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mercoledì 13 maggio 2009

Viadotto dell'industria sul fiume Basento. Potenza

dal blog Carmine Pietrapertosa, di Carmine Pietrapertosa


Realizzato da Sergio Musmeci nel 1969, il ponte è costituito da un'unica volta di 30 centimetri di spessore e quattro campate di circa settanta metri di luce ciascuna. E' la massima espressione di quella filosofia della progettazione dove la forma è il frutto di un processo di ottimizzazione del regime statico. La plasticità della forma fa della struttura un gigantesco e raffinato oggetto scultoreo a scala urbana e può senz’altro considerarsi tra le opere più rappresentative della cultura architettonica del XX secolo.
"Il ponte, costituito da una membrana in cemento armato dello spessore di 30 cm, presenta quattro archi contigui, ad interasse di m. 69,20 e luce libera fra gli appoggi di m. 58,80.
Le verifiche di stabilità sono state eseguite riportandosi sia agli schemi tradizionali dei sistemi monodimensionali piani ad asse rettilineo e curvilineo, per quanto riguarda l’impalcato propriamente detto, sia ad uno schema spaziale costituito da una lastra sottile a doppia curvatura, caratterizzato dalla proprietà di avere una distribuzione di sforzi isotropa ed uniforme.
L’impalcato principale è costituito da una struttura a cassone composta da una sequenza di travi continue su quattro appoggi. È formato da una struttura cellulare comprendente un’ossatura principale portante, un’ossatura irrigidente trasversale, una soletta superiore di 16 cm. e una soletta inferiore di 14 cm.
L’impalcato, largo 16 metri, è sostenuto in punti arretrati di 2 metri rispetto al bordo e quindi, in senso trasversale, i punti di appoggio si trovano a 12 metri di distanza fra loro. In senso trasversale la struttura cellulare dell’impalcato presenta uno spessore massimo di 1,30 metri. Tra due impalcati contigui è interposta una struttura costituita da travi semplicemente appoggiate, aventi la funzione portante e di giunto per le deformazioni termiche.
Le nervature situate in corrispondenza dei punti di appoggio presentano una leggera precompressione. In senso longitudinale l’impalcato presenta uno schema Gerber con giunti ed elementi appoggiati di 10,38 m di lunghezza e mensole di 3,46 m.
L’impalcato è portato da quattro archi contigui di sezione trasversale costituita da una curva irrigidita, ogni 17,30 metri, dalla solidarietà del sovrastante impalcato."


SERGIO MUSMECI
Nato nel 1926, si laurea a Roma in Ingegneria Civile ed in Ingegneria Aereonautica dedicandosi con Pier Luigi Nervi e Riccardo Morandi, all’approfondimento di studi sulla forma e il minimo strutturale, sviluppando una vera e propria teoria che porrà a base delle sue opere.
Tra i progetti che esprimono una sintesi della sua attività si segnalano le coperture in cemento armato a soletta continua pieghettata, come la copertura del Teatro Regio a Torino realizzata nel 1966 in collaborazione con l’architetto Carlo Mollino.
Altre opere si basano sull’uso dei sistemi reticolari nervati utilizzati per la copertura del Centro Atomico di Bombay e per il progetto di concorso per il Palazzo dello sport di Firenze del 1965; una serie di progetti riguardano la costruzione di ponti e di coperture a superfici continue come il ponte sul Basento a Potenza con Z. Zanini (1967-1969), il ponte sulla via Appia Antica a Roma con Z. Zanini (1979-80).
Nel 1969 partecipa al concorso nazionale bandito per la realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina risultando tra i cinque vincitori ex aequo con il progetto di una tensostruttura, risultato di una combinazione di un sistema sospeso con uno strallato.
Nel 1970-71 sviluppa l’analisi strutturale del Grattacielo elicoidale ideato nel 1968 da Manfredi Nicoletti. Muore prematuramente nel 1981.



postato da Carmine Pietrapertosa mercoledì 13 maggio 2009 alle ore 18:15    | commenti: 10 | Bookmark and Share



 Commenti:
postato da francesco amadori mercoledì 13 maggio 2009 alle ore 19:10

Grande scultore, con grandissima tecnica.
postato da massimo battaglio mercoledì 13 maggio 2009 alle ore 20:19

