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Revisioni al progetto della Tate Modern londinese
Gli architetti Herzog & de Meuron svelano il nuovo concept
Autore: roberta dragone
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02/09/2008 - Il “mucchio di scatole” cede il posto ad una nuova e più semplice architettura. Gli architetti Jacques Herzog e Pierre de Meuron svelano il rivisitato progetto di ampliamento della Tate Modern londinese, il celebre museo di arte contemporanea che sorge a sud del Tamigi, all’interno di una vecchia centrale termoelettrica costruita negli anni 50.
 
Migliori requisiti di sostenibilità, rimozione dei volumi vetrati disposti l’uno sull’altro in ordine sfalsato a favore di un nuovo involucro in mattoni traforati. Queste le sostanziali novità.
La nuova struttura raggiungerà un’altezza di 65 metri per complessivi 11 piani, annettendo 21.500 metri quadrati ai 35mila dell’edificio esistente.
 
Il progetto di ampliamento porta la firma degli stessi progettisti che nel 2000 trasformarono la centrale elettrica del Bankside nella celebre galleria, aggiudicandosi nel 2001 il Pritzker Prize per l’architettura. Nel luglio del 2006 Herzog e de Meuron proponevano una singolare piramide integrata da una successione di blocchi rettangolari destinati ad ospitare le diverse gallerie. A distanza di due anni, i due architetti svelano il nuovo progetto nato da correzioni sostanziali alla prima versione.
 
Gli ex serbatoi della centrale rappresentano il punto di partenza del nuovo concept, che ne recupera i “found spaces” come nuovi contenitori d’arte. Nel precedente schema gli ex serbatori risultavano invece occupati da un auditorium ed altre strutture.
 
Le revisioni al progetto rispondono all’esigenza di integrare il nuovo edificio alla struttura esistente.
“La nuova costruzione si leggerà finalmente come componente di un complesso, piuttosto che un edificio separato con un programma separato. Con il progetto iniziale si sarebbe corso il rischio di attirare una clientela differente”. Queste le parole con cui il direttore della Tate Modern Nicholas Serota commenta soddisfatto il nuovo progetto.
 
L’integrazione con l’edificio esistente si esprime nella facciata che, realizzata in mattoni traforati, risulta uniformata ai vecchi mattoni dell’ex centrale elettrica. Grazie a lunghi tagli orizzontali, l’involucro della nuova struttura consente inoltre ampi scorci panoramici sul contesto urbano.
 
Il direttore Serota sembra ottimista sulla possibilità di ultimazione dei lavori per le Olimpiadi del 2012. Si tratta tuttavia di una scadenza pericolosamente vicina se si considera che, dei complessivi 215 milioni di sterline stimati per la realizzazione dell’opera, ne sono stati stanziati soltanto 70 milioni.

  Scheda progetto: The Tanks - Tate Modern II
Tate Photography
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Inexhibit
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Hayes Davidson and Herzog & de Meuro
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Hayes Davidson and Herzog & de Meuro
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