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Da industria dismessa ad aggregatore sociale. 3000 mq di arte, cultura e comunità
A Bergamo, inaugura il nuovo centro culturale e artistico gres art 671, luogo di incontro e scambio progettato da De8 Architetti e Locatelli Partners
Autore: giulia capozza
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DA INDUSTRIA DISMESSA AD AGGREGATORE SOCIALE. 3000 MQ DI ARTE, CULTURA E COMUNITÀ
13/11/2023 - Scoprire, sperimentare, divertirsi, stare. A Bergamo prende forma gres art 671, un nuovo centro per l'arte e la cultura che si propone di diventare luogo di aggregazione sociale, promuovendo il benessere della comunità. Sorto su un'area ex industriale di oltre 3000 mq, il progetto architettonico, firmato De8 Architetti con interni progettati da Locatelli Partners, riconosce il valore materico e simbolico del lascito industriale del luogo e si configura come primo intervento di un ambizioso progetto di rigenerazione urbana per una porzione di città dismessa da anni. 

Luogo di incontro, scambio e cultura, gres art 671 ricuce l’area con il centro e la vita di Bergamo. Il numero identificativo “671”, scelto in riferimento alla strada statale che costeggia l’area exGres, simboleggia già nel nome il forte legame con il territorio. ​Un luogo nuovo, aperto e accogliente, che si inserisce nel tessuto urbano integrandosi senza mai sovrapporsi all’offerta artistica di Bergamo.

Una riqualificazione resa possibile attraverso l’arte e la cultura: mostre e incontri, concerti, attività performative, formative e laboratoriali diventano occasioni per accogliere e ispirare il pubblico, invitando a un’interazione libera e costante. gres art coniuga bellezza e impatto sociale, sviluppando modelli sostenibili attraverso una programmazione multidisciplinare, accessibile e inclusiva.

​gres art 671 avvia l’attività con SOLARPUNK di NONE collective: una mostra che proietta il pubblico in scenari futuri in cerca di un nuovo punto di vista sulle sfide del cambiamento climatico. Lo spazio si trasforma in uno spazio performativo, in un laboratorio di indagine e di costruzione di nuove possibilità per il presente e per il futuro: tre installazioni immersive transmediali attraverso cui il collettivo NONE propone ai visitatori un’esperienza da sperimentare in prima persona. Tre questioni, tre domande, tre temi cruciali a cui rispondere con tre scenari, tre condizioni ipotetiche che rappresentano tre alternative possibili.

Il progetto di Bergamo e Brescia Capitale della Cultura - spiega Giorgio Gori, sindaco di Bergamo - nasce dall’idea che la cultura possa essere la chiave giusta per il rilancio di questo territorio dopo la vicenda del covid19. Abbiamo pensato al 2023 come a un’occasione per progettare pezzi di futuro del territorio, mettendo al centro il tema dell’innovazione: gres art va proprio in questa direzione, configurandosi come un’iniziativa che incide in modo fisico sulla nostra città, con la riqualificazione di un suo pezzo da tempo dismesso, rafforzando quel rapporto pubblico-privato decisivo e quanto mai necessario per costruire la rinascita della città nel periodo post pandemico. gres art è comunque soprattutto l’innesco di una grande operazione di rigenerazione urbana nel nome della cultura, che determina un ulteriore rafforzamento dell’idea di una città policentrica, nella quale le periferie e i quartieri sono spazi che esprimono qualità, sia nel costruito che nelle funzioni che vi sono insediate. Attraverso operazioni come quella di Daste, di gres art (prodromi alla riqualificazione di tutta l’area exGres), appunto, cambia la geografia della città e si ricuce il tessuto urbano dei nostri quartieri”.
 

Il progetto architettonico di gres art 671 - Gli esterni 

Realizzato da De8 Architetti sotto la guida di Mauro Piantelli, il progetto architettonico prevede una lettura critica delle preesistenze, indagandone le possibilità evolutive e valorizzando le qualità spaziali degli edifici esistenti, come i “chiaroscuri” creati dalla luce naturale, la leggerezza delle strutture in cemento, l’eleganza della forma.

