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Elena Fedi
sabato 18 aprile 2009 alle ore 18:25
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Concorso: UNA IDEA PER LA RICOSTRUZIONE: proposte per l’emergenza
Presentazione:
Le rivista PresS/Tletter e The Plan con il supporto dell’InArch, l’Istituto Nazionale di Architettura, bandiscono il concorso UNA IDEA PER LA RICOSTRUZIONE: proposte per l’emergenza. L’iniziativa ha lo scopo di sviluppare proposte per l’habitat temporaneo in situazioni di emergenza con particolare riferimento al recente terremoto in Abruzzo. L’obiettivo e' pensare a strutture temporanee per garantire l’habitat che poi possano essere smontate e riutilizzate in altre situazioni di emergenza oppure facilmente riciclate, diventando parte del nuovo tessuto edilizio urbano.
Modalità di partecipazione:
La partecipazione è gratuita ed aperta a chiunque. Il materiale deve essere inviato all’indirizzo e-mail: presstletter@libero.it entro il 9 giugno 2009.
L’oggetto della e-mail deve essere: UNA IDEA PER LA RICOSTRUZIONE: proposte per l’emergenza.
Nella mail i progettisti dovranno dichiarare, assumendosene la responsabilità, che il materiale è di propria ideazione e che su di esso non vi sono diritti di terzi.
Come ricevuta verrà inviata mail di risposta.
Esclusione:
Sono esclusi dalla partecipazione i membri della giuria.
Elaborati:
La presentazione avviene in forma palese, indicando il nome del progetto e del gruppo partecipante sull’elaborato. E’ ammesso un unico progetto.
Non si richiede un progetto esecutivo ma solo elaborati esplicativi dell’idea progettuale.
Si devono presentare: gli elaborati grafici (in formato .pdf), un’immagine del progetto (in formato .jpg), la relazione illustrativa del progetto (in formato .doc) e la scheda con i dati anagrafici dei progettisti (in formato .doc).
Gli elaborati grafici saranno presentati in uno/due fogli A3 (in formato .pdf, peso massimo 1,5Mb per foglio; nome file: nomegruppo_1.pdf , nomegruppo_2.pdf)
L’immagine dovrà essere in formato .jpg, peso massimo 200kb, dimensioni 400x600 pixel, risoluzione max 72dpi; nome file: nomegruppo_3.jpg .
la relazione illustrativa avrà una lunghezza massima di 5.000 battute (in formato .doc); nome file: nomegruppo_4.doc .
la scheda con i crediti presenterà i nomi dei progettisti ed il recapito – telefonico, postale ed e-mail- del capogruppo al quale fare riferimento (in formato .doc); nome file: nomegruppo_5.doc
Scadenza
Gli elaborati dovranno essere inviati entro le ore 24 di martedì 9 giugno 2009
Selezione:
Il concorso è articolato in due fasi. Nella prima verranno selezionati i dieci finalisti. Nella seconda proclamati i vincitori.
Giuria:
Le giurie delle due fasi saranno così composte:
Giuria della prima fase:Diego Barbarelli, Giulia Di Matteo, Zaira Magliozzi, Giulia Miura, Santi Musmeci, Francesca Oddo, Ilenia Pizzico, Federica Russo, Marco Maria Sambo,
Giuria della seconda fase: Mario Cucinella, Odile Decq, Hans Ibelings, Lucio Passarelli, Nicola Leonardi, Luigi Prestinenza Puglisi.
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Elena Fedi
sabato 18 aprile 2009 alle ore 18:26
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Premi:
I progetti vincitori saranno presentati in un convegno pubblico e pubblicati su presS/Tletter, su The Plan e sul sito InArch. Al primo premio sarà assegnato un rimborso spese di €1.000,00 e al secondo e terzo di € 500,00
Avvertenze finali:
Partecipando al concorso i concorrenti accettano e autorizzano la pubblicazione su PresS/Tletter (newsletter , presS/Tmagazine e sito www.presstletter.com) , sulla rivista The Plan (www.theplan.it), il sito dell’InArch (www.inarch.it ) e su un eventuale catalogo che potrà raccogliere gli elaborati del concorso. La partecipazione è gratuita: oltre ai rimborsi spese di cui sopra non è previsto alcun compenso ai partecipanti. PresS/Tletter e The Plan si riservano, per fondate ragioni (quali, per esempio, la non attinenza con il tema), il diritto di non pubblicare i progetti pervenuti e di non inserirli nella selezione.
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Elena Fedi
sabato 18 aprile 2009 alle ore 18:31
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Volevo inserire il testo del bando direttamente come allegato ma non mi fa accedere ad OVW
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open virtual
sabato 18 aprile 2009 alle ore 18:35
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Elena Fedi
sabato 18 aprile 2009 alle ore 18:40
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Se però questi di archiportale non riparano il blog è un casino ....scriversi !