Cavoli! Davvero non immaginavo che si potessero realizzare viadotti in grado di qualificare positivamente il paesaggio
postato da Francesco amadori mercoledì 13 maggio 2009 alle ore 20:28

Nè Massimo, e non è l'unico, dimenticavi forse gli acquedotti romani?
Tiè.
Francesco

postato da maurizio mercoledì 13 maggio 2009 alle ore 22:55

Sarei curioso di vedere l'armatura che ha pensato sulla piegatura centrale degli archi contrapposti.
Comunque splendida idea peccato per la povertà del calcestruzzo, forse sarebbe il caso di rivestirlo o risanarlo con un prodotto adatto.
Cosa ne pensi hector, in fin dei conti ora manchi solo tu e così poi abbiamo ricreato la squadra vincente. elena è l'unica femmina, però che volete teniamocela dai.
Salutoni

postato da Elena giovedì 14 maggio 2009 alle ore 18:23

Fantastico questo ponte sia dal punto di vista scultoreo che dal punto di vista dell'impianto strutturale . Si forse il calcestruzzo dovrebbe essere risanato ,non rivestito perchè ritengo opportuno rimangano le venature delle tavole ...,eliminando le scritte dei writer che non sono in questo caso neppure decorative .


postato da massimo battaglio giovedì 14 maggio 2009 alle ore 20:05

Eh sì Francesco, dimenticavo gli acquedotti romani (che però non erano via-dotti ma per l'appunto acque-dotti). Cosa ci vuoi fare? Dalle mie parti, all'epoca dei romani e anche molto dopo, c'erano solo i galli. Poi sono arrivati i burgundi, i salassi, i buzzurri, i cafoni...
postato da maurizio giovedì 14 maggio 2009 alle ore 20:10

A volte l'unico modo per non perdere un'opera d'arte è quello di rivestirlo con un vestito che lo possa accompagnare per altrettanti anni. Vestirlo non significa abbruttirlo, sminuirlo o modificarne l'aspetto, solamente renderlo più resistente agli attacchi del tempo, ad esempio VETRIFICANDOLO.
Non è una brutta cosa Elena, è semplicemente una pellicola trasparente a bse di fibra di vetro che lo preserva per altri cento anni, senza modificarne l'aspetto. Bettaglio ma chè stai a dì.
Ps.
E se invece di vetrificarlo lo facessimo ricoprire da un'edera argentea che lo avvolge e lo difende , mediante una ghirlanda di rami attorcigliati in intrecci amorosi e di un colore verde intenso, pensate che immagine suggestiva e particolare. (Sempre mantenedo il disegno originale chiaramente).

postato da Francesco Amadori giovedì 14 maggio 2009 alle ore 20:31

A Massimo il mio commento si riferiva ad una mia interpretazione del tuo che mi pareva esprimesse un giudizio negativo sui viadotti in quanto " qualificatori del paesaggio ", quindi viadotti od aquedotti poco conta, vi trovo una connotazione " ambientalista" che non condivido.
Il tuo successivo commento conferma questo mio sospetto, quando poni l'accento su " romani ", ci avevo visto giusto quindi, sei affetto da quella forma di " ambientalismo " che giustifica l'opera umana solo quando è paludata di antichità, ecco quindi il senso del mio tiè.
Io continuo a vedere i romani come contemporanei ed i giusti contemporanei come romani.
Francesco

postato da Elena giovedì 14 maggio 2009 alle ore 20:43

Maurizio allora dicevamo la stessa cosa ....temevo che rivestirlo potesse significare ,come si tende a fare in certi casi con il cemento faccia a vista, rivestirlo in maniera opaca ...
postato da massimo battaglio venerdì 15 maggio 2009 alle ore 15:15

Oggi Francesco aveva voglia di dare dell'ambientalista beota a qualcuno e ha scelto me, facendo finta di non capire che la mia era una battuta.
Alrove mi dicono che non ho capito niente dell'intervento di Hector...
Insomma: non faccio parte della conventicola e quindi è meglio che mi faccia da parte.
Mi adeguo
Ciao a tutti


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