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il blog di stefania leone


venerdì 28 agosto 2009

Progetti per il Teatro

Carlo Scarpa. Progetti per il Teatro

Treviso - Centro Carlo Scarpa Archivio di Stato
Dal 6 giugno al 21 novembre 2009

Promossa dal Ministero per i beni e le attività culturali - Direzione Generale PARC e dal Comitato Paritetico per la conoscenza e la promozione del patrimonio legato a Carlo Scarpa, prodotta dal MAXXI Museo nazionale delle arti del XXI secolo - Centro archivi MAXXI architettura e dal Centro Internazionale di Studi di Architettura Andrea Palladio in occasione della 53. Esposizione internazionale d'arte di Venezia, l'esposizione sarà visitabile fino al 21 novembre 2009.

La mostra presenta per la prima volta al pubblico i progetti per edifici teatrali elaborati da Scarpa tra la fine degli anni Venti e il 1970 e mai realizzati: il Progetto per un Teatro Sociale del 1927, la Sistemazione del Teatro Rossini a Venezia del 1937, i Progetti del Teatro Carlo Felice a Genova del 1963 e del Teatro Comunale a Vicenza del 1970. Da ognuno di questi lavori, in cui il teatro è concepito come sintesi vitale di altre arti - musica, prosa, recitazione, spazio architettonico - emerge ancora una volta l'attualità dell'opera di Carlo Scarpa.

fonte: www.archimagazine.com





postato da stefania leone venerdì 28 agosto 2009 alle ore 16:38    | commenti: 0 | scrivi un commento |





mercoledì 26 agosto 2009

Zaha Hadid e le sue stazioni

foto: Thomas Mayer

Le forme plastiche di zaha hadid sono sicuramente un approccio che infrange le regole delle costruzioni tradizionali.
Una macchina architettonica che si insinua nel contesto, caratterizzandolo e dominandolo, contrastando, con le sue forme, la natura circostante.
Rari sono, a mio parere, gli esempi in cui hadid riesce a non abusare di questa potenzialità.
Questa sua maniera di pensare è accettabile lì dove riesce a risolvere, con le tecnologie che conosce e gestisce bene, particolari insediamenti in cui il suo fare architettura ha trovato una risposta eccellente ad un problema sia funzionale che morfologico.
Ogni tecnologia, e quindi ogni innovazione, può contribuire in maniera propositiva a diffondere un nuovo modo di pensare architettura e hadid è stata capace di rivoluzionare la consolidata maniera di costruire secondo schemi ormai abusati.


foto: Thomas Mayer
foto: Thomas Mayer

postato da stefania leone mercoledì 26 agosto 2009 alle ore 12:53    | commenti: 1 | scrivi un commento |





martedì 25 agosto 2009

Pariser Platz 3 di Frank Gehry a Berlino.

foto di Valeria Caramagno

progetto: Frank O. Gehry, studio Frank O. Gehry and Associates
luogo: Berlino
committente: DG Immobilien Management, DG Bank
impresa costruttrice: Muller+Altvater
direttore esecutivo: Planungs AG
progetto tecnico, facciate, lavorazione pietra e montaggio: Pietra International Steinmontagen
fornitura pietra di rivestimento esterno:
fornitura strutture in vetro e acciaio: Josef Gartner & Co.
concorso: 1994
inizio progetto: 1995
realizzazione: 1996-2001
superficie del lotto: 19.100 mq
costo previsto: 250.000.000 DM


