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FRANCESCO AMADORI
il blog di francesco amadori


mercoledì 18 gennaio 2012

In cantiere

in cantiere

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postato da francesco amadori mercoledì 18 gennaio 2012 alle ore 19:18    | commenti: 0 | scrivi un commento |





mercoledì 18 gennaio 2012

Carlo Scarpa visto da Arturo Martini

Carlo Scarpa..ritratto 1941

erano amici



postato da francesco amadori mercoledì 18 gennaio 2012 alle ore 18:42    | commenti: 0 | scrivi un commento |





sabato 14 gennaio 2012

LE COSE NON SONO COMPLICATE PER CASO MA AD ARTE

metafora

le regole, i controlli, e relativi apparati che li producono e che li esercitano non sono complessi per difetto o per errore o per incapacità di semplificare ma ad arte.
Più regole, più controlli, più sedi di espletamento burocratico delle pratiche, più soggetti ad esercitare anche con estenuanti e reiterati colloqui con i malcapitati professionisti che cercano di portare a casa l'approvazione di un progetto, verifiche di compatibilità, liceità rendono il sistema complesso, nel processo si perde completamente il senso del progettare, ci si trasforma in frequentatori di sale d'attesa.
Anni di lavoro permettono di capitalizzare conoscenze con i luoghi della verifica e con i tecnici ad essa preposti, con i loro gusti, manie e perversioni estetiche e regolamentari personali, ciò alla fine conferisce ai postulanti rassegnazione mista ad una sicurezza procedurale e comportamentale, il bagaglio indispensabile per vivere nella palude da attraversare nell'accompagnamento del progetto fino al porto.
Qualche volta si sbotta " ma vaffanculo " ed occorre rifare tutto daccapo, ricostruire il capitale.
Occorre ricordare il " vaffanculo " all'Italia del grande Stirling per i quasi cinquanta timbri dell'edicoletta dell'Electa alla biennale di Venezia ?
Occorre ricordare la mia personale esperienza di un episodio di progettazione in Germania ( Paese serissimo almeno in ciò ), per un progetto di una certa complessità, un foglietto con dieci regole, mezzo foglio A4 e nessun tecnico pubblico da consultare, nemmeno da vedere di sfuggita ?
Bene... dopo tutti i controlli e dopo tutte le attese e fatiche, l'italia è il paese dove si costruisce peggio, e qualcuno, magari mosso da buone intenzioni. chiede ancora più controlli,
Ma sono in tanti gli architetti o geometri od ingegneri, liberi professionisti, che di questo sistema ci campano, perchè in ciò sono imbattibili, a loro vanno benissimo questi " paletti " che eliminano la concorrenza sull'oggetto vero del mestiere...il progetto.
Sento parlare di mafia come di una cosa d'altri, di un gruppo estraneo, di una organizzazione esterna al sistema..
No la mafia è nel sistema...è il sistema, così chi la sconfiggerà mai, chi si suiciderà ?
Questa sarebbe una vera liberalizzazione, non la concorrenza sui costi del progetto che sarebbe sopportabile, non la concorrenza sulla qualità del progetto che sarebbe il massimo.
( un inciso poi sul costo, perchè una pratica di piano casa di 15 metri quadri in più dovrebbe costare progettualmente più di 1500 Euro.
Semplice.. perchè ci sono le " accise " delle scartoffie inutili, delle attese agli sportelli, dei chiarimenti con i tecnici, della mole esagerata di elaborati, il committente vede due muri ed una finestra e si chiede perchè un progetto costi così tanto,
Quale liberalizzazione potrebbe farlo costare di meno, una lotta fratricida al ribasso fra colleghi od una semplificazione burocratica ?
Andrebbe liberalizzato lo stato.. )
Dico spesso che i nemici sono fra noi, fra gli architetti che vivono di questo sistema e che forse dovrebbero cambiare mestiere se le cose andassero per il verso giusto, se per espletare una pratica progettuale non contassero nulla le conoscenze, ma il rispetto di quattro regole valide per tutti.
Non ci sarebbe questione fra grossi e piccoli studi, fra architetti anziani ed appena laureati, fra gente del posto e gente " di fuori ", il confronto sarebbe sulle nostre cose... " progettare "




postato da francesco amadori sabato 14 gennaio 2012 alle ore 10:40    | commenti: 0 | scrivi un commento |





giovedì 12 gennaio 2012

VIVA LE LIBERALIZZAZIONI SE

più eros per gli architetti

Il problema non è la conservazione dei minimi tariffari. delle tutele corporative... chi o cosa " ci frega " non sono le liberalizzazioni, ma tutto il sistema incancrenito e purtroppo anche consolidato da ..quasi sempre, almeno da che io abbia memoria, del rapporto politica ( questo nostro sistema politico, non la politica in sè ) ed anche burocrazia alimentata dalla politica.... e lavoro, qualsiasi lavoro non solo quello degli architetti.
Il nostro lavoro, forse più di quello degli altri, ha un legame necessario con la politica e quindi se il sistema politico non è " buono " anche il nostro mestiere conseguentemente.......
Le liberalizzazioni fanno saltare solo un punto nodale della nostra attività, si poteva partire da altri punti,
Gli altri punti però sono più complessi..
Ad esempio il sistema consolidato e certo illiberale al massimo grado è quello che fa si che la complessità burocratica sempre in salita del nostro mestiere agevoli chi ha confidenza più che con il mestiere dell'architetto, con quello delle frequentazioni buropolitiche o degli affari tout court.
Toccare questo punto vuol dire semplificare le procedure, le leggi e le regole urbanistiche, reinventare un lavoro per milioni di burocrati che vivono di questo " non lavoro " che inquina gran parte delle nostre fatiche e del nostro tempo ed anche della loro stessa esistenza..in una parola rovesciare l'italia.
Assieme ai burocrati anche tanti architetti spurii dovrebbero e, finalmente, potrebbero dedicarsi ad altro. perchè la concorrenza si porrebbe su basi più sane a loro poco consone, magari giocare in borsa od aprire una sala giochi o, per rimanere nel campo, dedicarsi alla compravendita immobiliare o dedicarsi alle rapine, senz'altro più esperti di qualche sfigato che si improvvisa rapinatore per fame.
( ovviamente va modificata anche la regola, organica al mal-sistema, che impone negli incarichi pubblici il controllo del portafoglio come conditio sine qua non e prioritaria rispetto alla qualità del progetto, )
Per noi che vorremmo essere veri architetti significherebbe ridestinare al nostro mestiere il tempo perduto in cazzate obbligate imposte per legge, tornare ad amare la nostra professione.
Per tutti una architettura migliore e meno tristezza e depressione nella vita.



postato da francesco amadori giovedì 12 gennaio 2012 alle ore 09:47    | commenti: 1 | scrivi un commento |



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