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Il Memoriale Brion di Carlo Scarpa è ora del FAI
Il complesso funerario del fondatore di Brionvega è stato donato al Fondo Ambiente Italiano
Autore: cecilia di marzo
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Memoriale Brion, Carlo Scarpa - ©Luca Chiaudano Memoriale Brion, Carlo Scarpa - ©Luca Chiaudano
04/07/2022 - “Questo è l’unico lavoro che vado a vedere volentieri, perché mi sembra di aver conquistato il senso della campagna, come volevano i Brion. Tutti ci vanno con molto affetto; i bambini giocano, i cani corrono: bisognerebbe fare tutti i cimiteri così” (Carlo Scarpa).
 
Giovedì scorso, 30 giugno, il FAI-Fondo per l’Ambiente Italiano ETS, in collaborazione con il MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo, ha presentato al pubblico la donazione da parte della famiglia Brion del Memoriale Brion a San Vito di Altivole (TV): il complesso funerario capolavoro dell’architetto Carlo Scarpa diventa così il settantesimo Bene della Fondazione.
Il Memoriale Brion, donato al FAI da Ennio e Donatella Brion, fu commissionato nel 1969 dalla loro madre Onorina Brion Tomasin, in memoria del marito defunto, Giuseppe Brion, nato a San Vito di Altivole, fondatore e proprietario della Brionvega, azienda di punta nella produzione di apparecchi elettronici di design del secondo Dopoguerra.

Ultima opera di Carlo Scarpa, tra le sue più complesse, originali, significative e care, fu realizzato tra 1970 e 1978, anno della morte dell’architetto in Giappone.
Il complesso funerario monumentale si trova immerso nella piatta campagna trevigiana, sullo sfondo delle colline di Asolo, ai margini del paese di San Vito d’Altivole e a ridosso del suo piccolo camposanto, da cui vi si accede attraverso un monumentale ingresso, detto propilei, caratterizzato da una scenografica apertura a forma di due cerchi intrecciati, simbolo dell’amore coniugale su cui si fonda l’intero progetto.
 
All’interno si estende un’area di 2200 mq, rialzati rispetto al piano di campagna e cinti da un muro inclinato, per consentire la vista del paesaggio circostante. Tra prati appena punteggiati di verde e solcati da canali con vasche coperte di ninfee, disegnati in geometriche forme che rievocano paradisi islamici e giardini giapponesi, sorgono quattro edifici. Il fulcro del complesso è il cosiddetto arcosolio, un arco-ponte ribassato in cemento rivestito all’interno da un manto rilucente di tessere di vetro con retrostante foglia d’oro, che protegge le arche dei due coniugi Giuseppe e Onorina Brion, simbolicamente inclinate, come eternamente protese l’uno verso l’altra.
 
Da un lato dello spazio sorge isolato sull’acqua un padiglione dedicato alla meditazione, appositamente collocato in vista dell’arcosolio; dall’altro lato si trovano la cosiddetta tomba dei parenti e la cappella o tempietto per le cerimonie funebri, accessibile anche dall’esterno del cimitero, circondata dall’acqua e da un giardino di cipressi. In uno spazio defilato e discreto, al confine tra il memoriale privato e il cimitero pubblico, si trova, infine, la tomba dello stesso Carlo Scarpa, che qui volle essere sepolto, e che oggi ospita anche le spoglie di sua moglie Nini Lazzari, realizzata dal loro figlio Tobia (con Fabio Lombardo), anch’egli architetto. 

Il Memoriale Brion è un cimitero di famiglia, cui il genio di Carlo Scarpa, che qui si esprime con libertà di mezzi e linguaggi in uno straordinario virtuosismo, sintesi e apice della sua cultura ed esperienza e della sua sensibilità e visione, ha dato la forma e l’atmosfera di un grande giardino aperto a tutti, luogo di silenzio, pace e armonia, pervaso da un profondo senso del sacro, in cui si fondono, attraverso le architetture dense di simboli sofisticati e riferimenti nascosti, culture e religioni diverse, per invitare chiunque la visiti a una riflessione universale sulla vita e sulla morte, un’esperienza memorabile, unica e coinvolgente. È un capolavoro dell’architettura del Novecento, noto a livello internazionale, che già attira decine di migliaia di visitatori da tutto il mondo e che il FAI è stato chiamato dalla famiglia a preservare e valorizzare nelle architetture, ma anche nello spirito del luogo, patrimonio immateriale altrettanto prezioso.

