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Riyadh: il padiglione Gharfa di Edoardo Tresoldi
Una grande scultura attraversabile che evoca le rovine locali
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11/12/2019 - Studio Studio Studio, la nuova realtà interdisciplinare fondata da Edoardo Tresoldi, ha presentato Gharfa, un padiglione esperienziale all’interno del progetto creativo temporaneo “Diriyah Oasis”, progettato e curato dallo studio di Dubai Designlab Experience a Diriyah, nella capitale saudita Riyadh.

Il progetto, commissionato da Diriyah Season Committee, si trova nei pressi di At-Turaif District, sito patrimonio UNESCO protagonista di un grande piano di sviluppo che prevede l’apertura di musei e istituzioni culturali. L’intera operazione si inserisce, inoltre, in un momento di forte evoluzione del paese, che nel settembre scorso si è aperto per la prima volta al turismo internazionale ed è al centro di significativi cambiamenti civili. Come direttore artistico di Studio Studio Studio, in Gharfa Edoardo Tresoldi ha collaborato con il designer Alberonero, il musicista Max Magaldi e il green designer Matteo Foschi, fondatore dello studio Odd Garden, per la creazione di installazioni site-specific che utilizzano medium differenti per raccontare spazi diversi di incontro, sosta e contemplazione.

Gharfa mette in scena il rapporto intimo tra uomo, paesaggio e architettura attraverso una rilettura della relazione umana con gli archetipi culturali, richiamando il mondo teatrale come sistema complesso di tecnica, realtà e illusione.

Il padiglione si presenta come una grande scultura attraversabile che evoca le rovine locali e raggiunge nella sua parte più alta 26 metri. Qui la Materia Assente di Edoardo Tresoldi, espressa grazie alla rete metallica, si innesta con il sughero per definire spazi intimi e percorsi serrati che incitano il visitatore alla scoperta. Per la prima volta l’artista italiano ha creato un’architettura effimera che non si alimenta della compenetrazione visiva con il contesto, ma si delinea come una fortezza architettonica che lascia solo intravedere cosa accade al suo interno.

L’installazione Duna di Alberonero, in tessuto semitrasparente, dialoga in modo complementare con Gharfa e rappresenta il simbolo di un orizzonte bianco e percorso nel vuoto. Una soglia tra visibile e invisibile in cui scoprire lo spazio come luogo in cui perdersi: una sottrazione alla vista e alla sua percezione, una sorta di limbo sfumato che isola il visitatore dal mondo esterno.

All’interno di Gharfa il fuoco, momento di aggregazione per eccellenza, è al centro dell’installazione video proiettata creata da Tresoldi. In un’altra installazione il tappeto, elemento peculiare della cultura araba, fa da contraltare a un cielo di nuvole artificiali per una connessione metaforica tra tradizione e contemporaneo.

L’apparato decorativo arabo - dai tratti simmetrici e delicati - viene sublimato formalmente nell’installazione green realizzata da Tresoldi e Matteo Foschi in cui la vegetazione si intreccia con i materiali industriali.
Nel racconto sonoro di Max Magaldi ogni elemento è indipendente, ma al tempo stesso connesso agli altri: se la composizione si percepisce nella sua totalità solo al centro della struttura, la particolare disposizione spaziale del padiglione permette al visitatore di creare il suo personale "mix" audio durante il percorso, in cui ogni momento è diverso dal precedente.

Digitale e analogico, antropico e naturale, organico e geometrico strutturano un linguaggio espressivo che sfalda e poi riassesta la linea sottile tra immaginario collettivo, immaginario individuale e finzione narrativa.

All’interno di questo approccio gli artifici teatrali e i materiali scenici non vengono nascosti, ma esibiti: proiettori e impalcature diventano parte integrante delle installazioni; il verde diventa architettura, la sabbia è di sughero, il fuoco è proiettato, le nuvole sono taglio tra fumo e luce. Il risultato è racconto e superficie, palcoscenico della percezione e, contemporaneamente, il suo dietro le quinte.

Ogni elemento di Gharfa vive di vita propria ma è pensato all’interno di una composizione orchestrale che interpreta le contaminazioni culturali come patrimonio da cui nascono i linguaggi del domani.


  Scheda progetto: Gharfa
Roberto Conte
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