
mercoledì 16 giugno 2010
ARCHITETTURA IN CONTINUITA'
dal blog RENZO MARRUCCI, di renzo marrucci
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PREMI DI ARCHITETTURA A CHI INTERROMPE I FILI CON LA STORIA...
Jean Nouvel un simpatico architetto francese vestito di nero…
Il petto di J. Nouvel, come quello di un generale … è ormai pieno di medaglie!anche lui… Evviva J. Nuovel, si capisce! Bisogna dirlo… Di fronte a tanta attribuzione di merito? Vestito di nero come in divisa contornando e evidenziando l’espressione del volto e la testa rigorosa me nte calva… fa impressione…Soprattutto poi di fronte ad un architetto che dichiara di essere in lotta contro una certa architettura di gen ere… Quale? Ci faccia sapere bene quale è il nemico di un gladiatore così pluride corato e con pari coraggio e volontà impugneremo anche noi le daghe…
Qualche perplessità emerge dalle motivazioni che non si capiscono bene! Perché si è distaccato dalla storia coraggiosamente? Perché intrepido sperimenta tagliando i ponti con il passato? “ Per la natura eclettica della sua sperimentazione”… E via giù le motivazioni che la stampa riporta a pezzi e bocconi… Oggi un architetto che è sotto il mirino dei riflet tori non può dire semplicemenete… di avere seguito in quel progetto la sua idea di architettura, perché gli piaceva così e lo sentiva così e così ha cercato di farla fino all’ultimo bullone o mattone che ci sia. Ma perché ci si deve distaccare dalla storia per avere i premi? E’ proprio una delle coordinate per concorrere ad avere il bronzo, l’oro, oppure si deve anche “essere eclettici nello sperimentare”? Perché si è in lotta contro qualche cosa che non si capisce bene che cosa sia…Forse con chi copia il passato e non lo interpreta? Oppure lo interpreta sì ma troppo arbitrariamente? O forse si è in lotta con chi ama regimi totalitari e produce una architettura celebra tiva…Distante dalla “gente” oggi si dice… ma poi quali sono? Tutti sono oggi molto democratici salvo interpretazioni restrittive a comodo e a forma della demo crazia di turno o di altre tendenze…
Non è sufficiente portare avanti una ricerca ispirata a far vivere meglio cercando di migliorare la città usando con discernimento i materiali… e non perché li devono esibire perché glielo hanno commissionato oppure imposto per avere determina ti requisiti di immagine richiesti ecc… No! Bisogna trovare motivazioni in grado di qualificare l’estremo impegno dell’architetto…Che è in moltissimi casi, una vera jattura perché costringe a dire quello che serve a motivare il perché della ricerca di una delle affermate star? Arrivata o in corsia preferenziale…O a furia di Spot pubblicitari o posizioni d’elite ben amministrate. Basterebbe rivolgersi ad un architetto bravo in grado di seguire professionalmente l’opera zio ne, di svolgerla con passione e vero spirito di ricerca e partecipazione oppure si crede che rivol gendosi a chi ha due o tre o quattro studi si ottenga il meglio del meglio?Si possa essere coperti da garanzie e da buchi nell’acqua? Possibile che si restringa sempre di più lo spettro di chi non capisce l’architettura oggi e crede che tutto poggi sul denaro e il cinismo! Possibile che la città di oggi debba sempre essere caricata di programmi che al cittadino chiedono di scansarsi sempre di più a margine…nelle periferie in degrado? E’ possibile ed è ciò che accade. Le star servono al sistema e anzi le hanno costruite loro e poi le premiano secondo un disegno che nasce nel nuovo totalitarismo della democrazia pilotata. In questo contesto, anche le star sono vittime di non avere la bacchetta magica della risoluzione dei problemi della città di oggi e in questo senso rivelano il loro stato critico. Qualcuno se ne accorgerà prima o poi. Con la creazione delle star si crea un plus-valore, un valore aggiunto se si preferisce, e chi è in grado di dare plusvalore, un feeling pubblicitario all’opera, attirare cioè l’attenzione sin dal primo momento dell’attribuzione dell’incarico, è naturalmente gradito sponsor prima che architetto del programma.
Oggi l’architetto deve avere un nome in grado di fare spettacolo da subito altrimenti l’operazione da sola parte male. Parte svantaggiata rispetto a quello che i media possono dare in più in termini di pubblicità e di visibilità. Ecco che l’operazione diviene interessante sin dal primo momento e sarà destinata a rimanerlo per tutto il tempo del cantiere e per qualche tempo dopo almeno fino al momento della resa dei conti, ma quando il Santo è passato dico no gli amici…In Italia vedi il caso della Scala ormai già vecchio, e sembra nato vecchio con il risultato che grida vendetta ma… non interessa neanche più alla stampa… Allora per plagia re l’identità milanese e placare una polemica che rischiava di diventare enorme…si son decisi a risolvere chiamando una star… Che ha dato veste camicia e pannoloni ad una opera zione che non cambia poi nella sostanza i termini del problema. Poco impor terà se dopo la realizzazione si registreranno problemi di vario genere tra chi poi la vive o la gestisce…Ormai l’effetto è consumato e chi vivrà vedrà. Chi vivrà sobbar cherà gli oneri in silenzio tanto i pro blemi… la vita sempre li produce… Tutto è nel conto sapiente fatto dagli operatori che governano la città e i suoi programmi evidentemente ben sapendo cosa su cui contare per costruire un’im magine surrettizia che va sempre a detrimento della identità e di un sano ed equi librato sviluppo urbano.
Non ho mai visto dare un premio a chi porta avanti la ricerca architettonica con un intelligente e sapiente senso organico della storia che è poi sostanzialmente la storia dell’uomo che si attua interpretando la crisi dei valori senza appiattirsi solo sugli interessi economici di una ipotetica evoluzione tecnologica… e premiare anche chi và giù o meglio sù per la corrente.
Renzo Marrucci
postato da
renzo marrucci
mercoledì 16 giugno 2010 alle ore 01:46
| commenti: 70 |
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postato da
francesco amadori
mercoledì 16 giugno 2010 alle ore 04:02
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Pare proprio che l'andazzo che tira sia quello da te descritto con sottile ed amara ironia.
