Foto ©Studio Vetroblu
28/04/2026 - Nel borgo di Bannari, a Villa Verde, il nuovo complesso parrocchiale e chiesa della Beata Vergine Assunta prende avvio nel 2009, quando si rende necessaria la demolizione del precedente edificio, costruito negli anni Sessanta e dichiarato inaccessibile per gravi problemi statici e geotecnici. Il progetto di Carlo Atzeni, Maurizio Manias e Silvia Mocci sostituisce la vecchia chiesa con un impianto radicalmente nuovo, fondato su un gesto architettonico semplice e potente: un grande muro lapideo cavo, orientato secondo l’asse est-ovest, che divide il lotto, risolve le complessità topografiche del sito e diventa l’elemento ordinatore dell’intero complesso.
Un muro che organizza liturgia e spazio pubblico
Il progetto si basa su una chiara idea di suolo e di impianto planimetrico. A nord del muro trova posto lo spazio dell’aula liturgica con i locali annessi; sul lato opposto prende forma invece uno spazio pubblico che dilata il percorso della strada principale del paese e introduce un luogo di sosta e contemplazione aperto sul paesaggio storico della Marmilla.
Il rapporto tra il volume della chiesa e questo spazio collettivo si risolve proprio attraverso la presenza del muro e nella contrapposizione netta tra orizzontale e verticale.
Il complesso può accogliere circa 150 fedeli e si compone di tre principali elementi volumetrici: il muro cavo, che ospita i luoghi liturgici principali; un volume laterale che sostiene la copertura inclinata e accoglie ingresso, patio, coro e sacrestia; e l’aula liturgica, protetta dal tetto teso tra muro e volume laterale. Ortogonalmente al muro, verso est, una porzione del corpo di fabbrica originario viene inoltre riqualificata per ospitare i locali ministeriali, le aule per il catechismo e il salone parrocchiale.
Il muro come regola del progetto
È il muro a condensare la complessità simbolica e spaziale dell’intervento. Al suo interno trovano posto il battistero con il fonte vicino all’ingresso, la penitenzieria con il confessionale e la cappella dell’adorazione con il tabernacolo accanto al presbiterio. Ma il muro non è solo contenitore funzionale: stabilisce le gerarchie del rito nello spazio e nel tempo, organizza i percorsi processionali, media il rapporto tra dentro e fuori, tra sotto e sopra, e coincide con l’unico elemento strutturale esplicitamente dichiarato, configurandosi come un monolite stereotomico di basalto. Anche la torre campanaria è incorporata nel suo spessore, senza superarne il profilo.
In questo senso, il muro non è un semplice dispositivo costruttivo, ma il principio generatore del progetto. Polarizza i rapporti tra i diversi elementi del complesso e costruisce una continuità tra liturgia, topografia e architettura.
Una sequenza di spazi e luce
L’accesso all’aula liturgica è concepito come una prima esperienza spirituale. Il fedele attraversa una sequenza di spazi a compressione variabile, prima esterni poi interni, che preparano progressivamente all’ingresso nell’assemblea. Questo percorso è accompagnato da una “tenda” permeabile in acciaio corten disposta in facciata, che diventa uno degli elementi distintivi del linguaggio architettonico.
La luce naturale governa il carattere dell’aula e dei luoghi liturgici, penetrando in tre modi differenti: attraverso le cavità che scavano il muro, dalle testate triangolari filtrate dalle tende tridimensionali in corten, e dal basso, tramite il patio interno collocato nel basamento laterale. L’aula assume così un carattere ombroso e raccolto, solcato da fasci di luce sempre variabili, capaci di accordarsi ai tempi e alle funzioni del rito.
Basalto, corten, legno e marmo
Il complesso è costruito con lastre di basalto locale che rivestono il nucleo in cemento armato del muro, sia all’interno sia all’esterno. A queste si contrappongono le superfici intonacate a bianco calce, che conferiscono un carattere più astratto al basamento dei locali ministeriali e al volume cubico del battistero. L’acciaio corten compare nei dispositivi permeabili di facciata e in alcuni elementi di arredo rilevanti, come la cassa campanaria e la cappella dell’adorazione. Il legno, impiegato nei pavimenti e negli arredi interni, introduce invece una dimensione più calda e domestica nello spazio dell’assemblea.
Gli elementi di arredo sacro — altare, ambone, fonte battesimale e acquasantiere — sono concepiti come monoliti puri in marmo bianco di Orosei. A completare il progetto è il crocefisso contemporaneo, opera di Ermenegildo Atzori, realizzato in metallo nero e rivestito di piombo fuso colato su base scolpita di larice.
Un nuovo luogo per la comunità
Più che limitarsi a sostituire un edificio non più utilizzabile, il progetto costruisce un nuovo rapporto tra chiesa, paese e paesaggio. L’architettura non si isola, ma estende la propria presenza nello spazio pubblico, trasformando il sagrato laterale in un luogo di raduno e di contemplazione. La nuova chiesa della Beata Vergine Assunta non è quindi solo uno spazio per il rito, ma un dispositivo capace di riorganizzare una porzione di paese, mettendo in relazione comunità, topografia e orizzonte.
A Bannari, il basalto locale, la luce filtrata e la forza elementare del muro danno forma a un’architettura che sceglie l’essenzialità come strumento di intensità. Un progetto in cui la dimensione liturgica coincide con quella spaziale e costruttiva, restituendo alla comunità un luogo di raccoglimento profondamente radicato nella cultura materiale e nel paesaggio della Sardegna interna.
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