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martedì 19 maggio 2009

Dall'infinitesimo all'infinito. Mendini all’Ara Pacis

dal blog Carmine Pietrapertosa, di Carmine Pietrapertosa


16.05.09 - Genzano L.-Roma, 400 Km circa ma ne è valsa la pena. Al Teatro India ultima rappresentazione di "LEBEN", una surreale performance sul Male messa in scena da Marco Martinelli col suo TdA (Teatro delle Albe). Se capita dalle vostre parti non perdetevelo.
Da buon montanaro (o quasi) avevo dimenticato la calura romana e ieri, passeggiando per il lungotevere in Augusta, in lontananza vedo occhieggiare il bianco scatolone in cui è stato rinchiuso e protetto l'augusteo Altare della Pace (dedicatio nel 9 a.C. e re-dedicatio da Meier poco meno di duemila anni dopo). Se non ricordo male il buon Richard ha chiamato a soccorso l'elemento primigenio e, infatti, c'è dell'acqua. Mi rinfresco un po' il corpo e, determinato a rinfrescarmi anche la mente, al prezzo di otto euro a cranio, entro.
L'Ara Pacis è lì, quest'anno giusto venti secoli dalla sua inaugurazione. Sembra venire da un altro mondo ed era un altro mondo quello.
Racconta la sua storia. L'ascolto paziente. Percorro la breve gradinata. L'attraverso (a dire il vero mi sento un po' un'intruso). Ci giro intorno.
Sul fondo dell'ampio stanzone una freccetta indica qualcosa. Mi avvicino: una mostra di Mendini. Si, quel Mendini. Alessandro Mendini. In realtà l'evento era segnalato anche all'ingresso ma, stonato dal sole, non ci avevo fatto caso. Bevo in un sorso le scale che menano al piano inferiore e mi ritrovo nelle quattro sezioni della mostra: Progettare pensieri, Progettare corpi, Progettare stanze, Progettare orizzonti.
Passare dall'Ara Pacis al Mendini-pensiero direi che può causare schoc: da consumare con moderazione.
"Dall'infinitesimo all'infinito". E' aperta fino al 6 settembre, avete tutto il tempo per programmare una visita. DA NON PERDERE.
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MANIFESTO DEGLI ADDIO
Addio progetto retorico: perché la vita scorre in modo antieroico e amorale. / Addio progetto di gusto: perché la qualità si ottiene solo alla rovescia. / Addio progetto intellettuale: perché la ragione è vinta e la rivoluzione consiste nella banalità della fantasia. / Addio progetto d’élite: perché il quotidiano appartiene al piccolo borghese. / Addio progetto coerente: perché per metodo bisogna essere incoerenti. / Addio progetto della casa: perché essa è solo un souvenir di se stessa. / Addio progetto trascendente: perché ogni oggetto è la risonanza banale di ipotesi inaccessibili. / Addio progetto autentico: perché qualsiasi realtà è autenticamente finta. / Addio progetto costruito: perché costruire vuole dire distruggere. / Addio progetto ideologico: perché all’uomo cinico vanno fatte architetture non impegnative. / Addio progetto stilematico: perché tutto è eclettico, stabilizzato, indifferente, consunto per sempre. / Addio progetto drammatico: perché lo stile di domani è rilassante e accattivante. / Addio progetto specialistico: perché la massa conosce da sola quello che le piace. / Addio progetto capolavoro: perché la merce è