venerdì 31 luglio 2009
31.07.2009
non ho mai capito il pudore dei miei genitori
gli scuri chiusi e le tende alle finestre
la porta sempre chiusa a sei mandate,
in generale le porte chiuse a chiave, le porte
la nudità (non solo quella fisica) può essere l’umiliazione
ma se si vince l’imbarazzo è dignitosa e disarmante
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anna baldi
venerdì 31 luglio 2009 alle ore 00:38
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giovedì 30 luglio 2009
30.07.2009
A è preoccupata
non si dà pace
il dolore si può alleviare, assopire
ma non è lui che va la curato
bensì ciò che ne è causa
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anna baldi
giovedì 30 luglio 2009 alle ore 12:39
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mercoledì 29 luglio 2009
29.07.2009
P ha conosciuto O durante una vacanza di studio.
La cugina l’ha chiamata per farle guadagnare qualcosa, e lei è arrivata con il treno.
Gli incontri si sono intensificati e il termine delle lezioni di lingua veniva continuamente spostato; lei annotava su un quaderno che ancora conserva le ore, le mezzore, i quarti d’ora, e accanto un importo accompagnato dal simbolo del dollaro.
P però era sempre più distratto, non si applicava, e O ha iniziato ad essere turbata e a farsi domande, ma continuava lo stesso ad annotare le ore, e i dollari.
Sono passate un paio di settimane e O è tornata ai suoi impegni, lasciando un saldo in sospeso.
Sono iniziate le telefonate e il resto è successo molto velocemente.
Quando i loro mondi si confrontano e le parole portano solo fatica, lei lo guarda come quando si parlavano senza capirsi, e come allora il suo sguardo imbambolato e il sorriso felice manifestano la gioia stupida di chi sente dirsi tutte le cose più belle che si possono desiderare di sentire, e allora il tono di lui si placa e mentre ancora parla distratto lei sa che lui la vede di nuovo, con gli occhi di chi guarda le meraviglie del mondo
Quando O lo ha raccontato non ho potuto non ridere, e ancora ora quando ci penso il sorriso dipinge il mio volto e mi tradisce.
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anna baldi
mercoledì 29 luglio 2009 alle ore 12:40
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martedì 28 luglio 2009
28.07.2009
non dire dei tuoi sogni
e dei tuoi desideri
a chi ti sta vicino, se ha capito come te che non ti può seguire
la sua inadeguatezza potrebbe portare a una lunga agonia
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anna baldi
martedì 28 luglio 2009 alle ore 23:54
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lunedì 27 luglio 2009
27.07.2009
casualmente ho incontrato Dodo da Muscoli
ho avuto difficoltà a riconoscerlo, è stato lui a venirmi incontro
abbiamo preso un’ombra insieme
mi ha raccontato del suo vuoto improvviso, dell’errore al quale non trova riparo e che non gli dà pace, di averla persa per sempre
ha sussurrato più volte “per sempre” prima di portare il bicchiere alle labbra, come se avesse voluto abituarsi al suono di quella parola così grande
aveva creduto di avere pensato solo a lei, e invece si è accorto di avere pensato solo a sé stesso... (io e te... nell'amore sconfinano...), e di non avere avuto il tempo di chiedere scusa
e allora ho capito che quel per sempre che mi aveva così spaventata e ammutolita poteva voler dire per ora
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anna baldi
lunedì 27 luglio 2009 alle ore 21:38
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domenica 26 luglio 2009
25.07.2009
al riparo dell'oleandro il vento è un gioco di ombre delicato e sensibile sui miei occhi chiusi
nella quiete l'attesa di ciò che segna il tempo a seguire
( ... e nell'attesa, in quel tempo sospeso, ho immaginato su di me la sensazione dell'ombra di una pala eolica monotona e pigra, poi quella di una vela gonfiata a 400 m. dal suolo da un vento violento e risoluto secondo un movimento continuo tra scivolata d'ala e risalita oscillante, e infine ho riassaporato il riparo familiare dell'oleandro accarezzato da un vento gentile e docile)
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anna baldi
domenica 26 luglio 2009 alle ore 00:01
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venerdì 24 luglio 2009
24.07.2009
Paul ha improvvisato una musica piena di trasporto che ha inondato la casa e il giardino, ha detto che è la musica della vita, e anche un po’ del cielo.
