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Massimo Pacini
lunedì 27 luglio 2009 alle ore 09:25
E' vero, potrei anche dire che la fragilita' e' timore?
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fr
lunedì 27 luglio 2009 alle ore 19:10
In coda a due mesi di messaggi oltretempo - sereni - inquieti, narrativi - ermetici, incerti - sicuri, generalmente si può dire consapevoli di sè _ direi che trovo molto più interessante l'irenicità di questi luoghi/pensieri (per quanto apparentemente dis-locati l'uno rispetto all'altro - "entortet" vorrei dire in altra lingua, rischiando di dirottare - per consecutio o per disortografia - su "entartet") che non qualsivoglia, pur valido ed onorevole, argomento del nostro quotidiano dibattere. Non fosse che perchè il necessario formato dialettico della maggioranza dei post riporta a schemi sperimentati e prevedibili; mentre, invece, questo innocente gioco postmoderno apparentemente sfuggito di mano - al quale tu stessa ti sei prestata, e che credo anche tu come me fatichi a comprendere pienamente - dischiude una moltitudine di relazioni possibili tra gli attori di questo rassemblato teatro; il tutto, come nella scia di una nave, nel solco di una forma narrativa che non so dire dove vada - ammesso che vada da qualche parte - ma che a sua volta si presta al farsi, su di essa diverse idee; ciò che a prima vista si direbbe una cronaca (di un progetto? di un risveglio? dell'elaborazione di un lutto?) si svela poi essere un dialogo, nonostante l'incertezza su chi sia la parte corrispondente (chiunque? qualcuno? Forse, semplicemente, chi se la sente di rispondere?).
Stiamo parlando di linguaggio, ovvero del come comporre e rappresentare qualcosa che sgorga dritto dal profondo (dal cuore, direbbero le canzonette).
Grazie per aver ricordato che il meglio del nostro agire non può prescindere dalla passione.
Un saluto,
FR
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mh
martedì 28 luglio 2009 alle ore 12:31
dichtend lebt der Mensch
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Fabio Cinesu
martedì 28 luglio 2009 alle ore 12:56
Is ominis funti accapiaus...
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fr
martedì 28 luglio 2009 alle ore 12:58
al riparo dell'oleandro il vento è un gioco di ombre delicato e sensibile sui miei occhi chiusi
nella quiete l'attesa di ciò che segna il tempo a seguire
( ... e nell'attesa, in quel tempo sospeso, ho immaginato su di me la sensazione dell'ombra di una pala eolica monotona e pigra, poi quella di una vela gonfiata a 400 m. dal suolo da un vento violento e risoluto secondo un movimento continuo tra scivolata d'ala e risalita oscillante, e infine ho riassaporato il riparo familiare dell'oleandro accarezzato da un vento gentile e docile)
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anna baldi
domenica 26 luglio 2009 alle ore 00:01| commenti: 0 |