L'ultima epifania di Gehry

"Opera sottilmente intrigante e allo stesso tempo abilmente equilibrata è il nuovo edificio "Pariser Platz 3" di Frank Gehry a Berlino.Sorto in fianco alla storica Porta di Brandeburgo costituisce uno degli ultimi tasselli di un puzzle che chiude il grande vuoto su cui drammaticamente per oltre quarant'anni si è levato il simbolo architettonico della città divisa. Oggi Berlino, nella tumultuosa corsa alla ricomposizione del proprio tessuto urbano, intende dare di sé un'immagine spettacolare, che colga ed esibisca i linguaggi della contemporaneità e dei suoi interpreti di successo. Alla libertà formale presupposta da questo orientamento fanno eccezione alcuni luoghi simbolo della città per i quali sono stati invece imposti dei vincoli che indirizzano le scelte compositive a una riconfigurazione morfologica del sistema urbano attuale compatibile con quello prebellico. È il caso di quasi tutta l'area friedrichana, in particolare gli assi ortogonali della Friedrichstrasse e dell'Unter den Linden, inclusa la Pariser Platz.
In questo contesto si colloca il progetto di Frank O. Gehry per "Pariser Platz 3"vincitore nel 1995 di una competizione internazionale che vedeva concorrenti gli studi Architectonica, Botta-Snozzi, Coenen, Gehry, Karlfels, Tesar e Vasconi. L'edificio a funzioni miste, comprendente la nuova sede della DG Bank, un casinò, e un blocco di 39 appartamenti, occupa sul perimetro della piazza una parcella interclusa tra l'Akademie der Künste e l'Ambasciata degli USA, entrambe di prossima costruzione. Con un'opera che capovolge la propria attitudine progettuale, fondata sulla autonomia formale dell'edificio rispetto al contesto, Gehry disciplina la ricomposizione morfologica urbana sulla pianta e sulle facciate, ma gioca sul doppio registro esterno -interno una partita "a sorpresa" per creare un evento architettonico spettacolare articolato con diversi e opposti contenuti formali.
Sull'esterno le due facciate, entrambe plasmate con la tenera e dorata Pietra di Vicenza un materiale di colore simile a quello della Brandenburger Tor, si confrontano con lo spazio urbano senza nulla rivelare degli eventi che l'edificio cela al proprio interno. Quella su Pariser Platz, scandita dalla giustapposizione di giganteschi blocchi sovrapposti, disegna una classica ed elegante composizione nella quale staticità e arcaismo sono contrassegnati dalla nettezza impressa dall'immagine trilitica del montaggio della pietra ed enfatizzati dalla scomparsa degli infissi all'interno della cortina muraria. Al contrario, la facciata su Behrenstrasse è percorsa da un potente dinamismo, rafforzato dalla fuoriuscita dall'ondulato fronte pietroso di lucenti bow window in acciaio inox e vetro che moltiplicano, per contrasto, il gioco di piani disassati. La intensa sobrietà formale della facciata, inserita nella "severa" Pariser Platz, rende ancor più shoccante, all'interno dell'edificio, la visione del "grande atrio" centrale, vero cuore della composizione. Attraverso il filtro del foyer, dove le gigantesche lastre di pietra continuano il ritmo della facciata, si accede a una lobby che immette infine nel grande ventre della "balena di cristallo".
La sala rettangolare, in corso di ultimazione, distribuisce gli uffici della banca per una altezza di sei piani, ed è chiusa in alto da uno spettacolare guscio di vetro la cui sezione variabile costruisce l'immagine di uno temi scultorei più cari a Gehry: il grande pesce. La membrana trasparente, "Atrium Skylight", formata da una maglia di acciaio e vetro a disegno triangolare sfaccettato da infiniti angoli, rappresenta forse la più affascinante "glasarchitektur" prodotta in Germania dopo il Padiglione del Werkbund a Colonia del 1914 di Bruno Taut.
Ma l'aspetto più spiazzante dell'atrio è la presenza di un secondo guscio di vetro: il "Glass Floor", l'imprevedibile pavimento, che si rigonfia come una calotta di ghiaccio sospesa tra due spazi. Un secondo "pesce" trasparente frutto di una geniale invenzione architettonica escogitata da Gehry per dividere lo spazio di pertinenza della banca dal sottostante casinò, che consente di illuminare la sala interrata e creare una doppia direzione di sguardi. Come in un gioco di "matrioske" i due "pesci", inseriti uno dentro l'altro, formano una doppia "volta celeste" che misura lo spazio tra il piano del casinò e il tetto dell'edificio dilatandolo e comprimendolo in un drammatico equilibrio di forze. Al centro delle tensioni, nello spazio interposto tra le due membrane di vetro, appare, la magnetica forma scultorea chiamata "Horse Head".
Questa gigantesca, lucente figura, che contiene al suo interno una sala per riunioni e videoconferenze, trae il proprio fascino dall'apparire contemporaneamente come oggetto arcaico e hi-tech. La forma misteriosa, evocatrice di un cranio di cavallo su cui si apre un inquietante occhio "apotropaico" è stata progettata con una sofisticata tecnica digitale e realizzata con un complesso sistema di montaggio di carpenteria metallica per essere infine rivestita con un patchwork di lucenti lastre d'acciaio.
L'interno, una affascinante caverna tecnologica rivestita di legno, munita di raffinati dispositivi per ricevere e trasmettere immagini su schermi digitali, è un capolavoro di espressionismo hi-tech.
Un ruolo non secondario nel successo di questa avvincente rappresentazione è rivestito dalla struttura dell'edificio. Nel gioco delle parti tra tipologia dell'impianto, in cui lo spazio si accorda con gli Hof berlinesi, e autonomia degli oggetti, il "grande atrio" assume il ruolo di teatro e scena fissa. In funzione di questo ruolo le pareti perimetrali, scandita dal disegno della struttura architravata, sono rivestite con pannelli in legno di Pino dell'Oregon, il quale per colore, taglio e montaggio evoca il rivestimento lapideo delle facciate e rafforza la percezione d'insieme di artefatto teatrale. L'edificio infine riserva al suo interno un'ultima sorpresa. Una terza membrana vetrata, "Housing Skilight", si estende per l'altezza dei dieci piani nello stretto spazio che divide la banca dal blocco degli appartamenti che si affacciano su Behrenstrasse: una sorta di gigantesca lente convessa che fronteggia il muro concavo di cemento e riprende, in un interstizio dell'edificio, il gioco di compressione e dilatazione degli spazi interni".