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francesco amadori
sabato 18 aprile 2009 alle ore 18:40
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Ritengo che il dibattito che c'è stato qui sul blog su Gibellina possa costituire già un punto di partenza .
Si può continuare a discuterne alla luce di questa nuova proposta progettuale.
Considerati anche i tempi, non solo del terremoto, ma anche della crisi mondiale, mi piace molto l'idea di pensare a strutture con valenza sia temporanea che definitiva, si tratta di un'idea dinamica ed etica di impiego delle scarse risorse disponibili interessantissima.
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francesco amadori
sabato 18 aprile 2009 alle ore 18:47
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Penso che chi ha competenze di strutturista od impiantista possa collaborare a più idee, idem dicasi per la parte urbanistica ed altro, anche gli stessi architetti possano darsi una mano reciproca su più progetti, il risultato è una partecipazione al concorso del tutto innovativa.
Naturalmente il tutto salvando gli aspetti formali e legali della partecipazione al concorso.
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Elena Fedi
sabato 18 aprile 2009 alle ore 19:01
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DOBBIAMO PARTIRE DAL TEMA :
L’iniziativa ha lo scopo di sviluppare proposte per l’habitat temporaneo in situazioni di emergenza con particolare riferimento al recente terremoto in Abruzzo. L’obiettivo e' pensare a strutture temporanee per garantire l’habitat che poi possano essere smontate e riutilizzate in altre situazioni di emergenza oppure facilmente riciclate, diventando parte del nuovo tessuto edilizio urbano.
quindi temporaneo...in situazioni di emergenza....riciclabili ...
PRIMA IDEA
Io credo che bisognerà ipotizzare innanzitutto una tecnologia costruttiva adeguata....;
Una prima idea , per esempio: per gli orizzontamenti e per i tetti io userei i pannelli coibentati della Kalbi o similari che ho già usato spesso anche in interventi definitivi . Hanno il vantaggio di essere facilmente trasportabili , coibentati e con una finitura discreta all'intradosso . Nelle mansarde dove li ho usati c'è un buon comfort estivo ed invernale . L'interasse fra le travi portanti può essere anche abbastanza ampio . Io li ho usati sia sopra travi in legno che sopra profilati metallici .Per una struttura temporanea direi di usare travi in legno magari lamellari .
Sopra le coperture si potrebbero mettere i pannelli fotovoltaici del tipo a film sottile ,sui quali c'è molta nuova ricerca ,così si produrrebbe direttamente energia elettrica subito senza gruppi elettrogeni .
Queste le prime idee ; io sono disponibile per la parte progettuale .
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francesco amadori
sabato 18 aprile 2009 alle ore 19:18
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Ad Elena, stavo pensando anch'io alla tecnologia del legno, sarebbe opportuno mettere in campo diverse tecnologie costruttive.
Occorre però prima valutare la complessità della doppia valenza delle abitazioni temporanee.
Pensarle anche come parti definitive vuol dire non immaginarle come baracche ma come case vere e proprie.
Occorre quindi inquadrarle all'interno di uno o più ipotetici tessuti urbani per verificarne l'adattabilità tipologica, non escludendo la possibilità di sopraelevazione, fino a due od al massimo tre piani.
Per avere poi una situazione più ricca occorre anche immaginare la compresenza di diverse tecnologie costruttive.
Occorre immaginare un ipotesi di casa in crescita ( qualcosa del genere, compreso il concetto di autocostruzione aveva fatto Renzo Piano per il Friuli e con ottimi risultati ).
Prima di scendere nel dettaglio occorre sondare questi ed altri aspetti generali.
In questo senso ha valore un confronto propedeutico al quale il blog si presta benissimo.
Immagino che alla fine si possa arrivare ad ipotizzare un brano urbanistico con la conpresenza di diverse idee tecnologiche e tipologiche al fine di non prefigurare comunque una baraccopoli
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postato da
Elena Fedi
sabato 18 aprile 2009 alle ore 19:44
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Avevo partecipato ad un concorso Europan parecchi anni fa dove il tema era proprio quello della casa in crescita . Avevo studiato un modulo tipo interessante che poteva essere aggregato in orizzontale o in verticale abbastanza liberamente . Poi le 2 pareti di tamponamento vetrate potevano slittare in avanti a far crescere l'abitazione intasando o l'area di pertinenza o delle logge ai piani superiori . Quella tipologia era non provvisoria e quindi avevo usato un sistema industrializzato . E l'avevo in quel progetto particolare combinato in un quartiere a "corte" con una piazza collettiva all'interno .Le auto rimanevano fuori ed andavano sotto . Le tipologie erano interessanti ,se trovo il vecchio progetto ( in carta ovvio ) lo scannerizzo e te lo mando .Devo infilarmi nel polveroso archivio del mio studio .... Vai a vedere le case della La Foca ...per il legno .