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postato da
simone sindaco
mercoledì 16 giugno 2010 alle ore 12:41
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Condivido!Piu'le archistar rimbalzano,piu' si allontana la "gente"dal capire cosa è l'architettura,piu' l'architetturasi allontana da se stessa e si trasforma in un bel e costoso abito di alta moda,indossabile da chiunque ed in qualsiasi posto del mondo,al nord come al sud,dall'est all'ovest,nelle città storiche come nelle campagne,perdendo così ogni forza di carattere culturale,di identità storica ed artistica.Infine,infinite scenografie,gratuiti spettacoli necessari per giustificare affari,speculazioni dai costi esorbitanti!Naturalmente e per fortuna non sempre è così ma,questo è il piu' diffuso tra gli approcci e le ambizioni dei singoli progettisti indaffarati a colmare il propio smisurato ego,pedagogia spesso indiscussa ed ambita dai piu' giovani e dalle piu' brevi generazioni.Per essere rivoluzionari,oggi,forse bisogna essere conservatori!Maestri come Carlo Scarpa,Aldo Rossi,Arval AAlto,Adolf Loos e Michelucci ci insegnarono altro!
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postato da
Elena Fedi
mercoledì 16 giugno 2010 alle ore 13:16
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visto che avevo consigliato a Renzo Marrucci, sul profilo di FB di inserire pure qui il suo post ...è evidente che condivido il suo post .
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postato da
francesco amadori
mercoledì 16 giugno 2010 alle ore 20:46
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postato da
Renzo M.
giovedì 17 giugno 2010 alle ore 13:25
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Continuità vul dire per me andare avanti in stretta attinenza alle necessità dell'uomo...
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postato da
Renzo Marrucci
lunedì 21 giugno 2010 alle ore 15:16
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Vedo che non stimola molto il dibattito su questo sito ... Colpa mia o per il disinteresse che aleggia sui temi doloranti della professione ? Speriamo sia colpa mia ... sigh gulp, arisigh arigulp...
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postato da
Moreno Giacobazzi
lunedì 21 giugno 2010 alle ore 15:30
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La seconda che hai detto Marrucci. Il blog ha molte prefiche e pochi cultori del motto di De Coubertin (lasciamo perdere Gaber che qui ha alcuni custodi dell'ortodossia assai mordaci).
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postato da
francesco amadori
lunedì 21 giugno 2010 alle ore 16:58
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La seconda che hai detto anche a mio parere e non a causa delle prefiche di cui parla Moreno improvvisandosi arbitro morale del blog se non mio personale ma perchè hai toccato e sviluppato un argomento di massima importanza forse con più sottigliezza di altri e con il taglio. a mio parere, più giusto per un blog di architettura nel quale ragionamenti di ampio respiro anche politico e culturale centrano le questioni che ci riguardano, senza secondi fini o fini aggiunti.
Ciò che io definisco una esposizione implicita che non ricorre a trovate di facile masticazione.
Mi scuso, sono stato il primo a commentare ma in modo frettoloso, il fatto è che sottoscrivo pienamente il tuo ragionamento, oltre a considerare il tuo lavoro personale come uno dei più interessanti trovati fra le schede dei frequentatori di questo blog.
Ricordo ancora l'ultima discussione sul Pagliara del quale, a differenza di te nutrivo una buona stima e, ti sembrerà strano, ma se ci ho riflettuto a lungo è solo perche le parole avverse alla mia opinione venivano da un professionista che fa ciò che fa e non sulla base di un mero confronto di opinioni.
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postato da
Renzo Marrucci
martedì 22 giugno 2010 alle ore 10:46
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Immagino, immagino! Oggi vanno di moda i fumetti e il comico pseudopolitico o tuttologo-politico ed è una questione tipica della nostra epoca rifugiarsi nell'autoironia...esorcizzare la realtà che non piace... Se non ci si ride sopra si rischia di palesare, per chi non ha sufficiente vena critica o sarcastica, uno stato di pena che l'architetto, e non solo, non deve assolutamente far capire, palesare o altro... Questo nuovo formalismo ipocrita rende sempre di più profonda la crisi e fa trionfare la maniera arrogante e ignorante degli architetti dipendenti dai gruppi economici a danno del cittadino... e non fa emergere la coscienza che pure esiste ed è tenuta con una certa malcelata viltà sotto controllo e non è che ci voglia poi molto coraggio in realtà... solo semplicemente un nuovo tipo di sano egoismo tribale da sopravvivenza umana e culturale...
Una nuova "strazione" ad Afragola ...
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postato da
Renzo Marrucci
martedì 22 giugno 2010 alle ore 11:05
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Maniera arrogante del progettare... intendo su contenuti prettamente atipici, rifiutando ogni integrazione città-cittadino- ambiente... aumentando il distacco identitario con la realtà e isolando sempre di più ....
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postato da
Moreno Giacobazzi
martedì 22 giugno 2010 alle ore 12:24
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Riporto ed integro mio commento rilasciato su un'altro post, che mi pare pertinente rispetto al commento di Marrucci:
A mio parere invece il termine archistar ha un senso soprattutto come individuazione di una precisa categoria antropologica, che prescinde totalmente da una valutazione implicitamente critica e dalla eventuale e reale capacita' di produrre architettura. L'archistar ha assunto il ruolo di sciamano nomade, che risponde al bisogno di delega in bianco che le comunita' contemporanee esprimono, per la presunta soluzione dei loro problemi di costruzione significativa e di disegno urbano. In realtà non si chiede un progetto risolto ed efficace: si vuole invece l'archistar (o anche la presunta tale, quelli di prima fila sono spesso molto impegnati, e ci si accontenta anche di quelli di seconda, di terza, di quarta...) per coprire la propria incapacita' di governare il territorio e la sua traformazione. L'assurdita e' quella di chiamare uno specialista che in genere non sa nulla del tessuto su cui interviene - non ha tempo per approfondire, il fiume di incarichi lo opprime - che risponde per lo più con una soluzione convenzionale (anche la stravaganza e l'espressivita esasperata possono diventarlo) ed autoreferenziale (conforme allo stile di fabbrica che la comunita' si aspetta dall'archistar). Alla fine sono quasi tutti contenti: l'archistar continua a far girare la sua macchina per far soldi, le cui rotelle sono le decine, quando non le centinaia, di collaboratori che godono della loro condizione di sfruttati pur di orbitare nell'aura della loro stella. I politici traggono legittimazione dalla loro scelta illuminata, così a la page e così funzionale al bailamme mediatico nel quale sguazzano. Indovinate chi non e' contento e chi perde a questo gioco delle tre carte?
