postato da
lucio tuzza, plastici
sabato 9 gennaio 2010 alle ore 17:27
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l' avevo già sentita...."essere o non essere".....
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postato da
roberto pittaluga
sabato 9 gennaio 2010 alle ore 17:42
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Le soluzioni planimetriche e distributive mi piacciono e ritengo siano valide,
fossi in te lavorerei sui prospetti, così come sono non mi convincono del tutto.
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postato da
Elena
sabato 9 gennaio 2010 alle ore 20:27
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Perchè non usi le finestre a nastro ??? ( EHHHHH ) le soluzioni planimetriche van bene ma le finestre sono ....va beh non mi esprimo !
Te la sei cercata Massimo ....Rivedi i prospetti : tristissimi .Procedi nella ricerca del bello
" il bello è possibile, come la libertà: per trovarlo e per riconoscerlo, è sufficiente liberare la propria coscienza. Non credere a queste cose, porta inevitabilmente verso il brutto e verso l’errore. "
scherzo ovvio .....vai avanti
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postato da
massimo battaglio
domenica 10 gennaio 2010 alle ore 01:17
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Le finestre sono carcerarie, sembra anche a me.
E' un modello di finestra che ho ripescato da un altro progetto, senza pensare che non si adattano ad una casa di otto piani.
D'altra parte vorrei evitare tagli stroppo verticali...
Sto pensando a qualche altra soluzione. Vedremo.
Per Elena: sono lusingato che tu abbia citato una mia frase, ma se in questo progetto manca una cosa, è proprio l'errore.
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postato da
Fabio Cinesu
domenica 10 gennaio 2010 alle ore 04:00
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Finestra a nastro verticale? Così snellisce...
Buonanotte
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postato da
cantieri5
domenica 10 gennaio 2010 alle ore 07:24
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Secondo me puoi andare avanti l' idea progettuale in se è buona, se riesci cerca di dare un tono meno popolare, rendi il progetto più accattivante, pur mantenendo il target economico.
Sicuramente non è facile equilibrare gli aspetti qualità-economia, ma con un pò di attente analisi si può costruire dei buoni fabbricati mantenendo costi discretamente bassi.
Buona fortuna ...
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postato da
Franceso amadori
domenica 10 gennaio 2010 alle ore 09:57
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La finestra a nastro contempla l'arretramento della parte portante rispetto al filo dei muri esterni.
Introduce un lavoro nel rapporto fra verticale ed orizzontale.
Un'alternativa potrebbe essere anche quella di prevedere una apertura completa della parete esterna dei soggiorni, con grande finestra fra soletta e soletta che comporterebbe l'ampliamento del vuoto verticale della giunzione dei ballatoi-scale interni.
Una ulteriore alternativa potrebbe essere anche questa soluzione abbinata alla finestra a nastro per le due stanze da letto.
Inoltre prevederei per i ballatoi interni un andamento meno rigido, ovvero non perfettamente paralleli ed allineati sulle pareti dei corpi degli appartamenti ma con allargamenti in corrispondenza degli accessi, eventualmente dando al ballatoio un profilo a corda di cerchio in modo di avere uno spazio maggiore in corrispondenza degli accessi agli alloggi.
Sempre sul tema una ulteriore ipotesi potrebbe essere quella di ribaltare specularmente il triangolo vuoto interno sullì'asse orizzontale e di ridurlo in modo di avere i vertici dei triangoli in corrispondenza degli accessi e quindi le scale non in corrispondenza dei vertici ma lungo i lati.
Comunque trovo interessante la matrice del progetto che si presta ad infiniti ragionamenti.
Francesco
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postato da
massimo battaglio
domenica 10 gennaio 2010 alle ore 10:09
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Per Francesco: il tema è quello di una casa economico-popolare a basso consumo energetico.
Sono quindi bandite finestre più grandi di quanto necessario (ampiezza apertura = 1/8 della superficie di pavimento)
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postato da
Moreno Giacobazzi
domenica 10 gennaio 2010 alle ore 10:57
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Pur ribadendo il mio totale disaccordo sul metodo della condivisione del percorso dell'elaborazione progettuale in architettura (Massimo ricorderà certamente il perché), provo a dare un contributo di carattere generalissimo.