Bisognerebbe poi usare cellule bagno prefabbricate già predisposte per allacci provvisori o definitivi .
Se si usassero poi gli orizzontamenti con i pannelli tipo Kalbi gli stessi potrebbero avere già installati i pannelli radianti a pavimento a bassa temperatura . Un pannello solare termico di 2 mq ne scalda 20 mq di abitazione ,quindi per 60 mq bastano 6 mq pari a 3 pannelli .Sui tetti ,combinando pannelli solari termici e pannelli fotovoltaici a film sottile, avremmo l'autonomia energetica .
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Elena Fedi
sabato 18 aprile 2009 alle ore 19:53
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Fra i miei molti corsi di aggiornamento ce n'è stato uno per Progettisti di sistemi di solare termico e poi ho fatto un pò di ricerche anche sul fotovoltaico in occasione del Concorso sfortunato di Albenga.
Non ho una grande esperienza,molti ne sapranno più di me, ma attenzione a queste tematiche da molti anni sì .
Penso che dovremmo pensare anche alla facilità di smontaggio e trasporto ....anche su strade non agevoli .
Poi sarebbe interessante riferirsi alle esperienze di autocostruzione e pure a quelle di co-housing, che prevedono la socializzazione di molti servizi. Questo avrebbe una valenza notevole in caso di fruitori,sopravvissuti ad una calamità segnati da lutti e perdite.
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postato da
Elena Fedi
sabato 18 aprile 2009 alle ore 20:03
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Caro Francesco, un pò di provocazioni te le ho lanciate ....quando si tratta di parlare di "fare architettura" ,come vedi, sono molto interessata e coinvolta ; lo sono meno quando si tratta di valutare le architetture già fatte ...
Ah non dimentichiamoci di orientare ,nell'assetto urbanistico della nostra ipotetica cittadina , le costruzioni in maniera da sfruttare al massimo l'insolazione naturale,stando attenti ai coni d'ombra di montagne o alte costruzioni ...Se dobbiamo fare costruzioni alte, mettiamole in modo che non disturbino le altre ...Io ,comunque non andrei oltre il 3° livello , PT + 2 piani .
Che dimensione pensi debba avere un'ipotetica cittadina ?1000 abitanti o 10000 ? o più ?
Questo è da chiarire ...
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postato da
Elena Fedi
sabato 18 aprile 2009 alle ore 20:13
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UN ESEMPIO a cui pensavo:
In occasione del MADE Expo, Stratex - azienda specializzata nella progettazione e realizzazione di strutture in legno lamellare – ha presentato un nuovo brevetto.
Si tratta di Xpanel, un pannello strutturale prefabbricato in legno di grandi dimensioni per solai e coperture, con caratteristiche isolanti e fonoassorbenti.
La specificità di Xpanel sta nell’inglobare in un unico elemento prefabbricato le funzionalità dell’orditura secondaria, delle controventature di falda, dell’isolamento termico e acustico.
Il pannello è inoltre resistente al fuoco e offre una buona capacità fonoassorbente del lato a vista, caratteristiche che lo rendono particolarmente adatto all’utilizzo negli impianti sportivi, nelle grandi sale, negli auditorium, negli edifici scolastici e in tutti gli ambienti affollati in cui la sicurezza e l’acustica interna rivestono primaria importanza.
L’affidabilità e la garanzia delle prestazioni strutturali, termoisolanti, acustiche, di resistenza e di reazione al fuoco sono confermate da certificati di prova eseguiti su campioni e dal marchio CE, sia sui singoli componenti strutturali che sull’intero pannello.
Xpanel può essere utilizzato su luci dai 4 ai 12,5 metri in abbinamento alla struttura principale in travi lamellari, in acciaio o in cemento. La posa e il fissaggio di Xpanel sono operazioni molto semplici e veloci, poiché l’unione tra pannelli contigui sul lato a vista non necessita alcun intervento in opera. In questo modo risultano notevolmente contenuti i costi del pacchetto di copertura rispetto ad un comune assemblaggio in opera.
La prefabbricazione del pannello consente un minore utilizzo di gru e piattaforme per il montaggio in quota. Xpanel, come detto, svolge le funzionalità della controventatura di falda consentendo dunque l’eliminazione delle strutture di controventatura. L’utilizzo di Xpanel permette dunque la semplificazione del calcolo strutturale della copertura, dei particolari costruttivi e dei disegni di produzione.
Stratex ha ideato xpanel in due varianti:
- Xpanel Akustic, è la versione ad elevata fonoassorbenza, ottenuta grazie all’inserimento di una intercapedine con funzionalità di “risonanza di cavità”.
- Xpanel Eco, è la versione pensata per rispondere alle esigenze della bioedilizia poiché utilizza solamente materiali isolanti naturali ed ecocompatibili (fibra di legno e cellulosa).
