30.12.2009
dal blog anna baldi architect, di anna baldi
adesso però è come se negli ultimi due giorni ne fossero trascorsi almeno dieci
prima di andare a letto ieri notte mi è venuto in mente il sogno della notte prima
le mani sporche di sangue, e in quell’istante mi sono tagliata
un dolore insieme freddo e infuocato
un taglio lento eppure troppo veloce perché potessi fermare la lama nell’altra mano
la prima sensazione che ho avuto quando è nata S, prendendola in grembo per guardarla in viso, è stata quella che per la prima volta avevo creato qualcosa senza avere fatto alcuna fatica, poiché tutto si era svolto da sé, mio malgrado, tramite me (e te, ma solo per un dettaglio iniziale, in un attimo di benessere e totale abbandono l’uno nell’altra, attimo che è bastato però a dare la vita). per la prima volta non avevo avuto bisogno di concepire ed elaborare un idea, di metterla a fuoco, di raffinarla, di verificarla in tutte le sue angolazioni, di attraversare la città per raggiungere modulor dove avrei comperato il materiale (unico per tutto ciò che concerne il modellismo, con una varietà di scelta inimmaginabile per chi non ci è mai stato! è una delle cose che più mi manca, da quando ho lasciato B) e di spendere giorni e notti di lavoro impegnativo e stancante, preciso al millimetro, soffiando via i granelli di polvere e posizionando la luce con cura come fa il chirurgo durante un’operazione delicata.
durante tutto il tempo di gestazione invece ho potuto pensare solo a riposare, e a nutrirmi in modo sano, e il risultato è stato qualcosa di perfetto, che un uomo nella sua arte non potrà mai creare (e cioè, qualcosa che può rigenerare la propria immagine come altrettanto autonoma; ciò lo si può simulare con le tecniche informatiche, ma si tratta solo di una simulazione, di una programmazione accurata che si conclude nella programmazione stessa, un algoritmo per quanto raffinato facilmente prevedibile e sterile): un essere con un cuoricino tutto suo capace di battere da solo, con il sangue che già le colorava le gote e le labbra, rendendola bellissima quando dopo pochi minuti che respirava da sola, con i suoi polmoni, si era già attaccata al seno per nutrirsi, avida di vita, come se già sapesse che su questo mondo bisogna vivere.
e il pensiero più estraniante è stato quando ho realizzato che per fare crescere in me e portare alla luce questa creatura meravigliosa, oltre a non avere speso alcuna fatica, non avevo speso neanche un marco; lo so, è un pensiero stupido, che mi ha attraversato la mente come un lampo (forse se avessi fatto la fecondazione assistita non avrei avuto questo pensiero!) , e mi è piaciuto molto perché l’ho vissuta ancora di più come un vero dono sul quale però non avere nessun diritto, bensì la fortuna di poterle stare quantomeno vicina come un'ombra, e ascoltare con stupore la sua voce, vedere le sue gesta, scrutare le sue emozioni e cogliere magari anche i suoi pensieri
che si possa amare senza essere stati amati?
credo di si, anche se si è stati concepiti da un atto non amoroso, o se abbandonati alla nascita
anzi, proprio le persone che soffrono per mancanza d'amore sono desiderosi e capaci di ciò, per una sete dell'anima, che intravede la grandezza di questo sentimento nella natura che li comprende, due gatti che si fanno le fusa, un cagnolino che fa le feste al suo padrone, una mucca e un vitellino, un'alba e un tramonto, un spiraglio di vento sul viso, un temporale violento al quale segue un cielo terso e limpido, la vista del mare aperto da una scogliera a picco, le montagne che proteggono e fanno volare alto il pensiero ...
postato da
anna baldi
mercoledì 30 dicembre 2009 alle ore 23:24
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