ho inserito immagini di sedie...messe a confronto.....
alcune si riconoscono come tali,
altre lasciano tempo ad un interrogativo: come mi siedo?
..non è una questione di forma...
ma di utilizzo...
se la forma della seduta scaturisce da una geometria che rispetta i criteri di funzionalità, in quanto comoda, leggera, ecc....è probabile che possa essere utilizzata per lo scopo per cui è stata concepita....
ma quando, come in architettura, si abbandona il BUON SENSO, per sbalordire, non si parla di progettazione ma di illusione...illudere per invogliare a comprare...
ma il buon disegno industriale è quello che concepisce ancora oggetti di uso comune con segni che identificavano l'oggetto senza forme impressionanti ma scaturite dalla sola funzione che devono assolvere.
una sedia è una sedia!
Stefania
Le sedie da giardino Karolina sono state ideate da Sinisha e Sasha Klein
pouf pallino
Hula Hoop
maxò
Micama
mask CD
modern rocking chair
flip chair
Giò Ponti, Superleggera, 1957.
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stefania leone
domenica 17 gennaio 2010 alle ore 17:18| commenti: 6 |
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Anna Baldi
domenica 17 gennaio 2010 alle ore 18:23
una sedia non è solo una sedia, neanche la più anonima
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lucio tuzza
domenica 17 gennaio 2010 alle ore 18:33
e se restassimo tutti in piedi a guardare le sedie?
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stefania leone
domenica 17 gennaio 2010 alle ore 18:45
una sedia non è solo una sedia? e cosa dovrebbe essere?
perchè ti sembra poco essere una vera sedia progettata con tutti i criteri.
per lucio: beh, se diventa impossibile sedersi, è probabile che si resti in piedi!!:-)
Stefania
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Arne Jacobsen
domenica 17 gennaio 2010 alle ore 20:37
Naturalmente il design deve funzionare bene ma … c’è qualcosa di più in un oggetto. Una sedia è fatta per sedersi, ma esprime anche un’epoca, erotismo, essenza, sogni, sentimenti umani.
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stefania leone
lunedì 18 gennaio 2010 alle ore 20:52
quando scrivo che una sedia è una sedia, non è per dire che è: SOLO una sedia.
Ho scritto un'altra cosa.
una sedia è una sedia, vuol dire che non è un letto, non è un armadio e quindi come tale deve essere riconoscibile!!
purtroppo alune sedie non sembrano esserelo, e mi riferisco a delle strane sedie che non dicono nulla.
non servono a sedersi...quindi non sono utili e non possono chiamarsi sedie.
E' ovvio che poi una sedia che sia sedia, è anche altro...evoca ad una storia, uno stile, ecc...
ma se non serve per sedersi, non chiamatela prima di tutto in questo modo...
le forme che si producono oggi, a volte, non servono e non possiamo considerarle come tali.
stefania
postato da
Arne Jacobsen
lunedì 18 gennaio 2010 alle ore 21:13
"quando scrivo che una sedia è una sedia, non è per dire che è: SOLO una sedia."...voglio morire!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!!
l'architettura contemporanea, molto spesso, perde la sua identità e il contatto con il luogo in cui si cala, per mancanza di una analisi sulle funzionalità da soddisfare e sui rapporti con la morfologia dei luoghi.
E' per questo che assistiamo alla realizzazione di improbabili volumi, coperti da ingombranti coperture, che potrebbero trovarsi ovunque, senza un legame con il terriotorio, che li connoti come simbolo di una avvenuta trasformazione compatibile con il contesto.
Lo stesso accade con il disegno industriale.
Le motivazioni che spingono a realizzare, ad esempio una sedia, non sono più misurate in base alla funzionalità, al materiale, al peso, ecc.
Oggi ci meravgliamo dinanzi alla produzione di strane forme su cui è praticamente impossibile sedersi....e non sono riconoscibili come sedute...
...ma le chiamano ancora sedie!!
La Boomerang Chair di Neutra è una poltrona che ha le sembianze di una poltrona!
Stefania
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stefania leone
domenica 17 gennaio 2010 alle ore 10:10| commenti: 3 |
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lucio tuzza
domenica 17 gennaio 2010 alle ore 12:04
Anche noi siamo cambiati rispetto al primo novecento.
Mi sembra ovvio che anche tutto quello che ci circonda cambi, è cambiata la musica, e cambiata la letteratura, l' arte visiva, il cibo, il modo di viaggiare, il modo di usare il tempo libero...e così via.
Anche le poltrone e l' uso che se ne fa è diverso.
Non sono più solo un momento di riposo per la donna che la sera dopo avere accudito la famiglia si siede davanti al caminetto lavorando a maglia, mentre il marito fuma il sigaro.
Ora alla poltrona è altro. Si vedono anche poltrone dove non è necessario sedersi. Evocano altro (il sesso per esempio) o sono semplicemente uno status simbol.
Il disegno industriale ha ormai esaurito le risposte ai vari modi di sedersi attuali: a casa a tavola, al bar, in campeggio, ecc
Per questo quelle sedia strane...non più in rapporto col nostro sedere (culo)...ma mentre scrivo anche il mio sedere probabilmente è cambiato è cambiato.
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@
domenica 17 gennaio 2010 alle ore 12:16
Ciao Stefania, condivo quanto tu dici in merito all’architettura, non senza riserve, invece, per quanto concerne il disegno industriale. Penso che il design, in particolare quello italiano, stia conoscendo un periodo proficuo e innovativo che, tuttavia, a ragione di quanto affermi, si lascia travolgere da virtuosismi stravaganti che, più che rispondere a delle esigenze formali, funzionali, costruttive, ammiccano alle incredibili possibilità di macchine a controllo numerico che non escludono alcuna possibilità di produzione. Pertanto, ti invito a leggere un mio post intitolato “Babele di design” in cui non mancano soluzioni interessanti di sedute e potremo, se vorrai, confrontarci nuovamente, alla luce di quanto osserverai dalle mie foto. Il mio post non esaurisce, naturalmente, l’argomento; ma ho pubblicato delle foto interessanti su Flickr che illustrano in uno spazio più ampio il mio interesse per il design. La poltrona di Neutra è interessantissima e nella sua ricerca formale, leggo diverse sedute contemporanee che tentano di approfondirne il significato.
A presto.