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I cinque vincitori del Global Award for Sustainable Architectureâ„¢ 2026
Anche un italiano nella rosa dei cinque studi capaci di interpretare la sostenibilità come trasformazione concreta di territori, risorse e dinamiche sociali
Autore: cecilia di marzo
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I CINQUE VINCITORI DEL GLOBAL AWARD FOR SUSTAINABLE ARCHITECTUREâ„¢ 2026
04/05/2026 - Il Global Award for Sustainable Architecture™ ha annunciato i vincitori della sua 19ª edizione, dedicata al tema “Architecture Is Transformation”.

La cerimonia di premiazione si è svolta il 15 aprile 2026 alla Mimar Sinan Fine Arts University di Istanbul, nell’ambito di un simposio internazionale organizzato in collaborazione con Saint-Gobain, partner ufficiale del premio per il terzo anno consecutivo. Fondato nel 2006 da Jana Revedin, architetta, ricercatrice e docente, il riconoscimento seleziona ogni anno cinque figure tra architetti, urbanisti e paesaggisti il cui lavoro esprime un approccio responsabile, innovativo e impegnato nei temi della sostenibilità.

Posto sotto il patrocinio dell’UNESCO dal 2011 e sostenuto dall’International Union of Architects (UIA) dal 2024, il premio si è affermato nel tempo come uno dei riferimenti internazionali più solidi nel dibattito sull’architettura sostenibile. L’edizione 2026 mette al centro l’idea di trasformazione, intesa non come semplice aggiornamento tecnico, ma come capacità dell’architettura di incidere in profondità sui metodi costruttivi, sulla gestione delle risorse, sugli usi e sulle dinamiche sociali.

I vincitori della 19ª edizione
I premiati del 2026 sono Ye Man, architetto e fondatore di ZSYZ in Cina; Doan Thanh Ha, co-fondatore di H&P Architects in Vietnam; Loreta Castro Reguera e José Pablo Ambrosi, fondatori di Taller Capital in Messico; Amelia Tavella, architetta francese fondatrice di Amelia Tavella Architects; e Andreas Kipar, architetto, paesaggista e urbanista, co-fondatore di LAND, attivo tra Germania e Italia.



Secondo la giuria, i loro progetti dimostrano come l’architettura possa intervenire simultaneamente su territori, risorse, usi e relazioni sociali, contribuendo in modo concreto alla trasformazione sostenibile dell’ambiente costruito.

La selezione mette insieme pratiche tra loro molto diverse per scala, geografia e linguaggio, ma accomunate da una forte coerenza tra ricerca, impegno e impatto. È proprio questo intreccio tra etica del progetto e capacità trasformativa a emergere come tratto distintivo dell’edizione 2026.

Dal legno prefabbricato alla saggezza costruttiva locale
Nel caso di Ye Man, la giuria sottolinea una reinterpretazione contemporanea del principio modernista del “purificare”, inteso come riduzione, chiarezza e attenzione all’impatto ambientale. La sua ricerca promuove un’architettura prefabbricata in legno, biodegradabile, reversibile, basata sull’uso degli incastri tradizionali a tenone e mortasa e combinata con tecnologie contemporanee. I suoi progetti nascono da un lavoro su prototipi sperimentali e mantengono una forte attenzione allo spirito del luogo, alle consuetudini locali e ai principi dell’economia circolare.



Anche Doan Thanh Ha lavora sull’essenzialità, ma lo fa attraverso una formula che sintetizza nel concetto CAN — Culture, Architecture, Nature. Per l’architetto vietnamita queste tre dimensioni sono inseparabili e devono concorrere a una forma di sostenibilità anche spirituale. La sua pratica si fonda su un’architettura costruita con e per gli abitanti, radicata nel contesto vietnamita, attenta alle identità locali, agli equilibri climatici e al patrimonio immateriale. La giuria ne evidenzia il valore innovativo, transdisciplinare e profondamente umanistico.