Aggiungo un dettaglio che mi pare illuminante della nostra realtà: cominciano a spuntare studi denominati "Pinco Pallo s.r.l." (dove a pinco pallo si può sostituire il nome di un archistar vero, magari giapponese, americano o similare) composti da "collaboratori" italiani che esercitano una sorta di franchising architettonico, ovviamente con la benedizione del boss: sulla D.O.C.G. dei progetti partoriti da queste succursali del genio nutro qualche dubbio, ma è sicuramente solo un problema mio.
Questo a dimostrazione che pur di avere il nome ad effetto sul cartello di cantiere ci si accontenta anche del surrogato, l'originale è un optional.
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postato da
francesco amadori
martedì 22 giugno 2010 alle ore 13:19
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Io invece penso che, poichè il termine archistar è spesso usato senza cognizione e soprattutto la cultura per dare al termine una valenza di chiara individuazione anche critico architettonica, il terminè è diventato la famosa notte delle vacche tutte nere.
Ritengo che occorra distinguere le questioni comportamentali da quelle criticho architettoniche, anche se è vero che nella stragrande parte dei casi i due fatti coincidono e prafrasando il libro di Argan, la platea delle " archistars " è la causa principale della " morte " dell'architettura, che ormai si muove su canali completamente sganciati dai contesti civili nei quali si è sempre sviluppata.
Per paradosso cito il famoso scrittore Cheryllm Chesmann, pluriassassino e grande scrittore, è un paradosso che in quanto tale non calza perfettamente, ma indica la possibilità e necessità di esprimere giudizi su differenti livelli.
Trovo invece interessante il concetto di architettura in continuità che, a mio parere, costituisce un punto di riferimento per una valutazione dello status dell'architettura oggi e del suo sganciamento dalla la società, questione alla quale anche il vecchio Gregotti, a livello teorico, sta dando il suo sempre utile contributo, fissando alcuni punti irrinunciabili, come si è letto nello stralcio critico del post di Hector di alcuni giorni fa.
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postato da
Uomo magro con cappello di paglia in testa
martedì 22 giugno 2010 alle ore 15:33
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Sostanzialmente non sono d'accordo con stesso, ma siccome questo vorrebbe dire che sono d'accordo con te, mi rimetto d'accordo con me medesimo ed alzo la necessaria cortina fumogena.
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postato da
Renzo Marrucci
martedì 22 giugno 2010 alle ore 15:36
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Vuol dire architettura spettacolo e architetto attore... cioè un fenomeno di certa tendenza che tiene la tecnologia in alto e segue ogni passo di questa e lo applica nei programmi di architettura sociale senza tenere conto delle sigenze oggettive dei cittadini e dello sviluppo della città in senso umano e sociale. E' cioè chi vive ad alto livello il programma architettonico nei canali della finanza legata alla tecnologia sperimentale sia in termini di denaro che di ricerca di individualità E NEL CULTO DI ESSA e nei toni della spettacolarità del'intervento che SI PRESTA e vive con i media. Niente di più trascinanate con la tendenza politica ed economica di oggi instillata a destra come a sinistra e fagocitata tra MOLTI giovani e uomini di potere legati a mantenere il potere, intenzionati gli uni a cavalcare stati di prestigio personale o di gruppo e gli altri a rimanere al centro dell'attenzione dei media che prediligono la notizia facile e dall'eco vasta su tutto il resto. Il cosiddetto pensiero grande che aiuta il sogno ma in realtà è slegato propone il sogno poi è il degrado vero...Potrei continuare ma questo è il fenomeno epocale credo...
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postato da
Uomo magro con cappello di paglia in testa
martedì 22 giugno 2010 alle ore 15:37
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Sorry e.c.: alla prima riga leggasi "con me stesso"
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postato da
francesco amadori
martedì 22 giugno 2010 alle ore 16:00
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Poichè noto che qualcuno fa il furbetto, nascosto nell'anonimato, pongo ad esempio, per capirci, la figura di Renzo Piano, ma il ragionamento vale per altri spesso comodamente e semplicisticamente messi nel mucchio delle " Archistars" .
Renzo Piano del laboratorio di Bari , del Beaubourg o del museo Menhill.
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postato da
Renzo P.
martedì 22 giugno 2010 alle ore 20:01
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Roba vecchia, vecchio mio, allora le archistar non esistevano e neanche il signor Piano lo era.
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postato da
francesco amadori
martedì 22 giugno 2010 alle ore 20:28
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Grazie per l'informazione, non credo che il post di Renzo meriti il tono delle tue risposte, personalmente non sto giocando e puoi risparmiarti i tuoi commenti sciocchi.
Vedo che cogli solo il senso letterale del linguaggio.
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postato da
Renzo Marrucci
martedì 22 giugno 2010 alle ore 20:39
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No! caro amico non è roba vecchia ma se permetti non te lo spiego perchè forse non lo capiresti...
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postato da
E. Petrolini Flajano
martedì 22 giugno 2010 alle ore 21:04
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Porelli... La situazione e' grave ma non seria... Tanto pe' cantaaaa....
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postato da
Renzo Marrucci
mercoledì 23 giugno 2010 alle ore 09:25
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Stando zitti come buone comari non migiora ...
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postato da
monica
mercoledì 23 giugno 2010 alle ore 13:24
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continuo a sostenere che gli architetti debbano riappropriarsi del proprio ruolo, siamo o non siamo i professionisti dell'architettura, quindi perchè non incominciare ad insegnare, o meglio ad educare il cittadino.
concordo in pieno con " le star sono vittime di non avere la bacchetta magica delle risoluzioni dei problemi della città di oggi" sono impegnate a d autocommemorarsi, sono impegnate nella ricerca di potere, sono impegnate a creare bisogni inesistenti, rispecchiano questa società, ne sono il frutto.
quindi, il cittadino non conosce condizioni diverse, si è adeguato a queste, se la pelle che gli hanno costruito è una pelle inadatta lui non lo sa.
lo hanno portato a chiedere consumi di energia sempre maggiori, ad usare il territorio con regole apparenti a crogiolarsi di fronte agli eventi, a imbarbarirsi con la tecnologia e a vivere nella ricerca di qualcosa che non giunge mai.
occorre ricostituire i bisogni reali e le archistar dovrebbero tornare a servizio del cittadino a ricercare per lui e non per le lobbys.