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anna baldi
venerdì 24 luglio 2009 alle ore 16:18
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giovedì 23 luglio 2009
23.07.2009
Un’amica mi ha ricordato degli eventi che avevo completamente rimosso. Li sto rielaborando soprattutto la notte quando apparentemente dormo. E’ stato il perdono ad averli cancellati.
Se dovessi dare un’immagine alla memoria sceglierei l’Addizione Erculea, o la Pietà Rondanini
è il luogo che filtra il superfluo e fissa inequivocabilmente e in modo raffinato l’essenziale
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anna baldi
giovedì 23 luglio 2009 alle ore 23:09
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mercoledì 22 luglio 2009
22.07.2009
Il piacere fisico è la soddisfazione dei sensi, è la prima boccata d’aria del mattino sul balcone quando tutti nel silenzio profondo dormono ancora, è la sensazione di fresco provata immergendo i piedi e le gambe in una fontana durante una giornata dal caldo torrido, è un raggio di sole che scalda il viso nonostante l’aria gelida dell’inverno, è un bicchiere colmo e tintinnante di ghiaccio bevuto d’un sorso per spegnere la sete che brucia, e una carezza calda e leggera sulla schiena del mio corpo stanco in totale abbandono.
Altro piacere è il bacio di cui parli, il profumo di un luogo della memoria, la musica nella quale mi riconosco, un bicchiere di vino della mia terra; è lo sconfinamento dell’anima, è l’annientamento dell’io in ciò che mi completa e mi corrisponde
- sonia ha contenuto molto abilmente ma non del tutto la sorpresa suscitata dalla mia richiesta, e incapace d’aiutarmi ha subito chiamato le altre colleghe in subbuglio per una ricerca disperata e praticamente impossibile: un profumo al miele e al sale; nessuno sapeva cosa propormi e quel poco era nulla, quando la voce inattesa di andrea che passava per caso ha detto “provate hb di G, è a base di miele”, ed era lui che cercavo! e all’inizio non era mai abbastanza ossessionata dall'idea che potesse svanire -
E’ quell’attimo sublime di totale coinvolgimento (dei sensi) e di totale lucidità , quella sinergia dell’intelletto e dell’intuito, che può guidare all’attimo in cui tutto combacia perfettamente e in cui tutto corrisponde secondo una legge precisa e massima che si svela e si lascia com-prendere un po’ alla volta e sempre meglio
- per capire il comportamento di un atomo bisogna indagare e capire il comportamento dell’universo -
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anna baldi
mercoledì 22 luglio 2009 alle ore 00:10
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martedì 21 luglio 2009
21.07.2009
il processo che definisce la forma, ogni volta ben precisa e distinta, per me non è lotta ma fatica fisica e mentale, e pazienza, a volte anche meditazione, sempre accompagnate da un sentimento di naturalezza e di inevitabilità delle scelte, mai di forzatura. La lotta è semmai contro il tempo che spesso è tiranno, anche quando non passa mai.
C’è il piacere fisico, e c’è il piacere intellettuale; quest'ultimo comprende il primo. Il piacere è comunque soggettivo.
L’ indipendenza e una condizione impossibile, in ogni relazione; la pratica permette di conoscere i limiti del progetto e di evitare che siano altri a dire fin dove si può arrivare, situazione pericolosa perché può essere dettata dalla pigrizia, dal guadagno, dall’inadeguatezza, ma anche semplicemente dall’ingenuità perché ognuno pensa e attua in modo diverso, e poi, se c’è stata un’ incomprensione l’azione chiarisce meglio che un fiume di parole e un mare di disegni.
E' doveroso dire che posso essere colta impreparata, e allora con responsabilità delego, e si semplifica, si modifica, ... ascolto, chiedo, scruto, e umilmente imparo.
La menzogna è troppo debole e inconsistente davanti alla verità, non mi interessa.
Ed è la verità che spiazza, perché al limite può sembrare inverosimile, ma se non fosse non si potrebbe pensare così perfetta!
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anna baldi
martedì 21 luglio 2009 alle ore 02:35
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lunedì 20 luglio 2009
20.07.2009
Sono sempre stata molto autonoma, forse come tutti i secondi figli.
