Wassily Chair è una sedia, non c'è dubbio.
una sedia è una sedia.
per dire che non è un armadio, un letto o altro..
è logico che un buon architetto non concepisce una sedia SOLO per assolvere alla pura funzione di sedersi..ma c'è altro...
ma appunto deve partire dal minimo indispensabile per chiamarsi tale.
Deve permetterci di accomodarci.
è normale che una sedia non sia solo una sedia...c'è tutto un mondo che ruota attorno ad essa fatto di sensazioni, emozioni, immaginazione, evocazione, .......c'è una storia, un'epoca che racchiude e porta con sé.
tante sedie non sono sedie perché non lo consentono...sono scomode e non sembrano sedie, perchè hanno forme stravaganti che non raccontano nulla!!
In architettura si parte dalla funzione perchè prima di tutto una BUONA ARCHITETTURA deve essere utile, soddisfare un requisito, se viene rischiesta la sua realizzazione è per assolvere ad una funzione.....se viene meno questo principio, non può chiamrasi architettura ma sarà altro.
Stefania
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stefania leone
lunedì 18 gennaio 2010 alle ore 20:53| commenti: 9 |
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monica
martedì 19 gennaio 2010 alle ore 11:42
E' la funzione che segue la forma o la forma che segue la funzione? Le varie correnti hanno sempre dibattuto questo dilemma.
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antonio botteon
martedì 19 gennaio 2010 alle ore 11:54
Devoto-Oli - Dizionario della Lingua Italiana: Architettura = "elaborazione artistica degli elementi strutturali, funzionali ed estetici di una costruzione.." Personalmente ho quindi seri dubbi sul fatto che una buona architettura (ammesso che sia lecito catalogarla così) debba essere prima di tutto utile. La mia opinione è piuttosto che nè estetica nè funzione abbiano il sopravvento l'una sull'altra.
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Giangiacomo Aru
martedì 19 gennaio 2010 alle ore 17:02
"una sedia è una sedia. per dire che non è un armadio, un letto o altro... è logico che un buon architetto non concepisce una sedia SOLO per assolvere alla pura funzione di sedersi..ma c'è altro..."
Calza a pennello con la Wassily che Breuer disegnò per la residenza di Kandinsky's a Dessau. Con questa sedia venne utilizzato per la prima volta un tubo d'acciaio di 20 mm di diametro, lo stesso della bicicletta di Breuer. Il modello della sedia, ideata nel 1925, subì diverse trasformazioni nel tempo. Nel 1927 venne costruito il telaio della versione attuale che è costituito da un tubo continuo (senza alcuna giunzione) che piegandosi circoscrive uno spazio cubico.
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monica
martedì 19 gennaio 2010 alle ore 17:55
Quando Breuer progettò la Wassily, erano i tempi del Bauhaus, l'avanguardia in architettura e arte, il momento in cui si dibatteva tra tecnica e cultura. Gran parte di quello che uscì da quell'epoca era, secondo il mio modesto parere, l'eccellenza.
"una sedia è una sedia" giusto, per Breuer, quella sedia era unire le nuove tecniche, i nuovi materiali alle nuove esigenze. Verrebbe da dire, ma sedersi non ha nulla di nuovo, verissimo, ma prima della Wassily c'era la Thonet.
Il design seguiva il nuovo, si interrogava sul nuovo, sperimentava il nuovo, non seguiva le mode, le creava.
Secondo me in questo momento c'è solo la ricerca dello stupore, bisogna stupire ad ogni costo, allora si progettano sedie che non sembrano sedie.
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Elena Fedi
martedì 19 gennaio 2010 alle ore 18:07
Devo dire che ,pur non occupandomi di design, sono d'accordo su quanto ha postato Stefania e sul commento di Monica .
La ricerca dello stupore non è perseguita solo nel progettare sedie ...ma finanche nel creare certe architetture del " LO FAMO STRANO " ....
La ricerca ,la sperimentazione mi stanno bene ,guai se ci fermassimo ,ma oggi troppo spesso si esagera ....
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monica
martedì 19 gennaio 2010 alle ore 18:24
Stefania ha detto una cosa sacra per me, oggi nel design come nell'architettura "non si racconta nulla" c'è il mondo dietro ad una frase come questa
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antonio botteon
martedì 19 gennaio 2010 alle ore 18:46
Faccio industrial design da più di 20 anni, e ho collaborato per 7 anni presso uno degli studi più importanti d'italia. La mia opinione è che chi persegue la sola idea della stranezza non fa design, che invece è una disciplina composta di ricerca, sperimentazione, creatività, senso delle proporzioni, cognizione del mercato e altro.
Quando Philippe Stark progetta un nuovo oggetto, in esso c'è sicuramente almeno un elemento che lo farà stare un passo avanti rispetto a tutto ciò che è esistito prima.
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C
martedì 19 gennaio 2010 alle ore 20:07
"non si racconta nulla" ...tu cosa racconti?
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Fabio Cinesu
martedì 19 gennaio 2010 alle ore 20:54
Mi sento concorde con Antonio Botteon. Non basta la stranezza a fare il design o architettura, se è strano ci dev'essere un perchè, leggibile o avvertibile.