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postato da
Moreno Giacobazzi
mercoledì 23 giugno 2010 alle ore 16:10
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... ecco, appunto.
Condivido e sottoscrivo.
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postato da
Renzo Marrucci
mercoledì 23 giugno 2010 alle ore 19:17
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Certo dovrebbero ! eccome se dovrebbero ! ma forse è ingenuo pensarlo poichè la ricerca non più orientata sul cittadino e sulla città a misura d'uomo e questa tendenza ha prodotto una pseudo cultura sostenuta dalla maggior parte di chi non ha interesse a cosiderare il cittadino come una entità
sociale ed umana. Lo scadimento non avviene per la cattiveria di alcuni ma per una tendenza indotta a sfruttare il territorio con eclatanze precostituite sulla mercificazione del valore, del valore appunto. Ci si preoccupa dei media e dell'opinione generale che viene formata dai media e non sulla realtà dei rapporti che si vivono, relegando la vita ad un livello di parzialità e di importanza che permette la formazione di economie precostituite e non fondate su unacrecsita commisurata ai beni e ai valori della vita degli uomini. Questolivello deve essere baipassato per offrire emergenze
basate sul sogno offerto dalla tecnologia e questo non è un frutto vero e sano è l'espediente di un calcolo sconomico a cui si prestano alcuni architetti tradendo la loro natura di servizio all'uomo, e alla città. Il progetto non nasce più dall'uomo ma dalla necessità di creare sogni e diversità non provata e sperimentata quindi irreale e in cpmplicità con una tecnologia caduca, fondata sul consumo... e sulla perdita dei valori...
Tornare al servizio del cittadino chi guadagna cifre esorbitanti ????
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postato da
Moreno
mercoledì 23 giugno 2010 alle ore 20:09
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Il problema è politico e culturale, come si diceva nei "dibbattiti" degli anni 70.
Sono d'accordo con Marrucci sul fatto che non saranno mai le archistar (uso in modo convinto questo termine, riferndomi al connotato sociologico ed antropologico che gli ho attribuito in altri post e commenti) a fare marcia indietro.
Il problema è politico perché le comunità, e soprattutto i loro rappresentanti, devono tornare ad una consapevole capacità di scelta dei soggetti a cui delegano la trasformazione del territorio e dei luoghi della città; le modalità di selezione devono privilegiare aspetti programmatici chiari e coerenti con valori reali di convivenza, qualità e sostenibilità, uscendo dalla logica del marketing urbano e della spettacolarizzazione.
Il problema è culturale perché i teorici dell'architettura, i critici e le riviste devono uscire da questa centrifuga autoalimentata e cominciare a stigmatizzare chiaramente la gratuità e la stupidità di certi interventi: la critica architettonica inglese parla da tempo di "bombastic architecture" e cerca in altre direzioni alternative al perenne can-can che si è ormai determinato a livello mediatico.
Io parlo di "architectural wrestlers", riferendomi all'esibizionismo becero che ha preso ormai la mano anche ad architetti intelligenti che, all'inizio della loro carriera, avevano fatto presagire grandi capacità di ricerca e di risposta ai problemi urbani. A mio parere siamo nel pieno di un'ennesima ondata manierista, una sorta di international style cocainomane che si autolegittima in un vortice di soldi alimentato dai grandi poteri finanziari: questi ultimi, per sopravvivere, hanno bisogno di un flusso continuo di immagini, più che di architetture, adrenaliniche ed anabolizzate, per continuare a gonfiare, possibilmente in perpetuo, la successione di bolle speculative che sostituiscano quelle via via esplose in precedenza. Il problema è che a volte queste immagini vengono costruite e se ne stanno lì, come carcasse spiaggiate sulla riva della contemporaneità.
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postato da
ELENA
mercoledì 23 giugno 2010 alle ore 22:10
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BELLISSIMA questa definizione :" una sorta di international style cocainomane che si autolegittima in un vortice di soldi alimentato dai grandi poteri finanziari" !
Effettivamente certe architetture dello FAMO STRANO sembrano create sotto l'effetto di droghe pesanti !
Condivido anche il parere di Moreno che il problema è politico e culturale .
Già in alcuni miei post dicevo che si chiamano " i grandi nomi " per legittimare operazioni di trasformazione del territorio che,altrimenti, non sarebbero accettate e non solo dai cittadini ma anche ,a volte, dalle Sovrintendenze . Pochi sono i sindaci che percorrono altre strade ...è un vezzo ormai .
E ,dato il loro livello culturale,a volte basso ...non si rendono neppure conto di quando una " star " gli rifila un prodotto scartato da altri ,in luoghi diversissimi .....
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postato da
Francesco amadori
mercoledì 23 giugno 2010 alle ore 22:59
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Mi permetto di far notare che gli appunti di Renzo, di Moreno e di Elena non sono la stessa cosa, trovo profonde differenze fra i tre approcci al problema, è un pò tardi e mi riservo di entrare nel merito prossimamente con osservazioni personali.
Per ora mi limito ad osservare che le diversità sono molto più significative dei punti di contatto.
Come è giusto che sia fra soggetti che hanno storie e pratiche e culture diverse.
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postato da
Renzo Marrucci
mercoledì 23 giugno 2010 alle ore 23:45
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Bene! aspettiamo la tua osservazione !
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postato da
Moreno
giovedì 24 giugno 2010 alle ore 06:54
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postato da
francesco amadori
giovedì 24 giugno 2010 alle ore 08:02
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Non è mia intenzione illuminare alcuno, mi basterebbe già illuminare me stesso.
E mi auguro che il tema proposto da Renzo non generi il solito gioco personalistico di affermazione di se stessi a tutti i costi, perchè sarebbe tradire la posta in gioco ( ciò di cui si tratta ), ma una seria discussione.
