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CARMINE PIETRAPERTOSA
il blog di Carmine Pietrapertosa


mercoledì 27 maggio 2009

Costituzione, art. 1: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro...”

Opera di Riccardo Mazzoni. Cimitero della Futa

La sicurezza non è semplice complemento ma parte essenziale sia nel processo costruttivo che in quello manutentivo e di utilizzo di qualsiasi opera. Entrereste mai in una camera a gas senza un’adeguata protezione? Vi lancereste da un aereo senza paracadute? Realizzereste un terrazzo o una scala senza parapetto o ringhiera?
Dunque la sicurezza, in senso generale e particolare, è parte imprescindibile anche dell’architettura.
Sui luoghi di lavoro, poi, è (o meglio, dovrebbe essere) in cima all’elenco di qualsiasi attività o modalità operativa. Il Capitale e quindi il padrone (oddio che termini ammuffiti) non ne ha mai tenuto conto: è noto che obbediscono solamente alla legge del profitto e il profitto non sa che farsene della risorsa umana (è talmente sovrabbondante ..).
L'Italia detiene il non invidiabile primato delle vittime sul lavoro in Europa: ogni giorno quasi quattro persone, uscite al mattino per andare a lavorare, non tornano vive a casa da mogli e figli. Istruttivo il rapporto sulla ''Tutela e condizione delle vittime del lavoro tra leggi inapplicate e diritti negati'' dell'ANMIL. Nel complesso gli incidenti sul lavoro sono circa un milione l'anno con circa 1300 morti senza considerare gli incidenti che non vengono denunciati da chi è impiegato nell'ambito del lavoro nero dove, secondo l'INAIL, si verificherebbero almeno altri 200 mila casi. Questi numeri, dicono dall'ANMIL, mostrano come non si tratti di un fenomeno occasionale e relegato a situazioni straordinarie ma piuttosto "un effetto perverso che sembra profondamente innervato nel modo di produzione" e tale da essere una vera e propria guerra a bassa intensità, che di regola si svolge nell’ombra e nel silenzio.
Un rapporto dell’Eurispes ci informa che in 25 anni non sono stati fatti significativi passi avanti: dal confronto dei dati di questo rapporto con quelli di una vecchia indagine dell'istituto, le cifre restano più o meno le stesse. Elaborando i dati Inail, l'Eurispes ha messo in evidenza che ogni anno muoiono in media 1.376 persone per infortuni sul lavoro. L'edilizia si conferma come settore ad alto rischio, visto che poco meno del 70% dei lavoratori (circa 850) perdono la vita per cadute dall'alto di impalcature nell'edilizia. L'età media di chi perde la vita sul lavoro è di circa 37 anni.
A dire il vero sembra una guerra vera e propria, anzi peggio, se pensiamo che dall'aprile 2003 all'aprile 2007, i militari della coalizione che hanno perso la vita nella Guerra del Golfo sono stati 3.520, mentre in Italia e nello stesso periodo i morti sul lavoro sono stati 5.252.

Costituzione, art. 1: “L’Italia è una repubblica democratica fondata sul lavoro...”
Verrebbe quasi da aggiungere “…oltre che sul profitto a qualsiasi costo e sulla morte dei lavoratori”.


Opera del turco nit3m. http://nit3m.deviantart.com/art/Michelangelo-s-Pieta-86484173

postato da Carmine Pietrapertosa mercoledì 27 maggio 2009 alle ore 13:05    | commenti: 2 | scrivi un commento |





martedì 26 maggio 2009

Piacendo Botero ...

Amadori sostiene la prosperità

... Ecco una piccola serie


Amadori sostine una maternità
Un appoggio per una ballerina? Niente di meglio che un Amadori
Anche un Amadori sotto i piedi ci stà bene
L'arco e la ... freccia

postato da Carmine Pietrapertosa martedì 26 maggio 2009 alle ore 10:24    | commenti: 3 | scrivi un commento |





sabato 23 maggio 2009

Arte ? Mettiamola così


Mettiamola così: Geppetto ha pensato e costruito un oggetto per una funzione e questo, a dispetto di Rosadini e di chiunque altro, ne interpreta una diversa, a livello più alto.
Certamente, se uno si vuol sedere, può poggiare il suo culo su qualcosa di più morbido o accogliente magari senza preoccuparsi di controllare dove cade il baricentro.
Il nostro “oggetto” che incidentalmente (e riduttivamente) chiamiamo “sedia” di fatto non è per lui o, perlomeno, rivendica esplicitamente destinazioni e funzioni diverse.