tutta quantità. / Addio progetto vero: perché la falsità è inarrestabile. / Addio progetto vivo: perché il clima del futuro è obitoriale. / Addio progetto programma: perché il bene del territorio sta nel suo caos estenuante. / Addio progetto fondato sul criterio spaziale: perché la psiche è in agguato e chiede colori e decori. / Addio progetto di ricerca: perché ogni dato è incerto e inattendibile, quando la vita è fintamente vissuta. / Addio progetto proletario: perché il solo progetto concepibile è la morte del progetto borghese. / Addio progetto istituzionale: perché esso è stasi e ordine, invece che movimento, frammento o particolarità. / Addio progetto Post Industriale: perché esso divide ancora le persone in chi fabbrica e in chi usa gli oggetti. / Addio progetto universale: perché i progetti sono tanti quanti sono gli uomini. / Addio progetto universitario: perché la forza del progetto è in mano all’uomo di massa. / Addio progetto come novità: perché il nuovo non esiste ma tutto è styling o Ri Disegno. / Addio progetto significante: perché l’epoca è di passaggio, la coscienza è infelice e noi siamo progettisti di frontiera. / Addio progetto con colori violenti: perché il rosa è il colore più bello dentro il quale vagare. / Addio progetto sentimentale: perché ogni architettura contiene un terrorista. / Addio progetto di Avanguardia: quell’epoca è finita perché l’Avanguardia è generalizzata e diffusa. / Addio progetto come arte: perché l’architettura è un’arte minore. / Addio progetto utopistico: perché il benessere crea Manierismo e nuova normalità. / Addio progetto a tesi: perché ogni messaggio è giustamente aleatorio e nichilista. / Addio progetto degli arabi: perché la forma non modifica il petrolio. / Addio progetto del Terzo Mondo: perché prevale l’illogico e arrivano la paura, la guerra, la droga e l’apocalisse. / Addio progetto di partecipazione: perché viviamo alienati e immobili nelle nostre stanze. / Addio progetto di concentrazione: perché l’energia dell’immagine esplode in modo volgare. / Addio progetto di te stesso: perché consapevole che ti è negato il futuro ti distruggerai nell’ambiguità. / Addio progetto geometrico: perché bisogna decorare informalmente invece che progettare. / Addio progetto morale: nulla è dovuto a nessuno perché non occorre raggiungere nulla. / Addio progetto di sopravvivenza: perché il problema del lavoro è ineliminabile e contraddice la vita. / Addio progetto maschile: perché l’architetto del futuro è ermafrodita e godrà di piccole emozioni. / Addio progetto didattico: perché una scuola che si rispetti non è fatta di muri ma di sorprese. / Addio progetto artigianale: perché la mano dell’uomo è uno strumento atrofizzato. / Addio progetto rituale: perché un tempio pieno di robot trasmette altre avventure. / Addio progetto infantile: perché il bambino è un adulto di piccole dimensioni. / Addio progetto antropologico: perché lo zaino del vagabondo è vuoto e la natura è fatta a quadretti. / Addio progetto urbanistico: perché accumuleresti solo immondizie e ricchezza. / Addio progetto “in generale”: perché sopra al progetto vince la vita. A. Mendini1980



