09.07.2009
dal blog anna baldi architect, di anna baldi
Simon sta cercando un immagine del Palladio, un suo disegno
Da bambina mi piaceva andare da mia nonna solo nei mesi caldi, quando non si era relegati nell’ala nuova della casa, in quel piccolo soggiorno riscaldato da una stufa a legna dove non c’era posto per muoversi, tutto pieno di un arredo insignificante.
Mi riempiva di gioia raggiungere d’estate la sua casa percorrendo il lungo viale alberato e superando i cancelli in ferro battuto. Si saliva comunque dalla scala secondaria, raramente dallo scalone con loggia, cosa che accadeva solo se si arrivava di pomeriggio e le persone erano già sedute a conversare. Da quella scala secondaria: a destra la parte brutta, mediocre, triste; a sinistra quella mozzafiato. La cucina era un salone con il soffitto altissimo, c'era un tavolo lungo penso 4 metri, e un camino molto grande dove bastava fare uno scalino per entrarci dentro. Mi avrebbero visto solo durante la colazione, perché dopo i saluti mi staccavo subito e in modo discreto da tutti per andare a perlustrare le sale deserte e in penombra, dimenticate dal tempo, e anche le cantine dall’odore penetrante della terra dove accanto al trattore riposavano impolverate una carrozza e un'auto dell'inizio del secolo scorso.
Una volta mio cugino mi ha portata in un salone sempre chiuso a chiave, completamente vuoto; la porta finestra centrale era il proseguimento del viale d’ingresso, e si apriva su una distesa omogenea e infinita di campi. Passando da una porticina laterale ci siamo trovati dietro le quinte, in una struttura fitta di travi e soppalchi in legno malandato; le scale i cui scalini erano in parte marci e mangiati dal tempo e in parte mancanti ci hanno portato molto in alto, fino in cima.
Mio cugino ha spostato una lamiera ondulata; sotto c’era un foro, ancora della seconda guerra mondiale; sdraiati a terra mi ha fatto cenno di avvicinarmi e di guardare giù, ed è stata una vista che mi lasciato senza parole e senza respiro, un po’ per la paura, un po’ per la sorpresa: ero altissima e in fondo, in basso, ho visto le teste lontane e piccole dei grandi che ignari discutevano seduti nella loggia. Ho amato quella villa d’estate perché da ogni suo angolo era come vedere il mondo con altri occhi.
(Villa Chiericati Porto Rigo)
postato da
anna baldi
giovedì 9 luglio 2009 alle ore 21:18
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