home + architetture + case & interni + concorsi + eventi + progetti + progettisti + blog + prodotti +
Liquid
lunedì 14 novembre 2011

Non fate studiare architettura ai vostri figli. Non ne vale la pena.

dal blog MORENO GIACOBAZZI, di Moreno Giacobazzi


Non fate studiare architettura ai vostri figli. Non ne vale la pena.

Vi ritrovereste con dei figli frustrati, incapaci di relazionarsi con il mondo del lavoro: troppo tecnici per gli artisti, troppo artisti per i tecnici, né carne nè pesce, insomma. Se lo fate per il prestigio, meno che meno. Non esiste categoria più bistrattata, sfottuta, derisa: dai padroni di casa, dagli imprenditori edili, dai muratori, dagli ingegneri, dai geometri.
Un icubo.
Tanto ve lo dico subito, il lavoro (di architetto intendo) non lo trova. A meno che non abbiate la pazienza infinita di vederlo leccare i piedi nello studio di qualche affermato professionista per anni. Per dodici-sedici ore al giorno: a tirare linee, a disegnare sempre e solo scale di sicurezza o pozzetti d’ispezione, e tutto gratis o per un ridicolo rimborso spese. Tutto questo per poter mettere sul curriculum, dopo essere stato spremuto come un limone, di aver lavorato per lo stimato professionista. Che non serve a nulla. Perché se si va a fare un colloquio con un altro stimato, stimatissimo professionista, si ritorna nel girone infernale dei pozzetti di ispezione e dei rimborsi spesa ridicoli. E allora si smette di farsi belli di cotanto curriculum e si cerca di tutto; tutto quello che capita diventa ossigeno: e si passa per studi di ingegneria, con i tuoi cugini del Politecnico che ti guardano ridacchiando sotto i baffi, trattandoti come una burba in una caserma punitiva o, peggio, per sperduti uffici di geometri specializzati in pratiche catastali. Che ti chiedono, come al solito, dato che te lo chiedono da anni: “ma sei un architetto di interni o di esterni?”
E tu che proprio non sai rispondere, perché la domanda è assolutamente incomprensibile: dal cucchiaio alla città, ti avevano insegnato in facoltà. L’architetto si occupa di tutto, dal cucchiaio alla città, come si può pensare che uno si fermi agli interni e che un altro si occupi degli esterni? Ma l’architettura non era il gioco sapiente dei volumi sotto la luce del sole? Non era una totalità inscindibile?

Vivo in Italia, nel paese col più alto numero di laureati in architettura d’Europa e col più basso numero di opere edili progettate da architetti, ed ho una vita sola.
Voglio sposarmi, avere dei figli, non posso aspettare per tutta la vita. Il mio diploma di laurea è appeso nel cesso.
Eccomi Italia. Fa di me quello che vuoi.
Gregotti aveva ragione: in Italia l’architettura non è una disciplina meritocratica. Fare architettura è innanzi tutto un privilegio di casta. Non dico che gli architetti italiani famosi nel mondo non siano bravi: alcuni di loro sono di levatura internazionale di qualità eccelsa, almeno un paio sfiorano il geniale. Solo che, semplicemente, a loro è stato permesso di dimostrarlo. Ma che ne è di tutti quelli che a parità creativa non riusciranno nemmeno a fare una villetta in campagna? Che né è di quelli che, dopo anni a disbrigare le pratiche accademiche dei loro baroni, esasperati da quindi anni di precariato intellettuale, mollano tutto e vanno a fare i tecnici comunali?

Se insistete e davvero volete iscrivere i vostri virgulti in quelle bolge dantesche che sono le facoltà di architettura italiane, bè, allora fatelo! Ma fatelo davvero. Perché in fondo, se non siete i genitori ricchi consigliati da Gregotti e se nulla programmate di concreto per il futuro dei vostri figli e siete fervidi credenti nella provvidenza divina, di certo state facendo frequentare loro la più bella delle facoltà universitarie, la più stimolante, la più variegata. Perché l’architettura è una disciplina che si pone in un crocevia dove soffia da una parte il vento della cultura umanistica e dall’altra quello della cultura scientifica e dell’innovazione. Perchè un architetto deve sapere di tecnologia, di sociologia, di storia dell’arte, di restauro, di tecnica delle costruzioni, di estetica, di urbanistica, di composizione. Perché è l’ultima disciplina ancora perfettamente rinascimentale, dove tutto rimanda ad un tutto. Di quelli che si laureano pochi faranno la professione, ma tutti sapranno trovarsi un lavoro, qualunque lavoro. Perché la disciplina dell’architettura prevede una flessibilità mentale, una capacità di adattamento alle situazioni, un senso di progetto, che servono a prescindere dal lavoro che stai facendo. […] L’altro grande dono che ti da è lo sguardo. La capacità di interpretare lo spazio, di dialogare con le forme, di comprendere il potenziale iconografico del reale e del virtuale.
Quindi, massì, mandatelo pure vostro figlio a studiare architettura. Fatelo. Impegnatevi a pagare le tasse, il posto letto proibitivo se abitate fuori sede, le copie, le fotocopie, i libri, i programmi cad, le attrezzature, tutto. Fatelo laureare.
Poi però mandatelo all’estero. Che qui non c’è speranza.