Quindi una prima considerazione che mi riporta pari pari alle discussioni sul ruolo dell'architetto, dell'architettura , e di quella strana cosa che era l’urbanistica che proprio in quegli anni cercava di essere qualcosa di più di un codice di regole la cui vitalità si era spenta dopo i primi esperimenti razionalisti e neorealisti dell’immediato dopoguerra , discussione appunto alla ribalta nelle facoltà di architettura negli anni 60 e 70, in ciò trovo interessante il richiamo di Moreno.
Come se si ripetesse qualcosa di già visto e vissuto, mutatis mutandis, ( la società nella quale viviamo ora è profondamente diversa, ma i prodromi c'erano tutti ) , ma che per diverse cause ha subito un rapido abbrivio e snaturamento e non ha portato i frutti attesi, al punto di ritrovarsi al punto di partenza e purtroppo non più vergini.
Tanto è vero che siamo ancora qui a parlarne, taluni come se si trattasse di un fatto novissimo, altri con memoria abbastanza lunga, o disarmati e disillusi per questo ripetersi quasi irreparabile, o a tentare di capire seriamente e non alla “ provaci ancora Sam “.
Dire che ho trovato diversi accenti su uno stesso tema per me è riportare alla memoria gli stessi accenti di quegli anni, alcuni dei quali, con tutte le ottime intenzioni dei protagonisti, sono anche la concausa di quella disfatta alla quale ho accennato e che si traduce nel dover ripercorrere la stessa strada per la seconda.
Se spesso sono stato polemico su questo blog è proprio perché ho visto tornare alla ribalta certi comportamenti e proporre certe soluzioni che non mi piacquero allora ed a maggior ragione non mi convincono ora, prendete ovviamente questo appunto con il carico della mia soggettività, e non come presunzione di illuminazione.
Dovevo dire ciò a premessa delle considerazioni che intendo fare con un post di approfondimento e l’argomento è troppo importante perché lo affronti con qualcuna delle solite battute, comunque grazie a Renzo ed anche a Moreno per questo spostamento di interesse su questo Blog su temi di grande importanza per la nostra vita di architetti e cittadini.
Spero solo che si eviti, almeno per una volta, il solito massacro che tutti conosciamo.
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postato da
lucio tuzza
giovedì 24 giugno 2010 alle ore 08:46
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Concerto per viola, violino e violoncello.
Il teatro è pieno in ogni ordine di posti.
Ultimi colpetti di tosse...
Il concerto sta per cominciare.
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postato da
Renzo Marrucci
giovedì 24 giugno 2010 alle ore 09:53
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Quale concerto Tuzza ? Liberi di dire ma se è possibile con senso di responsabilità... si può nel confronto offrire una ricchezza di opinioni anche diverse tra loro ed è il dibattito che aiuta a far emergere i problemi ... La frustrazione aiuta solo a farli affondare e a diffondere pessimismo... e allora diventa cattiveria ... inutilità ...
Se si riflette sul fenomeno si riscatta la coscienza e talvolta questo aiuta ... anzi aiuta!
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postato da
lucio tuzza
giovedì 24 giugno 2010 alle ore 10:15
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No no.
Sto seguendo con molto interesse (non avendo adeguate competenze, non intervengo) il vostro (Marrucci, Amadori, Giacomazzi) (finalmente) parlare di Architettura (finalmente) .
Amadori ha annunciato un prossimo intervento sulle tre diverse posizioni sull' argomento.
Nella mia mente perversa, le tre posizioni erano diventati tre strumenti ( viola, violino, violoncello) e mi ero messo nella posizione di chi si accinge ad assistere ad un concerto.
Tutto qui.
Il termine "concerto" non era certo spregiativo (amo tutta la musica)
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postato da
Moreno
giovedì 24 giugno 2010 alle ore 10:30
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Lo sappiamo, Tuzza, che sei un vero epicureo.
Giacomazzi sarà stato tuo nonno...
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postato da
lucio tuzza
giovedì 24 giugno 2010 alle ore 10:50
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scusa Moreno se ho involontariamente storpiato il tuo cognome..dovrò fare più attenzione.
Se a qualcuno interessa ...Mio nonno è morto cadendo dalle scale ubriaco.
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postato da
francesco amadori
giovedì 24 giugno 2010 alle ore 10:57
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Proprio come è morto Grosz, attento Moreno
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postato da
Moreno
giovedì 24 giugno 2010 alle ore 10:58
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Intuisco una certa coerenza famigliare...
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postato da
Renzo Marrucci
giovedì 24 giugno 2010 alle ore 11:06
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postato da
lucio tuzza
giovedì 24 giugno 2010 alle ore 11:09
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Sbagli Moreno..io bevo poco e prendo sempre l' ascensore.
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postato da
Renzo Marrucci
giovedì 24 giugno 2010 alle ore 11:19
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Gentile Tuzza se vuoi seguire il blob ti sarò grato ma non ritenerti obbligato a farlo ...
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postato da
francesco amadori
giovedì 24 giugno 2010 alle ore 11:21
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Per Renzo, una digressione scherzosa, nata da un post di pochi giorni fa su Gorsz Lombroso e Moreno, mi stavo gustando un buon caffè fatto in casa .
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postato da
Renzo Marrucci
giovedì 24 giugno 2010 alle ore 11:38
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Se il dibattito stanca pazienza si può capire... SI POSSONO COMUNQUE TROVARE LE FORME DI INTERVENTO PIù CONGENIALI... ma se manca il rispetto allora...
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postato da
lucio tuzza
giovedì 24 giugno 2010 alle ore 12:23
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@gentile Marrucci, seguire il blog è per me un piacere e non un obbligo.
Deve però sapere che, partecipando, nel tempo si creano anche conoscenze simpatiche e anche amicizie con cui a volte è piacevole scherzare.
Poi si può tranquillamente tornare a parlare più seriamente.
Questa mattina non ho visto interventi particolarmente interessanti e mi sono quindi permesso quella variazione sul "concerto".
Lontanissimo dalle mie intenzione mancare di rispetto a chicchessia.
Resto in attesa di leggere, con interesse, lo svilupparsi del vostro confronto.
