La filosofia del cordolo (ric.#4)
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Capita si, quando prendi una curva un po’ più stretta e gratti con il copricerchione sul cordolo. Il copricerchione è di plastica dura e si crepa, salta via giusto giusto quel pezzetto che fa emergere in tutto il suo splendore di ruggine il cerchione della tua ruota anteriore destra. Cazzo! Perché quel cordolo era lì, quel rialzo tanto alto da superare il livello gommoso della tua ruota anteriore destra. Non si poteva costruire un po’ più basso? Non si poteva calcolare meglio il raggio di curvatura di questo incrocio? E si, perché ricordo che prima dell’ultimo intervento di riassetto dell’arredo urbano di questa frazione, quello stesso cordolo era a raso, cioè allo stesso livello del piano stradale. Piano stradale, bella parola. Siamo tutti sullo stesso piano, un grande segno di democrazia della mobilità. Uomini e macchine, sullo stesso piano, divisi da un cordolo a raso. Prima, delle belle colonnine bocciardate distanziavano i tragitti pedonali e visto il ridotto raggio di curva, con l’auto salivi sopra il cordolo a raso (quasi), un leggero sobbalzo, rientravi in traiettoria e proseguivi senza rotture di cerchioni! Ora no, ci sbatti contro, e che dire, bisogna lasciar libero sfogo agli urbanisti e agli ingegneri che formalizzano progetti confortati da solide normative, con l’evidente errore di interpretare la norma come la normalità, mentre la consuetudine fruitiva ci porterebbe a considerazioni realistiche e spesso contradditorie con la “regola” scritta.
Ma attenzione: il “bravo” progettista dovrebbe far convivere le due cose! La filosofia del cordolo!
Altrimenti non resta che sperare che qualche tecnico specializzato in bordi stradali alti almeno 15 cm. (e spesso fuckoff agli handicappati!) non rovini il cerchione in lega del suo nuovo suv da città!
postato da
marco pasian
lunedì 26 ottobre 2009 alle ore 22:43
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