Tratto da "Metropoli per principianti" di Gianni Biondillo (architetto e scrittore)



postato da Moreno Giacobazzi lunedì 14 novembre 2011 alle ore 19:49    | commenti: 19 | Bookmark and Share



 Commenti:
postato da Elena Fedi martedì 15 novembre 2011 alle ore 00:33

Non ci sono riuscita a far studiare architettura a nessuno dei miei due figli ; il secondogenito in verità ha frequentato ad Architettura di Genova il primo anno di Restauro Architettonico ,poi ha deciso di cercare di lavorare ed è rimasto geometra . Forse aveva ragione lui ,a 30 anni ,è vero che al momento è disoccupato ,però ha lavorato quasi sempre ,si è comprato la sua auto personale,ha un gruzzoletto da parte . Intanto ,grazie all'indennità di disoccupazione può guardarsi in giro senza troppa ansia ;anche oggi ha fatto un colloquio con un possibile datore di lavoro ...
postato da Ci sono... martedì 15 novembre 2011 alle ore 07:44

... troppi laureati in architettura, ci sono troppi iscritti agli ordini.... gli architetti, in realtà sono rarissimi.
postato da lucio tuzza martedì 15 novembre 2011 alle ore 08:53

Ci sono troppi studenti, troppi operai, troppi architetti, troppi geometri, troppi ingegneri, troppi avvocati, troppi ragionieri, troppi medici, troppi giornalisti, troppi commercianti, troppi imprenditori, troppi parrucchieri, troppi estetisti, troppi calzolai, troppi baristi, troppi pasticceri, troppi edicolanti, troppi meccanici, troppi tabaccai, troppi fioristi, troppi idraulici, troppi tapezzieri, troppi spazzini, troppi, elettricisti, troppi plasticisti, troppi arredatori, troppi prostituti/e, troppi politici, troppi cardinali, troppi papi, troppi insegnanti, troppi bidelli, troppi sacerdoti, troppe perpetue, troppi ginecologi, troppi musicisti, troppi carrozzieri, continua.........
postato da Il muto martedì 15 novembre 2011 alle ore 10:44

Tutte le figure non iscritte agli ordini (vedi artigiani, commercianti, etc....) sono abituati dalla notte dei tempi a fare i conti con tantissima concorrenza, cosa che i professionisti stanno scoprendo "ora".

Benvenuti sul mercato!

postato da Mercuriali Arch. Giovanni martedì 15 novembre 2011 alle ore 10:57

E' curioso che nel paese con il più grande patrimono artistico e culturale del mondo, ci siano architetti (con la a minuscola...) che dicono che studiare Architettura (notare la A...) sia inutile...

La dice lunga.....

Distinti saluti.

Mercuriali Arch. Giovanni

postato da francesco amadori martedì 15 novembre 2011 alle ore 11:15

Ma quale mercato ?
Il mercato dell'architettura è taroccato.
Fra il committente e l'offerta professionale ci si mette di mezzo lo stato italiano che con le sue leggi fantasiose, per stare sull'eufemistico, frappone ogni genere di ostacolo per una concorrenza leale e snatura il lavoro stesso dell'architetto tenendolo occupato in ogni genere di impegno che non sia quello dell'architettura.
Non si teme infatti la concorrenza che deve essere nella natura o DNA di una professione liberale, non si sopporta più lo snaturamento della professione stessa che ha assunto ormai connotati che la portano lontanissima da tutte quelle belle e giuste cose che l'articolo del post descrive.
Ma lo dice l'autore stesso dell'articolo, studiate ma poi cercatevi un lavoro all'estero. giustissimo.

postato da Anonimo martedì 15 novembre 2011 alle ore 12:05

E perchè per gli altri in che paese vivono scusi? Non subiscono le leggi dello Stato? Non sono continuamente vessati dal leggi, leggicchie e soprusi vari? ANche chi è nel commercio deve sottostare a queste regole. Allora perchè alla fine si lamentano sempre gli iscritti agli ordini?
postato da Giancarlo de Carlo martedì 15 novembre 2011 alle ore 13:04

L'architettura è troppo importante per essere lasciata agli architetti... figuriamoci ai laureati in architettura ed agli iscritti all'ordine.
postato da francesco amadori martedì 15 novembre 2011 alle ore 15:20

