POLITICA E PROFESSIONE
dal blog francesco amadori, di francesco amadori
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Politica e professione.
Partendo dalla mia esperienza in Sardegna che credo sia allargabile a tutto il sud italiano, nel quale il maggior committente per chi esercita la nostra professione è lo stato in tutte le sue svariate forme organizzative ed amministrative, discutere del rapporto fra politica e professione diventa inevitabile.
Ed è proprio in questi territori, indipendentemente dal colore della amministrazione di turno, che l’invadenza della politica diventa insopportabile e la commistione fra politica e professione diviene il nodo fondamentale da sciogliere.
Parlare di queste cose non vuol dire buttare il discorso in politica, ma avere gli occhi ben aperti sulla nostra condizione professionale.
Mi è capitato spesso di citare il caso del PPR della Sardegna, soprattutto come un caso di cattiva pianificazione nel quale il maggior responsabile è la giunta, pro tempore, che l’ha congegnato, gestito e licenziato.
Ne ho parlato come un caso emblematico nel quale anche l’informazione ha giocato e continua a giocare un pessimo ruolo, contro la verità che non è quella di essere pro o contro la salvaguardia del bene più importante costituito dal paesaggio, ma pro o contro un piano che non merita nemmeno il titolo di essere chiamato come tale.
Sempre seguendo l’incipit di questo mio post sul rapporto fra politica e professione ho accennato anche ad alcuni risvolti inquietanti costituiti dalle commesse professionali collegate alla gestione del piano che, comunque, sarebbero ancora pochissima cosa se il piano fosse un buon piano, avrei messo questa questione nel novero delle cose che capitano e nulla più.
Qualcuno ha invece insinuato che fosse proprio questa l’origine del mio ragionare, bene questa è proprio un offesa ancorché malamente camuffata, ma non andrò a cercare alleati per difendermi da ciò, basta ragionarci.
Si dirà come si è detto che molti fanno politica per passione e proprio a costoro mi rivolgo perché la passione sia bene indirizzata distinguendo la vera e ahimè rara politica da quella più diffusa che ha ben poco di onorabile.
Sul caso PPR in particolare non ho mai avanzato dubbi sulla regia politica che credo sia stata molto appassionata e le va riconosciuto almeno questo pregio, ma sulla bontà di tutta la faccenda e soprattutto sulla conduzione.
Quando parlo degli amici degli amici, se non parenti, parlo di una categoria che si annida dovunque c’è politica, spesso all’insaputa di chi la fa.
Quindi non basta la passione, occorre una buona politica, possibilmente distinta dall’intellighenzia o dalla cultura o dalle professioni tecniche.
Francesco
postato da
francesco amadori
mercoledì 1 luglio 2009 alle ore 17:13
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