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Smach: binomio di arte e natura
Una 'costellazione' di arte, cultura e storia nelle Dolomiti
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©Gustav Willeit - www.guworld.com ©Gustav Willeit - www.guworld.com

10/07/2019 - SMACH è una "costellazione di arte, cultura e storia nelle Dolomiti". È una mostra a cielo aperto che si avvale del binomio “arte e natura”, dove quest’ultima funge da luogo per le azioni artistiche, progettate e ideate specificamente per i vari siti. Trattasi di un concorso d’arte internazionale che quest’anno è arrivato alla sua quarta edizione. Gli artisti selezionati hanno realizzato le loro installazioni in 10 località d’interesse storico-culturale nei comuni di San Martino in Badia e Marebbe. Le opere artistiche hanno lo scopo di suscitare l’interesse per l’arte e di valorizzare il territorio dolomitico nel quale sono immerse. Attraverso il dialogo fra arte e natura si vuole sostenere una conoscenza approfondita e in fieri degli aspetti storici, culturali e tradizionali del territorio. I visitatori saranno coinvolti sul versante emotivo da una prolifica combinazione tra natura straordinaria, architettura senza tempo e arte contemporanea.

Questa edizione di SMACH mette al centro la parola “Heimat”: essa non è un semplice sostantivo. Come noto, si rivela intraducibile in molte lingue, fra le quali inglese e italiano. I tentativi di ricondurlo a concetti come “terra natìa” sono banalizzanti, se non fuorvianti. Heimat possiede in sé una carica identitaria molto più forte. Heimat non individua semplicemente un luogo, bensì un insieme di valori condivisi e spontanei, che riconducono alla dimensione dell’infanzia, evocando la sensazione positiva che si scatena in noi quando pensiamo alle nostre origini, alla nostra identità o, al contrario, il senso di solitudine e impotenza che si manifesta quando percepiamo la perdita di tale legame.

Da quest'estate è possibile visitare la "SMACH.Val dl'Ert" (Valle dell'Arte) un parco di sculture situato nella località di San Martino in Badia dove si potrà ammirare la mostra permanente delle sculture acquisite durante le ultime edizioni del concorso d’arte SMACH.

Tra le opere selezionate per il 2019 e visibili fino all'8 settembre vi sono:

Qai Jiang Hew, “GARDEN”
Luogo: Plaies y Alfur, San Martino


©Gustav Willeit - www.guworld.com

Il lavoro di Qai Jiang Hew consiste nel piantare pali nel prato, drappeggiati in sontuosi panni rossi, atti a stilizzare la sagoma di un fiore e creare così un giardino, nella fattispecie un roseto -  chiaro riferimento al massiccio del Catinaccio, che in lingua tedesca è chiamato Rosengarten, letteralmente giardino delle rose. Il colore rosso è rilevante per le pallide Dolomiti, tanto da essere al centro della saga di Re Laurino e della sua frettolosa maledizione dall’esito formidabile dell’enrosadira (il rosseggiare di queste montagne all’alba e al tramonto); e proprio questa potenza cromatica lega il contesto espositivo alla cultura d’origine cinese dell’artista, la quale vive il rosso come un colore di buon auspicio; ne consegue una dilatazione della Heimat, la quale, anche molto lontano da casa, può essere evocata nella confortevolezza di dettagli essenziali.

Alemeh & Shahed Mohammadzadeh, “THE SUN”
Luogo: Ciastel de Tor, San Martino


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Tre cerchi monocromatici, di tre colori diversi, blu, rosso e giallo, ovvero tre colori primari, sono posti in successione su una linea obliqua. Nel Mazdeismo persiano la sfera del sole è la finestra attraverso la quale la luce divina irradia il mondo. Più generalmente il sole sta ad indicare gioia e forza vitale. La decisione di scindere la luce bianca del sole nelle sue tre componenti cromatiche ha pure un’intenzione simbolica che evoca le svariate triadi possibili (nascita/vita/morte, intelletto/corpo/anima, passato/presente/futuro, e tante altre). Ma la simbologia triadica è allo stesso tempo sintetizzata nella forma perfetta del cerchio, che a sua volta esprime perfezione, infinito e immortalità. Heimat quindi come foresta di simboli tra i quali destreggiarsi.

