Miami, Florida, Stati Uniti
- 2003
Paul Cejas School of Architecture Building |
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| © Bernard Tschumi Architects |
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Studio: Bernard Tschumi Architects |
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Collaboratori: Anne Save de Beaurecueil Johanne Riegels Oestergaard Valentin Bontjes van Beek Joel Rutten Robert Holton William Feuerman Roderick Villafranca Kim Starr Peter Cornell Kevin Collins Tom Kowalski Andrea Day Bruno Elias-Ramos (BEA International) Gus Berenblum (BEA International) |
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Descrizione Progetto:
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Il complesso architettonico si compone di quattro edifici in cui forme lineari e piegamento di superfici si alternano in un gioco geometrico scansito da sfumature cromatiche che variano dal giallo all’arancio, dal rosso al bordeaux.
Il progetto nasce con l’obiettivo di realizzate spazi comuni in grado di incoraggiare l’interazione e lo scambio tra gli studenti e professori anche fuori dalle ore di lezione. Di qui l’idea di uno spazio pubblico aperto da mettere in relazione con le aree convenzionali del campus.
Due ali semplici e lineari, realizzate in calcestruzzo preconfezionato, si sviluppano attorno ad una corte centrale. Alla sobrietà di questi elementi, bianchi e minimali, si contrappone la vivacità di ulteriori due volumi – che Tschumi chiama “vivaci generatori” – in cui la linearità lascia spazio a diversi giochi geometrici, mentre un rivestimento in ceramica colorata con sfumature dal giallo al rosso conferisce al complesso un carattere dinamico e ironico.
Tutti questi spazi sono collegati da percorsi pedonali e passerelle sospese. Una scelta orientata a realizzare un continuum architettonico in cui elementi bianchi e colorati possano trovare equilibrio.
I due edifici bianchi ospitano aule e uffici, mentre nei due blocchi colorati trovano spazio un auditorium da 200 posti e la terrazza ad accesso pubblico (edificio rosso), una biblioteca ed una sala espositiva (edificio giallo).
“I generatori incoraggiano l’interazione e definiscono spazi diversi, a più livelli, tra ciascun volume. La corte non è chiusa, bensì aperta in modo da integrare la struttura con il paesaggio e da offrire al pubblico l’immagine del continuo scambio culturale che ha luogo all’interno del campus”.
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