postato da
moreno
lunedì 31 ottobre 2011 alle ore 11:22
... eh sì, la cosa è assai curiosa.
I commenti sui post architettonici sono spesso ridotti, a volte disarmanti, spesso inesistenti.
Se uno lancia un qualcosa relativo alla relazione tra architettura e realtà, tra prassi disciplinare/operativa e politica si ha istantaneamente la levata di scudi di una pletora di qualunquisti/pseudopuristi: "ma questo è/era un blog di ARCHITETTURA!!!!" è lo strillo all'unisono delle verginelle ritrose violate.
Si rischia di tornare su un concetto assai frusto ma che evidentemente sfugge ai più: se VOI non vi occupate di POLITICA, la POLITICA si occupa comunque di VOI.
La fuga nel "sono tutti uguali, noi siamo puliti (mah...), la politica è una cosa sporca e noi non ci vogliamo sporcare" è ciò che ha prodotto il letamaio attuale. E se l'architettura è diventata in Italia un campo sostanzialmente inagibile, a mio parere, ciò ha molto a che fare con il totale disimpegno degli architetti che, o per opportunismo o per snobismo o per semplice fancazzismo mentale , si sono chiamati fuori dall'agone, lasciando il campo libero a chi ha fatto carne di porco di tutto quanto, mercato della progettazione delle opere pubbliche, urbanistica, disegno urbano, mercato privato.
Auguri!!!!
postato da
Elena Fedi
lunedì 31 ottobre 2011 alle ore 11:50
OHHH FINALMENTE ! Moreno ha centrato il problema ,è proprio ciò che penso anche io
postato da
touchè
lunedì 31 ottobre 2011 alle ore 12:21
hai colpito nel segno , centrato,
ci sforzeremo di migliorare, grazie,
postato da
Mario Lamberti
lunedì 31 ottobre 2011 alle ore 12:30
L'importante è capire come l'impegno di un architetto si traduce nei fatti dell'architetto, forse più importante di sapere da quale parte sta.
E' una constatazione ricorrente trovare una grande incoerenza fra le affermazioni di principio e la prassi.
postato da
moreno
lunedì 31 ottobre 2011 alle ore 12:50
... bene allora se ne parla, ci si confronta, à la guerre comme à la guerre.
Mi vengono in mente figure come Aymonino, De Carlo, Rossi o i radicali fiorentini, per i quali la produzione di architettura e di teoria era sempre gesto politico, calato nella prassi o più fluttuante nel mondo delle idee... oggi abbiamo il vuoto pneumatico di un formalismo loffìo o di un generico pseudo ambientalismo sostenibile (boschi verticali, orti urbani, edifici sostenibili foderati di courtain wall) che corrispondono ad una architettura fatta negli studi, costituita da mera visualizzazione, indifferente ad ogni contesto perchè vive sulle riviste e nel grande frullatore di internet, invece che essere vissuta dalla gente.
Urge una immediata discesa dal pero.
postato da
Elena Fedi
lunedì 31 ottobre 2011 alle ore 13:08
@ Moreno
non oso postare ciò che ho letto su edilportale su quali sarebbero i prossimi provvedimenti del governo su professioni, tariffe e soglia delle assegnazioni degli incarichi senza bando ,a trattativa privata ...Direbbero ( le verginelle ) che lo faccio per attaccare Berlusconi ,invece io credo che di questi provvedimenti dovremmo discutere, eccome . Anche per la qualità dell'architettura che si andrà a realizzare nei prossimi anni ,non solo per la prossima prevedibile chiusura di moltissimi studi di architettura ! Se non scendiamo dal pero ....sono guai grossi !
postato da
Mario lamberti
lunedì 31 ottobre 2011 alle ore 13:09
Non sono architetto, ma uomo di teatro, ed anche nella mia professione incorro spesso in persone che si dicono impegnati perchè non hanno un minuto per se stessi e magari per il propio lavoro specifico e sono spesso e volentieri dovunque ci sia sentore di impegno, io la chiamo esternalizzazione dell'impegno.
Quando poi nel concreto ci si confronta sul proprio mestiere l'impegno lo traducono, quando lo traducono in modo formale al punto di essere indistinguibili od assimilabili con i , tra virgolette, disimpegnati o, fra virgolette, qualunquisti.
Quindi massima attenzione ad usare termini o definizioni facili.
In Italia non mancano occasioni di agone politico o di impegno in generale, anzi, fin troppe, manca l'intelligenza politica ed appena appaiono segni di riconoscimento parte l'attacco all'intelligenza con ogni forma di sputtanamento e depistaggio.
Tempi duri, anzi durissimi.
postato da
moreno
lunedì 31 ottobre 2011 alle ore 13:24
Infatti io parlo di prassi, non di dare aria ai denti. Quando ancora non si parlava di progettazione partecipata, ed anche oggi, io mi sono sempre confrontato prima e durante l'elaborazione di un progetto con quelli che sarebbero diventati gli utenti finali del progetto (incontri pubblici, assemblee, una roba faticosa ma, a mio parere, ineludibile). E' una banalità assoluta che però è il vero lievito di ogni lavoro: allora non lo faceva nessuno, pochi lo fanno oggi... questo però rappresenta bene la mia idea di discesa dal pero.
postato da
Mario Lamberti
lunedì 31 ottobre 2011 alle ore 16:22
Pensavo che ciò che fa lei fosse il minimo per un architetto.
Se questo è ciò che si intende per impegno penso di non essermi spiegato bene, alludevo a qualcosa di più profondo, ma il vostro è forse un campo troppo tecnico.
Penso a Barca, Brecht, Sartre, al Living theatre, Carmelo Bene, non è una questione di procedure parlo dell'anima stessa del teatro, del suo rapporto con la realtà, la società, della messa in discussione del recitare stesso.
Mi scuso se mi sono intromesso in questioni così lontane da quelle che sono il mio pane quotidiano.
Ho, per esempio colleghi che si sentono impegnati per il solo fatto che mettono in scena la camorra e che prendono a sberleffi chi fa Pirandello.
Credo che non abbiano capito nulla, per questa ragione ho detto di esternalizzazione dell'impegno.
Qualcosa che viene più dall'oggetto che dal soggetto.
postato da
@ Mario Lamberti
martedì 1 novembre 2011 alle ore 11:35
Non conosce il blog sig Mario...perde solo il suo tempo con millantatori.