
venerdì 13 novembre 2009
Corsi ancora corsi
dal blog confrontiamoci, di monica di vincenzo
Scusate se torno sull' argomento, ma solo oggi ho avuto la possibilità di collegarmi al blog.
" Questa mattina entrata in studio, trovo sulla mia scrivania l'ennesima pratica D.I.A. per un fotovoltaico,- meraviglia penserete voi- che palle penso io- .
In questi ultimi due anni ho eseguito lavori da burocrate, ho dovuto scartabellare leggi, scontrarmi con gli uffici tecnici delle varie province perchè ognuno di loro ha il proprio iter da seguire e tu devi prostrarti al loro volere se vuoi ottenere qualcosa, anche se ti accorgi che non capiscono un c...o .Tutto questo perchè bisogna lavorare.
Come dice Elena i corsi servono per aggiornarsi e per avere una possibilità in più, non credo, secondo me servono solo a chi li organizza. Sono Tecnico abilitato in acustica, e per fare una Valutazione acustica di impatto ambientale non avevo bisogno di fare 2 anni di corso dove ho solo ricevuto informazioni elementari che potevo ottenere da sola. Perchè l'ho fatto? Mi chiederete voi - perchè vicino a me ho qualcuno che crede nel sistema buttiamo la rete qualcosa dentro cadrà !
Sono fermamente convinta in quello che dice Amadori, infatti ho deciso di continuare per la mia strada sono un architetto che ha scelto questa professione perchè prova piacere nel progettare nel crescere culturalmente in termini di conoscenza architettonica e di analisi di tutto quello che mi circonda per poter attingere da esso.
Chiediamo a chiare lettere che certi compiti siano dati a chi non ha diritto di progettare, ma di affiancare noi nel nostro lavoro.
Non è una questione elitaria, secondo me, è una lettura della realtà. Dovremmo essere professionisti che collaborano, se io progetto e tu calcoli, e tu ancora prepari le pratiche, e tu segui la C.E. , e tu l'acustica, ecc... otterremo solo qualcosa di meglio,
avremo intorno a noi persone pìù competenti, lavoreremmo in team, ognuno con la sua specifica, dove l'unico obbiettivo è il raggiungimento del massimo ottenuto in corale.
postato da
monica di vincenzo
venerdì 13 novembre 2009 alle ore 09:45
| commenti: 24 |
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ciro
venerdì 13 novembre 2009 alle ore 09:59
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Fabio Cinesu
venerdì 13 novembre 2009 alle ore 16:04
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Esatto Monica, se non ci si accorge che è necessario associarsi in team multudisciplinari, si fa poca strada. Anche se l'egoismo professionale rende difficili queste aggregazioni.
Come mi disse un saggio:
"Meglio mangiare una torta divisa in 4 fette, che una merda tutta da solo."
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postato da
Moreno
venerdì 13 novembre 2009 alle ore 16:23
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Mica tanto d'accordo. Mi sono trovato a lavorare in "team multidisciplinari" in cui ogni specialista vedeva solo il suo campo di interesse (e a volte nemmeno quello). Spesso ne nascono degli accrocchi inestricabili e se l'architetto (è uno sporco lavoro ma qualcuno deve pur farlo) si trova costretto a cercare una sintesi percorribile, non può fare a meno di conoscere le basi (ed anche un po' di più) dei diversi aspetti disciplinari.
Io penso che non sia più possibile progettare senza una consapevolezza multidisciplinare, soprattutto se l'architettura intende confrontarsi con i temi della sostenibilità, dell'integrazione delle tecnologie e dei sistemi di captazione delle energie rinnovabili. In un momento di crisi (ma anche prima, anche se quando il mercato tira tutti corrono con i paraocchi ben serrati) penso che sia necessario rendersi conto che la progettazione dell'architettura deve confrontarsi con queste tematiche, sporcandosi direttamente le mani e provando a capirci qualcosa rispetto a queste tematiche da "specialisti", con spirito di umiltà e di curiosità. Inutile dire che ragionare in questi termini apre direzioni di ricerca estremamente feconde, al di fuori di un formalismo fine a se stesso che mi sembra tracimare ormai dappertutto
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postato da
Fabio Cinesu
venerdì 13 novembre 2009 alle ore 16:48
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I gruppi multidisciplinari di progettazione, devono per forza essere composti, non a caso, da una comunione d'intenti e da una visione omogenea del risultato che si può ottenere. Se ci sono preconcetti o paraocchi, l'associazione risulta problematica e infruttuosa.
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postato da
hjcf
venerdì 13 novembre 2009 alle ore 17:31
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Chiunque sia un po' specialista è, a rigor di termini, un idiota.
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postato da
hjcf
venerdì 13 novembre 2009 alle ore 17:31
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Chiunque sia un po' specialista è, a rigor di termini, un idiota.