Lontano dal concetto di “archeologia industriale” in cui un edificio viene conservato tout court direttamente dal passato fuori da ogni dinamica urbana del presente, il progetto dà la possibilità all'architettura industriale di continuare ad essere spazio vivo, abitato che dialoga con il contesto.

All’esterno un nuovo spazio urbano, una grande agorà, crea un’area di transizione tra aperto e chiuso. La demolizione di alcune tettoie esistenti ha permesso di liberare suolo e ha messo in luce tracce di vecchie pavimentazioni industriali: in pietra, in cemento, in gres. In relazione a queste memorie, il progetto ha previsto una nuova pavimentazione che contiene e ordina le tracce.

La facciata preesistente è stata rimodellata: lo scavo verso l’interno crea una sorta di foyer pubblico nella piazza. Se memoria e nostalgia diventano materiali da costruzione e partecipano al progetto attraverso il riutilizzo della forma e della materia, del lascito industriale, la facciata metallica riflettente testimonia il tempo presente: ciò che viene riflesso è adesso, è sempre contemporaneo e come tale partecipa al progetto.

Progettato dalla consolidata collaborazione tra De8_Architetti e la paesaggista e agronoma Laura Gatti, il giardino è uno degli aspetti evolutivi del progetto sul lascito industriale: gli oltre 600 mq sono ricavati per sottrazione, grazie all’eliminazione della copertura e alla demolizione della pavimentazione. Dalla rimozione della copertura sono state mantenute le sole travi reticolari in cemento.

È la quinta fondale dello spazio espositivo ma è anche un luogo da vivere, grazie a una serie di sedute disegnate e realizzate appositamente. Uno spazio che amplifica la luce naturale.


Gli interni

Per il progetto degli interni, Locatelli Partners ha tratto ispirazione sia dal materiale che in questo luogo veniva prodotto, il gres, sia dal rapporto tra classici elementi urbani esterni qui portati al coperto.

Il grande volume dell’ingresso è stato rivestito con piastre realizzate ad hoc di gres color ruggine, come i tubi dell’ex produzione, per raccontare le radici del luogo. Il gres è anche il materiale utilizzato per i tubi tagliati in sezioni differenti che si trasformano in contenitori per piante e verde.

Gli ampi ambienti interni traggono ispirazione dagli spazi aperti. Ed ecco quindi che sotto le campate del gres si sviluppano una piazza, un porticato e una terrazza, che diventano microcosmi dove il pubblico è libero di muoversi spostando i confini del grande spazio ex industriale.


I silos

Uno dei simboli della nuova vita di gres art sono i sette silos installati all'ingresso. 10 metri di altezza, 3,5 di diametro per 39 tonnellate, i sette giganti in acciaio corten, disegnati da Mario Nanni, realizzati e illuminati da Viabizzuno, accolgono e invitano il pubblico diventando un segno connotante e distintivo dello spazio.

I silos diventano elementi architettonici che hanno, a loro volta, una storia da raccontare: si tratta di strutture che, in occasione di Expo 2015, hanno abitato il centro di Milano, nel quartiere di Brera, e che nel sito di gres art parlano ancora una volta di rigenerazioni e di restituzioni.
 

Da Gres art a Gres Hub 

Promosso dal Gruppo Italmobiliare con Fondazione Pesenti, l'intervento di rigenerazione urbana avvisato da gres art di chiama Gres Hub e comprende un distretto di 60.000 mq in un'area altamente strategica per la città. Posizionato tra la strada statale 671, l'aeroporto e il polo universitario di Bergamo, Gres Hub rappresenta un fenomeno di ricucitura urbana che vuole ridare vita a una porzione di città dismessa, restituendola all’uso pubblico. Luogo di lavoro, di studio, di ricerca e di accoglienza, laboratorio residenziale e professionale, Gres Hub simboleggia una nuova concezione del rapporto tra centro e periferia, tra città e campagna.

NONE collective. SOLARPUNK gres art 671
Bergamo, via San Bernardino 141
Fino al 7 gennaio 2024

  Scheda progetto: Gres art 671
Michele Nastasi
Vedi Scheda Progetto
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