A dire il vero anche i commercianti si lamentano della grassa distribuzione.
Per contro ci sono architetti che non si lamentano, io fra questi, solo che se fare l'architetto si trasforma in occupare il 50% del tempo a produrre scartoffie , il 30 % in attese presso uffici ed il 20 % a dedicarsi al progetto ed alla direzione lavori, posso avere la sensazione di occupare il mio tempo in cose che non mi interessano affatto e magari decidere che facendo l'architetto al 20 % in realtà sto facendo per la gran parte del tempo il ragioniere o l'usciere .
Poi c'è la questione della concorrenza, magari in comune con i problemi dei piccoli commercianti, ma, a dire il vero, per quanto importante, rispetto all'altra questione sarebbe proprio secondaria., se non ci si mettesse la politica e la pubblica amministrazione
che aiuta i raccomandati.
Se ce la si fa a sopportare tutto ciò, si può continuare come se nulla fosse, ma almeno occorre riconoscere che si è entrati nello stato di un mutante, l'architettura sta altrove.
Io sono arrivato al punto di pormi la domanda se per fare l'architetto part time me la sento ancora di sopportare tutto ciò e mi sto dando una risposta, senza lamentarmi ma cercando ciò che è meglio per il mio essere persona prima ancora che architetto.

postato da Anonimo martedì 15 novembre 2011 alle ore 15:53

Ma allora nessuno fa il lavoro che fa! Ma si è mai chiesto che alle volte, tutte queste incombenze sono il frutto di Leggi create apposta per far lavorare le categorie di professionisti tipo arch. ingegn. avvocati? Perchè non si fanno leggi incentivare il lavoro e sgravare il piccolo commerciante, il piccolo imprenditore, ma solo leggi per imporre quella certificazione, quell' abilitazione a...,quell' autorizzazione paesaggistica, quel parere sulla tal pratica? Solo per creare posti di lavoro, a colpi di Decreti, per sistemare una massa critica di persone che hanno fortunatamente studiato, con il miraggio di una posizione sociale più elevata e alla quale ora faticano a rinunciare.
Intanto il piccolo commerciante, il piccolo artigiano, il piccolo imprenditore, dopo aver fatto 10/12 ore di lavoro in negozio/bottega/cantiere, deve andare a farsi il corso di 2 ore alla sera (con gli occhi in mano), tornare, farsi i conti per vedere la situazione, seguire operai e fornitori, andare dall'avvocato perchè 4 clienti su 5 non pagano, se riesce a comprarsi un negozio/bottega/magazzino, andare da un professionista, sborsare migliaia di euro per avere un non meglio precisato permesso e poi magari seguirsi luii i lavori, perchè quello che dovrebbe non ha tempo o voglia perchè si è laureato in architettura e non in economia.
Solo che guarda un po' al governo mica ci sono commercianti, artigiani o tecnici delle lavatrici, ma avvocati, ingegneri, forse architetti, sicuramente pregiudicati. E allora? Ovviavente il mio discorso non riguarda lei o quanti seguono, ma purtroppo constato sempre di più che le persone che lavorano veramente e combattono con denti e unghie per raggiungere uno traguardo sono sempre meno.

postato da Propongo un monumento... martedì 15 novembre 2011 alle ore 17:16

... ad anonimo.

f.to moreno giacobazzi

postato da Anonimo martedì 15 novembre 2011 alle ore 17:25

@ Giacobazzi

...Quello che vuole per me lo auguro il doppio a lei...

postato da augurio martedì 15 novembre 2011 alle ore 18:17

@ giacobazzi

caspiterina ,che sia l'acropoli ??




postato da francesco amadori martedì 15 novembre 2011 alle ore 18:34

Io me lo sono chiesto, non le parrà vero , ma ho trovato un'altra risposta.
Non riesco ad immaginare uno stato ed una classe politica così altruista che visti i tanti laureati e diplomati si chiede : cosa facciamo per loro ?
Inventiamoci le certificazioni.
Lei è un inguaribile ottimista.
La questione è un pò diversa e più perfida, anche se ha qualche punto di contatto con la sua spiegazione.
Perché se le cose stanno o si spiegano come lei dice, mi dovrebbe spiegare perché altri stati europei, tipo Germania non sono altrettanto generosi con i propri sudditi, architetti compresi e la certificazione la fanno fare alle imprese e le pratiche edilizie si compongono quasi esclusivamente del progetto, gli strumenti urbanistici sono chiari e semplici, i tecnici comunali non si intrattengono in discorsi salottieri con i professionisti, ecc. ecc. ecc.
Naturalmente lei mi rinfaccerà l’ovvio.ovvero che gli architetti in Germania sono di meno, e fanno gli architetti proprio perché il lavoro è meglio distribuito e non c’è bisogno di inventare loro strani lavori.
Ma i laureati tedeschi sono in proporzione più dei laureati italiani, ben distribuiti fra medici, architetti,avvocati e chi ne ha più ne metta e per ciascuno di questi laureati c’è un vero mestiere, non inventato.
Il nostro problema è tutto qui, mestieri veri, buon rapporto fra formazione e lavoro.
In tempi di crisi ci si restringe, non ci si snatura.
E la cosa diventa accettabile.
Ma forse sono i politici che dovrebbero reinventarsi il loro stesso mestiere, non vede come lo fanno male.