1. È già stato concepito, disegnato e realizzato tutto ? Può essere.
2. Il fine di ogni attività umana è “migliorare la vita” ? Auspicabile.
3. Cos’è l’arte ? Sostanzialmente tutto perché arte e vita sono la stessa cosa. L’arte come la vita non “serve” e non è “a servizio”.

Ora, se è vera la prima non è possibile la seconda.
E se lavoriamo per la seconda non possiamo accettare la prima.
In entrambi i casi, l’arte elude sia la prima che la seconda. L’arte è fuori e sopra questo contesto, è sregolata e non obbedisce a leggi di mera funzione o utilità. Dunque sono incline ad accettare la terza.

“Arcofreccia”, vista nella mente e realizzata nell’umile bottega di Mastro Geppetto, impropriamente chiamata sedia, è nel solco dell’arte e si presta volentieri anche ad altre funzioni: porta giornale, porta calzini, porta ciabatte, porta vaso, porta mutande, porta c.. : è un oggetto amabilmente versatile.

Ma, infine, è un oggetto d’arte e come tale ci si può mettere sopra, senza alcuna baricentrica fobia, anche quello che si dice un bel culo.
Il culo è il culo / fuori misura.
--- --- ---
IL CULO
Il culo, che meraviglia.
È tutto un sorriso, non è mai tragico.

Non gli importa cosa c’è
sul davanti del corpo. Il culo si basta.
Esiste dell’altro? Chissà, forse i seni.
“Mah!” sussurra il culo “quei marmocchi
ne hanno ancora di cose da imparare”.

Il culo sono due lune gemelle
in tondo dondolio. Va da solo
con cadenza elegante, nel miracolo
d’essere due in uno, pienamente.

Il culo si diverte
per conto suo. E ama.
A letto si agita. Montagne
s’innalzano, scendono. Onde che battono
su una spiaggia infinita.

Eccolo che sorride il culo. È felice
nella carezza di essere e ondeggiare.
Sfere armoniose sul caos.

Il culo è il culo,
fuori misura.

Carlos Drummond De Andrade (pare proprio)




postato da Carmine Pietrapertosa sabato 23 maggio 2009 alle ore 20:24    | commenti: 23 | scrivi un commento |





