Chiedo scusa per i rendering, che non sono il mio forte
Casa Susanna
E' il progetto di ristrutturazione di una cascinetta nelle Langhe: un casolare già oggi abitato da Susanna e Ugo e da un numero variabile di cani.
Oggi l'edificio è un disastro, e richiederà parecchi lavori, a cominciare da quelli di consolidamento e risanamento. Ma il luogo è strepitoso. I proprietari vogliono rimetterlo in sesto ed aprirlo parzialmente al pubblico nella formula del bad and breakfast.
La costruzione sarà contornata da pilastri che distribuiranno i carichi su una base più larga
Piano terra: cucina-soggiorno comune, salotto d'ingresso, garage, stalla dei cani
Piano superiore: camera padronale, camere ospiti, bagno
Le pareti in tufo saranno liberate dei vari strati di intonaco e consolidate
La cucina soggiorno comune
Il muro del camino sarà trattato come le murature esterne
pareti chiare, voltini originari, pavimento autolivellante seminato di ossidi e polvere di tufo
la camera padronale è uno spazio privato pensato sia per la notte che per lo studio e il relax
tavolati e pavimenti in legno di acero
camino
Il salottino d'ingresso è anche libreria
fianco ovest
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massimo battaglio
venerdì 23 luglio 2010 alle ore 15:17| commenti: 35 |
infatti hector! non ho più la forza di mettere le "c" al posto giusto. e neanche le maiuscole, come vedi
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il parafulmine
venerdì 23 luglio 2010 alle ore 18:04
ahahaha...sei comunque un oscuro simpaticone.
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francesco amadori
venerdì 23 luglio 2010 alle ore 18:04
Massimo Gabettiano Dellamadonna ,vai col disegno e lascia stare i rendersss.
Un solo appunto..quei buchi no, osserva attentamente i bucogabetti od i bucobechi.
postato da
il parafulmine
venerdì 23 luglio 2010 alle ore 18:06
non è che i disegni a mano sono ripassati?
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franz ipercriticusmabenevolus
venerdì 23 luglio 2010 alle ore 18:10
Secondo appunto i pilastrio monchi sul fianco a mezzo intervallo sono troppo pesanti, se ne può fare a meno lasciando in tutta leggerezza la ringhiera, mi sembrano una accentuazione indesiderabile.
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franz ironicus anglofilologus
venerdì 23 luglio 2010 alle ore 18:16
Comunque se è, come dici, per un bad e non bed & breakfast, puoi lasciare buchi e pilastri monchi.
postato da
franz persecutivus
venerdì 23 luglio 2010 alle ore 18:17
vorrà dire che mangeranno cattivo e per il letto troveranno altra soluzione.
@ Francesco
Per una volta una, e sottolineo e ripeto una
e per giunta in alta langa,
e per giunta in una ristrutturazione,
che mi sono lasciato andare al lessico che ANCHE Gabetti ha praticato per anni...
eddai! Perdonami!
Tra l'altro, Gabetti ha sempre applicato il "lessico piemontese" a schemi tipologici di pura invenzione (spesso, bisogna dire, di brillante invenzione). Qui, dato il tema, c'è un po' più rigore.
Secondo me, questa è quasi una casa piemontese, mentre quelle di Gabetti e Isola sono case "in piemontese"
postato da
Massimo Pacini
venerdì 23 luglio 2010 alle ore 20:11
Il camino soffoca la porta a sinistra, e poi perchè quella parete camino? forse è meglio nel disegno che nella realtà.
Anche i pilastri dei balconi sono sovradimensionati e risultano più un inutile massa-ornamento che altro.
Nulla da dire sui disegni realizzati con maestria, però non deve comandare il disegno che una volta visualizzato in render svela la verità, e cioè che non sempre si traduce in bella architettura. Quindi un passo indietro e alleggerisci quella selva di pilastri e la parete camino, toglierei anche quel'inutile gioco di finestre, chissà che sarebbe meglio mettere a nudo la parete e lasciarla così, spoglia e vera. Ma certe cose si scoprono solamente in fase di ristrutturazione.