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postato da
Fabio Cinesu
venerdì 13 novembre 2009 alle ore 17:37
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Perchè ti dai dell'idiota Hector?
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postato da
Fabio Cinesu
venerdì 13 novembre 2009 alle ore 17:43
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Per quel che ho capito, tu sei specialista sia in architettura che nelle arti marziali (penso Tae Kwon Do).
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postato da
hector jacinto cavone felicioni
venerdì 13 novembre 2009 alle ore 17:49
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"Perchè ti dai dell'idiota Hector?" caro Fabio..per non soffrire di solitudine.
ps.
io non sono un architetto... almeno credo di non esserlo...le arti marziali: grazie mi fai ricordare un tempo fantasma.
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postato da
francesco amadori
venerdì 13 novembre 2009 alle ore 17:51
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Anch'io non vedo l'architetto come uno specialista.
Non capisco i termini: architetto d'interni, architetto dei giardini, architettpo del paesaggio, architetto urbanista, architetto arredatore.
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postato da
maurizio
venerdì 13 novembre 2009 alle ore 19:41
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Non posso immaginare un architetto che non abbia progettato le "sue "strutture in c.a., e demendate quindi ad ingegneri che il più delle volte non capiscono lo spirito del progetto e che le modificano a loro piacimento, non posso immaginare architetti che in un team o pool di tecnici, si specializzano in una parte del progetto, senza capire che spetta proprio a loro come al Bernini o al Borromini fare da capogruppo per tutte le figure e maestranze interessate.
Pensate all'idraulico istallatore, che in corso d'opera vi chiede "architetto, nell'asola della canna fumaria per la caldaia a condensazione metto un fi 10 od un fi 14?". Le donne architetto il più delle volte sapete cosa rispondono? Faccia lei, oppure lei cosa propone? Sempre meglio che BHO.....
Le architette, non devono fare la direzione al più l'arredatore di interni, il consulente del colore , la scelta dei tessuti, le lampade alogene,............... figuriamoci i c.a. e la direzione lavori.
L'architetto è lo specialista, del suo progetto poi è lo specialista con la SSSS maiuscola.
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postato da
lucio tuzza
venerdì 13 novembre 2009 alle ore 19:43
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l' Architetto non è uno specialista,
L' ingegnere e il geometra, si.
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postato da
Monica
venerdì 13 novembre 2009 alle ore 21:40
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Perchè è così complicato capire che il team di professionisti non significa che uno è subordinato all'altro o che uno non conosce cosa fa l'altro, è un lavoro di scambio, di tempo gestito meglio,
é ovvio che occuparsi di una parte non significa non conoscere l'altra.
Ma scusate quando affrontate un lavoro, fate tutto da soli?
Un unica persona per progettazione, strutturale, computo, sicurezza, acustica, impianti, preparazione scartiffie varie, permessi, etc....etc..
Ma siete dei diavoli!
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postato da
Monica
venerdì 13 novembre 2009 alle ore 21:42
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Scusa Maurizio, ma che problemi hai con le "architette"?
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postato da
Elena Fedi
venerdì 13 novembre 2009 alle ore 23:04
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AHI AHI ...ecco che è arrrivato Maurizio che scrive : " Le architette, non devono fare la direzione al più l'arredatore di interni, il consulente del colore , la scelta dei tessuti, le lampade alogene,......... figuriamoci i c.a. e la direzione lavori."
SBAGLIATO ,Maurizio ! Io non so fare l'arredatrice di interni ma so fare molto bene la Direzione Lavori ed anche i cementi armati ! generalizzare non è mai buona cosa - tu lo fai spesso però ! anzi, devo dire che in un ufficio di direzione lavori di cui faccio parte ,al momento, con un altro architetto e 2 ingegneri , il geometra di cantiere ,se ha dubbi o problemi, telefona sempre a me ... forse perchè conosco meglio degli altri il progetto ?
Non sono nemmeno del tutto d'accordo con Monica ,o meglio :
- è vero che i corsi servono molto a chi li organizza ; il docente dei corsi di formazione ,di solito, guadagna molto di più di un docente di scuola superiore ;
- ma non è vero che a noi non servono ,anche se è giusto ciò che dici : è bene lavorare in team multidisciplinari ,ma....se non hai una visione globale di tutte le problematiche della progettazione ,rischi che tu fai un bel progetto e poi l'ingegnere strutturista puro o l'impiantista te lo stravolgono in toto .
Sono abituata a lavorare in team da sempre ,pochissimi sono i lavori che ho fatto integralmente da sola ,qualche villetta al più o il singolo alloggio ,quindi figuriamoci se sono ostile alla multidisciplinarietà ! Solo che ,a volte, se non avessi controllato ,avrei avuto sorprese .Tanti casi mi vengono alla mente ,ma ne cito uno solo :un ingegnere strutturista di gran nome locale ed esperienza ,in team con me in un lavoro di ristrutturazione ,sostiene in fase di progettazione definitiva ed esecutiva che l'edificio (in muratura di pietra ) avrebbe fondazioni continue sotto il piano di campagna .... Io sostengo ,invece, che dalle lesioni evidenti sulle murature ,si palesano problemi di schiacciamento ; per me le fondazioni non ci sono o comunque sono insufficienti . Iniziamo a scavare : dobbiamo modificare subito gli esecutivi perchè ....fondazioni non ce ne sono ,manco l'ombra !
