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10. Mostra Internazionale di Architettura, Venezia (VE), Italia - 2006

Padiglione Gran Bretagna - Echo City
Curatori:
Jeremy Till
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 |  pubblicato il 29/09/2006  |  visite: 706  |  It  |  Eng  |    segnala ad un amico
PADIGLIONE GRAN BRETAGNA - ECHO CITY -
Tipologia Progetto:
110 - ESPOSIZIONI ED EVENTI
   115 - Mostre, installazioni temporanee

Categoria progetto:
Installazioni temporanee
Cronologia:
Anno esposizione:2006

Descrizione Progetto:
Città e dinamiche sociali. Un tema ampio. Troppo ampio - mi sono detto - per la sola architettura. Così ho pensato di rivolgermi a un team dedito all'arte, alla musica, al teatro e al design. Unica condizione, la provenienza dei componenti dalla stessa città per consentire di partire da un elemento comune e ampliare poi la prospettiva del lavoro, Conversando sulla città e sulle dinamiche sociali, la fissazione dell'architettura con la forma e con la tecnica è stata semplicemente aggirata. Da "intrusi" dell'architettura i componenti del gruppo hanno sviluppato un discorso sulle città molto più articolato, fatto di storie. cose, suoni e ricordi.

Un discorso che parte da casa nostra, da Sheffield, una città che negli anni sessanta ambiva a un’architettura di respiro internazionale, Gli edifici costruiti all' epoca le si sono rivoltati contro, trasformandola in un classico cimitero di sogni modernisti. Bruciata quell'opportunità, oggi Sheffield non è contraddistinta da un'architettura particolarmente degna di nota, eppure è un luogo che suscita grande attaccamento, La mostra tenta appunto di scavare nella città per trovare i fattori che producono una qualità urbana straordinaria quasi malgrado l'architettura.

Volendo presentare un centro urbano in tutta la sua complessità, la mostra non può che essere parziale; offre una serie di istantanee, echi di un luogo visitato da pochi.
Il progetto non parlerà di una sola Sheffield, ma di "diverse Sheffield", di echi pallidi e incompleti della città, Echi che sono stati raggruppati per dimensioni, nella consapevolezza che la conoscenza di una città passa attraverso una serie di gradi che vanno dal privato al globale, Sheffield è perciò documentata in quattro diverse scale - 1:1,1 :100,1:10.000, 1 :10.000.000 - per ciascuna delle quali è stato utilizzato un diverso mezzo espressivo. Alla fine è stata inserita anche l'architettura, mescolandola però ad altri tipi di hardware e software urbano. Immagini - sognate, "reali", di fantasia, personalizzate, in parte ricordate, perlopiù dimenticate - poste l'una accanto all'altra e poi finalmente amalgamate. Raccontano la storia di una città il cui valore supera quello dei suoi elementi architettonici, il che non le nuoce affatto.

Ad attraversare questo registro urbano è il filo comune dell' esperienza umana. Le mostre riducono spesso l'architettura a oggetto estetico e il visitatore a osservatore passivo; quelle di architettura riproducono - o persino contribuiscono a produrre - un sistema di valori architettonici che pone gli edifici al di fuori del tempo e tratta il fruitore come un soggetto acquiescente e statico. Al contrario, qui abbiamo attribuito un'importanza centrale al ruolo delle persone nella conoscenza - e implicitamente nella realizzazione - delle città, suggerendo un modello di impegno urbano più attivo e partecipato.

Pur imperniata su Sheffield, la mostra va ben oltre e riguarda ogni città, Un tempo famosa per l'acciaio e per la posateria, Sheffield è diventata l'archetipo della città postindustriale, una realtà glocal che si dibatte tra la propria identità e quelle altrui, Sotto questo aspetto, essa rappresenta un’eco di molte città flagellate dalla modernità e dalle loro forze sociali e tecnologiche, La utilizziamo perciò come contesto per esplorare il presente e il futuro di tutte le nostre città: l'obiettivo non è quello di avanzare soluzioni per Sheffield, ma di presentare un contesto in cui poter elaborare proposte urbane che forniscano strumenti utili a ogni tipo di città.

Jeremy Till



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