ARTE E CULTURA & ORTI E COLTURA
dal blog L'architetto nel verde, di Umberto Andolfato
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Siamo in vista di una rivoluzione “orticolturaria”, diversi sono infatti i segnali che mettono in evidenza come in luoghi, anche impensati, qui a Milano stiano nascendo orti e centri “colturali” che si esaltano per il peperone cresciuto sul balcone o il rapanello cresciuto nel tinello. Sembra strano ma nella nostra città, inquinata all’inverosimile, dove ormai le polveri sottili coprono i più piccoli interstizi del nostro abitare, invece di guardare a salvaguardare più in generale il nostro ambiente, come al solito guardiamo al nostro orticello e non in senso figurato. Le stesse persone che cercano con ansia l’ultimo ritrovato biologico, nel super mercatino biologico con la scritta biologico, proveniente da coltivazioni sicuramente biologiche, mangiano con grande gioia il peperone di balcon coltivato che se fosse sottoposto ad una analisi batteriologica risulterebbe tassativamente tossico.
Tutto questo perché Milano nel 2015 vorrebbe diventare un grande orto attraverso l’EXPO e molti stanno raccogliendo questo segnale nel modo più errato possibile, compresi anche alcuni miei esimi colleghi, che stanno proponendo orti per Milano come fossero la panacea di tutti i nostri problemi. Io ritengo invece che questo tipo di messaggio va al di là del semplice fatto in sé, l’orto è l’alimentazione, è la cultura di un popolo, è l’educazione ad un grande problema che coinvolgerà il nostro pianeta nei prossimi anni:il cibo. Allora per trasmettere questo messaggio c’è un solo posto in Milano o nelle altre grandi città dove possiamo lavorare cercando di perseguire un obiettivo educativo: le scuole. E’ all’interno di queste strutture che con una serie di esperienze, pratiche e conoscitive, si deve far apprezzare il valore del cibo e della cultura che vi è dietro a questo. Non è importante solo far vedere ad un bambino come cresce una pianta, ma bisogna spiegarne il valore anche in termini nutrizionali. E’ necessario far capire che non tutte le piante crescono dappertutto e sempre, è necessario far capire che molte di queste essenze vengono da lontano e che magari sarebbe preferibile chiedere frutti nostrani anziché esotici e nelle stagionalità corrette. Si potrebbero valutare delle tappe conoscitive rispetto ai vari gradi scolastici e creare un percorso dagli asili alle medie. Questo sarebbe un’operazione educativa non legata a mode o momenti ma sviluppata con un senso logico rispetto anche agli alti obiettivi dell’EXPO.
Milano dovrebbe perseguire il fine di diventare non una grande città-orto ma una città-arte, dove invece di far finta di coltivare per la città ortaggi, si dovrebbe coltivare cultura. I nostri giardini, grandi, piccoli, di quartiere, di periferia, big, pocket, dovrebbero contenere opere, sculture che ci ricordano i Paesi che andremo ad ospitare per l’EXPO, Milano potrebbe diventare il più grande parco di arte contemporanea del mondo. Ogni nazione partecipante all’EXPO, potrebbe sponsorizzare un’area verde, ed essa diverrebbe riconoscibile da coloro che ci verranno a trovare, dai brasiliani, agli australiani, dai cinesi, ai canadesi, tutti avranno in Milano un’area dove ritrovarsi, farsi fotografare accanto all’opera che identifica la loro cultura, la loro nazione, il loro popolo. Così facendo avremo raggiunto più obiettivi, da una parte con l’orti coltura reso consapevoli i nostri ragazzi sull’importanza del tema dell’EXPO, lavorando nei luoghi più importanti: le scuole. E dall’altro con l’arte e cultura ridato alla nostra città degli spazi verdi ristrutturati e una nuova ed importante identità a Milano che rimarrà nel tempo come segno tangibile di una esperienza che ne ha cambiato il futuro.
postato da
Umberto Andolfato
lunedì 14 febbraio 2011 alle ore 08:40
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