Quindi io credo che abbia ragione in toto Moreno , pure io sono convinta che " non sia più possibile progettare senza una consapevolezza multidisciplinare, soprattutto se l'architettura intende confrontarsi con i temi della sostenibilità, dell'integrazione delle tecnologie e dei sistemi di captazione delle energie rinnovabili." E sono assolutamente consapevole che " sia necessario che la progettazione dell'architettura debba confrontarsi con queste tematiche, sporcandosi direttamente le mani e provando a capirci qualcosa rispetto a queste tematiche da "specialisti", con spirito di umiltà e di curiosità." Senza voler sostituire gli specialisti ,sia chiaro !!
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postato da
piersilvio
sabato 14 novembre 2009 alle ore 07:20
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cara Fedi si vede dalla tua scheda che non hai mai lavorato da sola, e che fai bene "i cementi armati": sei così pesante.
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postato da
daniela
sabato 14 novembre 2009 alle ore 09:24
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"Le architette, non devono fare la direzione al più l'arredatore di interni, il consulente del colore , la scelta dei tessuti, le lampade alogene,............... figuriamoci i c.a. e la direzione lavori."
e sarebbe meglio che lo facessero con il burka!
anzi, meglio che stiano a casa ai fornelli, a fare le pulizie, a sfornare figli che poi i loro mariti architetti Specialisti provvederanno eroicamente a mantenere
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postato da
massimo battaglio
sabato 14 novembre 2009 alle ore 09:49
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Io ho sempre lavorato in team, salvo per piccolissimi progetti di ristrutturazione di alloggi. E mi piace.
Ma ai miei colleghi impiantisti o strutturisti, quando cominciano a fare i galletti, rispondo così:
"Senza i vostri tubi e i vostri conticini, la mia casa servirà a poco, ma posso farla lo stesso. Voi, senza la mia casa, i vostri tubi e i vostri conticini non li fate proprio".
E' una frase prepotente, me ne rendo conto. Ma a volte, al macismo degli ingegneri si risponde con lo stesso linguaggio. E' una questione di comunicazione: ci si capisce, si fa una risata e si chiarisce così che le "gerarchie" non sono dettate dal capriccio umano, ma dalla natura del lavoro.
Quanto ai corsi, seminari e convegni:
la formazione continua è indispensabile. E si attua attraverso corsi, seminari, convegni, letture, saloni, mostre, film, eventi di spettacolo.
La mia città propone ogni anno almeno una ventina di interessantissme mostre d'arte; apre un museo all'anno; ha una stagione teatrale stabile con ventiquattro spettacoli, una musicale con due concerti al giorno per due mesi e una lirica con dodici opere. A questo si aggiungono le centinaia di occasioni culturali promosse dal privato: passano tutti i film, ci sono due festival cinematografici, più di cento compagnie teatrali, una galleria d'arte ed una libreria in ogni isolato del centro.
Quando riuscirò ad avvicinarmi almeno ad un quarto delle occasioni "formative" di cui ho fatto cenno, troverò anche il tempo per un corso di formazione sui nuovi criteri per la compilazione del piesseccì.
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postato da
hjcf
sabato 14 novembre 2009 alle ore 10:13
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cerca di trovare il tempo anche per per seguire le mie lezioni.
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postato da
massimo battaglio
sabato 14 novembre 2009 alle ore 10:16
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Ti ringrazio per l'impegno profuso nell'illuminare i frequentatori del forum, ma ti invito a non supporre cose non vere.
Stultum est dicere putabat
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postato da
Hector Jacinto Cavone Felicioni
sabato 14 novembre 2009 alle ore 10:37
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imperare sibi maximum imperium.ahahahaha: dai battaglio non te la prendere..mi piace a volte essre antipatico.
comunque mi fa piacere che anche un architetto conosca qualche frasetta di latino all'occorrenza.
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postato da
lucio tuzza
sabato 14 novembre 2009 alle ore 12:02
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PLASTICO ERGO SUM
modestamente ...anch' io.....
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postato da
massimo battaglio
sabato 14 novembre 2009 alle ore 12:16
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@hector
a volte mi domando se sia così vero che tu lo faccia apposta.
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postato da
Elena
sabato 14 novembre 2009 alle ore 12:31
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E ora chi è 'sto Piersilvio ? si son pesante ,sono in sovrappeso per problemi metabolici ... e ti confesso che con uno come te in team non ci lavorerei mai ! Troppo scemo ...
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