C' era una volta il prìncipe
dal blog architettura e arte contemporanea, di roberto guarnieri
C'era una volta il prìncipe. Ma non è una fiaba quella che stiamo scrivendo. È la narrazione semiscientifica di una realtà che ha attraversato l'arte fiorentina tra Medioevo e Rinascimento, generando un'esplosione di creatività unica al mondo per quantità e qualità. Una realtà che oggi pittori illuminati e contemporanei, come Roberto e Rodolfo Guarnieri, possono far rivivere. Con orizzonti ben più vasti della città di Firenze.
Non serve dunque viaggiare molto per ammirare le loro creazioni e respirarne le atmosfere. Chi scrive ha semplicemente visitato la bottega Guarnieri di Lungarno Cellini 39. Ma procediamo per gradi.
I grandi artisti dei secoli passati lavoravano in una società dove i vincoli erano molto più forti di quelli attuali. Linguistici, di contenuto, formali, religiosi, di potere. Eppure hanno creato capolavori imperituri, senza i quali tutto il magmatico movimento sorto dall'Ottocento in avanti, grazie – ma non solo – allo tsunami del Romanticismo, non sarebbe esistito.
E proprio in questi vincoli hanno trovato la loro “politica” dei piccoli grandi passi, immettendo via via nei propri quadri alcune novità, all'apparenza minime, ma certo di rivoluzionaria importanza.
Ricordiamo il bellissimo monologo di Gaber-Luporini del 1974 su “Giotto da Bondone”. Leggiamone alcuni stralci: “Lo vedo che disegna sui sassi (…). E pensa (...) alla possibilità di fare un cielo diverso da come lo dipingevano prima. Rinnovare tutto, e come tutti sanno queste cose si possono fare soltanto elaborando con la logica e il ragionamento (…). Il cielo, si sa, nei quadri di allora è sempre dipinto d’oro, oro zecchino, implacabile e fisso! A Giotto non sembrava tanto giusto, e qui comincia il suo tormento. Studia la duttilità dell’oro per modificarla, per portarla avanti, poi tenta un cielo... e gli viene tutto d’oro. Studia la chimica, le stratificazioni... oro un po’ più chiaro, oro un po’ più scuro, ma sempre oro! Capisce che la chimica non può risolvere il suo problema (…). Poi, gli casca l’occhio sul cielo e fa: 'Boh... a me mi sembra azzurro... Maremma maiala il cielo l'è azzurro!'".
Una rivoluzione. Come quella astronomica di Galileo con il suo 'Dialogo sopra i due massimi sistemi del mondo' del 1632.
I pittori del Medioevo e del Rinascimento fiorentino (e oltre) hanno così acquisito una capacità tecnica, creativa, tematica che non ha eguali ed inventato quel museo a cielo aperto che è Firenze. Quadri, affreschi, ritratti, scene di vita sacra o civile: palazzi, chiese, pareti e case della città del giglio si immergono nel bello.
Il prìncipe (nobile, ecclesiastico, arricchito che fosse) commissionava, pagava e liberava l'artista da ogni preoccupazione terrena. E l'artista incassava, eseguiva e ricambiava con i capolavori che conosciamo. Un rapporto che, mutatis mutandis, oggi si riscontra a questi livelli forse solo nella cinematografia. Eppure, gran parte dell'architettura e dell'urbanistica contemporanea avrebbero bisogno di un ritorno a questo salutare mecenatismo. Specchi, metalli, marmi e altezze da King Kong non bastano al benessere umano, sia esso familiare, civile o lavorativo.
Da qui nasce, tornando all'incipit iniziale, la proposta poetica di Roberto e Rodolfo Guarnieri, maestri fiorentini con opere esposte e create in tutto il mondo. Basta provare a guardarle come sovrapponendo i nostri occhi ai loro.
Occhi, quelli del Guarnieri, che scrutano un'arte che a Firenze non riesce a rinnovarsi, raccolgono i segnali che l'universo Terra manda loro, di nuovi 'prìncipi' illuminati che hanno il desiderio di sostanziare di bellezza i grandi open spaces dell'architettura del Novecento e del Terzo Millennio, magari incarnando qualche idea custodita nel proprio Iperuranio personale in un affresco o in un ciclo di affreschi che, rappresentandola, la vagheggi eterna. O quasi. I nuovi sogni di un'epoca nuova.
Sì, un giro nella loro bottega basterà per rendersi conto di come Roberto e Rodolfo Guarnieri abbiano in mano tutti gli strumenti tecnici, la cultura artistica, il gusto elegante e completo degli artisti del Medioevo e del Rinascimento e abbiano già dimostrato come, sposando il loro estro con le fantasie e le risorse di un nuovo mecenate, si possa rimediare al nichilismo architettonico spesso imperante. E basterà soprattutto a desiderare di saperne e vederne di più.
Né il loro è un mèro contratto. È anche un contratto, ma di quelli che abbinano gli intelletti e, nel vincolo deliberatamente creato dal patto fra il nuovo prìncipe e l'artista, portano ad una nuova cultura estetica di città, palazzi, uffici, musei, stadi, ospedali, di qualunque luogo in cui l'uomo, entrando per lavorare, vivere, curarsi, ricrearsi, può respirare la propria umanità o interiorizzare anche solo una parte di quella altrui, grazie alle opere dei fratelli Guarnieri. Dal loro angolo di Firenze, da questa calda bottega piena di colori, fantasia, cornici, odori, eccentriche visioni della realtà, ci siamo affacciati alle soglie di un nuovo umanesimo.
Enrico Zoi
postato da
roberto guarnieri
venerdì 12 marzo 2010 alle ore 11:24
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