postato da Carmine Pietrapertosa martedì 19 maggio 2009 alle ore 09:45    | commenti: 7 | Bookmark and Share



 Commenti:
postato da francesco amadori martedì 19 maggio 2009 alle ore 10:08

Accenno un commento, pensando che le parole citate scaturiscano dalla mente di Mendini, e faccio una affermazione paradossale.
Mendini è l'uomo, architetto, degli addii, l'unico che non riesce a dare è l'addio a se stesso, ha lavorato sempre sull'immagine ed ha goduto sempre della fortuna che qualsiasi cazzo di idea gli passasse per la mente, eccola pubblicata prima ancora di pensarla, complimenti alla sua abilità e furbizia promozionale di se stesso.
Cosa c'entrino poi le sue cose con la realtà, da quella della vita quotidiana a quella della cultura, compresa la tradizione delle illustri provocazioni, dai futuristi al Dadà, ai surrealisti ecc. ecc. ancora non l'ho capito se non per uno sfioramento superficiale alla Oudinì.
Il manifesto vale solo per lui è un'altro autocompiacimento, ma è una vita che non sa fare altro.

postato da Francesco amadori martedì 19 maggio 2009 alle ore 10:27

Sintetizzo, Mendini è uno snob, dagli snob nessuna lezione.
Comunque hanno molta fortuna, compresa quella di essere talvolta considerati maitres à penser, da chi?

postato da Carmine Pietrapertosa martedì 19 maggio 2009 alle ore 10:43

Lama affilata, la tua.
E' sempre un piacere leggere le tue considerazioni.

postato da antonio martedì 19 maggio 2009 alle ore 11:07

snob, giusto. e come tutti gli snob è un reazionario con una mano sottile di rivoluzionarietà spalmata addosso.
quello scritto, se non fosse una boutade innocua e insignificante, risulterebbe pericoloso e inquietante per l'idea di architettura, di arte e di società che nasconde.

postato da Massimo Pacini martedì 19 maggio 2009 alle ore 14:50

Sinceramente non ho ben capito quello che dice, forse che l'istinto deve prendere il sopravvento sul razionale? Aiutatemi a capire. Comunque e' divertente, e in questo clima di sguardi cagneschi e' una grande qualita'.
postato da Carmine Pietrapertosa martedì 19 maggio 2009 alle ore 18:15

Mendini uno snob ?
Forse si. Può essere. Oppure no. Anzi, certamente. Si. No.
E’ uno straordinario promotore di se stesso ? Appena fa un peto lo profuma di lillà ? Embè ?
Francamente non me ne può fregare di meno.
Io amo l’arte comunque si manifesti. Non ho un indice di autori che piacciono né uno di quelli che non piacciono e sono convintissimo che di fronte a un’opera esistono solo due frasi che non si possono pronunciare:
1) Mi piace
2) Non mi piace

L’arte non può essere al servizio del gusto individuale di Tizio o Caio. L’arte è arte e basta.
Il profilo della personalità dell’artista mi interessa assai poco, ovvero mi può interessare solo nel caso riesca a spiegare certi suoi approcci o certi suoi approdi. Il resto è aria fritta.
Ricordo solo che Mendini ha diretto (in alcuni casi dopo averle fondate) le più importanti riviste italiane di critica dell’architettura. Dapprima la storica “Casabella”, poi “Modo”, “Domus” e “Ollo”.
Ha cambiato il modo di pensare all’oggettistica casalinga trasferendo arte nel banale quotidiano, ha progettato e realizzato edifici in Italia, Germania, Giappone, Svizzera, Olanda e Corea (edifici per abitazioni e uffici, centri sportivi e polifunzionali, musei, ristrutturazioni di interi quartieri o aree industriali). Come, ad esempio, il Museo di Groningen, alcune stazioni della metropolitana di Napoli, la Torre del Paradiso a Hiroshima, la Torre dell'Orologio e la Piazza della Stazione a Gibellina (sic! anche lui a Gibellina…).
Tutte “venute bene”? Non lo so, non credo. Ma si può liquidare un architetto/designer solo perché è ritenuto (o lo è) uno snob ?
La mostra romana (un elenco interminabile di oggetti per la casa, cose da indossare, gioielli, sedie, poltrone, tavoli, armadi) con circa 200 produzioni e 300 disegni originali è senz’altro da visitare.

Un po’ troppo incline alla decorazione, è vero. Talvolta prossimo al kitsch, è vero anche questo. Ma quanta leggerezza.

postato da francesco amadori martedì 19 maggio 2009 alle ore 18:42

Ammetto Carmine di essere stato un pò troppo sintetico e di avere espresso una opinione magari venata di moralismo, insomma di non avere approfondito e poi senza avere visto la mostra la qual cosa non è proprio molto corretta, accetto il tuo richiamo perchè hai ragione e vedrò di articolare il ragionamento che ora è solo una impressione od opinione in modo più profondo.
Per ora mi limito a riconoscere la mia scorrettezza critica, rimane la convinzione od intuizione però di non aver sbagliato tiro ma solo metodo.
Francesco


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