“Fin dalla prima volta”, commenta Marco Magnifico, Presidente FAI, “ebbi l’impressione di entrare in un mondo nuovo, diverso e sconosciuto: quello ‘dell’aldilà’. Un mondo che non ha le caratteristiche di quello in cui vivo e sono sempre vissuto; un mondo che esiste solo qui dove Scarpa ha immaginato e realizzato un pezzo di Campi Elisi del XX secolo. Il rapporto così diverso tra vuoti e pieni rispetto al mondo reale, le forme architettoniche cosi inusuali, le proporzioni  inaspettate tra  i materiali - cemento, stucco, maiolica, oro, legno ,vetro - che compongono o forse solo decorano tutto il contesto, il diaframma che lo divide nettamente  dal paesaggio circostante senza minimamente escluderlo, l’uso insolito di forme geometriche, specchi d’acqua, prati, arbusti e cipressi, mi diedero e sempre mi danno la sensazione di entrare fisicamente nel mondo dello spirito. Il FAI è grato a Ennio e Donatella Brion per il grande onore di avergli affidato questo capolavoro voluto dalla loro famiglia al fine di mantenerlo nel migliore dei modi possibili per sempre e per tutti così come loro hanno fatto fino a oggi.”

A seguito della donazione, formalizzata il 21 giugno 2022, il FAI si assume l’onore e l’onere della perfetta manutenzione, della gestione e della valorizzazione del monumento, che da venerdì 8 luglio rimarrà aperto al pubblico e liberamente accessibile negli orari di visita del cimitero (dalle 8 alle 19), presidiato da personale incaricato anche della manutenzione ordinaria degli edifici e del verde.

Il FAI dedicherà particolare attenzione e costante impegno alla conservazione delle architetture, apparentemente solide e resistenti, come il cemento in cui sono realizzate, e invece delicate, esposte e sensibili agli agenti atmosferici, nei legni, negli intonaci di calce e nei mosaici, ma anche nei manufatti in calcestruzzo armato i cui ferri d’armatura sono quasi affioranti in superficie; perciò il Memoriale ha subito un completo e profondo restauro concluso nel 2021 e durato tre anni, il primo conservativo e scientifico, basato sulla documentazione d’archivio, commissionato da Ennio Brion e curato dall’architetto Guido Pietropoli, collaboratore di Carlo Scarpa nella costruzione del Memoriale.

Per contribuire a valorizzare il monumento il FAI organizzerà da settembre speciali visite guidate su prenotazione, che si affiancano al racconto audio, già liberamente fruibile in loco tramite QR code, realizzato dal Comune di Altivole. Ulteriori strumenti di valorizzazione e nuovi servizi volti a migliorare l’esperienza di visita del Memoriale e a promuoverla presso un pubblico sempre più ampio saranno studiati sin da subito in collaborazione e piena sintonia tra FAI, Comune di Altivole e Regione del Veneto.

Dichiara Giovanna Melandri, Presidente Fondazione MAXXI: “L’archivio di Carlo Scarpa costituisce il nucleo fondante della Collezione del MAXXI Architettura. Attraverso mostre, pubblicazioni, progetti di ricerca e video, come il docufilm Oltre la vita delle forme di Francesco Conversano e Nene Grignaffini commissionato insieme alla DG creatività Contemporanea del MiC e dedicato proprio alla Tomba Brion, negli anni abbiamo lavorato per promuovere il pensiero e il lavoro di questo straordinario maestro. Oggi siamo particolarmente lieti della donazione del Memoriale Brion e siamo pronti a collaborare con il FAI per contribuire insieme alla valorizzazione di questo capolavoro limpido e poetico dell’architettura del ‘900”.

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Milena Matteini
In questa comunicazione sulla tomba Brion , come la chiamavamo allo studio Porcinai, manca un'informazione fondamentale. Le piantagioni erano state progettate da Pietro Porcinai che ha fatto diversi lavori per i Brion. Invito a colmare questa lacuna! [email protected]
Claudio
La sintesi dell’architettura di Carlo Scarpa, il suo modo di realizzare gli spazi perla vita, secondo la sua visione e attraverso la maestria dei particolari che diventano un tutt’uno con con il contesto, i percorsi, il pieno e il vuoto, il dentro e il fuori. Architettura od opera d’arte? Dove finisce l’una e comincia l’altra? Il linguaggio di Carlo Scarpa è uno e irripetibile ed ha influenzato l’architettura e anche il design del ‘900. Per quanto mi riguarda, da umile architetto, ritengo Carlo Scarpa un grandissimo architetto e artista a livello mondiale.

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