Al punto che a pochi anni ho pensato che “se gli altri non mi pensano, sarò io a pensare a me” e da quel momento ho costruito la mia autonomia con un ottimo senso di orientamento e un’incoscienza fortunata, proiettata verso il mondo oltre quelle mura domestiche, con coraggio, fantasia e senso d’avventura. Ho sempre scelto con sorprendente lucidità i domini in cui non avrei avuto la pressione della concorrenza, nei quali non avrei dovuto misurarmi con dei fratelli eccellenti e nei quali potevo essere io, indisturbata ad agire, e dove anch’io soprattutto potevo eccellere, per me stessa. Ma ero piccola! molto piccola, 5 anni, 6 anni! Come dire, dei secoli!
Non ho mai programmato, neanche allora, e l’improvvisazione in un disegno molto preciso era una condizione naturale; per esempio il giro dell’isolato in bici prendeva improvvisamente altre strade e come quando si fa un viaggio in treno e dal finestrino si vede un paesaggio in continua metamorfosi, così un giorno i palazzi ai limiti del paese sono diventati villette sempre più rade e poi una distesa di prati e di campi, e la strada si è dissolta in un sentiero di terra battuta, la cui traccia alla fine si è indebolita raggiungendo un giardino di alberi da melograno davanti a una casa contadina bassa e lunga. Per me quello era come il luogo di una fiaba, per la luce calda del sole basso che filtrava attraverso le forme morbide e rigogliose della natura. Dopo la prima volta ho portato con me un soldo per comperare dalla contadina un melograno che mangiavo a metà strada sulla via del ritorno. Tutto quel viaggio di corsa era finalizzato a quel melograno dai chicchi ancora caldi dal sole che già scompariva all’orizzonte. Ho sempre provato un grande piacere nel nutrirmi di frutta, soprattutto se appena raccolta, e soprattutto se raccolta da me; è sempre stato il mio cibo preferito, prelibato e dionisiaco, e di lui non mi sazio mai. Sono tornata in quel luogo, che per me si materializzava mentre percorrevo la strada all’andata e viceversa si dissolveva ripercorrendo la strada a ritroso, fino a quando le giornate erano ancora abbastanza lunghe, l’aria ancora abbastanza calda e i frutti ancora sugli alberi, credo fino all’inizio di ottobre.
Un giorno il mio viaggio si è interrotto molto prima, in un cantiere deserto di una villa a due piani in costruzione. Sono entrata e mi sono appropriata in punta di piedi di ogni metro percorso e di ogni gradino salito, sfiorando con timore e con piacere la superficie ruvida di quelle pareti grezze in cemento e forati; seduta a terra al secondo piano e in un luogo raccolto mi sono trovata a mio agio nonostante la polvere e le superfici grossolane; vi era un’atmosfera di solitudine e di calma, e la solidità del luogo lasciava immaginare una inequivocabile e quasi superflua forma finita. Credo che la figura del muratore mi sia diventata in questa occasione molto simpatica, e invidiabile.
E credo anche che sia da qui che nasce il mio piacere nel controllo della materia; nell’uso delle attrezzature (trapano, flessibile, ...); nella scelta dei materiali e della luce tanto quanto della forma, che verifico tutti durante l’evoluzione del progetto fin dalla fase preliminare; mi piace soffiare via la polvere dal modello e sentirla su di me, così come mi piace riconoscere su di lui l’impronta e il sudore della mia fatica, e poi mi piace pensarlo come un discorso fatto di continue domande e risposte che man mano gli danno forma; mi piace verificare con un pezzo di carta piegato il funzionamento di un snodo a cerniera con un movimento combinato per traslazione, e anche fare una traccia e girare il cemento, tirare la molla per identificare i percorsi e risolvere il circuito, stendere uno strato profumato di calce e accarezzarlo con la lama tagliente della spatola per portarlo alla lucentezza voluta, controllare con la ghigliottina e il dispositivo di messa a fuoco l’equilibrio delicato tra la definizione della forma e la sfumatura del perimetro della zona illuminata, realizzare un mobile in ½ ora senza viti e chiodi così come l’ho pensato per fare prima…
Non mi piace sentir dire che “non si può”, e non mi piace dipendere dagli altri, perchè mi piace vedere compiuto ciò che nella mia mente ha già preso corpo.