Riparare la città attraverso l’acqua
Per Loreta Castro Reguera e José Pablo Ambrosi di Taller Capital, il nodo centrale è la relazione tra città e acqua.
La giuria ha riconosciuto il loro approccio metodico e scientifico nell’usare architettura e design come strumenti per “riparare la città ferita”, affrontando una condizione paradossale che caratterizza molte realtà messicane: la compresenza di carenze idriche e inondazioni. In questa tensione, il loro lavoro individua una possibilità progettuale: riportare l’acqua in città non come elemento decorativo, ma come struttura paesaggistica e urbana capace di modificare gli usi quotidiani e il rapporto tra abitanti e risorse.



La loro visione si traduce in infrastrutture orientate alla gestione sostenibile dell’acqua e nella costruzione di una vera cultura dell’acqua, in grado di ridefinire il funzionamento urbano. Per il premio, il loro lavoro esprime in modo particolarmente efficace i valori di adattabilità e rigenerazione.

Patrimonio, tempo e architettura sensibile
La figura di Amelia Tavella viene letta dalla giuria come una delle espressioni più intense della riconciliazione tra spazio e tempo, cioè tra patrimonio e sostenibilità. La sua architettura è descritta come sensuale, organica e profondamente radicata nella Corsica, isola che — come afferma la stessa architetta — le ha insegnato luce, colori e pendenze, ricordandole che nessuna creazione ha senso senza etica.
Tavella considera gli edifici come esseri viventi, la cui “pelle” è il loro involucro, e lavora sui materiali, sulle tracce e sulle stratificazioni temporali con un approccio multidisciplinare che coinvolge artisti, storici, antropologi, sociologi, cineasti, scrittori e poeti.



La giuria valorizza in particolare il suo modo di costruire, reversibile e rispettoso, capace di porre le basi per visioni future senza cancellare ciò che esiste. In questo senso, il suo lavoro risponde pienamente ai criteri di innovazione, transdisciplinarità e adattabilità.

Paesaggio come rigenerazione ecologica e sociale
Con Andreas Kipar e lo studio LAND, il premio riconosce invece una lunga traiettoria di lavoro sulla rigenerazione dei paesaggi come risposta alla crisi climatica. Da decenni Kipar trasforma ex aree industriali, suoli inquinati e territori abbandonati in nuove oasi sociali, ecologiche e culturali. La giuria ne sottolinea il paziente attivismo e la capacità di creare spazi intesi come “opere aperte”, dove abitanti e natura possono ritrovare dignità e appartenenza.



Nel suo approccio, la riqualificazione paesaggistica è essenziale per ridurre le emissioni, rafforzare la biodiversità e costruire comunità più resilienti. Per questo motivo, secondo il Global Award, il lavoro di Kipar soddisfa tutti i criteri del premio: innovazione, transdisciplinarità, adattabilità, rigenerazione ed empowerment.

Un premio che anticipa il dibattito
Con l’edizione 2026, il Global Award for Sustainable Architecture™ conferma il proprio ruolo di osservatorio internazionale sulle trasformazioni del progetto contemporaneo. Non a caso, tra i suoi vincitori delle passate edizioni compaiono figure poi insignite del Pritzker Prize, come Wang Shu, Alejandro Aravena, Balkrishna Doshi, Anne Lacaton e Jean-Philippe Vassal, Diébédo Francis Kéré.

Nel 2026 il premio raggiunge così 95 vincitori in tutto il mondo, costruendo una comunità che condivide una stessa etica della sostenibilità applicata all’architettura, alla rigenerazione urbana e alla responsabilità sociale.

La 20ª edizione del Global Award for Sustainable Architecture™ si terrà a Venezia nel 2027 e sarà dedicata al tema Architecture Is Equity. Un passaggio che conferma la traiettoria del premio: leggere l’architettura non come disciplina autonoma, ma come campo capace di incidere concretamente sulle forme della convivenza, della giustizia spaziale e del futuro condiviso.

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