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giovedì 3 dicembre 2009

da cosa nasce cosa

dal blog archiste, di stefania leone


un libro che consiglio di leggere a tutti.
è un libro che andrebbe letto da chi frequenta il primo anno della facoltà di architettura perchè è un indirizzo alla metodologia progettuale.
una carrellata di esempi legati alla ideazione di oggetti di uso comune.....vi siete mai chiesti come sono nati gli oggetti che abitualmente usiamo e neanche li "guardiamo"? bene, vi invito a d una interessante lettura di un piccolo manuale di architettura. buona lettura



postato da stefania leone giovedì 3 dicembre 2009 alle ore 21:17    | commenti: 6 | Bookmark and Share



 Commenti:
postato da marco+ giovedì 3 dicembre 2009 alle ore 22:16

"arte come mestiere"... anche!
postato da roberto pittaluga giovedì 3 dicembre 2009 alle ore 22:19

Pensa che noi quì al Liceo Artistico Statale P.Klee di Genova lo abbiamo adottato
come libro di testo per il corso di "progettazione artistica" (al serale dove insegno io).
Saluti

postato da Francesco Rosadini giovedì 3 dicembre 2009 alle ore 23:36

Cara Stefania,
vero, l'ho difatti comprato al primo anno. E a differenza di altri testi, non l'ho mai cestinato. Un testo splendido, scritto in modo cristallino,

Un saluto,
Francesco Rosadini



postato da francesco amadori venerdì 4 dicembre 2009 alle ore 00:05

Ho avuto anche il piacere di incontrarlo svariate volte e di conoscerlo personalmente in quel di Como, gran vecchietto.
Francesco

postato da stefania leone venerdì 4 dicembre 2009 alle ore 18:12

si marco, anche "arte come mestiere"!
grande munari!! l'anno scorso andai a vedere la mostra a lui dedicata presso il museo dell'ara pacis.
bellissimi disegni e i modelli delle sue idee!!!

postato da Alessandro sabato 5 dicembre 2009 alle ore 22:12


QUESTO LIBRO MI HA INSEGNATO COS'E' DAVVERO IL DESIGN, POI HO VISTO LE PANCHINE DI ZAHA HADID E IN ME E' NATA QUALCHE PERPLASSITA'..............


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giovedì 3 dicembre 2009

BeneventoCittàLuce percorsi

dal blog archiste, di stefania leone

locandina evento

BeneventoCittàLuce
percorsi


1. HORTUS CONCLUSUS
La visita avrà inizio dal Teatro Comunale di Benevento, punto di accoglienza del percorso.
Poi il gruppo proseguirà per i suggestivi vicoli del centro storico
per raggiungere l’Hortus Conclusus, ovvero il giardino del Convento di San Domenico che dal 1992 ospita un'istallazione permanente dell'artista Mimmo Paladino.
L’Hortus, luogo di conforto per l’uomo in continua lotta con il mondo che lo circonda e con la propria interiorità, viene illuminato con sapienti giochi di luce.

Voci fuori campo illustrano il percorso che l’uomo fa alla ricerca di
se stesso e della pace, cercando la propria identità, in questo contesto, attraverso le varie epoche storiche, in particolare quella sannita e quella longobarda che hanno contraddistinto la città di Benevento e i beneventani e che ne hanno segnato sempre un’

“alterità” rispetto alla storia di altre popolazioni campane.
Si narra dei Sanniti, dell’essere sannita del beneventano d’oggi e di come tale appartenenza possa essere riletta nelle opere presenti, simbolo anch’esse della cittadinanza. Ma la storia ci racconta che il popolo beneventano poco o nulla ebbe a che fare con quello sannita che tanto filo da torcere diede ai romani della prim’ora, ma l’appartenenza è forte, forse simbolo materiale di un’ “alterità” da sempre presente.

2. CHIOSTRO DI SANTA SOFIA
Lasciato l’Hortus Conclusus si ritorna nuovamente sulla strada principale e si raggiunge la chiesa di Santa Sofia, completata da Arechi II nell'anno 762, e il bellissimo Chiostro, ampliato nel XII secolo, i cui archetti sono sorretti da 47 eleganti e snelle colonnine di granito, alabastro o calcare, sormontate da capitelli variamente scolpiti e tutti diversi gli uni dagli altri.
Ad accogliere i visitatori all’interno del chiostro una luce “lunare”, mentre voci fuori campo daranno vita alle storie che animano alcuni dei suggestivi pulvini del complesso, dietro le cui fattezze si cela l’ennesima particolarità, stranezza o incomprensione. Una storia lunga e complessa che si risolve con l’odierna visione sia della chiesa che del chiostro, frutto di numerosi e profondi rimaneggiamenti che, però, al contrario di ciò che avviene altrove, ogni volta hanno portato ad allestire i luoghi, a ricalcare quello che c’era prima, con il gusto primordiale, tanto che quello che oggi ci deriva è sicuramente un luogo senza tempo, diverso da quello originale, ma di chiara impronta temporale longobardo-medievale.

3. PALAZZO PAOLO V
La visita prosegue lungo corso Garibaldi per giungere a Palazzo Paolo V, dove ai visitatori verrà offerta una degustazione di cioccolato e liquore strega che si rivelerà, di lì a poco, una pozione magica per calarsi in una nuova ed esoterica dimensione che pure caratterizza la città: la storia del noce magico e delle streghe beneventane.

4. VIA ERIK MUTARELLI – VIA MANCIOTTI
Gli intricati vicoli del centro storico diventano ora la location per una nuova e suggestiva performance che ci narra delle streghe e di come e che significato ebbero ed hanno nella vita della città. Si richiama la degustazione effettuata, ma anche il fatto che quello che si è gustato ha un po’ il sentore, la potenza o la funzione di una pozione che ci introduce a quel misticismo e mistero, legato alla leggenda delle streghe.
Il tema è trattato, con grande rigore e riguardo in quanto alla fine tutto fu origine di grandi sofferenze di inermi.
Tutta la storia è anch’essa intrisa di stranezze, uniche ed incomprensibili, riferendosi ad una sorta di primigenia globalizzazione delle superstizioni, dove in tanti processi dell’epoca si parla delle streghe di Benevento, ma non si ha notizia nella città, sede papale, né di una sentenza dell’inquisizione, né di una strega perseguita.
Alla fine le streghe, esseri impalpabili, vivono nella mente e nell’essenza della superstizione che rapportata alla sterilità dell’essenza dei nostri giorni, frenetica e logorante, le trasforma da entità nere in fate bianche perché ci restituiscono quella soglia di illusioni che probabilmente rendono se non migliore la vita, quantomeno misteriosa.

5. ARCO DI TRAIANO
La conclusione del percorso si svolge presso il monumentale Arco di Traiano, costruito per celebrare la figura dell’imperatore in occasione dell’inaugurazione della via Appia, strada che collegava Roma a Brindisi.
Per la sua grandezza, venne nei secoli chiamato porta Aurea, a testimoniare gli antichi fasti, oggi più materiale e presente visione di quell’identità ed individualità, riscoperta lungo le tappe del percorso, rilette in un unico e diretto fascio di luce verso l’interno, a testimonianza della nuova luce con cui si è illuminata la città di Benevento.





postato da stefania leone giovedì 3 dicembre 2009 alle ore 14:28    | commenti: 0 | Bookmark and Share



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