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anna baldi
lunedì 20 luglio 2009 alle ore 01:40
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domenica 19 luglio 2009
19.07.2009
Penso sempre a una persona grande che ho perso per strada con la quale ora potrei parlare di nuovo, e che dovrei cercare, e forse non troverei (l’ultima volta che l’ho visto, per la grappa offertami mi si è spenta la macchina, rischiando di venire schiacciata dal cancello automatico, e mentre abilmente e per un pelo riuscivo a uscirne indenne ho sentito il suo sguardo su di me, e la tenerezza con la quale stringeva la compagna della sua vita ritrovata e mai persa, e ho pensato a me pronta a partire per un luogo lontano e sconosciuto per amore, unione preannunciata da molte coincidenze già da prima dell’infanzia; la sua biblioteca è un bunker di luce sui colli Euganei).
Penso spesso ad una persona che non vedrò mai più, per punizione sua, perché non ha saputo perdonare un momento di solitudine; mi sono congedata da lei con un libro che avrei preferito darle personalmente; so che le nostre strade potrebbero muoversi negli stessi luoghi e forse si sovrappongono, sempre con un vantaggio complice che fa sì che non ci incontreremo mai.
Penso a volte ad una persona che credo non ci sia più inghiottita da un’innocente patriottismo jugoslavo; i miei occhi si sono persi nei suoi di ghiaccio.
Penso spesso ad una persona che il destino ha voluto che potessi vedere un’ultima volta ancora sul viale alberato che portava al Volga, alla fine della primavera, prima che attraversasse l’oceano; non ci siamo salutati e mentre si allontanava sul suo skateboard, sentivo già con un senso di impotenza e di tristezza che il desiderio di avvicinarmi a lui era l’agonia della sopravvivenza, cosciente che quel legame nato per caso su una scala gremita, nell’emozione di una festa, non sarebbe bastato a decidere per noi, e che comunque lui profondamente era me.
Penso spesso a una persona che è stata il mio riferimento, che ho pensato sempre felice e completa, e che ho scoperto molto sola, e alla quale chiedo scusa.
Penso ad una persona i cui pensieri si lasciano rincorrere, che ha il dono del sorriso di un fanciullo e la saggezza d’un eremita; si è costruito una casa di specchi in collina con la vista sul mare (che ogni sera spegne il sole in silenzio), nella quale il dentro e il fuori separati dal nulla si confondono, si conpenetrano e sconfinano a vicenda; ha detto di aver deciso di morire a Barcellona, città di porto che guarda al sole che sorge.
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anna baldi
domenica 19 luglio 2009 alle ore 01:02
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sabato 18 luglio 2009
18.07.2009
le regole vanno disattese non appena ci si accorge che potrebbero perdere il valore che le ha generate. la loro assenza le nobilita e le valorizza
o ancora
non sono mai stata prigioniera delle mie scelte, … è l’unico gioco che mi piace giocare, ogni volta senza mezze vie e ripensamenti, inebriata dalla brezza felice e dal respiro libero, incurante del rischio per l’incognita che sfido, e ogni volta proiettata oltre per curiosità, per incoscienza, per benevolenza, e mio malgrado
o ancora
il mio palmo ha coperto la tua fronte fredda e ti ho chiamato rama-chandra
o ancora
anche stasera ho poggiato la mia mano sul tuo cuore
la tua forza disperata si è placata e appesantita sotto un velo di quiete
e ti ho visto già grande
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anna baldi
sabato 18 luglio 2009 alle ore 12:31
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venerdì 17 luglio 2009
17.07.2009
ogni definizione è corretta fino a quando non si dimostra il contrario
ed integra tutte le altre
punti di vista
e poi come se non bastasse c'è chi ha detto qualcosa del genere:
il racconto lo fa chi ascolta
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anna baldi
venerdì 17 luglio 2009 alle ore 10:12
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giovedì 16 luglio 2009
16.07.2009
non c'è bisogno di dire le cose ovvie, scontate...