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postato da
Francesco amadori
sabato 18 aprile 2009 alle ore 20:17
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Ci vogliamo fermare a pensare ed a discutere sui concetti ?
Io sono abituato a partire così.
ABITAZIONI TEMPORANEE ED ABITAZIONI DEFINITIVE.
Immaginare una abitazione temporanea che, opportunamente trasformata. diviene definitiva porta alle seguenti considerazioni.
Ogni comune deve dotarsi di un’area emergenziale che in occasione di calamità soddisfi contemporaneamente alle due esigenze di ospitare temporaneamente la popolazione e di costituire un nucleo di nuova espansione urbana.
Quindi occorre una infrastrutturazione minima, reti tecnologiche ed impianto viario distributivo, che opportunamente incrementata diventi una effettiva infrastrutturazione urbana completa di una zona di espansione integrata con il nucleo urbano esistente.
La questione più delicata non è tanto quella tecnica di infrastrutturazione delle reti quanto quella urbanistica ed architettonica di individuazione di un'area a vie ed isolati in rapporto con il disegno e la funzionalità urbana ed architettonica dell'esistente
Il passaggio dall’emergenza alla normalità avviene attraverso i due processi di ristrutturazione e recupero del tessuto urbano esistente ripristinato dopo la calamità ed il recupero delle residenze temporanee in definitive con l’insediamento della parte di popolazione non ospitabile nel recupero della parte vecchia urbana.
Quanto alle singole abitazioni temporanee si immagina che in situazione temporanea emergenziale, i servizi e le cucine per esempio siano collettive, l’alloggio non sia dotato di tutte le stanze regolamentari di una normale abitazione, con una densità abitativa rispetto ai locali molto più elevata rispetto alla abitazione normale.
Perché le abitazioni temporanee divengano definitive occorre, al fine di garantire standard abitativi e dotazioni adeguate, ipotizzarne l’adattabilità con l’implementazione degli spazi di servizio ( bagni e cucine ), e con l’adeguamento della zona living e della zona notte mediante l’accorpamento di più abitazioni temporanee o la loro possibilità di crescita orizzontale e verticale delle stesse.
Tutto ciò può configurare uno sviluppo urbanistico accettabile e dignitoso se tutto il processo dal temporaneo al definitivo viene controllato e previsto attraverso un progetto urbanistico ed architettonico preventivo delle aree emergenziali che devono diventare definitive.
Nel concorso del quale si discute questo primo aspetto non esiste ma va immaginato in astratto ipotizzando forme di aggregazione delle residenze in isolati in modo da configurare un brano urbano.
Occorre quindi che lo studio tipologico ed aggregativo delle residenze temporanee ipotizzate, fino al loro massimo sviluppo da temporaneo a definitivo, consentano una notevole adattabilità agli immaginati scenari urbani.
Francesco
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postato da
Elena Fedi
sabato 18 aprile 2009 alle ore 20:45
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Fermiamoci al concorso ....Io credo che quello che vuole il Concorso è la progettazione di uno spazio temporaneo ,veloce da realizzare, che sia più confortevole di tende e container ma che debba servire come "spazio parcheggio" atto ad ospitare le persone nel tempo necessario a recuperare i tessuti edilizi danneggiati dalle calamità . Io almeno questo ho capito ....anche se la 2a parte " oppure facilmente riciclate, diventando parte del nuovo tessuto edilizio urbano " può ingenerare una doppia interpretazione .
Io sarei portata a pensare a cellule abitative già dotate dei bagni e degli angoli cottura ,anche se ovviamente la densità abitativa sarà più elevata rispetto ad una casa normale ....Credo che l'aspetto tipologico sia fondamentale come anche quello della tecnologia costruttiva . Per questo ho voluto esplicitarti la mia idea ..
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postato da
Elena
sabato 18 aprile 2009 alle ore 20:52
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e dagli sempre con "i due nemici di sempre" !!!!
CHE FISSAZIONE
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postato da
francesco amadori
domenica 19 aprile 2009 alle ore 09:20
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Personalmente non sono interessato a disegnare una ennesima roulotte, il concorso mi interessa in quanto ipotizza che le strutture temporanee possano diventare parte del tessuto urbano della ricostruzione.
Un tema arduo, quasi impossibile, per ciò interessante.
In particolare come può un habitat temporaneo essera comunque " casa" a tutti gli effetti anche temporaneamente e come, opportunamente trasformato possa divenire casa definitiva.
In particolare ancora come la memoria di chi ha abitato una casa temporanea con il carico angoscioso della precarietà, della prossenetica,del ricordo stesso del terremoto od altra calamità, possa rigenerarla per una vita normale nello stesso luogo.