Ed ora mi taccio.
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postato da
monica
giovedì 24 giugno 2010 alle ore 14:04
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postato da
Renzo Marrucci
giovedì 24 giugno 2010 alle ore 14:07
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Gentile signor Tuzza se ritiene di partecipare nel blob da me inserito per cortese richiesta di una collega le sarei grato lo facesse seriamente e con animo rispettoso. Faccia un suo blob e vedrà che avrà da me il massimo rispetto per la sua scaletta! Immagino che lei comprenda e anche se non condivide abbai pazienza ... Grazie!
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postato da
ciro
giovedì 24 giugno 2010 alle ore 19:49
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@ Marucci
OGGI è la storia del domani,
Grande sarà colui che farà parlare di sè, perchè le Parole di chi parla oggi, sono Parole che resteranno di oggi.
p.s. La storia (continuità) sarà propio questa rottura? la continuità potrebbe essere banale
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postato da
Renzo Marrucci
giovedì 24 giugno 2010 alle ore 22:58
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Oggi non è la storia di niente... avrà sbagliato citazione pazienza. Domani vedranno gli altri le cazzate che si fanno oggi ma devono diventare storia e ci vuole il tempo di capire...
Mi rendo conto che lei ha una idea della storia abbastanza vaga e sommaria e forse non ha il tempo di capire... cioè storicizzare... pazienza!
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postato da
massimo battaglio
venerdì 25 giugno 2010 alle ore 09:44
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E' una riflessione difficile. Per questo ha fatto fatica a decollare.
Mi è venuta qualche idea banale questa mattina, sentendo un intervento di Carlo Petrini che apparentemente non c'entra niente.
Mi collego ad un interessante pensiero di Moreno, che sottoscrivo in pieno:
"L'archistar ha assunto il ruolo di sciamano nomade... l'assurdita e' quella di chiamare uno specialista che in genere non sa nulla del tessuto su cui interviene"
Il fenomeno delle archistar procede parallelamente con la globalizzazione dell'economia (e non c'entra niente con la presunta globalizzazione della cultura). Nasce dall'inedita possibilità, data ad alcuni studi di dimensioni ciclopiche, di operare indifferentemente su tutto il pianeta.
Peccato che non ci sia nulla di più "locale" del territorio.
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postato da
Renzo Marrucci
venerdì 25 giugno 2010 alle ore 12:21
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E' oviamente l'alveo della globalizzazione che procura le condizioni di un effetto esaltante e fagocitante in tutto ciò che espressione umana e sociale in architettura ma... quì è il bello : come scindere la cultura ? Credo non sia onestamente possibile ... almeno quella finanziata e che fa parte del mondo economico mondiale e anche in parte localizzato. Scindere cultura e architettura è poi davvero singolare ...
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postato da
Renzo Marrucci
venerdì 25 giugno 2010 alle ore 12:38
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La rilfessione non è difficile è interessante ma ammette un certo senso di responsabilità sul modo di considerare l'architettura, cioè l'impegno o il disimpegno attuato tramite una fantomatica ricerca slegata dai temi della vita e della città attuale per seguire la ricerca tecnologica che oggi è una ricerca più fondata sul fare in quanto tale che per il fare in funzione di risolvere i problemi della società e dell'uomo. Una architettura di coscienza o una architettura libera da tutto e tutti ? Che pure avrà il suo fascino ma che infervora li per lì ... quindi rivela mancanza forti e caducità nell'interpretazione delle istanze socilai e locali che poi sono elementi della realtà che non possono essere disattesi semmai migliorati nella continuità... evolvendo ed interpretando la cultura e identità locali ?
Un interessante interrogativo può essere : La hadid progetta una stazione ad Afragola ma come lo fa?? Seguendo un suo modo di fare che pone istanze fuori dell'identità locale. Desiderio di diverso?
Oppure di che? Cosa maschera questa interpretazione architettonica e la scelta conseguente di questo tipo di architettura ?
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postato da
ma!
venerdì 25 giugno 2010 alle ore 13:05
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perchè sprecare il proprio tempo per testimonianze così ovvie.
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postato da
Renzo Marrucci
venerdì 25 giugno 2010 alle ore 15:39
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Caro ma! se tu pensi che siano ovvie mi fa piacere... purtroppo non lo credo, anzi ho la prova che non siano per nulla così ovvie. Credo che discuterne sia invece importante e interessante e poi non prende così tanto tempo come pensi tu... al contrario viene semplicemente spontaneo confrontare la propria opinione se si è seri e si hanno a cuore le problematiche della nostra materia oggi. Sarà utile ? Domanda superflua se alcuni leggono come leggono opinioni a confronto...
Un saluto al signor "ma" che per qualche motivo ignoto ha problemi di nome e cognome.
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postato da
massimo battaglio
venerdì 25 giugno 2010 alle ore 16:32
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Non ti preoccupare Renzo.
Non ci si può aspettare che chi è abituato a pensare in termini di "tre-camere-tinello-cucinino-ingresso-bagno-ripostiglio-ampioterràzzo", capisca che cosa si intende per ricerca sui temi dell'abitare
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postato da
Renzo Marrucci
venerdì 25 giugno 2010 alle ore 20:40
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Il banale quando è autentico a volte offre la possibilità si spiegare ...
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postato da
Renzo Marrucci
sabato 26 giugno 2010 alle ore 10:24
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Continuità vorrebbe dire andare avanti interrogandosi e cercando risposte sul rapporto uomo e ambiente, città e amore del presente per il futuro della vita... pare che qualche cosa si sia interposto in questo procedere e che dipenda soprattuto dalla cattiveria dell'uomo piccolo che influenza tutti o quasi... in una certa misura. L'uomo piccolo che pensa a usare in base alla sua avidità e non vuole che altri gli diano fastidio in questa sua ricerca personale di spettacolarità edonistica ... La parte piccola di noi aspira, respira e sente l'odore di qualche cosa che l'attira ... più respira l'aria vana della celebrità o del potere... anche piccolo... più si sente bene e giustificato a se stesso... finge umiltà ma è un dovere più che un piacere e come piacere raggiunge o cerca il massimo della sua grandezza... molti ci provano anzi oggi moltissimi... dimenticando che questa ricerca interrompe la continuità come prima si diceva e la ricerca si propone solo nella gigantesca massa delle scorie di ogni genere e tipo che non riusciamo a smaltire... il risultato è quello che poi si vede... la corsa non può durare più del tempo della vita e allora spendono la vita degli altri... ed è quello che accade... anche in architettura come specchio della società che avanza interrompendo i fili con la storia....