?
no, non è vero
tutto quello che non si dice è perso
non esiste, perchè non c'è confronto e non c'è riscontro
io questo superfluo lo voglio sentire
che sia parola, gesto o segno
perchè sono la sua sfumatura, la sua intonazione, la sua tonalità, e anche la sua bontà che mi parlano
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anna baldi
giovedì 16 luglio 2009 alle ore 16:05
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mercoledì 15 luglio 2009
14.07.2009
Ogni volta che passo davanti al parco delle Basiliche o anche solo se penso a quel luogo mi chiedo se veramente l’idea si possa dissociare dalla forma e dalla materia. Per esempio può l’immagine di una tenda tradursi con una struttura in acciaio e vetro? E prima ancora, può l’idea della tenda, una struttura provvisoria e precaria, l’archetipo dell’architettura e del cristianesimo, essere un’immagine adeguata per un luogo nel quale si celebra la storia attraverso il racconto e la presentazione del referto e dell’operato e dell’opera dell’uomo, e cioè per il museo, luogo che si vuole duraturo, tramandabile, luogo anche dello studio, della verifica e della possibile rilettura della storia, e comunque luogo dell’insormontabile, dell’identità e della cultura? Rimanendo nell’ambito del cristianesimo non sarebbe magari indicata un’immagine che fa riferimento ad una tipologia architettonica più matura e più cogente, come per esempio l’emblematica Basilica di San Pietro, cogliendone anche solo un dettaglio (il suo significato) argomentandolo con un riferimento chiaro e preciso; magari si potrebbe scegliere anche un’immagine non necessariamente architettonica, come l’affresco de La Creazione di Adamo della Cappella Sistina.
Ecco allora che forse è in questo senso che la forma e la materia si possono astrarre dall’immagine di progetto, poiché l’immagine, l'idea, è la visione, seducente, soggettiva e suggestiva, e non rientra nella logica rigorosa del racconto e della ricerca (penso a questo riguardo in particolar modo all’operato di Leonardo, ai suoi dipinti; e poi a titolo di esempio anche alla Chiesa di Santa Maria presso San Satiro, o al Tempietto di San Pietro in Montorio).
I due percorsi, la visione e il discorso logico (e non è detto che si escludano a vicenda), possono entrambi, intrinsecamente, far sconfinare nel sublime.
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anna baldi
mercoledì 15 luglio 2009 alle ore 10:47
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lunedì 13 luglio 2009
13.07.2009
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| aquatische Tage |
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Io sono ..., ... ...
Io sono ogni attimo e ogni istante di questa vita, e di altre vite per intersezione e per conoscenza
Io sono molto più di un titolo, di quattro titoli, di cento visi.
Io sono un ¦Ó¦Ï¦Ð¦Ï¦Ò [Gr. topos], imparentato con la particolarità e con la singolarità del luogo, un ¦Ó¦Ï¦Ð¦Ï¦Ò [Gr. topos] aperto e continuo, dove l'inizio coincide con la fine, dove il prima si confonde con il dopo,
io sono la sovrapposizione e la contemporaneità
io sono sopra a tutto io
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anna baldi
lunedì 13 luglio 2009 alle ore 18:20
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domenica 12 luglio 2009
12.07.2009
Già da piccola mi sono accorta che le cose si dimenticano, tanto che un giorno ho iniziato a decidere di quale momenti mi sarei ricordata. Ce n’erano alcuni non particolarmente importanti se non per il loro valore di prova, soprattutto all’inizio. E la curiosità era quella di sapere se effettivamente a distanza di anni me li sarei ricordati o se nonostante la volontà dopo pochi mesi li avrei già scordati.
Quei momenti li ricordo ancora, credo tutti. E soprattutto ricordo quel elenco di dettagli significativi che di volta in volta identificavo per definire il ricordo, per in-formarlo: le circostanze, la luce del giorno, la penombra pomeridiana, l’odore della stanza, il colore della parete, e anche il sentimento di sfida; ma non il mio viso, la mia statura, le mie sembianze; e quando ripenso a quei momenti rivedo tutto da un luogo chiuso, quello del mio corpo solido e opaco, e in quegli istanti così precisi non ho età, cambia solo la relazione con lo spazio, ma questo è solo un dettaglio.