In particolare infine come un intero o più isolati dell'emergenza possano diventare tessuto urbano con pari dignità delle altre parti della città.
Sono aspetti che richiedono una riflessione non superficiale, più importanti ed interessanti dell'idea di un semplice congegno tecnologico per l'abitare, del quale abbondano già oggi esempi ed esperienze direi adeguate.
I soli riferimenti che ricordo sono il progetto di Piano per il Friuli e la costante ricerca di Murcutt sull'habitat leggero.
Sulla casa ricordo in particolare anche alcune pagine di riflessioni di Purini e molti suoi disegni.
Francesco
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postato da
Alfonso d'Angelo
domenica 19 aprile 2009 alle ore 11:19
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ciao a tutti.
vedo con piacere che adesso non state litigando (almeno per ora...), vi auguro buon lavoro.
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postato da
Elena Fedi
domenica 19 aprile 2009 alle ore 12:01
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Alfonso ..... mi pare che ci stiamo già dividendo vedi !
Francesco dice di non essere interessato a progettare l'ennesima roulotte ...ed è una risposta al mio post delle 20,45 di sabato ...
Io non intendo assolutamente progettare una roulotte ,ma leggendo il tema proposto dal concorso ho esplicitato alcune idee che già mi frullavano per la testa prima che il concorso venisse lanciato da Prestinenza Puglisi.
Penso che io e Francesco faremo progetti diversi...concorrendo in 2 diversi gruppi .
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postato da
Elena Fedi
domenica 19 aprile 2009 alle ore 12:21
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Chissà chi si deve vergognare ?....Boh ,come sempre qualcuno cerca di soffocare un dibattito che sembrava interessante .
Francesco, si è un tema arduo ,interpretato come tu lo hai esplicitato : ...." un habitat temporaneo ..che debba essere comunque " casa" a tutti gli effetti anche temporaneamente e come, opportunamente trasformato possa divenire casa definitiva. "
Ma credo che ,partendo da una certa modularità della tipologia abitativa progettata, si possa riciclare in definitivo quanto inizialmente è temporaneo ,magari non per gli stessi utenti .
Mi spiego meglio : l'insediamento temporaneo ,ad alta densità abitativa nella fase temporanea, usato come spazio parcheggio, può, una volta recuperate le case disastrate di una % degli utenti iniziali, continuare ad ospitare quegli utenti che la loro casa non sono riusciti a recuperare ; la densità abitativa diminuirà e gli spazi a disposizione di una singola famiglia aumenteranno .
Importante è che la cellula base sia di ottima qualità ,a basso consumo energetico ,costruita con materiali durevoli .
Si ,non è un tema semplice ...ma mi piace .
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postato da
Elena Fedi
domenica 19 aprile 2009 alle ore 13:02
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Ad ALFONSO....come vedi il clima idilliaco è durato ben poco ....
Leggiti il post VERGOGNA e poi una parte della risposta di Francesco che cito :
........."Naturalmente se ci si limita a progettare roulottes dell'ultima generazione, magari con i pannelli fotovoltaici in testa, la cosa è veramente come tu dici vergognosa. ...."
Che ti devo dire ? sono io che avevo ipotizzato i pannelli fotovoltaici sulle coperture !!! Vedi subito che non sono io che voglio litigare ma altri....
NUN CE STA NIENTE A FA...
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postato da
Alfonso d'Angelo
domenica 19 aprile 2009 alle ore 13:30
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vedi elena, sei tu a volte che non cogli o non vuoi cogliere quello che gli altri esprimono, ha ragione secondo me ettore a dire vergogna, è semplicemente stato più esplicito di me.
le case temporanee con i pannelli fotovoltaici sopra sono semplicemente solo più costose delle case temporanee senza pannelli fotovoltaici, anzi il costo dei pannelli sarebbe molto più alto delle stesse case.
come vedi, non la penso come te... spero non sia un motivo di litigio, io non litigo mai con nessuno.
spero invece che ti faccia dei conti, per ogni KW ci voglio circa 7 mq di pannelli, inoltre di notte, quando serve l'energia, non c'è sole, quindi l'energia prodotta dovrebbe essere immessa nella rete elettrica di giorno... se c'è la rete elettrica a che serve mettere dei pannelli costosi?
saranno ragionamenti da geometra, ma sono i miei ragionamenti
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postato da
Elena Fedi
domenica 19 aprile 2009 alle ore 13:41
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Liberissimo....libera io di pensarla a modo mio ,anche perchè io non avevo pensato allo stesso pannello fotovoltaico a cui pensi tu ,mi spiace , ma a quelli a film sottile,con funzione anche di copertura .Io ho altri dati con costi diversi ....