Fonte: www.archinfo.it


foto di Valeria Caramagno
foto di Valeria Caramagno
foto di Valeria Caramagno
foto di Valeria Caramagno

postato da stefania leone martedì 25 agosto 2009 alle ore 09:30    | commenti: 22 | scrivi un commento |





lunedì 24 agosto 2009

Mercato Santa Caterina


"Un tripudio di colori e di luci, una festa di gente soddisfatta e sorridente, di voci e di gesti che esprimevano consenso e partecipazione.
C'era allegria intorno, probabilmente quella alla quale Enric Miralles -scomparso nel luglio del 2000- si augurava di assistere il giorno dell'apertura del mercato alla città e ai suoi cittadini. Frammento isolato rispetto alle principali direttrici del tessuto urbano, l'Avenida Cambó, l'area nella quale il progetto si colloca, ritorna quindi a vivere dopo anni di isolamento e di emarginazione.
L'intervento, iniziato come ristrutturazione del vecchio mercato, si è esteso fino a comprendere la riqualificazione a scala urbana dell'intero quartiere, proposta sollecitata dai progettisti e ben accolta dal committente, l'Ayuntamento de Barcelona.
Il progetto, avviato nel 1997 e completato nel maggio del 2005, si mostra alla città con un linguaggio "caleidoscopico e ibrido", capace di dialogare con la storia -quella del quartiere, ma anche quella dei siti archeologici rinvenuti durante i lavori- e al tempo stesso di veicolare un'atmosfera eccentrica, variopinta, informale.
Contemporanea anche, ma non nel senso comunemente condiviso che fa dell'innovazione tecnologica, di led brillanti e figure digitali in movimento la grammatica del linguaggio architettonico delle metropoli di oggi.
Qui il senso è più colto, più sfumato, decisamente raffinato. Qui si cerca di dipingere una scena urbana unica -più che rincorrere un riferimento formale o una soluzione di tendenza-, disegnata da una varietà di scelte, anche apparentemente in contraddizione, ma facenti parte del medesimo collage, dello stesso viaggio verso l'interpretazione dell'anima della città. Anima complessa, eclettica, mediterranea, esattamente come quella che Enric Miralles e Benedetta Tagliabue esprimono nel loro progetto.
Protagonista dell'opera è la copertura (5.500 mq) che avvolge l'edificio sconfinando oltre il perimetro dell'intera costruzione (3749 mq): si tratta di un manto ondulato e coloratissimo che riproduce disegni di frutta e verdura. Un elemento di grande vivacità e di richiamo per tutta la città.
La copertura, realizzata attraverso l'assemblaggio di 300.000 esagoni di ceramica, è sostenuta da una "selva" di pilastri in acciaio che movimenta la distribuzione dell'interno.