Demian Keihsler, “STILLE HEIMKEHR”
Luogo: Val dl’Ert, San Martino


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Demian Keihsler ha scritto una poesia e l’ha frazionata in sei parti per issarle rispettivamente su altrettanti pali, i quali sono disseminati sul territorio in ordine sparso. Gli stralci possono assumere significati autonomi e vogliono invogliare il passante sia a spaziare nelle esegesi più disparate e personali, sia a trovare la successione originale e con essa avvicinarsi maggiormente al messaggio dell’artista.
La poesia è autobiografica e lambisce campi semantici che hanno a che fare con la lingua, il territorio e l’identità. La famiglia binazionale dell'artista ha reso fluidi i suoi confini identitari , specie quelli linguistici, sicché la sua via individuale è stata più tortuosa, la Heimat linguistica conquistata più labile ed opaca, e lui sente i continui spostamenti che la vita gli impone come una minaccia per questo fulcro così delicato.

Conor Mcnally, “CIASA”
Luogo: Pra de Pütia, Antermëia


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Ricerca di efficacia formale tramite riduzione a struttura dei contorni di una casa, nella sua forma più elementare e semplificata: così l'artista vuole abbozzare l’idea di spazio delimitato che dia all'escursionista la stessa sensazione di sicurezza che infondono i solidi muri di una casa. Una panchina in mezzo alla stanza invita a trattenersi, fermarsi.
Una volta entrato, anche la presenza umana al suo interno risulta fragile, quasi istantanea, e quindi bisognosa di sentirsi accudita. Ci si rende conto che per evocare sensazioni di conforto basta una esile e lineare architettura, la quale riesce a diventare l'incubatrice della nostra percezione di Heimat e in questa "casa" troviamo una pacificazione visuale, tattile e uditiva e il vuoto diventa un contenuto emotivo.

Arianna Moroder, “HOMESTEAD”
Luogo: Chi Jus, Antermëia


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Homestead – parola che indica la casa con appezzamento di terreno circostante - è il titolo di una composizione di maglioni colorati posti a terra in una sintesi armoniosa. Da ben dieci anni l'artista colleziona pullover di persone che ha conosciuto nel corso della sua vita e che, per quest'opera, ha ricucito tra di loro. Ogni singolo pezzo rappresenta un tassello di vita, una relazione significativa, e l'artista, come una pittrice, li dispone per terra.
Esposti alle intemperie, nel giro di pochi mesi sbiadiranno e si passerà da uno stato iniziale di contrasto cromatico all'instaurazione di una simbiosi con il prato circostante. Questo tappeto invita a rendersi conto della pluralità di sfaccettature che concorrono alla costruzione e definizione di Heimat, la quale può concretizzarsi in un posto, ma è soprattutto un’emozione che si instaura nella condivisione, nel vissuto comune intrecciato fra vite e culture diverse; è una sensazione che crea senso di appartenenza.

Anuar Portugal, “JUNÍN”
Luogo: Munt d’Adagn, Lungiarü


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Installazione interattiva - nove sedie opportunamente troncate sono disposte in modo tale che i sedili formino un arco. Lo spettatore può scegliere su quale sedia prendere posto e l’accoglienza varierà in base alla collocazione dell’opera: sul pendio di una collina, ad esempio, la sedia più stabile e diritta sarà una di quelle mozzate a monte e non quella centrale preferibile in pianura.
Le sedie fanno convergere più elementi che alludono ad un concetto di Heimat delimitante ed esclusivo – sono conficcate parzialmente nel terreno ed evocano così le radici che legano ognuno di noi alle proprie origini; inoltre sedia è anche radice linguistica della sedentarietà, la quale sta alla base di un sentimento di appartenenza precisa e restrittiva. Sedersi per riposare su una di queste sedie catalizzerà sensazioni che forse tenderanno nostalgiche verso ricordi atavici – il ritorno alle radici è infatti anche suggerito dal titolo dell’opera, omonimo a una poesia di Borges che parla del ritorno nella città del nonno.

Tutte le installazioni sono visibili al seguente link: https://www.smach.it/smach2019


  Scheda evento:
Mostra:
06/07-08/09 VAL BADIA, PROVINCIA DI BOLZANO
SMACH 2019. Constellation of art, culture & history in the Dolomites



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