IO NON MI VERGOGNO DI NULLA
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postato da
Elena Fedi
domenica 19 aprile 2009 alle ore 14:54
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PER ALFONSO e gli altri ....da EDILPORTALE :
All’indomani del violento terremoto che ha messo in ginocchio l’Abruzzo, si ritorna a parlare di costruzioni antisismiche e di tecnologie per la realizzazione di edifici a prova di sisma. Scende così in campo il Cnr mettendo a disposizione le proprie competenze sul tema. Case study di successo è un progetto italiano, portato brillantemente a termine nel 2007, che ha confutato la consolidata idea scientifica secondo la quale non è possibile costruire case in legno in zone sismiche. Si tratta del progetto Sofie (Sistema Costruttivo Fiemme), nato nei laboratori dell’Istituto Ivalsa-Cnr e finanziato dalla Provincia autonoma di Trento.
Durato quasi cinque anni, il progetto di ricerca ha portato alla costruzione del prototipo di una casa di legno di sette piani per quasi 24 metri di altezza che poco più di un anno fa ha resistito a un difficile test antisismico consistito nella simulazione del violento terremoto di Kobe. Il test è avvenuto in Giappone, presso i laboratori dell’Istituto nazionale di ricerca sulla prevenzione disastri (Nied) di Miki, dove è stata simulata l’onda d’urto di magnitudo 7,2 della scala Richter che nel 1995 provocò a Kobe 6mila vittime.
“Mai prima al mondo – commentava a test concluso Ario Ceccotti, direttore dell’Istituto per la Valorizzazione del Legno e delle Specie Arboree (Ivalsa) del Consiglio Nazionale delle Ricerche di San Michele all’Adige – una struttura interamente di legno e di tali dimensioni aveva resistito a una simile forza d’urto. Il test è il risultato finale di studi e ricerche durate cinque anni che hanno individuato, nella combinazione di materiali e connessioni meccaniche del prodotto ‘Sofie’, la tecnica costruttiva ideale contro i terremoti. Un’ipotesi inconcepibile fino a qualche tempo fa, se si pensa che le normative internazionali vietano le costruzioni di legno in zona sismica sopra i 7,5 metri di altezza. Almeno fino a oggi”.
La casa in legno Sofie è costruita con un sistema detto X-Lam – Cross Laminated Timber – ideato una decina di anni fa in Germania ma sviluppato e perfezionato in Italia. La tecnica costruttiva prevede la realizzazione di pannelli massicci di spessore variabile dai 5 ai 30 centimetri da utilizzare come pareti e solai per edifici, incollati a strati incrociati di tavole di legno di spessore medio di 2 cm. I pannelli vengono poi tagliati su misura, a seconda delle esigenze, completi di aperture per porte, finestre e vani scala mediante l’utilizzo di macchine a controllo numerico e vengono poi issati e collegati tra loro in opera con angolari metallici, chiodi a rilievi tronco-conici e viti autoforanti in grado di garantire la tenuta e l’elasticità della struttura.
“In questo modo – spiega Ceccotti – la relativa leggerezza del materiale utilizzato rende minori le sollecitazioni indotte dal sisma e i particolari giunti riescono a dissipare grandi quantità di energia dinamica senza che l’edificio crolli”.
Il primo esempio di applicazione della tecnologia antiterremoto del progetto Sofie è il progetto di un complesso universitario di cinque piani, attualmente in costruzione a Trento. Si tratta della riedificazione dell’ex Collegio Mayer, destinato a ospitare uno studentato da 130 posti con ampi spazi a uso pubblico, sala riunione, biblioteca, palestra e sale internet. Il complesso è stato progettato interamente con struttura portante a pannelli X-lam, ad altissima prestazione energetica e certificato LEED.
L’incarico di progettazione preliminare, definitiva ed esecutiva strutturale e di progettazione architettonica è stato affidato al CNR-IVALSA, sulla base di un protocollo d’intesa stipulato con Provincia autonoma di Trento e Opera Universitaria di Trento. Il coordinamento della progettazione architettonica è stato affidato all’arch. Massimo Scartezzini dello Studio bbs di Trento.
L'ultimazione dei lavori è prevista per il 2011.
“L’Italia – continua il direttore del Cnr-Ivalsa – è un paese a forte rischio sismico e la sua storia è caratterizzata da numerosi terremoti disastrosi. Ricerche come queste forniscono dei chiari segnali al mercato e alla società: le caratteristiche di flessibilità, resistenza, duttilità e leggerezza proprie del legno ne rendono particolarmente appropriato l’impiego nelle aree classificate ad alto rischio sismico. Non solo. Il legno da noi utilizzato, abete rosso della val di Fiemme proveniente da foreste certificate per la gestione sostenibile, è un materiale naturale, ecocompatibile, e possiede qualità estetiche tali da favorire l’utilizzo delle soluzioni architettoniche più funzionali e creative”.