Lo schema progettuale proposto è totalmente decontestualizzato: si tratta di una sorta di progetto tipo da adattare a contesti diversi? Se sì ho delle grosse perplessità poiché continuo a pensare che il progetto nasca dal contesto e dalle relazioni che vi si determinano (ed in ogni casi bisognerebbe rapportarsi alla problematica sotto esposta, almeno per alcune casistiche tipo).
Se invece il progetto si riferisce ad un luogo specifico credo che si debba verificare con attenzione la relazione con il percorso del sole nelle diverse stagioni, per evitare che vi siano alloggi che vedano solo ombra per buona parte dell'anno (particolare non trascurabile visto che molti alloggi sono quasi monoaffaccio e privi di ventilazione trasversale).
In altri termini ritengo che la risoluzione del problema relativo alla forma ed al taglio delle finestre sia in larga parte prematura rispetto a scelte insediative, volumetriche e di impianto che dovrebbero comunque preoccuparci, sia per gli aspetti bioclimatici che di comfort abitativo.
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postato da
francesco amadori
domenica 10 gennaio 2010 alle ore 11:13
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Per Massimo, il mio commento è originato da alcune suggestioni nate dall'osservazione dal tuo progetto che, nel suo rigore, mi piace.
Quanto al " bello di cui tanto si parla, penso che non possa essere ricercato in questioni di facciata ma di coerenza fra linguaggio e matrice strutturale o tipologica del progetto.
Quindi a chi cerca miglioramenti in sbalzi di parapetti o strane scale e finestre preferisco sempre Sparta.
La questione è tutta fra orizzontale e verticale, pieno e vuoto, combinazione fra triangolo del vuoto interno e blocchi , parallelepipedi murari...
All'interno di queste cose si possono trovre mille combinazioni, non per abbellire il vestito ma per approfondire od arricchire od articolare l'impianto tipologico, tenendo la barra fissa all'idea matrice, insomma niente " liscia, gassata o ferrarelle ", ciò riferito a chi afferma quale virtù quella di non innamorarsi dell'idea originaria e di essere aperto a tutto.
Sul concetto che il progetto non possa che nascere dal contesto concordo con Moreno, personalmente non riesco ad elaborare alcun progetto senza immaginarlo in un determinato luogo, ma pensavo che si trattasse di una esercitazione astratta e come tale ho condotto alcuni ragionamenti.
Francesco
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postato da
massimo battaglio
domenica 10 gennaio 2010 alle ore 11:17
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Trattandosi del progetto di un "modello abitativo" che possa essere ripetuto in aree per ora non determinate, sono dolente di dover rispondere che non esistono dati di contesto, se non quello molto vago di "territorio già urbanizzato nella pianura piemontese".
Temo però che l'osservazione di Moreno Giacobazzi sull'orientamento, tagli la testa al toro: occorre totalmente ripensare il sistema degli affacci
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postato da
Ciro Petriccione
domenica 10 gennaio 2010 alle ore 11:44
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non ha ne testa ne piedi,
grazie DIO
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postato da
massimo battaglio
domenica 10 gennaio 2010 alle ore 12:37
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Grazie geom. Petriccione delle sue dotte osservazioni.
Ricordo che lei, non ha titolo per progettare edifici di queste dimensioni.
Anzi, in qualunque paese europeo, non avrebbe titolo di progettare affatto.
Non c'è dunque pericolo che lei corra in questi errori.
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postato da
Ciro Petriccione
domenica 10 gennaio 2010 alle ore 12:40
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MA IO SONO UNA PERSONA CHE RIFLETTE,
PERCHE SPRECARE TANTI ANNI DI UNIVERSITA' TANTI ANNI DI TENTATO LAVORO, PER FARE COSA? CASA TRIFOGLIO
MEGLIO GEOMETRA
dimenticavo, per le finestre, le puo fare più grandi , usi degli schermi, tipo brisoleil
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postato da
massimo battaglio
domenica 10 gennaio 2010 alle ore 14:39
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Lei, geometra, è una persona che riflette la propria incultura, che discende dal penoso stato in cui si trova, da anni, la scuola media italiana.