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postato da
Renzo Marrucci
sabato 26 giugno 2010 alle ore 18:25
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Hadid sostiene che la storia non deve legare la nuova spinta verso il futuro dell'architettura... così dice all'inaugurazione del Maxxi a Roma. Infatti non si tratta di legarsi alla storia ma di dialogare con la storia pensando che il presente non sia necessariamente una interruzione. Si tratta di fare una cosa forse più complessa e più ragionata, più vicina all'uomo e alla natura della realtà sia urbana che territoriale... considerando che l'architettura è sempre il luogo della vita che in quanto tale non ammette sperimentazionismi solo perchè la tecnologia lo sostiene...che finisce poi sulla pelle della città e del cittadino. Si tratta di avere coscienza che il nuovo per essere davvero nuovo non è necessario che entri in contrasto con il presente fornendo immagini e forme solo perchè la tecnologia si sperimenti in avvenirismi improbabili, senza una effettiva ricerca di futuro. Il sentimento di chiarezza, in questo contesto, è che non è l'uomo che deve adattarsi alla nuova architettura imposta, ma è questa che deve fornire risposte adeguate alle necessità di una cammino che sia consapevole risposta agli elementi della vita che vanno avanti nella nostra struttura urbana e territoriale, in armonia, se è possibile, e senza concedere individualismi esasperati... come accade per mano di alcune individualità che vivendo in questa realtà più che preannunciare il futuro confondono il presente.
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postato da
monica
lunedì 28 giugno 2010 alle ore 12:04
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@Renzo Marrucci: leggendo l'ultimo tuo post, avevo innanzi l'immagine del mio territorio e mi è sorto un dubbio. Abbiamo da una parte le grandi architetture avveniristiche delle archistar, contenitori di vita sociale, dove il cittadino cammina al suo interno godendo della magnificenza e sentendosi schiacciato da cotanto ardire tecnologico, dall'altra la vita quotidiana rappresentata da un inferno di straducole buttate lì alla bene meglio dallo scorporo degli oneri, dalle famose casette a schiera, che onestamente "non se possono guardà".
Allora, da cosa è dato questo scollamento, volontà di individualismi, interesse da parte delle committenze pubbliche di autocommemorazione o livello culturale decaduto?
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postato da
Renzo Marrucci
lunedì 28 giugno 2010 alle ore 14:54
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L'ultimo rigo e mezzo che hai scritto senza dubbio con in più cattiva volontà amministrativa che è poi quello che già dici.
Scollamento o discontinuità, interruzione o cattiva volontà di rapporto con la città di cui non interessa nulla anche agli amminsutratori... Valori errati divulgati e eletti a sinonimo di modernità nagari prendendo a prestito fantomatiche ragioni di futuro per evitare la coscienza pubblica e perpretare segni eccellenti che di eccellente hanno solo l'affare per quello che tira e quando tira...
Dopo un pò però cade il silenzio su queste operazioni e si amministrano le ragioni di una volontà
tutta esteriore ... che produce disfunzioni ineliminabili se nonsenza danni uletriori...
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postato da
monica
lunedì 28 giugno 2010 alle ore 15:07
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Tu dici che " dopo un po' cade il silenzio" , io sostengo che tutto è dovuto a cattiva conoscenza, i molti non sanno. Non sanno che può esserci meglio, che l'architettura serve a migliorare la condizione umana, che architettura non è un bell'oggetto in mostra, può essere anche questo ma non solo questo.
Intorno a me, non c'è conoscenza di qual'è il compito di un architetto, e ritornando a monte, le archistar avvalorano questo scompiglio.
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postato da
Renzo Marrucci
lunedì 28 giugno 2010 alle ore 19:43
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Silenzio omertoso anche dal punto di vista critico e culturale perchè manca il coraggio di fare una lettura onesta e lungimirante dell'architettura rispetto alla città e alò cittadino per non inimicarsi amministrazioni o gruppie economici. Quando si investono tanti denari spunta un incondizionato amore che fa chiudere occhi e sentimento ad un largo e folto spettro di pseudo umani o parzialmente tali. Il silenzio come forma ultima di pudore... silenzio di tomba salvo chi è rimasto deluso e qualcheduno che ha un ritorno di coscienza armai raro.
L'architettura serve soprattutto a migliorare la condizione e la conduzione umana... e se funziona davvero è bella perchè funzione bene... interpretata sulle necessità dei cittadini risponde sempre alla necessità del vivere ... Poi è anche bellezza... una bellezza profonda che deriva dall'integrazione dell'uomo sul territorio... ne sprigiona e armonizza la qualità .
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postato da
monica
martedì 29 giugno 2010 alle ore 11:06
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Ammesso che siamo daccordo nell'osservare quello che "innanzi ci appare". Come si può agire?
E' questo che vorrei risolvere, come lanciare un sassolino nel lago?\
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postato da
renzo marrucci
martedì 29 giugno 2010 alle ore 16:50
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La prima cosa è parlare discutere quindi scrivere ma non stare in silenzio rassegnato perchè così va il mondo... La forza dell'idea muove il mondo più del portafoglio...
Accettare il confronto con la realtà... consapevolmente alla forza dell'uomo, alla sua possibilità di essere e di esistere ...
Le idee si formano e si muovono, camminano dentro di noi e fuori di noi... E' sufficiente osservare le cose e cercare capirle, formarsi una coscienza dei valori...
Più si estende la coscienza critica più gli occhi della gente e delle persone si aprono e si aprono anche gli orecchi e qualcuno vorrà ascoltare e poi capire ....
Certo il denaro apre le porte dichi è insoddisfatto o ama il potere ... ma poi si sbattono sulla speranza del futuro e si chiuderanno poi sui nostri figli e su tutti quelli che amano la vita e la pensano come un valore ...
