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La Nuova Generazione Velux
mercoledì 9 dicembre 2009

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dal blog CUOMO MARCO - ARCHITETTO, di MARCO CUOMO


TECNOLOGIE COSTRUTTIVE

La pelle dell’organismo edilizio, oggi rappresenta il luogo tecnologico dell’innovazione dello stessso sistema in cui la complessità dei moderni involucri richiede una progettazione altamente qualificata. Negli ultimi anni lo stato dell’arte della ricerca ha visto l’approfondimento prevalente rispetto alle soluzioni tecnologiche di chiusure verticali opache realizzate con prodotti in laterizio. Le principali criticità delle chiusure verticali in laterizio sono rappresentate prevalentemente da un prodotto di costruzione non omogeneo, con geometrie complesse (es. blocchi forati in laterizio) e con modalità di posa in opera estremamente variabili (es. spessore e tipo di giunti).
Inoltre le attuali norme riferite ai laterizi fanno riferimento a metodi di calcolo teorici assai complessi (UNI 10355). Comunque al di là delle ipotesi semplificate più o meno ragionevoli che occorre adottare per svolgere concretamente questi calcoli, rimane sempre alto il rischio nel trasportare un modello teorico di calcolo nel contesto reale. Nel caso dei laterizi, infatti la stessa definizione dei dati in ingresso, quali la conducibilità termica dell’impasto, è ricavata su provini speciali, per esigenze di prova, che non corrispondono nella sostanza agli standard di produzione e quindi già questo dato rappresenta il primo elemento di discordanza nella definizione finali dei risultati.
Una recente ricerca curata nel contesto del Dottorato di Ricerca di Sistemi e Processi Edilizi presso il Dip. BEST del Politecnico di Milano, ha evidenziato la necessità di trovare una soluzione tecnologica in funzione del contesto climatico. Le soluzioni tecniche delle chiusure verticali saranno rapportate alla zonizzazione climatica, e potranno essere calibrate rispetto ai parametri delle differenti realtà costruite, attivando così una nuova prospettiva di scelte virtuose.
Il caso studio affrontato nel territorio della Riviera Ligure dell’imperiese (zona climatica C, D.Lgs 311/06) ha evidenziato un maggiore soddisfacimento prestazionale nell’usare delle chiusure murarie massive quale risposta ai parametri d’efficienza energetica espressamente richiesti dalla normativa cogente; rispetto alle soluzioni tecnologiche tradizionali quali sono le murature in laterizio doppio e monostrato con isolante (Cuomo, 2009).[1] Infatti prestazionalmente quest’ultime sono superiori nei contesti in cui il clima invernale è più rigido, ovvero dove la presenza di un buon isolamento termico risulta indispensabile a garantire la prestazione di efficienza energetica, ma decisamente meno performanti nelle zone temperate. Pertanto le soluzioni tecniche di involucro edilizio in funzione alle specificità della capacità di massa termica rapportate alla zonizzazione climatica aprano una nuova prospettiva di scelte mirate a favorire le tipologie edilizie che caratterizzeranno le rispettive realtà territoriali.[2] Interessante evidenziare che oggi la normativa cogente sia a livello nazionale e sia nell’ambito del caso studio della regione Liguria non ha ancora definito i requisiti minimi del fabbisogno di energia primaria per la climatizzazione estiva; infatti all’art. 4, lett. f, del regolamento regionale 22 Gennaio 2009 n. 1, rimanda a procedure ancora da definire.
La comparazione delle due soluzione tecniche per la realizzazione dell’involucro edilizio (chiusure verticali): la prima realizzata con blocchi di calcestruzzo alveolato, la seconda in doppio tavolato con isolante, ha evidenziato che l’impiego tradizionale del laterizio, scelto nella fase progettuale ex-ante dall’ufficio tecnico dell’ARTE di Imperia in quanto soluzione costruttiva sostanzialmente conosciuta dagli operatori dell’edilizia, è meno performante rispetto all’uso del calcestruzzo alveolato (...). (persaperne di più vai a www.ae-review.it)



postato da MARCO CUOMO mercoledì 9 dicembre 2009 alle ore 00:49    | commenti: 1 | Bookmark and Share



 Commenti:
postato da lucio tuzza mercoledì 9 dicembre 2009 alle ore 14:44

lo so che vado fuori tema,
però l' immagine mi fa riflettere sul colore.
Buona parte delle architetture attuali, presentate anche su Archiportale, sono spesso bianche o grige o comunque prive di colore, o se sono colorate sono povere di vibrazioni.
Dicono poco di chi le abita.
Case colorate come quelle dell' immagine possono essere solo case di poveri?


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