme di convivenza contemporanea.
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