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postato da
Renzo Marrucci
sabato 3 luglio 2010 alle ore 08:32
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La nostra vita e la nostra esistenza sono parte della temporaneità della vita e della esistenza del mondo ... già è una fortuna farne l'esperienza in qualche modo... non è necessario disprezzarne
l'assunto con il narcisimo o la voglia astratta di dimostrare una presenza praticando l'invidia o l'imbecille volontà di affermazione senza una coscienza dei valori. Guardare di più fuori di noi per avere consapevolezza di ciò che accade e prendere posizione è coltivare un valore di vita... che ci porta adesprimersi senza giocare con le cose... il gioco è un fatto personale intimo e personale ...
L'architettura non è un gioco è una cosa seria E COLLETTIVA nonostante la vogliono far diventare un gioco di individualità egoiste, narcise... che hanno perso di vista la nobiltà o la necessità superiore di vivere in una città a misura d'uomo. Sulla città si va vanti senza misura, come se fosse una realtà sconfinata che non conosce più la propria storia e la propria realtà... Il gioco ottuso di chi produce denaro ha preso il sopravvento ... ma tocca sempre agli uomini di ricondurre alla coscienza...
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postato da
Renzo Marrucci
domenica 4 luglio 2010 alle ore 09:37
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Città a metro ... naturalmente quadrato...
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postato da
renzo marrucci
lunedì 12 luglio 2010 alle ore 16:24
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Proporrei l'uso del metro umano, quello che c'era prima che diventasse quadrato ad opera di qualche
speziale...
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postato da
renzo marrucci
sabato 24 luglio 2010 alle ore 13:33
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Anche la pittura naturalmente a centimetro quadrato ... e mi domandavo se la scultura potrebbe essere valutata a centimetro cubico come lo sviluppo dimenzionale ammetterebbe ...
Chissà se molte delle archistar aspirano a questo? Oppure si rassegnano al normale sviluppo consueto del mercato edilizio... ?
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postato da
Renzo Marrucci
lunedì 26 luglio 2010 alle ore 09:31
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Finalisti nello STIRLING PRIZE :Hadid e Chipperfield ... Andate a Salerno a vedere i progettoni di S. e poi andate a Roma a visitare il Maxxi... dentro a queste vacanze... se volete naturalmente, il mio è un umile invito...
Il ballo delle archistar è ormai vetero consunto ma si continua a produrre inerzia dovuta esenzial
mente alla stanchezza delle accademie che per continuare a ballare il tango in versione plastici
zzata muovono i fili del paradosso ostinato e privilegiato dello straballo da palcoscenico della vecchia e "nuova europa" che comanda...
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postato da
Renzo Marrucci
mercoledì 4 agosto 2010 alle ore 15:01
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Se la ricerca architettonica deve andare verso gli interessi delle finanziarie... dei gruppi immobiliari
allora abbiamo, hanno deciso... il futuro : che non è solo nello squallore garantito ai cittadini ma nell'affermazione di una generale maggiore diffusione dell'imbecillità ... e quindi tutto sarà più sereno ...
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postato da
renzo marrucci
mercoledì 13 ottobre 2010 alle ore 14:25
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Renzo Piano sa cantar Messa ... questo si!!
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postato da
Renzo Marrucci
martedì 19 ottobre 2010 alle ore 13:24
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Renzo Marrucci risposta a Reinhard
Ritengo che tanta confusione di oggi nella ricerca dell'architettura contemporanea sia dovuta ad un sistema obsoleto e mal diretto dell'insegnamento dell'architettetura delle scuole italiane in primo luogo e poi anche in parte di quelle eur...opee... e sulla comprensione dei problemi esistenti che si delineano sempre più gravi all'interno della città degli uomini. Non ritengo giusto che le giovani generazioni degli architetti escano dalle università senza alcuna volontà critica verso la società che progetta e costruyisce oggi la città. Senza alcuna preparazione critica sui temi dell'architettura e della città. Senza avere una efficiente preparazione artistica e una capacità grafico manuale nel gestire la materia del corpo materiale e dello spazio. senza una adeguata cosci
enza della storia che è la tradizione ereditata dall'uomo nella cultura della città.
Io sono per il recupero dell'idealismo in architettura come matrice del recupero della cultura architettonica e della sensibilità in materia di organizzazione della citta e del territorio aderente ai temi della realtà...
a cui la cnologia deve rispondere e non prevaricare ...
Il tema dell'ambiente è oggi prioritario ma non vedo e non ho notizia di una vera ripresa della cultura dell 'ambiente dentro la scuola e all'interno della società... specialmente di quella italiana.
Il rapporto tra integrazione architettonica e ambiente è prioritario ma si continua a fare leggi incredibilmente confuse per favorire le scappatoiie più umilianti che inibiscono lo sviluppo positivo del nostro territorio e per la città... occorre una presa di coscienza chiara e coordinata della cultura architettonica che argini il proliferare delle cosiddette archistars ridimensionandone il fenomeno e il loro potere contrattuale progettuale sistematico e potente inferto alla sociatà dalla spettacolarizzazione.
Io credo in una progettazione ispirata strettamente alla risoluzione dei problemi attuali nella città e nell'euilibrio del suo sviluppo periferico secondo canoni di educazione morale e civile che si può operare solo con una architettura seria e ottimizzata delle funzioni sociali e pubbliche indipensabili sviluppare la realtà funzionale della città. Sono per un territorio usato a misura consapevole dello sviluppo umano e sociale... dove l'interesse civile sia preordinato e controllato. Per tutto questo io credo fermamente che occorra lavorare sui giovani e da molto prima della esperienza universitaria se vogliamo davvero innescare un rinnovamento della società e per riportare lo sviluppo urbano in termini di vivibilità e formazione civile accettabile.
La creativita dei nostri ragazzi è meravigliosa e basta oraganizzare la scuola per sviluppare un adeguato rapporto tra insegnante e studente senza esercitare la stupida compressione dovuta all'immissione di regole sbagliate associate ad un sistema vecchio e arido come quello che è venuto configuarandosi oggi fondato in tanta parte del sistema educa
tivo di oggi... Ritengo che sia necessario operare anche sugli insegnanti per adeguarne la formazione in senso evoluto e aperto per dargli la forza necessaria a sentire il nuovo che la società propone.
Milano, 17.08
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