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anna baldi
domenica 12 luglio 2009 alle ore 19:57
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sabato 11 luglio 2009
11.07.2009
Al parco Sempione su una panchina c’era una signora distinta vestita con una toga nera, un foulard rosso a fiori, calze a rete e scarpe bianche. Dai lineamenti e dal colorito del viso credo che venisse dalla Mongolia. Era da sola e tranquilla. Io ero indaffarata a tenere a bada tre bimbi esuberanti che mi scappavano da ogni parte. Si era già allontanata verso una zona meno protetta dagli alberi quando ha iniziato a urlare arrabbiata in una lingua sconosciuta; e mentre urlava sputava fuori con veemenza tutto quello che l’avvelenava dentro; davanti a lei non c’era nessuno, solo il mondo intero. Mi sono sentita a disagio per essermi trovata lì in quel istante e di avere assistito a un momento così intimo di rabbia e di dolore di quella donna, e forse di avere disturbato involontariamente i suoi pensieri. Poco dopo si è calmata e si è ricomposta, e il suo sguardo da cattivo è tornato ad essere assente e lontano. E intanto io con vergogna cercavo di riportare all’ordine dei bimbi inebriati dal gioco e sfrontatamente felici e appagati.
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anna baldi
sabato 11 luglio 2009 alle ore 23:25
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venerdì 10 luglio 2009
10.07.2009
qualunque cosa io posso dirle non è quella che vuole sentire
un inizio consapevole dei compromessi, è un buon inizio ma non il migliore
è qualcosa che va oltre la ragione e può solo grazie ad essa, in un lavoro continuo e faticoso, in solitudine e bagnato dal dolore, che si rigenera nelle piccole cose che si appropriano dell’intimità degli animi, esuberanti per la loro semplicità e per la loro poesia, come il primo abbraccio del mattino, o l’ultimo bacio della notte
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anna baldi
venerdì 10 luglio 2009 alle ore 22:16
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giovedì 9 luglio 2009
09.07.2009
Simon sta cercando un immagine del Palladio, un suo disegno
Da bambina mi piaceva andare da mia nonna solo nei mesi caldi, quando non si era relegati nell’ala nuova della casa, in quel piccolo soggiorno riscaldato da una stufa a legna dove non c’era posto per muoversi, tutto pieno di un arredo insignificante.
Mi riempiva di gioia raggiungere d’estate la sua casa percorrendo il lungo viale alberato e superando i cancelli in ferro battuto. Si saliva comunque dalla scala secondaria, raramente dallo scalone con loggia, cosa che accadeva solo se si arrivava di pomeriggio e le persone erano già sedute a conversare. Da quella scala secondaria: a destra la parte brutta, mediocre, triste; a sinistra quella mozzafiato. La cucina era un salone con il soffitto altissimo, c'era un tavolo lungo penso 4 metri, e un camino molto grande dove bastava fare uno scalino per entrarci dentro. Mi avrebbero visto solo durante la colazione, perché dopo i saluti mi staccavo subito e in modo discreto da tutti per andare a perlustrare le sale deserte e in penombra, dimenticate dal tempo, e anche le cantine dall’odore penetrante della terra dove accanto al trattore riposavano impolverate una carrozza e un'auto dell'inizio del secolo scorso.
Una volta mio cugino mi ha portata in un salone sempre chiuso a chiave, completamente vuoto; la porta finestra centrale era il proseguimento del viale d’ingresso, e si apriva su una distesa omogenea e infinita di campi. Passando da una porticina laterale ci siamo trovati dietro le quinte, in una struttura fitta di travi e soppalchi in legno malandato; le scale i cui scalini erano in parte marci e mangiati dal tempo e in parte mancanti ci hanno portato molto in alto, fino in cima.
Mio cugino ha spostato una lamiera ondulata; sotto c’era un foro, ancora della seconda guerra mondiale; sdraiati a terra mi ha fatto cenno di avvicinarmi e di guardare giù, ed è stata una vista che mi lasciato senza parole e senza respiro, un po’ per la paura, un po’ per la sorpresa: ero altissima e in fondo, in basso, ho visto le teste lontane e piccole dei grandi che ignari discutevano seduti nella loggia. Ho amato quella villa d’estate perché da ogni suo angolo era come vedere il mondo con altri occhi.