Francesca Oddo




postato da stefania leone lunedì 24 agosto 2009 alle ore 16:54    | commenti: 3 | scrivi un commento |





domenica 23 agosto 2009

Carlo Scarpa

carlo scarpa, olivetti showroom, venice 1957-58, Foto: seier+seier+seier

fonte: http://www.flickr.com/search/?q=carlo%20scarpa&w=all


Banca Popolare in Verona. By Carlo Scarpa. Foto: SRDaly
Tomba Brion, foto: fedesnudo.
disegno di Carlo Scarpa

postato da stefania leone domenica 23 agosto 2009 alle ore 18:15    | commenti: 1 | scrivi un commento |





domenica 23 agosto 2009

Carlo Scarpa e la cura del dettaglio

Museo di Castelvecchio, Verona, 2004;Fotografia di Vaclav Sedy

« Possiamo dire che l'architettura che noi vorremmo essere poesia dovrebbe chiamarsi armonia, come un bellissimo viso di donna. Ci sono forme che esprimono qualche cosa. L'architettura è un linguaggio molto difficile da comprendere, è misterioso, a differenza delle altre arti, della musica in particolare, più direttamente comprensibili... Il valore di un'opera consiste nella sua espressione: quando una cosa è espressa bene, il suo valore diviene molto alto. »
(Carlo Scarpa, 1976)


tomba Brion, San Vito d Altivole, Treviso, 2004; Foto di Gianantonio Battistella
Fondazione Querini Stampalia, Venezia, 2004;Fotografia di Gianantonio Battistella
Carlo Scarpa - Scala sfalsata in Castelvecchio
Carlo Scarpa
olivetti

postato da stefania leone domenica 23 agosto 2009 alle ore 14:36    | commenti: 7 | scrivi un commento |





sabato 22 agosto 2009

William B. Tracy House & Garage, Normandy Park (Seattle), Washington, by Frank Lloyd Wright,1956.

foto di: dalylab

Se volete ammirare le foto di un'opera di Frank Lloyd Wright, vi consiglio di collegarvi al seguente link.
http://www.flickr.com/photos/dalydaly/sets/72157603052890435/
Si tratta di: William B. Tracy House & Garage, Normandy Park (Seattle), Washington, 1956.



postato da stefania leone sabato 22 agosto 2009 alle ore 13:04    | commenti: 0 | scrivi un commento |





venerdì 21 agosto 2009

Oscar Niemeyer: l'arte di progettare.

Teatro Popular - Niterói

LA MOSTRA
Dopo il successo della prima edizione inaugurata a Vicenza lo scorso maggio, la mostra 101% Oscar Niemeyer. L'arte di progettare “ L’architettura dello spettacolo Lo spettacolo
dell’architettura” viene ospitata presso la prestigiosa location di Palazzo Paolo V° a Benevento, dal 2 al 22 settembre 2009. Questa iniziativa, organizzata dal Comune di
Benevento e dall’Ordine degli Architetti PPC della Provincia di Benevento e curata da IEC, si inserisce nell'ambito del Festival Benevento Città Spettacolo la cui XXX° edizione
avrà luogo nella città campana dal 5 al 13 settembre 2009, e vuole celebrare uno dei più grandi architetti viventi che proprio in questi mesi sta vedendo ultimata la sua terza opera
italiana, l'Auditorium di Ravello. La mostra, che offre una panoramica sull'opera del grande progettista brasiliano, pone l'accento su due grandi suoi progetti: l'Auditorium di Ravello,
appunto, che una volta ultimato offrirà un ulteriore motivo di interesse al già famosissimo Ravello Festival, la cui parte finale si svolge in contemporanea con quello beneventino,
ed il progetto del1978 per il Teatro Comunale di Vicenza, redatto in collaborazione con l'arch. Federico Motterle e mai realizzato. Il confronto tra queste due opere, nell'ambito di un
più amplio sguardo sul lavoro di Niemeyer, produce un dialogo unico ed inedito tra il passato ed il presente dell'architettura firmata Niemeyer, offrendo importanti spunti di
riflessione sul ruolo dell'architettura contemporanea oggi.
L'inaugurazione ufficiale della mostra si terrà mercoledì 2 settembre 2009 alle ore 11:30 presso la sede espositiva di Palazzo Paolo V° in Corso Garibaldi a Benevento.
I CONTENUTI
Gli schizzi e i disegni. Il corpus di opere è assai ampio ed in parte costituito dal materiale che fu esposto nel 1994 nella mostra Oscar Niemeyer: Progetti per il Veneto; saranno
esposti studi sullo skyline di Brasilia e schizzi di singoli edifici, viste del progetto per il ponte dell’Accademia di Venezia, schizzi per mobili ed oggetti di design, oltre che quelli per il
Teatro Comunale di Vicenza ed il nuovo progetto per l'Auditorium di Ravello.
lI design. Alcuni degli schizzi di Niemeyer di cui sopra rappresentano disegni preparatori per elementi di arredo di cui un tavolo è tutt’ora in produzione ed esposto all’interno della
mostra.
Le opere d’arte. I disegni di Niemeyer saranno esposti al fianco di disegni artistici e prove d’autore dello stesso architetto, risalenti agli anni '80, a voler dimostrare il percorso
creativo che lega le opere d’arte di Niemeyer all’estetica dei suoi edifici.
L’intervista. La mostra sarà arricchita dalla proiezione di un video contenente la registrazione audio di un’esclusiva intervista rilasciata da Niemeyer nell’agosto 2008: in questo
documento unico ed inedito, montato su immagini delle sue opere a cura del video-artista Mario Franco, l’architetto espone le sue memorie di professionista di fama internazionale,
ma descrive anche il suo rapporto intimo con l’arte e la sua grande passione per l’architettura.
L’auditorium di Ravello. Fanno parte dell’esposizione alcune tavole esplicative ed un modello architettonico dell’Auditorium di Ravello, terza opera italiana di Niemeyer attualmente
in costruzione: ciò permette un confronto stilistico tra due progetti a firma dell’architetto brasiliano e distanti trent’anni tra loro, ma con varie tematiche in comune.
COMUNE DI BENEVENTO
www.comune.benevento.it/cittabenevento/home.php
ORDINE DEGLI ARCHITETTI
www.ordinearchitetti.bn.it