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postato da
roberto pittaluga
domenica 10 gennaio 2010 alle ore 14:52
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Ciro scusa spiega meglio, se usi delle Pale Frangisole tipo Brisoleil la normativa ti consente
di aumentare la superficie delle finestre?
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postato da
Elena Fedi
domenica 10 gennaio 2010 alle ore 20:15
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Le mie osservazioni a Massimo erano uno scherzo con cui ho ripreso alcune sue osservazioni al mio progetto di casettina ( che è molto diverso da quel che avete visto ma che non vi mostro per ora ) ...
Sulle osservazioni di Moreno in parte concordo ; molti anni fa ho progettato edifici cooperativi ,come coprogettista assieme al progettista incaricato , che chiamerei " casa quadrifoglio " .
Erano edifici ( poi realizzati ) che avevano quattro moduli molto simili a quelli di Massimo ,articolati attorno ad un organismo distributivo assai simile . Il problema maggiore rilevato in quelle case è proprio ...che l'insolazione è molto diversa fra i diversi alloggi ,a seconda dell'affaccio e dell'orientamento . E questo ,in termini di contenimento dei consumi energetici, può essere un handicap . Ci saranno gli alloggi a sud e sud-est ma ci saranno quelli totalmente a nord e nord-ovest.
Guai se poi dei moduli del trifoglio ce ne fossero alcuni con maggior numero di piani rispetto ad altri : l'ombra peggiorebbe la situazione .
Sì ripenserei il sistema degli affacci .....anche se il progettista pensa : " ma se in questo progetto manca una cosa, è proprio l'errore." .....presuntuosetto ,eh ?? L'errore è umano ed errori ne facciamo tutti .
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postato da
Elena Fedi
domenica 10 gennaio 2010 alle ore 20:18
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@ Ciro e Massimo ; non potremmo smetterla con questa stupida diatriba fra geometri ed architetti e viceversa ?? sta diventando veramente stucchevole oltre che inutile .
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postato da
massimo battaglio
domenica 10 gennaio 2010 alle ore 22:23
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@Elena: come vedi c'è un corpo più alto ma è ben difficile che faccia ombra sugli altri due, a meno che il sole non provenga da nord.
Errore viene da "errare", vagare senza meta. Errare nell'impostazione è pericoloso; errare nel linguaggio è odioso; un "errore umano", se proprio non si rimedia, mi pare perdonabile.
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postato da
Elena Fedi
domenica 10 gennaio 2010 alle ore 23:46
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@ Massimo capisco che credi che solo quelli che tu ritieni i miei errori siano pericolosi ed odiosi ....Guarda ,non commento perchè non voglio diventare sì io odiosa .
Vedi io abitavo una volta in una cooperativa edilizia ove al mattino ero in pieno sole ; dopo mezzogiorno ,quando il sole era a sud.ovest e poi ad ovest ero all'ombra totale ,perchè avevo corpi più alti (5-6 piani ) che condividevano con il mio alloggio il corpo scala ed erano costruiti in aderenza.
Era una casa fredda ed infatti me ne sono andata appena ho potuto ,eppure era casa mia e sarebbe pure stata carina ....Ma quell'ombra da mezzogiorno alla sera era insopportabile ....
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postato da
massimo battaglio
lunedì 11 gennaio 2010 alle ore 00:30
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@Elena: qua non di dovrebbero essere quei problemi, soprattutto dopo la redistribusione dei pani, dei pesci e delle finestre, che sto studiando. Speriamo che non sia una casa "fredda"
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postato da
monica
lunedì 11 gennaio 2010 alle ore 11:33
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Non sono convinta che si possa progettare un edificio senza contestualizzarlo.