martedì 19 maggio 2009

Dall'infinitesimo all'infinito. Mendini all’Ara Pacis


16.05.09 - Genzano L.-Roma, 400 Km circa ma ne è valsa la pena. Al Teatro India ultima rappresentazione di "LEBEN", una surreale performance sul Male messa in scena da Marco Martinelli col suo TdA (Teatro delle Albe). Se capita dalle vostre parti non perdetevelo.
Da buon montanaro (o quasi) avevo dimenticato la calura romana e ieri, passeggiando per il lungotevere in Augusta, in lontananza vedo occhieggiare il bianco scatolone in cui è stato rinchiuso e protetto l'augusteo Altare della Pace (dedicatio nel 9 a.C. e re-dedicatio da Meier poco meno di duemila anni dopo). Se non ricordo male il buon Richard ha chiamato a soccorso l'elemento primigenio e, infatti, c'è dell'acqua. Mi rinfresco un po' il corpo e, determinato a rinfrescarmi anche la mente, al prezzo di otto euro a cranio, entro.
L'Ara Pacis è lì, quest'anno giusto venti secoli dalla sua inaugurazione. Sembra venire da un altro mondo ed era un altro mondo quello.
Racconta la sua storia. L'ascolto paziente. Percorro la breve gradinata. L'attraverso (a dire il vero mi sento un po' un'intruso). Ci giro intorno.
Sul fondo dell'ampio stanzone una freccetta indica qualcosa. Mi avvicino: una mostra di Mendini. Si, quel Mendini. Alessandro Mendini. In realtà l'evento era segnalato anche all'ingresso ma, stonato dal sole, non ci avevo fatto caso. Bevo in un sorso le scale che menano al piano inferiore e mi ritrovo nelle quattro sezioni della mostra: Progettare pensieri, Progettare corpi, Progettare stanze, Progettare orizzonti.
Passare dall'Ara Pacis al Mendini-pensiero direi che può causare schoc: da consumare con moderazione.
"Dall'infinitesimo all'infinito". E' aperta fino al 6 settembre, avete tutto il tempo per programmare una visita. DA NON PERDERE.
--- --- ---
MANIFESTO DEGLI ADDIO
Addio progetto retorico: perché la vita scorre in modo antieroico e amorale. / Addio progetto di gusto: perché la qualità si ottiene solo alla rovescia. / Addio progetto intellettuale: perché la ragione è vinta e la rivoluzione consiste nella banalità della fantasia. / Addio progetto d’élite: perché il quotidiano appartiene al piccolo borghese. / Addio progetto coerente: perché per metodo bisogna essere incoerenti. / Addio progetto della casa: perché essa è solo un souvenir di se stessa. / Addio progetto trascendente: perché ogni oggetto è la risonanza banale di ipotesi inaccessibili. / Addio progetto autentico: perché qualsiasi realtà è autenticamente finta. / Addio progetto costruito: perché costruire vuole dire distruggere. / Addio progetto ideologico: perché all’uomo cinico vanno fatte architetture non impegnative. / Addio progetto stilematico: perché tutto è eclettico, stabilizzato, indifferente, consunto per sempre. / Addio progetto drammatico: perché lo stile di domani è rilassante e accattivante. / Addio progetto specialistico: perché la massa conosce da sola quello che le piace. / Addio progetto capolavoro: perché la merce è tutta quantità. / Addio progetto vero: perché la falsità è inarrestabile. / Addio progetto vivo: perché il clima del futuro è obitoriale. / Addio progetto programma: perché il bene del territorio sta nel suo caos estenuante. / Addio progetto fondato sul criterio spaziale: perché la psiche è in agguato e chiede colori e decori. / Addio progetto di ricerca: perché ogni dato è incerto e inattendibile, quando la vita è fintamente vissuta. / Addio progetto proletario: perché il solo progetto concepibile è la morte del progetto borghese. / Addio progetto istituzionale: perché esso è stasi e ordine, invece che movimento, frammento o particolarità. / Addio progetto Post Industriale: perché esso divide ancora le persone in chi fabbrica e in chi usa gli oggetti. / Addio progetto universale: perché i progetti sono tanti quanti sono gli uomini. / Addio progetto universitario: perché la forza del progetto è in mano all’uomo di massa. / Addio progetto come novità: perché il nuovo non esiste ma tutto è styling o Ri Disegno. / Addio progetto significante: perché l’epoca è di passaggio, la coscienza è infelice e noi siamo progettisti di frontiera. / Addio progetto con colori violenti: perché il rosa è il colore più bello dentro il quale vagare. / Addio progetto sentimentale: perché ogni architettura contiene un terrorista. / Addio progetto di Avanguardia: quell’epoca è finita perché l’Avanguardia è generalizzata e diffusa. / Addio progetto come arte: perché l’architettura è un’arte minore. / Addio progetto utopistico: perché il benessere crea Manierismo e nuova normalità. / Addio progetto a tesi: perché ogni messaggio è giustamente aleatorio e nichilista. / Addio progetto degli arabi: perché la forma non modifica il petrolio. / Addio progetto del Terzo Mondo: perché prevale l’illogico e arrivano la paura, la guerra, la droga e l’apocalisse. / Addio progetto di partecipazione: perché viviamo alienati e immobili nelle nostre stanze. / Addio progetto di concentrazione: perché l’energia dell’immagine esplode in modo volgare. / Addio progetto di te stesso: perché consapevole che ti è negato il futuro ti distruggerai nell’ambiguità. / Addio progetto geometrico: perché bisogna decorare informalmente invece che progettare. / Addio progetto morale: nulla è dovuto a nessuno perché non occorre raggiungere nulla. / Addio progetto di sopravvivenza: perché il problema del lavoro è ineliminabile e contraddice la vita. / Addio progetto maschile: perché l’architetto del futuro è ermafrodita e godrà di piccole emozioni. / Addio progetto didattico: perché una scuola che si rispetti non è fatta di muri ma di sorprese. / Addio progetto artigianale: perché la mano dell’uomo è uno strumento atrofizzato. / Addio progetto rituale: perché un tempio pieno di robot trasmette altre avventure. / Addio progetto infantile: perché il bambino è un adulto di piccole dimensioni. / Addio progetto antropologico: perché lo zaino del vagabondo è vuoto e la natura è fatta a quadretti. / Addio progetto urbanistico: perché accumuleresti solo immondizie e ricchezza. / Addio progetto “in generale”: perché sopra al progetto vince la vita. A. Mendini1980