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lucio tuzza
venerdì 23 luglio 2010 alle ore 21:25
Io troverei interessante, trattandosi di ristrutturazione, vedere anche qualche immagine dello stato attuale.
Per comprendere la qualità di una ristrutturazione, mi sembra essenziale conoscere quello che si ristruttura, altrimenti si corre il rischio di parlare di aria fritta.
postato da
lucio tuzza
venerdì 23 luglio 2010 alle ore 21:27
Per esempi...i pilastri monchi...
Esistono già come campitura o no ?
@Massimo Pacini
La porta è soffocata, vero. Me la sono trovata così e non c'è verso di cambiare (guarda la pianta).
Quanto all'inutilità di particolari da te definiti come "decorazione" in senso dispregiativo, potremmo discutere a lungo. E' un nodo che resta irrisolto dai tempi di Loos, e che nemmeno Muratori era riuscito a sciogliere in modo convincente.
In soldoni: per raggiungere il minimo di superficie illuminante, devo aumentare le finestre. Che faccio? Ne aggiungo un paio "in falso"? Allargo quelle esistenti come farebbe un geometra da stra-paese? O mi lascio un po' andare alla fantasia?
Magari la soluzione non è delle più estrose, ma almeno è un inizio.
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Fabio Cinesu
sabato 24 luglio 2010 alle ore 04:20
Saro il solito sgraziato nuragico, ma a me piacciono proprio quei pilastri, con la trave lignea appoggiata.
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Massimo Pacini
sabato 24 luglio 2010 alle ore 09:44
Potresti provare a tirare dritta la parete camino così da evitare lo spazio di risulta della porta? In questo modo la porta farebbe parte del gioco delle bucature E la stessa parete la porterei a tutta altezza per evitare il vuoto tra il tetto e la stessa.
Sì Pacini, potrei provare. Ma non garantisco il risultato. Ci sarebbe da fare tutto un sistema di controsoffitti, oltre che generare un corridoietto a sinistra della scala... un casino ma ci sto provando
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Moreno
sabato 24 luglio 2010 alle ore 12:02
A me 'sto progetto piace.
Onore al compagno Battaglio (sedicente architetto sinistro).
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ELENA
sabato 24 luglio 2010 alle ore 12:47
ahia ahia ....Moreno ; hai usato una parola che qui può essere mal tollerata : onore al compagno Battaglio . Mi associo
Hei! Non sono mica ancora morto!
Comunque, per quando capiterà, voglio l'Internazionale cantata da tutti (all'uscita dalla chiesa) hihihi
postato da
Elena Fedi
sabato 24 luglio 2010 alle ore 13:20
conosco un musicista (il compagno Vittorio Bonetti) che l'altra sera al festival a Savona ha fatto cantare l'Internazionale persino ad una dirigente provinciale del PD ,che viene dal mondo cattolico ( moglie dall'ex segretario provinciale DC ), un'amica a cui veniva l'orticaria sentendo la parola " compagno " ...
Son più vecchia di te e quindi ...non credo di averne l'opportunità ,ma, in caso ...ti porterò Bonetti !!!
postato da
lucio tuzza
sabato 24 luglio 2010 alle ore 13:37
@Battaglio...
e se sentiremo qualcuno stonare tutti ci volteremo a guardare il compagno La Malfa con occhiate di rimprovero.
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Massimo Pacini
sabato 24 luglio 2010 alle ore 20:19
Massimo che ne dici di rendere più sottili i pilastri balconi, tipo a due teste? Lasciando a quattro quelli della copertura.
postato da
lucio tuzza
sabato 24 luglio 2010 alle ore 20:52
Ma se quei pilastri sono esistenti non capisco perchè vadano ridimensionati o addirittura tolti.
Mi sembra che quei pilastri e quella campitura siano molto caratterizzanti l' edificio e gli danno una notevole personalità.