E sulla tragedia che ha colpito l'Abruzzo Ceccotti dichiara:
"Bisogna cambiare mentalità e pensare di cominciare a costruire i nuovi edifici sia per la salvaguardia delle vite umane sia per la salvaguardia del patrimonio edilizio, anche per terremoti di forte intensità, e questo non solo per gli edifici strategici (ospedali, caserme etc.), ma anche per gli edifici residenziali. Con il legno X-lam (Cross-lam – compensato di tavole) questo è possibile a costi contenuti, come dimostrato dall’edificio di 7 piani testato a Kobe, in Giappone, che ha sopportato 7 terremoti dati in serie d’intensità distruttiva senza mostrare deformazioni residue apprezzabili. Negli ultimi anni i progressi nel campo del legno strutturale sono stati enormi, con nuovi prodotti - il Cross-lam è uno di questi - e nuovi sistemi di collegamento meccanici (viti impensabili solo due anni fa). Senza contare il fatto che il legno è un materiale rinnovabile e quindi ecologicamente sostenibile".
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postato da
francesco amadori
domenica 19 aprile 2009 alle ore 15:32
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L'ultima in risposta ad Elena.
Questo sito è frequentato da architetti, ingegneri e geometri, in genere aggiornati, con una buona esperienza nel campo del costruire, lettori di pubblicazioni specializzate, ed ultimammente, come tutti gli umani italiani, visori ed auditori di cronache televisive sul terremoto che ha colpito l'abruzzo.
Personalmente, non so se ingenuamente o seriamente ho proposto la partecipazione ad un bando che mi sembrava avesse risvolti di discussione fra noi su questioni del nostro territorio, questioni che presentano aspetti antichi e di novità, insomma che aprono problemi vecchi e nuovi comunque sempre aperti, soprattutto in seguito ai fatti d'abruzzo.
E' su queste cose che mi interessava scambiare opinioni con gli altri, non sugli ultimi e non troppo ultimi aggiornamenti in campo di edilizia antisismica o di costruzioni leggere, reperibili da chiunque su internet, quando non ne disponesse a casa qualche documentazione cartacea, comprese le pubblicazioni sulle riviste Domus o Casabella, tanto per citare le più note.
L'appiglio a questo approfondimento mi è giunto proprio dal bando in questione che dice di costruzioni temporanee e parti stabili di tessuto urbano, mi pare che la questione posta sia comunque interessante, ho fatto qualche sforzo per inquadrare alcune linee generali per avere un confronto con altri su questo problema.
Penso che di ciò si può continuare a discutere per aprire un confronto sostanzialmente culturale e non tecnologico, la tecnologia può e deve essere una risposta quando si ha chiaro come usarla, come è sempre stato nella storia dell'uomo che da un giusto peso ad ogni cosa che gli serve per vivere.
Francesco
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postato da
Elena Fedi
domenica 19 aprile 2009 alle ore 15:52
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Ma infatti io ti avevo posto una domanda a cui tu non hai risposto :
Che dimensione pensi debba avere un'ipotetica cittadina ?1.000 abitanti o 10.000 ? o più ?
Penso che se si deve ,giustamente, ragionare su parti stabili di tessuto urbano ...si devono ipotizzare modelli diversi ; accanto ad una città come L'Aquila la dimensione sarà magari di 10.000 abit. ma accanto ad un paesino come Onne avremo necessità di spazi diversi ...,di infrastrutture diverse . Quindi ragioniamo su hp diverse ,con tipologie edilizie anche differenti ,a cui possono corrispondere tecnologie costruttive diverse,caso per caso . In astratto, si può progettare di tutto e di più ..però se invece ci si riferisce ad un caso specifico ,bisognerebbe anche conoscere le tipologie edilizie in uso nei tessuti urbani preesistenti .
Non ho personalmente conoscenze sullo specifico abruzzese , certamente le hanno i locali,che però non sembrano interessati a questo confronto .
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postato da
francesco amadori
domenica 19 aprile 2009 alle ore 16:11
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Intanto mi pare chiaro che il bando non riguardi l'abruzzo, ma dalla vicenda d'abruzzo ne prenda semplicemente spunto, in ciò concordo con Alfonso.
In secondo luogo ho ventilato l'ipotesi che gli interventi debbano riguardare le aree che i comuni sono tenuti a mettere a disposizione, dotandole delle minime urbanizzazioni, della protezione civile.
Ogni comune grande e piccolo metterà a disposizione una o più aree in rapporto alla sua consistenza abitativa.
In terzo luogo immaginavo che sarebbe buona cosa per i comuni, comunque tenuti a fare quanto sopra detto, che non pensino a queste aree come a campi per nomadi con la sola luce ed acqua e fogna, ma a vere zone di espansione urbana, ciascuna caratterizzata da un disegno urbanistico in armonia con la realtà urbanistica del centro urbano di riferimento.