Non c'è un qualcosa che vada bene per tutto. Credo invece che il contesto sia una delle forze dell'architettura passata.
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postato da
antonio botteon
lunedì 11 gennaio 2010 alle ore 12:34
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Personalmente, quando progetto, tengo in grande considerazione il contesto in cui il mio lavoro si inserirà anzi, spesso, la ricerca di materiali di finitura (così come la forma stessa del progetto) è funzionale al luogo in cui mi trovo. E' una fatica mentale mia quella di scindere il progetto dal luogo...ma forse sbaglio io. Una domanda: la facciata verrebbe rivestita?
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postato da
Elena Fedi
lunedì 11 gennaio 2010 alle ore 13:42
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Anche io di solito tengo in gran considerazione il contesto ,data la mia formazione caniggiana ,ma ,in realtà, la mia prima esperienza progettuale importante ,nel lontanissimo 1975, era consistita proprio nel definire uno schema tipologico di alloggi per edilizia agevolata di taglio diverso ,dai 72 ai 93 mq utili ,tre tipologie tipo A,B,C ... Questa elaborazione ( eseguita in uno studio con cui collaboravo ) aveva poi trovato applicazione in 6 progetti di altrettanti interventi di cooperative edilizie . I contesti erano diversi ,come i paesi della provincia ,come i PRG o i PEEP in cui si andava ad operare . Però, i singoli tipi erano aggregabili in maniera abbastanza libera ,dalla classica casa in linea ad una combinazione a tre ( A+B+C ) fino a una combinazione a 4 ( 2A+ B+C ). Il numero dei piani dei singoli corpi era determinato dalle esigenze e dalle scelte dei cooperatori ; servivano tot A ,tot B ,tot C : si definivano i numeri dei piani ed anche il numero di organismi distributori necessari . E' un pò come per la casa trifoglio ....Quello era uno schema progettuale molto in uso in quegli anni ,per l'edilizia economica . L'ho successivamente ( pur con tipologie diverse ) usato anche in altri progetti miei o meglio del mio studio associato . Quindi adattarsi al contesto successivamente si può ,se lo schema aggregativo è sufficientemente flessibile .
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postato da
massimo battaglio
lunedì 11 gennaio 2010 alle ore 14:34
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Aggregabilità:
In linea di massima condivido le osservazioni di Elena sull'areabilità di moduli abitativi. In fondo è un principio che l'architettura porta con sè da secoli: aggregabili all'infinito sono le vecchie case con la scala cappuccina, le unità abitative delle case di ringhiera eccetera. Oggi si tratta semplicemente di proseguire questa tradizione affrontando la maggior complessità di un appartamento moderno.
Contesto:
Non credo che il tema dell'attenzione al contesto si possa risolvere in uno sguardo, per quanto attento, al paesaggio immediatamente circostante. Il contesto è fatto di paesaggio, tessuto costruito, fatti urbanistici, condizioni geografiche, geologiche, climatiche, culturali, sociali... Varianti che richiedono un'analisi dai confini ben più ampi di quelli dell'isolato in cui si sta costruendo.
Il modello di "casa trifoglio" dovrà essere realizzato, secondo le indicazioni della committenza, in "territorio già urbanizzato nella pianura piemontese". Si tratta perlopiù di aree periferiche, già segnate da presenze di insediamenti di edilizia convenzionata. Il titolo è già un'indicazione abbastanza precisa.
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postato da
c
lunedì 11 gennaio 2010 alle ore 14:41
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@ Massimo
prof. delle parate
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postato da
G.G.
martedì 12 gennaio 2010 alle ore 06:42
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scusa se mi permetto: di solito non entro mai nelle minuzie dei lavori altrui...ma in fondo apprezzo le tue cose.
- non trovo risolto, concettualmente, l'attacco di chiusura dell'insieme: la copertura della corte interna è "dissimulata" dal resto: la identificherei tipologicamente in alzata
- contesto: una buona soluzione in architettura esprime sempre con evidenza il problema da cui muove. Il suo problema, la sua ragione di essere.
buon lavoro.