postato da la moglie dell'anonimo martedì 15 novembre 2011 alle ore 19:14

Per favore no, se proprio si deve fare un monumento a mio marito, gli ho consigliato un professionista decisamente migliore, Ciro Petriccione.
Almeno so che non è un tarocco.

postato da la vicina dell'anonimo martedì 15 novembre 2011 alle ore 20:09

Ma no, signora mia, chiami il Dott. Arch. Hector Jacinto Cavone Felicioni, suo marito si merita un meraviglioso monumento equestre che Cavone otterrà clonando il Marco Aurelio del Campidoglio!!! Tutta un'altra cosa, risultato sicuro e prevedibile... Grande soddisfazione!!!
postato da la moglie dell'anonimo martedì 15 novembre 2011 alle ore 23:02

Veramente io volevo scongiurare la profferta del tarocco, accetto quindi il consiglio, senz'altro meglio un clone del Marc'Aurelio.

postato da la moglie dell'anonimo martedì 15 novembre 2011 alle ore 23:03

Veramente io volevo scongiurare la profferta del tarocco, accetto quindi il consiglio, senz'altro meglio un clone del Marc'Aurelio.

postato da stricnina martedì 22 novembre 2011 alle ore 15:23

Siccome scarichiamo sempre il barile a livelli più alti senza mai fare un pò di sana autocritica, come la mettiamo con il fatto che la maggior parte dei giovani architetti sia continuamente umiliata? un conto è lavorare e dare anima e corpo per ciò che si fa, ma un conto è lavorare essendo sfruttati ed umiliati. Mancano i maestri. Penso che la generazione che mi/ci precede abbia questa grande colpa. Quando un giovane si affaccia al mercato del lavoro non trova nel datore di lavoro un MAESTRO, qualcuno che investa su di lui e lo faccia crescere, ma trova spesso qualcuno che non lo rispetta, che cerca ogni sotterfugio per pagarlo meno e che spesso lo umilia. Penso che i grandi architetti debbano obbligatoriamente essere buoni maestri perchè nel campo dell'architettura come in quasi tutti i campi c'è bisogno di una figura di riferimento per poter crescere professionalmente e non solo. E sarà anche colpa della burocrazia, delle leggi, del governo, ma in primis penso sia colpa di chi mestro dovrebbe esserlo e non lo è.

 Inserisci un commento:
Il tuo indirizzo IP:   54.82.50.90
Nome e cognome:  
E-mail:  
Commento:
(max: 8000 caratteri)  
  Ricopia qui il codice visualizzato a lato
Attenzione: i seguenti commenti non sono moderati dalla redazione. Ogni utente (individuabile mediante tracciamento IP) si assume la piena responsabilità del contenuto delle proprie affermazioni.

 il blog di
 Moreno Giacobazzi

<< agosto 2015
dom
lun
mar
mer
gio
ven
sab
            1
2 3 4 5 6 7 8
9 10 11 12 13 14 15
16 17 18 19 20 21 22
23 24 25 26 27 28 29
30 31          


ULTIMI POST INSERITI
» martedì 29 novembre 2011
MINUETTO


» sabato 19 novembre 2011
Ordine e disordine


» lunedì 14 novembre 2011
Non fate studiare architettura ai vostri figli. Non ne vale la pena.


» sabato 12 novembre 2011
GAUDEAMUS IGITUR!!!!!!!!!!!!!


» venerdì 11 novembre 2011
Pubblicazioni Concorso Parco Canazei - Loc. Gries


» mercoledì 9 novembre 2011
Architettura del paesaggio in Italia


» mercoledì 2 novembre 2011
Professione, impegno, buone intenzioni, risultati


» mercoledì 26 ottobre 2011
Tecnico.......!!!!


» sabato 22 ottobre 2011
Carrello di pensieri misti # 1


» venerdì 21 ottobre 2011
Perché?



ARCHIVIO
» novembre 2011
» ottobre 2011
» settembre 2011
» agosto 2011
» luglio 2011
» agosto 2010
» giugno 2010
» maggio 2010
» dicembre 2009
» novembre 2009
» ottobre 2009
» febbraio 2009


» torna al blog
» torna alla room Archiportale
Blog by Archiportale.com