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Andy Warhol. Icona Pop
A Padova più di 150 opere, tra disegni, fotografie, incisioni, sculture e serigrafie del genio della Pop Art
Autore: cecilia di marzo
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30/11/2022 - Fino al 29 gennaio 2023, le sale del Centro culturale Altinate | San Gaetano di Padova ospita “Andy Warhol. Icona Pop” con un’esposizione di più di 150 opere, tra disegni, fotografie, incisioni, sculture e serigrafie.
 
La mostra a cura di Simona Occioni, affiancata da Alessandra Mazzoleni, con un percorso espositivo ideato da Daniel Buso, è organizzata da ARTIKA di Daniel Buso e Elena Zannoni, in collaborazione con Fondazione Mazzoleni e Città di Padova.
 

“L’attrazione che provo nel lasciare che le immagini si ripetano all’infinito manifesta la mia convinzione: sprechiamo la maggior parte delle nostre vite a guardare invece che ad osservare.”
Andy Warhol

 
La mostra “Andy Warhol. Icona Pop” getterà luce sulla figura carismatica e sempre attuale di Warhol, focalizzandosi sui marchi che popolavano l’immaginario pubblicitario diffuso negli Stati Uniti tra gli anni ’60 e gli anni ’70: come l’iconica zuppa Campbell. Accanto ai brand, si potranno vedere le icone dello spettacolo. Il volto di Mick Jagger, di Sylvester Stallone, di Mao o della star Marilyn e molti altri saranno protagonisti di questo “viaggio” nella celeberrima iconografia warholiana.
 
L’esposizione si sviluppa nelle 8 sale al primo piano del Centro Altinate. Il racconto è serrato con focus e approfondimenti destinati ad offrire un’immagine esaustiva del genio della Pop Art.
 
Si comincia con il ritratto biografico di Andy, attraverso disegni, serigrafie e scatti di fotografi contemporanei all’artista, come Curtis Knapp e Pierre Houlès. Quindi è la musica a diventare protagonista, grazie ai volti di Mick Jagger, John Lennon, Miguel Bosè ed altri grandi musicisti immortalati da Warhol. Ampio spazio è riservato alla serie del 1975, Ladies and Gentlemen, un racconto estremamente attuale del mondo del travestitismo e delle Drag Queen, progetto commissionato dal gallerista italiano Luciano Anselmino. Le prime due grandi sale del Centro Altinate raccolgono i grandi temi di Warhol: la Campbell’s Soup, i soggetti da carta da parati come le Cows e i Flowers e le star della politica. Trovano spazio Mao, Ronald Reagan e la Regina Elisabetta (The Queen). L’ultima grande sala è, da un certo punto di vista, il focus dell’esposizione, dal momento che è dedicata ad una vera ossessione di Andy: la celebrità. Ecco allora Jackie Kennedy, rappresentata poco dopo l’assassinio del Presidente, Sylvester Stallone, Muhammad Ali e, ovviamente, Marilyn Monroe. L’effigie dell’attrice, scelta come immagine-manifesto del film Niagara, è uno dei soggetti di gran lunga più sviluppati da Andy Warhol, con varietà di ombreggiature e tinte cromatiche. Il percorso si conclude con un omaggio alla vacua mondanità del periodo storico in cui operò Warhol. Il divertimento frivolo ma appassionato che esplodeva ogni sera tra le pareti del celebre Studio54, la discoteca più famosa al mondo. Il racconto fotografico è firmato Allan Tannenbaum, il cui obiettivo si posò sulle celebrità: Liz Taylor, Bianca Jagger, Michael Jackson e l’immancabile Warhol.
 
Lo sfondo della Pop Art è la cultura di massa, destinata a diventare l’oggetto principale dell’arte stessa. I suoi elementi sono noti: cattivo gusto, volgarità, kitsch; inevitabili sottoprodotti di una globalizzazione sempre più massiccia. Gli artisti spesso esasperano queste componenti e, tramite il filtro dell’ironia, pongono l’accento sullo svilimento del gusto; evidenziando al tempo stesso il proprio distacco, la propria natura di esseri privilegiati che si collocano al di fuori della società, non subendo che marginalmente l’onda anomala del suo stesso degrado.
Andy Warhol procede seguendo uno schema ben preciso: isolamento visivo dell’immagine, assimilazione del linguaggio pubblicitario, ripetizione e uso di colori chiassosi. Il procedimento svela la vera natura della modernità: l’indifferenza, il materialismo, la manipolazione mediatica, lo sfruttamento economico, l’irrefrenabile consumismo, il divismo e la creazione di falsi bisogni e false aspirazioni nelle masse. La semplicità delle immagini di Warhol garantisce la loro immediata fruibilità. L’iterazione richiama inconfutabilmente la ripetitività delle immagini impiegata dalla cultura di massa per vendere merci e servizi. L’assimilazione al marketing dell’industria non si esaurisce nella riproposizione delle caratteristiche della pubblicità, ma diventa ancora più profonda nel momento in cui Warhol utilizza le tecniche della produzione industriale stessa. L’operazione rende anonima la figura dell’artista nel processo produttivo, sottolineando così l’assurdità del completo distacco da ogni impegno emotivo. Non c’è più l’umanità, ma un’inesauribile catena di produzione di “cose” che vengono infinitamente riprodotte a scopi commerciali. L’arte di Warhol non è soltanto critica alla società dei consumi (discorso che vale per la maggior parte degli altri artisti Pop), ma anche attacco ai valori borghesi e all’establishment dell’Arte. Con modalità dadaiste Warhol svela la superficialità del sistema a cui appartiene, attraverso la manipolazione delle immagini e la trasformazione del sé in un personaggio al limite del grottesco. La forza del suo stile, pur nella semplicità della sua estetica, è capace di superare in fama persino le icone rappresentate. La minestra Campbell è ormai un pezzo da museo, Elvis e Mao sono superstar del Novecento; Andy Warhol è invece vivo e vegeto e il suo modus operandi rivive quotidianamente nella maniera di molti artisti e nel nostro stesso approccio al mondo contemporaneo.
 

  Scheda evento:
Mostra:
30/09-29/01 CENTRO CULTURALE ALTINATE | SAN GAETANO, PADOVA
ANDY WARHOL. Icona Pop










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