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postato da
francesco amadori
martedì 12 gennaio 2010 alle ore 07:35
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Per Massimo, credo che tutti intendano il contesto nel suo vero significato di paesaggio costruito e non, quindi non semplicemente come paesaggio naturale.
Il paesaggio costruito è fatto di tutto ciò a cui accenni tu ed altro, compresa la storia del luogo, il tessuto insdiato fino alla tradizione tipologica e tecnologica.
Il che non vuol dire semplicemente " Papagallare " ovvero limitarsi ad una concezione imitativa o mimetica, ma esercitare l'osservazione il giudizio, la critica e l'interpretazione, compresa l'introduzione dei linguaggi e dei vissuti del nostro tempo.
Come constato anche dalle tue precisazioni riguardo al tema il lavoro si caratterizza come sviluppo di una idea astratta.
Appurato ciò nulla di male, perchè anche il lavoro contestualizzato ha sempre in sè anche una matrice di carattere teorico od astratta.
Vedi il Sant'ivo del Borromini od il San Carlino alle quattro fontane dello stesso architetto.
L'oscillazione fra i principi ed il contesto è sempre presente in ogni lavoro d'architettura e l'esercizio sugli archetipi non è mai da disprezzare.
Il tuo progetto parte dal triangolo ma purtroppo lì rimane in tutta la sua rigidità archetipa, non risolve i problemi da te e da altri posti e quindi, a mio parere, senza perdere l'archetipo occorre un lavoro sperimentale di adattamento almeno funzionale, inclusa la questione essenziale per la resideza dell'orientamento degli alloggi.
Insomma il lavoro da te postato è ancora a livello di schema ed attende di diventare architettura ancorchè non decontestualizzata, questione che in questo caso siamo costretti a non considerare, data l'impostazione del tema progettuale che prevede un livello estremamente generico di contestualizzazione, un livello che oserei paragonare ai dibattiti funzionalisti della prima parte del secolo scorso.
In sintesi che il progetto risponda almeno a quel livello.
Ciò non ostante continuo a considerare lo spunto interessante.
Francesco
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postato da
massimo battaglio
martedì 12 gennaio 2010 alle ore 10:19
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Sul rapporto testo/contesto (poiché mi pare che sia la questione che in questo esercizio solleva maggior interesse), credo che tutti abbiano le loro buone ragione.
Quando ho abbozzato i primi pensieri per "casa trifoglio", ma sicuramente anche prima, avevo certamente in mente un paesaggio, un'edilizia, una storia e una cultura particolari: quelli tipici del territorio e della gente che abita ai margini dell'area metropolitana torinese. Margini che si trovano generalmente ai bordi della cintura, ma talvolta anche al suo interno: lungo gli sbreghi delle due ferrovie, o ai margini delle grandi aree verdi generate dall'abbattimento di obsoleti insediamenti industriali "anni '50".
Le aree a disposizione del Comune (meglio, dei Comuni) su cui far sorgere "casa trifoglio" sono localizzate in contesti di questo genere, e non trovo sbagliato che si pensi di affrontare la loro trasformazione o il loro completamento con un progetto unico - che poi potrà essere ulteriormente variato e declinato a seconda dei casi. Esse hanno in comune qualcosa di molto forte: l'essere periferia; ed esserlo in Piemonte.
Non mi dilungo perché sarebbe terribilmente presuntuoso voler concludere il discorso nelle righe di un post. Ma sono sicuro che, se per caso casa "trifoglio" fosse giustificabile nei posti che ho indicato (cosa di cui mi permetto di essere abbastanza convinto), sarebbe completamente assurda nelle langhe o sulla costa pugliese (ad Alba o a Molfetta, tanto per dire).
Quando il progetto avrà caratteristiche un po' meno astratte (ora ci sto lavorando), proverò a fare qualche fotomontaggio.
Grazie per le molte osservazioni.
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postato da
Ciro Petriccione
martedì 12 gennaio 2010 alle ore 11:14
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e meglio! provà ancora molto
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