Quindi si tratterà, sia per comuni piccoli che per grandi città di aree non eccessive, chi ha più abitanti dovrà prevederne in numero maggiore, vanno dimensionate sulla capacità funzionale ipotizzabile per ciascun campo.
A mò di esempio teorico per l'Aquila non ne basterà una come per Onna.
penso comunque che le aree da mettere a disposizione della protezione civile debbano essere pensate come aree di espansione all'interno di un piano regolatore, con le stesse caratteristiche di tutte le altre aree di espansione.
Senza questa premessa, per me un punto fisso imprescindibile, ogni ragionamento diventa una discussione astratta, nemmeno accademica.
Francesco
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postato da
Elena Fedi
domenica 19 aprile 2009 alle ore 17:00
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l'equivoco sull'Abruzzo è nato dal titolo con cui Archiportale ha pubblicato il bando di concorso :
......"Parte il concorso ricostruire in Abruzzo
In gara strutture temporanee da smontare, riutilizzare e riciclare "
condivido la necessità che per il futuro ...." Ogni comune grande e piccolo metterà a disposizione una o più aree in rapporto alla sua consistenza abitativa.......e che sarebbe buona cosa per i comuni, comunque tenuti a fare quanto sopra detto, che non pensino a queste aree come a campi per nomadi con la sola luce ed acqua e fogna, ma a vere zone di espansione urbana, ciascuna caratterizzata da un disegno urbanistico in armonia con la realtà urbanistica del centro urbano di riferimento." ....
Sempre per ragionare e riflettere :....penso che questo obiettivo potrebbe essere raggiunto se e solo se si ridefinisse una legislazione sul regime dei suoli ; infatti, come reperire aree ,con quali fondi, in un momento come questo in cui i Comuni hanno difficoltà anche a reperire le aree da destinare ad edilizia economico-popolare ?
Nella mia regione, per esempio, aree "ex 167" non ne esistono più ed anche le cooperative di abitazione devono acquistare, a prezzo di mercato, le aree su cui andare a costruire . Se si fanno operazioni di trasformazione urbana oggi è solo coinvolgendo operatori privati .
Certo , tu mi dirai , è una previsione da inserire nei nuovi piani regolatori ,ma è anche un problema di risorse e di legislazione ad hoc.
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postato da
Francesco amadori
domenica 19 aprile 2009 alle ore 17:09
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Poichè, non ostante tutto, cioè i limiti evidenziati da più parti su questo concorso, intendo parteciparvi aggiungo un'altra riflessione che mi viene dal post di Hector.
Non conosco Onna se non per ciò che tutti hanno potuto vedere in televisione, quando però immagino le famose aree da mettere a disposizione della protezione civile che a mio parere devono essere definite urbanisticamente nè più, nè meno come qualsiasi area di espansione, il discorso cambia a seconda che si tratti di periferie urbane o periferie di centri così caratterizzati storicamente, morfologicamente e tipologicamente,come quello di Onna.
Lo stesso dicasi per quella parte nuova di costruzione che può riguardare questi centri che richiede una attenzione non tipizzabile a priori, anche se in genere le zone di espansione di questi piccoli centri sono ad edilizia monofamigliare, ovvero casette singole poste sulle vie di accesso e di uscita dal paese, in genere poco integrate con il vecchio tessuto urbano ma che non fanno un gran danno trattandosi di entità di poco rilievo quantitativo.
Tornando al ricordo del Friuli prima del terremoto questa era la caratteristica più diffusa dei centri colpiti, ovvero piccoli centri nei quali la parte storica era prevalente.
Francesco
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postato da
Hector Jacinto Cavone Felicioni
domenica 19 aprile 2009 alle ore 20:16
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IL TITOLO DEL MIO BLOG "VERGOGNA" NON ERA RIFERITO A LEI SIGNORA FEDI, PERCHE IL VERGOGNARSI COMUNQUE PRELUDE UNA SORTA DI INTELIGENZA, ANCHE SE PRESTATA AL MALIGNO.
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postato da
Elena Fedi
domenica 19 aprile 2009 alle ore 20:42
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E CERTO....ed io intelligente non sono !
Ma mi faccia il piacere di smetterla !
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postato da
Elena Fedi
domenica 19 aprile 2009 alle ore 20:51
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PER ALFONSO D'ANGELO
hai visto Alfonso ? io non avevo nessuna voglia di litigare , nè con te nè con altri ....eppure vedi che succede ogni volta ? Sarà sempre colpa mia vero ?....
"UNA SORTA DI INTELIGENZA, ANCHE SE PRESTATA AL MALIGNO." .....
Io con te, anche se eri in disaccordo non me la son presa certamente ,anzi ho cercato di spiegarti che avevo in mente una certa ipotesi , ma c'è qualcuno che con me vuol litigare per partito preso ,forse per un imperativo categorico ....BOH ???
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