postato da Carmine Pietrapertosa martedì 19 maggio 2009 alle ore 09:45    | commenti: 7 | scrivi un commento |





lunedì 18 maggio 2009

Struttura e forma. Forma è struttura. In una parola: Architettura

Sergio Musmeci

Spesso è stato detto che l'architettura si concretizza nella forma e che la struttura ha poco a che fare con i modi di pensare e fare architettura.
La struttura, cioè, è semplice tecnica. E' l'elemento necessario che tiene su le architetture. Per singolare paradosso, è parte dell'architettura senza esserne riconosciuta tale.
Ma non sempre questi banali ragionamenti approdano a verità, soprattutto quando l'artefice è geniale, è un maestro ed è capace di sintesi, è ingegnere con un d.n.a. di architetto.
E scoprire e conoscere il genio di Sergio Musmeci dà emozioni.
Musmeci scomparve improvvisamente proprio nel momento in cui la sua personalità di ingegnere/architetto e scienziato giungeva a maturazione e iniziava a realizzare opere significative, a provare l'originalità e la concretezza delle sue teorie trasgressive.
'Questa sua originalità discendeva anche dalla sua ricchezza di saperi e di interessi diversi, tutti coltivati in profondità. Alla laurea in Ingegneria civile aveva affiancato, all'inizio degli anni Cinquanta, quella in Aeronautica. Dominava quindi l'aerodinamica e le discipline legate all'alta tecnologia delle costruzioni leggere. Ma la sua forza segreta era in quello che lui chiama 'studiare alla Rousseau', un vagabondare fra libri e argomenti spesso scelti a caso traendone un succo personale senza limiti di tempo e di disciplina.
Musmeci usava la parola cibernetica, cioè, per lo Zingarelli, "la teoria dei sistemi di controllo che si serve in particolare di analogie tra le macchine e il sistema nervoso degli animali e dell'uomo". In un momento in cui l'attenzione ai rapporti tra scienza, architettura, struttura, natura ha nuova forza grazie all'informatica, Sergio Musmeci non ci appare affatto come un precursore, ma un quasi indispensabile compagno di strada.' (A. Saggio)
Cosa avrebbe realizzato Sergio Musmeci con le tecnologie informatiche e costruttive oggi a disposizione?


Sotto la pancia della balena
Sotto la pancia della balena
Sopra la pancia della balena
Sopra la pancia della balena
Nel ventre della balena
Nel ventre della balena
Foto di nEmoGrupp

postato da Carmine Pietrapertosa lunedì 18 maggio 2009 alle ore 13:09    | commenti: 2 | scrivi un commento |





sabato 16 maggio 2009

Surrealismo. Tributo a Renè Magritte (Ovvero, contro l'oscurantismo)


PITTOR CHE M'HAI DIPINTO

Pittor che m'hai dipinto
in questo quadro vago della vita
così bene che quasi sembro vero,
ah dipingimi di nuovo,
e male,
in modo che sembri finto!