mostra

postato da stefania leone venerdì 21 agosto 2009 alle ore 13:30    | commenti: 0 | scrivi un commento |





giovedì 20 agosto 2009

una raccolta di disegni

copertina

Cari colleghi, vi consiglio un libro che raccoglie i disegni di otto case di Glenn Murcutt.:

Disegni per otto case
Glenn Murcutt
a cura di Nicola Flora, Paolo Giardiello, Gennaro Postiglione
prefazione di Francesco Dal Co



postato da stefania leone giovedì 20 agosto 2009 alle ore 12:52    | commenti: 1 | scrivi un commento |





giovedì 20 agosto 2009

le case di Glenn Murcutt

disegno di Glenn Murcutt

Le case di Murcutt sono la traduzione della tradizione abitativa della cultura aborigena nella nostra società contemporanea.
Le case che, accuratamente studia e disegna, sono letture di vita quotidiana scandita da singoli ambienti che si rincorrono lungo un percorso che conduce l'abitante a fruire la casa grazie ad una vera "passeggiata domestica".
Un percorso che affianca la casa e l'attraversa in lunghezza come a sottolineare il passaggio tra lo spazio esterno ed interno.
Stefania


murcutt house
Glenn Murcutt
murcutt house

postato da stefania leone giovedì 20 agosto 2009 alle ore 12:35    | commenti: 0 | scrivi un commento |





mercoledì 19 agosto 2009

RICHARD NEUTRA'S KAUFFMAN HOUSE

RICHARD NEUTRA'S KAUFFMAN HOUSE

Le case di Neutra sono un elogio alla continuità tra lo spazio interno e lo spazio esterno. Tale continuità è leggibile nella forza delle pareti che spingono verso il giardino e definiscono inaspettati ambienti domestici e disegnano il perimetro dell'area edificata.
La dimensione orizzontale è prevalente e sottolinea, come un flusso, il legame tra l'intimità del focolare e l'invaso del giardino.
I materiali raccontano la natura dei luoghi domestici resi accoglienti e naturali attraverso la scelta di opportuni oggetti di arredo.
Stefania

(Immagini: http://oklosangeles.blogspot.com/)


RICHARD NEUTRA'S KAUFFMAN HOUSE
RICHARD NEUTRA'S KAUFFMAN HOUSE
RICHARD NEUTRA'S KAUFFMAN HOUSE

postato da stefania leone mercoledì 19 agosto 2009 alle ore 19:51    | commenti: 2 | scrivi un commento |





martedì 18 agosto 2009

Richard Neutra e la connessione con la natura.

