Ostia (RM), Italia
- 2010
Nuova Città del Cinema di Roma _Ostia |
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| © marco gigliotti architetto |
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Studio: Marco Gigliotti Architetto |
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Descrizione Progetto:
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l’approccio al progetto trae ispirazione dalla possibilità di immaginare come sito per la realizzazione della città del cinema un’ area posta di fronte al mare, mantenendo la volontà di creare tuttavia un rapporto con un tessuto urbanizzato. Un lotto ipotetico: in prossimità del mare appare come la risultante dalla giustapposizione di due figure geometriche ben riconoscibili: un trapezio ed un rettangolo. Il contatto tra i due avviene in un punto nodale particolarmente felice per l’ affaccio verso il mare ed il sole verso cui si orienta a mezzogiorno.
Il tema “città” nel progettare la città del cinema ha portato ad una serie di considerazioni derivanti da suggestioni, studi ed esperienze sulla città storica e contemporanea; quali:
-la possibilità di ricercare una tematica cara alla città storica: quella cioè della cinta muraria che nel caso in questione assurge a forte valenza simbolica (tema del landmark)
-il tema degli accessi alla città del cinema: diversi tra loro contribuiscono a sottolineare una progettazione policentrica effetto della complessità funzionale e percettiva del progetto
-il tema dei percorsi, dei luoghi di sosta, degli spazi di relazione tra le diverse componenti il progetto legato al rapporto con la natura: mare, sole, vegetazione autoctona
-il tema della percezione della città come oggetto autoreferenziale, e come sommatoria delle sue diverse componenti intesa come veicolo di comunicazione attivo e passivo
la città del cinema appare da lontano , appare senza lasciar trasparire ciò che contiene. Appare sotto forma di una coppia di oggetti con sembianze naturali depositate sul sito dal mare, la loro morfologia, libera da angoli o spigoli consente alla luce naturale di modellarli per tutta la durata dell’ esposizione alla luce solare. Due sassi , due ossi di seppia depositati sulla spiaggia al cui interno la vita è simboleggiata da un filamento che parafrasando il concetto della vita stessa trova la sua ragion d’ essere in una rampa spiroidale che avvolgendosi su sé stessa gestisce i collegamenti verticali ed orizzontali all’ interno della città divenendone il principio ispiratore ed organizzatore. Dal punto di vista simbolico, la rampa a spirale rifacendosi alla tematica della pellicola cinematografica che con il suo svolgersi organizza le sequenze dei fotogrammi, in questo caso con un ruolo analogo organizza la gerarchia di tutte le funzioni ed attrattive della città del cinema.
Dal punto di vista architettonico la città del cinema deve la sua immagine a due grandi gusci di cemento bianco che celano al loro interno una serie di funzioni di scala maggiore quali ad esempio le sale cinema da 300, 600, 1200 posti e l ‘imax; tuttavia il loro ruolo appare ancor più significativo se visto in relazione a tutte quelle componenti fondative del progetto di scala più piccola quali il luogo della memoria, la biblioteca, gli uffici e le sale conferenze, la caffetteria ed il ristorante ovvero le aree preposte al merchandising.
Esse come in un teleschermo hanno nell’interno dei gusci lo sfondo ideale che appare come uno schermo di proiezione su cui vengono proiettate le loro ombre e le loro sagome: l ’ architettura stessa, in maniera attiva o passiva diviene perciò protagonista dello spazio interno.
Gli edifici di scala più piccola - eccezion fatta per il luogo della memoria che per ragioni simboliche poggia per terra proprio a ribadirne il suo peso storico - sono sospesi su pilotis che ben si integrano con le aree naturali interne ed esterne con lo scopo di arricchire gli interni dialogando dialetticamente con gli alti fusti delle alberature pensate per gli interni. Il linguaggio architettonico pensato per queste funzioni è di astrazione per denunciarne proprio il carattere di leggerezza: sono però preposte a veicolare una serie di informazioni ben visibili e leggibili dai percorsi interni originati dalla rampa spiroidale. Questi son contenuti all’ interno di una teca di cristallo che assolve alla doppia funzione di realizzare un fronte per il guscio allungato che contiene la sale cinema più piccole, ma anche e sopratutto a creare un luogo speciale che accoglie tutti i visitatori e gli utenti che all’ interno di questo acquario si trovano ad essere sia spettatori che attori. I percorsi trovano la loro naturale meta nel loro termine stesso che coincide con la terrazza del ristorante affacciata sul mare, la quale sovrasta sospesa in aria la cavea per le proiezioni e le manifestazioni all’ aperto
Il tema degli ingressi segue dappresso quello degli affacci e quello dei percorsi con le loro opportune gerarchie: la città del cinema non è pensata per essere vissuta solamente in funzione di grandi eventi, ma vive quotidianamente come luogo di studio o di ritrovo piuttosto che come contenitore di performances: da qui la necessità di collegarla al tessuto urbano in primis, ma anche di dettare ferree regole di funzionamento partendo dal tema della manutenzione ed accessibilità degli impianti fino alle venues sul red carpet che troveranno la loro sede ideale al disotto del guscio principale che si ripiega su stesso per consentire gli ingressi e poter apprezzare dopo aver percorso una zona ribassata le doppie altezze del foyer e della spirale dei connettivi verticali
Il fronte opposto a quello fronte mare ne è l’ esatta antitesi: criptico e fascinoso questo, aperto e misterioso il primo. Aperto perchè di fatto alle quote d’ingresso non esiste nulla di costruito eccezion fatto per il limite di proprietà e misterioso perché gli scenari che appaiono sono sempre mutevoli ed arricchiti da una forte valenza naturalistica che porta quasi a destreggiarsi al suo interno per poter finalmente accedere all’ interno: l’occhio spazia sulle tre dimensioni che regalano suggestioni ed aspettative
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