(Villa Chiericati Porto Rigo)
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anna baldi
giovedì 9 luglio 2009 alle ore 21:18
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mercoledì 8 luglio 2009
08.07.2009
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| incisione su diapositiva, sviluppo in positivo |
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oggi voglio darti un volto,
il mio
tu che guardi me vedi te
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anna baldi
mercoledì 8 luglio 2009 alle ore 00:49
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martedì 7 luglio 2009
07.07.2009
non mi piace chi scappa
non mi piace chi si nasconde
non mi piace chi non ha la forza di dire
non mi piace chi pensa di essere furbo, più degli altri
mi piace il sole, la trasparenza, la diversità e il rispetto
e anche la provocazione
mi fanno male le parole taciute, non quelle dette per ferirmi
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anna baldi
martedì 7 luglio 2009 alle ore 19:17
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domenica 5 luglio 2009
05.07.2009
il possesso mi opprime, il numero mi angoscia
ho sempre voluto liberarmi di tutto, soprattutto delle mie cose
anche di quelle veramente importanti
fra queste ce n’è una che mi piacerebbe ritrovare
un lavoro sul segno, per addizione e per sottrazione, una traccia nello spazio di un tempo soprapposto, una grafia il cui ritmo è agile e i cui colori sfumano nel grigio…
non è più a Treviso; ho sempre voluto pensarlo a San Paolo, ma non ho mai osato chiedere, perchè in realtà temo che sia da tempo andato perso
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anna baldi
domenica 5 luglio 2009 alle ore 22:39
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sabato 4 luglio 2009
04.07.2009
Oggi sono tornata alla normalità.
Per modo di dire, perché è così rara, in realtà sono tornata nell’eccezione.
S ha guadagnato altri 3 punti. Un quarto qualche minuto fa. Chissà se questi punti avranno un risvolto negativo o positivo, se la porteranno nel lungo termine a un risparmio, che è anche un guadagno, o se la porteranno invece ad una fatica, a un lavoro contro il tempo per cercare di recuperare ciò che magari le è sfuggito.
Il punto decisivo e anche il più difficile lo potrà raccogliere quando sarà sottoposta alla prova della scelta.
Le regole si stanno ancora definendo, da sè, in modo dinamico, e magari l'esito potrebbe risultare sempre il medesimo; rimane comunque per lei il percorso che lo determina.
In frigorifero in mezzo alla confusione ho intravisto una bottiglia indisturbata di limoncello.
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anna baldi
sabato 4 luglio 2009 alle ore 23:57
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sabato 4 luglio 2009
03.06.2009
Che emozione …
Non mi ero accorta di avere prenotato vicino a dove avevo alloggiato anche quando sono venuta per la prima volta a vivere a Bruxelles, anni fa, una volta
L’ho realizzato quando sono uscita da Merode, quando vedendo ho riconosciuto, e ho ripercorso a tutta velocità la città
Nella stanza inondata di sole mi sono commossa nel rivedermi con tanta distanza, e dall’altra parte della strada due alberi felici hanno fatto grandi cenni per salutarmi, solo due fra tanti.
Forse è per chiudere un cerchio, magari per aprirne un altro, ho pensato anche ad un 8, a un nastro di möbius, ed infatti i mesi non combaciano, neanche le strade.
Anche in aereo ho avuto un attimo di debolezza, perché guardando avanti ho realizzato in modo molto chiaro quello che dopo ore sarebbe successo, ed ho avuto paura, tutto quello che cambia attorno a me mi fa sempre paura, ed allora è partendo dalla mia immagine riflessa che riconquisto lo spazio che non conosco
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anna baldi
sabato 4 luglio 2009 alle ore 00:01
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giovedì 2 luglio 2009
02.07.2009
è come un disegno astratto che un giorno potrebbe diventare figurato
non credo direbbe di più
forse sarei solo più vestita
ho trovato un nido sulla mia strada
postato da
anna baldi
giovedì 2 luglio 2009 alle ore 00:39
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mercoledì 1 luglio 2009
01.07.2009
mi sono chiusa sapendo di alzare un muro
la sua forza nel raggiungermi mi ha spaventata e mi ha stupita
ho visto qualcosa che non so fare e che è infinitamente grande
sto ancora crescendo con la stessa fatica di un bimbo
postato da
anna baldi
mercoledì 1 luglio 2009 alle ore 23:02
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