@Massimo Pacini
Caro omonimo
Avresti un'idea di si fanno dei pilastri a due teste con scaglie di tufo?
Te lo dico io: non si fanno.
Ecco perché tutti i pilastri di tutte le case di tutte le langhe, oltre a non avere mai un passo superiore a 3.14 metri (un trabucco piemontese), sono sempre spessi sui 51 cm (un piede).
In questo caso, oltre a ritrovarmi con una casa in tufo da ristrutturare, fatalità vuole che nel podere ci fosse anche un "casotto da vigna" (in piemontese ciabòt) da demolire, completamente in scaglie di tufo.
E' mezzo diroccato, ma i materiali sono buoni, e mi piacerebbe recuperarli.
E' da lì che ho pensato di rinforzare la casa con questi pilastri, anziché con chissà quali diavolerie metalliche da annegare nelle murature.
All'interno hanno un'anima di cemento armato. Le scaglie di tufo servono come cassero a perdere. Va da sè che la misura più logica torna ad essere quella tradizionale, pari a poco meno di un piede.
postato da
Moreno
sabato 24 luglio 2010 alle ore 22:01
Il pilastro a due teste rappresenta da sempre l'estasi del geometra, così come l'arco ad una testa.
Ogni elemento architettonico merita la dignità della giusta dimensione.
Se non siamop più capaci di riconoscerla può aiutarci la lettura della tradizione costruttiva locale, come ha fatto il compagno Massimo.
postato da
Massimo Pacini
domenica 25 luglio 2010 alle ore 07:07
Non avevo letto bene l'immagine, è ovvio che se ti rifai ai materiali della tradizione locale allora cambia tutto, annullo ciò che ho detto in precedenza.
Ha anche ragione Lucio, qualche foto non guasterebbe.
Comunque, buon lavoro companero.
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frenk criticus
domenica 25 luglio 2010 alle ore 10:07
Insisto nella critica perchè pure a me il progetto non dispiace,
a- trovo sempre la sdoppiatura dei pilastri sul fianco, alto basso un pò artificiosa, quasi a voler rimarcare un doppio ritmo che non aggiunge nulla alla scansione naturale ma semplicemente appesantisce.
b- non trovo abbastanza giustificate ed epressive le bucature casuali sul fronte, una specie di sovrapposizione di una composizione astratta su una trama tradizionale, capisco che se esiste la necessità di illuminare non è facile trovare una soluzione.
infine una nota sulla soletta a volterrane del ballatoio con due ipotesi, poteva essere sviluppata in senso parallelo o se sviluppata ortogonalmente e forse più giustamente come fai tu forse occorreva trovare un ritmo che quadra con gli intervalli della pilastratura.
@Francesco
Tocca proprio che io vada a fare quattro foto decenti (mi sa che bisognerà aspettare l'inverno, o se no, mettersi a disboscare), perché chi non è piemontese fatica a capire cosa c'era e cosa ci sarà.
Il balcone per esempio, non SARA' a voltini. Lo E' già.
Non sono volterrane, ma voltini in mattoni di piatto, appoggiati su travetti in ferro che attraversano tutto il solaio in senso nord-sud proseguendo poi nel ballatoio (se ne vede la traccia nella pianta). Si tratta di una tipologia strutturale povera, evoluzione ottocentesca di un'altra tipologia ancora più povera, che prevedeva travetti in legno disposti in diagonale. Per realizzare queste strutture, spesso venivano riutilizzati i binari del treno quando venivano sostituiti.
Dal momento che gli attuali voltini sono la sostituzione di un solaio precedente - probabilmente in legno - il passo dei voltini è di 1 metro, indipendentemente da quello delle finestre. Per questo non c'è corrispondenza tra i vari elementi.
Per rinforzare il balcone si aggiungerà una putrella tra pilastro e pilastro, a cui si agganceranno dal basso gli attuali travetti. Per contenere l'altezza di questa putrella, e non rinunciare a vedere il profilo a onde del balcone, il passo dei pilastri dovrà essere sufficientemente fitto.