(Juan Ramon Jimenez)



postato da Carmine Pietrapertosa sabato 16 maggio 2009 alle ore 11:01    | commenti: 1 | scrivi un commento |





mercoledì 13 maggio 2009

Viadotto dell'industria sul fiume Basento. Potenza


Realizzato da Sergio Musmeci nel 1969, il ponte è costituito da un'unica volta di 30 centimetri di spessore e quattro campate di circa settanta metri di luce ciascuna. E' la massima espressione di quella filosofia della progettazione dove la forma è il frutto di un processo di ottimizzazione del regime statico. La plasticità della forma fa della struttura un gigantesco e raffinato oggetto scultoreo a scala urbana e può senz’altro considerarsi tra le opere più rappresentative della cultura architettonica del XX secolo.
"Il ponte, costituito da una membrana in cemento armato dello spessore di 30 cm, presenta quattro archi contigui, ad interasse di m. 69,20 e luce libera fra gli appoggi di m. 58,80.
Le verifiche di stabilità sono state eseguite riportandosi sia agli schemi tradizionali dei sistemi monodimensionali piani ad asse rettilineo e curvilineo, per quanto riguarda l’impalcato propriamente detto, sia ad uno schema spaziale costituito da una lastra sottile a doppia curvatura, caratterizzato dalla proprietà di avere una distribuzione di sforzi isotropa ed uniforme.
L’impalcato principale è costituito da una struttura a cassone composta da una sequenza di travi continue su quattro appoggi. È formato da una struttura cellulare comprendente un’ossatura principale portante, un’ossatura irrigidente trasversale, una soletta superiore di 16 cm. e una soletta inferiore di 14 cm.
L’impalcato, largo 16 metri, è sostenuto in punti arretrati di 2 metri rispetto al bordo e quindi, in senso trasversale, i punti di appoggio si trovano a 12 metri di distanza fra loro. In senso trasversale la struttura cellulare dell’impalcato presenta uno spessore massimo di 1,30 metri. Tra due impalcati contigui è interposta una struttura costituita da travi semplicemente appoggiate, aventi la funzione portante e di giunto per le deformazioni termiche.
Le nervature situate in corrispondenza dei punti di appoggio presentano una leggera precompressione. In senso longitudinale l’impalcato presenta uno schema Gerber con giunti ed elementi appoggiati di 10,38 m di lunghezza e mensole di 3,46 m.
L’impalcato è portato da quattro archi contigui di sezione trasversale costituita da una curva irrigidita, ogni 17,30 metri, dalla solidarietà del sovrastante impalcato."


SERGIO MUSMECI
Nato nel 1926, si laurea a Roma in Ingegneria Civile ed in Ingegneria Aereonautica dedicandosi con Pier Luigi Nervi e Riccardo Morandi, all’approfondimento di studi sulla forma e il minimo strutturale, sviluppando una vera e propria teoria che porrà a base delle sue opere.
Tra i progetti che esprimono una sintesi della sua attività si segnalano le coperture in cemento armato a soletta continua pieghettata, come la copertura del Teatro Regio a Torino realizzata nel 1966 in collaborazione con l’architetto Carlo Mollino.
Altre opere si basano sull’uso dei sistemi reticolari nervati utilizzati per la copertura del Centro Atomico di Bombay e per il progetto di concorso per il Palazzo dello sport di Firenze del 1965; una serie di progetti riguardano la costruzione di ponti e di coperture a superfici continue come il ponte sul Basento a Potenza con Z. Zanini (1967-1969), il ponte sulla via Appia Antica a Roma con Z. Zanini (1979-80).
Nel 1969 partecipa al concorso nazionale bandito per la realizzazione del Ponte sullo stretto di Messina risultando tra i cinque vincitori ex aequo con il progetto di una tensostruttura, risultato di una combinazione di un sistema sospeso con uno strallato.
Nel 1970-71 sviluppa l’analisi strutturale del Grattacielo elicoidale ideato nel 1968 da Manfredi Nicoletti. Muore prematuramente nel 1981.



postato da Carmine Pietrapertosa mercoledì 13 maggio 2009 alle ore 18:15    | commenti: 10 | scrivi un commento |





martedì 12 maggio 2009

OOPs ... mi sono perso qualcosa?

OOPs

Oltre l'immarcescibile diario FR, mi sono perso qualcosa ?



postato da Carmine Pietrapertosa martedì 12 maggio 2009 alle ore 09:28    | commenti: 17 | scrivi un commento |



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