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L'impatto della Brexit sul mondo dell'architettura
La parola alle archistar: Chipperfield, Koolhaas, Rogers, Adjaye, Isola, DOS e C+S
Autore: valentina ieva
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07/07/2016 - Cosa è la BrExit? Con il termine BrExit, acronimo di Britain Exit, si intende l'uscita del Regno Unito dall’Unione Europea, sancita dal referendum dello scorso 23 giugno, con il 52% dei voti. Con la Brexit si aprono scenari inediti anche per il mondo dell'architettura e del design. Ci siamo chiesti: 'Cosa succede adesso?'

Qui di seguito le dichiarazioni delle archistar. La parola a chi si è battutto per evitare le conseguenze della Brexit, a chi fa una riflessione post-referendum: David Chipperfield, Rem Koolhaas, Richard Rogers, David Adjaye, Alessandro  Isola, Lorenzo Grifantini di DOSarchitects e Maria Alessandra Segantini di C+S.


David Chipperfield

"L'Unione Europea è un progetto politico, sociale e culturale. (...) E' evidente che le relazioni create da quella che può definirsi comunità culturale (che comprende anche l'architettura e il design) sono fondamentali e significative. Davvero non riesco ad immaginare in che modo le nostre istituzioni culturali possano esistere senza queste relazioni intellettuali e funzionali, e quanto isolata possa divenire la mia professione, separata dalle influenze e dalle ispirazioni dei miei colleghi europei. (...) Il Regno Unito non è certamente più forte nell'UE, ma è più creativo. Il nostro successo creativo globale si affievolirebbe a lungo andare"

Rem Koolhaas

In una recente intervista radio con la BBC, Koolhaas ha affermato che con l'ingresso nella Comunità Europea negli anni '70 "il Regno Unito si aprì ad un totale rinnovamento della mentalità e della cultura britannica" (...) "Se si guarda oggi agli argomenti con i quali, invece, oggi questa comunità viene abbandonata, si assiste ad un movimento di persone che vuole principalmente far indietreggiare il Paese, che è molto più rischiso del semplice essere dentro o fuori".

Richard Rogers


"Oltre il 40% dello staff dello studio Rogers Stirk Harbour + Partners è composto da cittadini europei non inglesi.(...) Gran parte dei lavori e dei progetti realizzati a firma dello studio si colloca in Europa. Siamo convinti che lasciare l'Unione Europea rappresenti un errore di giudizio inammissibile in termini di impatto economico, oltre che nel settore delle costruzioni. Un errore che ci lascialerebbe fortemente impoveriti dal punto di vista culturale, sociale e ambientale. Siamo convinti che possiamo essere più forti e migliori uniti, piuttosto che separati".


Maria Alessandra Segantini, C+S

"Il mercato del design inglese è assortito e internazionale. Abbraccia il cambiamento, si proietta verso il mondo esterno e può considerarsi inclusivo. L'Europa rappresenta solo parte di questa varietà, anche se una parte di grandissimo valore. Nella Brexit leggo una sorta di dissenso nei confronti della politica, della burocrazia e dell'esclusività (che produce disuguaglianze), valori perseguiti dalle decisioni dell'UE, in alcuni casi a svantaggio del welfare e della democrazia, che, invece, sono stati per decenni il cuore dell'identità europea".

Lorenzo Grifantini, DOSArchitects

"Dopo lo shock iniziale è il momento di provare a razionalizzare la portata di un avvenimento che avrà effetti sulla vita di migliaia di persone e in particolare sul mondo dell’architettura.

Sicuramente il mercato delle costruzioni, fiorito negli anni grazie anche ed investitori europei, ne soffrirà: qualora le grandi banche e la finanza si spostassero altrove tutta una fetta di mercato che viveva del circolo virtuoso foraggiato da sostanziosi bonus investiti poi nell’acquisizione e ristrutturazione di immobili, si ridurrà drasticamente.

E’ anche vero che la sterlina debole e il mercato immobiliare in discesa potrebbero favorire investimenti e acquisizioni da paesi extraeuropei come Cina, paesi del Middle East, Russia creando per gli architetti nuove occasioni di lavoro.  Un’ altro nodo che prima o poi bisognerà sciogliere è quello della libera circolazione dei lavoratori che, se venisse a mancare,  potrebbe creare enormi problemi nel trovare persone qualificate con il conseguente innalzamento del costo del lavoro. Insomma, al momento programmi a medio-lungo termine non se ne possono fare, bisogna si agire con molta prudenza ma allo stesso tempo avere la forza di guardare oltre i confini europei e cercare opportunità altrove. Noi già da anni abbiamo puntato sull’Africa e sul Middle East e il Brexit sarà un motivo in più consolidare questa tendenza".


Alessandro Isola

"L'uscita del Regno Unito dall'Unione europea è una decisione che, per quanto io la rispetti, non avrei sperato che il paese prendesse.
Credo che nel breve termine non cambierà molto, ma c'è un certo livello di incertezza nel lungo termine.
Le implicazioni pratiche, quali la libera circolazione nell'UE per architetti e studenti e l’importazione ed esportazione dei materiali saranno probabilmente un problema. Penso comunque che alla fine la situazione si risolverà. Quello di cui sono invece più preoccupato è il valore culturale di una tale decisione, che per me non è qualcosa che può essere facilmente dimenticato o preso alla leggera. In quanto italiano con una società a Londra, ho sempre ammirato la Gran Bretagna per la sua apertura sociale, che è quello che mi ha attratto di più a studiare e successivamente lavorare nel Regno Unito.
Ho trovato che un buon mix culturale sia il miglior insegnamento che si possa avere. Spero davvero che questa decisione non ci lasci culturalmente e socialmente impoveriti e che lo scambio culturale, che è la base e la forza del nostro lavoro creativo, non venga influenzato".

David Adjaye

Adjaye ha aggiunto la sua firma ad una lettera aperta, inviata a The Telegraph agli inizi del mese scorso, che diceva: "Lasciare l'UE sarebbe un salto nell'ignoto per miglioni di persone del Regno Unito che lavorano nell'industria creativa, e per milioni di persone che a casa o all'estero, traggono beneficio dalla vitalità culturale inglese" .




 
 

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