05.02.2010
dal blog anna baldi architect, di anna baldi
P è partito portandosi con sé la mia macchina fotografica e il mio cellulare; non posso fare a meno di pensare a quello che riesce a combinare il subconscio
e sono quattro le foto che avrei voluto scattare, peccato! cercherò di cogliere quegli attimi in altre circostanze. sono bene impressi nella mia mente, perché mi hanno dominato a sorpresa, io con lo sguardo rivolto verso l’alto, trattenendo il respiro per bloccare il tempo.
tutto ruota attorno ad un attimo, quello della fine, che arrivi il più presto possibile o il più tardi possibile
il tempo, un sovrapporsi e susseguirsi continuo e instancabile di questi attimi.
Non ho potuto fotografare neanche i momenti più banali ma felici di questo soggiorno (M che corre da una finestra all’altra per vedere tutte le manovre dei gatti delle nevi che ogni sera ci hanno raggiunti per la cena, la gita di notte su uno di loro, il gattone dagli occhi verdi che lo guidava quello di alice nel paese delle meraviglie, M alla finestra che mi saluta e spalancando la bocca fa cadere di sotto il ciuccio, gli uccelli che se lo sono portato via, P che scia a ritroso, la gara e la premiazione, M bianco in viso di crema solare spalmata generosamente dalla premurosa S, S P e M sul bob della ferrari, S di prima mattina già truccata impeccabilmente, la neve che non cessa di cadere facendo confondere la terra con il cielo mentre noi sprofondiamo nel tentativo di arrampicarci senza forze verso casa, M addormentato in braccio a S, M che canta magicabula agitando il grissino o lo stuzzicadenti diventati bacchetta magica, P e S che ridono come dei matti mentre M si tira giù i pantaloni facendo il pagliaccio davanti a tutti, tutti a letto impazienti per la storia di stellina proiettata sul soffitto nel buio della stanza :D….).
ogni mattina cornetti appena sfornati dalla bravissima cuoca. e stasera forse crema catalana, la farà apposta per me! sono due anni che aspetto questo momento! durante l’ultimo soggiorno c’erano come ospiti anche un gruppo molto numeroso di norvegesi, adulti e bambini, e il dessert catalano era il momento atteso da tutti. per i mesi successivi ho tentato in vano di farla anche io, un disastro! inizialmente uno due volte alla settimana, poi i tentativi hanno iniziato a diradare. Non facevo altro che comperare uova e panna e immancabilmente finiva che buttavo via tutto, perché incomprensibilmente nel giro di pochi secondi la crema impazziva sotto ai miei occhi (mentre la giravo delicatamente) senza che potessi fare nulla per arrestare quel degrado… sarà che non amo seguire le ricette (ne ho provate diverse scaricate da internet) e che quindi c’era sempre qualcosa che cambiavo o adattavo, per quanto in modo sempre più irrilevante con l’aumentare del numero dei tentativi finiti male; alla fine era come se la ricetta stesse quasi per domare lei me, sensazione sgradevole che mi ha portato a porre fine ai miei esperimenti culinari. ho pensato che magari la cuoca avesse un ingrediente o una procedura segreta, come credo sia per i pavesini e la nutella (soprattutto per i primi sono stati molti i tentativi per cercare di interpretare i quantitativi e le modalità di lavorazione degli ingredienti, un infinità di sfumature che non hanno portato ad esiti convincenti per quanto molto vicini; ma negli ultimi due casi si tratta però di procedimenti industriali, più difficili da simulare). fino ad ora non ho osato chiedere la ricetta alla cuoca, ho tempo fino a domani; se fosse un uomo credo saprei essere più sfrontata. però l’idea di maneggiare nuovamente tutte quelle uova (un quantitativo spropositato come per il crème caramelle) mi avvilisce già da ora e non ripaga più la delicatezza del risultato finale, forse è stato questo da sempre il vero ostacolo.
postato da
anna baldi
venerdì 5 febbraio 2010 alle ore 23:13
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