Ohara Residence, Richard Neutra

"Richard Neutra ha scritto numerosi libri approfondendo la sua filosofia di architettura. In poche parole, l'uomo pensoso, ha la necessità di una casa che contribuisca alla qualità della sua vita ed il suo benessere. La connessione con la natura è stata molto importante per Neutra, infatti, il risultato, non è stato l'architettura organica, ma le case che completato il loro ambiente naturale".

fonte: http://mcarch.wordpress.com/



Ohara Residence, Richard Neutra
Ohara Residence, Richard Neutra

postato da stefania leone martedì 18 agosto 2009 alle ore 20:49    | commenti: 5 | scrivi un commento |





lunedì 17 agosto 2009

Spazio e figura del futuro comunitario (per via di architettura)

EDITORIALE nr. 1 del 22-06-2009
Connaturato all’evolversi della socialità, a partire dal fenomeno urbano secondo origini e sviluppo, è utile considerare l’abitare heideggeriano come sintomatico di un fatto esistenziale non solo individuale ma anche collettivo, dove la città è assunta quale struttura formalmente compiuta finalizzata a rappresentarne la complessità funzionale e identitaria.

Ma nella storia recente di una città cresciuta per frammenti sempre più alienati rispetto all’idea di unità e alla logica di relazione, l’architettura tende a perdere i fondamenti del proprio ruolo strumentale, in una territorialità spesso ridotta ad indifferenziata piattaforma insediativa, nell’omologazione dei riferimenti socio-culturali, attraverso trasformazioni urbane sviluppate per eccesso di pragmatismo o velleità.

Aspetti questi, in generale, sintomatici di una generalizzata perdita di ruolo del pensiero critico-interpretativo, come dice Mario Perniola nel suo ultimo saggio, attraverso la superficialità di una mentalità miracolistica incrementata dal condizionamento formativo dei mezzi di comunicazione. Interrogarsi sul futuro comunitario dell’architettura assume allora il valore di una ricerca controtendenza che parte, parafrasando Simone Weil, dalla prima radice del significato umano che appartiene all’architettura, dove poter verificare la necessità della stessa - storicamente e contestualmente declinata - intesa quale fenomeno sociale, della comunità degli individui.

Sulla base di questo presupposto, la verifica conseguente è quella riguardante un progetto che tende a corrispondere alle singolarità principalmente attraverso la messa in forma del molteplice a cui appartengono. Ma se il dato comunitario è così importante perché così intrinseco al farsi dell’architettura, dobbiamo innanzitutto capire dove possiamo riscontrare oggi il principio comunitario, come si rivela, ma soprattutto quale ruolo può avere per una riacquisizione di senso dell’architettura a partire dal suo essere strumento per l’urbanità.

Chi sono i soggetti, quali comunità di fatto sono consapevoli e investono nello sviluppo dei propri spazi e della loro rappresentatività sociale attraverso una figurazione peculiare e corrispondente?
La materia relazionale prima della comunità è ancora declinata su spazio e figura oppure è ormai destinata a prescinderne a favore di una dimensione atopica, solo virtuale, nonchè immaginaria del rapporto sociale?
Attraverso quali luoghi, in quale ambito, rispetto a quali rapporti la forma comunitaria può ancora produrre una città dell’architettura (e viceversa)?
Il discernimento comunitario dell’architettura può essere riconosciuto tra le possibili strategie etiche del progetto?

Carlo Quintelli

fonte: http://www.festivalarchitettura.it/



postato da stefania leone lunedì 17 agosto 2009 alle ore 11:29    | commenti: 0 | scrivi un commento |





sabato 15 agosto 2009

architettura a MONTESILVANO

foto di stefania leone

Pochi scatti che restituiscono l'immagine di un edificio realizzato a Montesilvano.


foto di stefania leone
foto di stefania leone
foto di stefania leone
foto di stefania leone
foto di stefania leone
foto di stefania leone
foto di stefania leone
foto di stefania leone
foto di stefania leone
foto di stefania leone
foto di stefania leone

postato da stefania leone sabato 15 agosto 2009 alle ore 12:44    | commenti: 2 | scrivi un commento |





venerdì 14 agosto 2009

spazi sotterranei


scavare e costruire con la sabbia



postato da stefania leone venerdì 14 agosto 2009 alle ore 12:32    | commenti: 1 | scrivi un commento |



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