26.06.2009
dal blog anna baldi architect, di anna baldi
Dopo ik è difficile scrivere, soprattutto se se ne coglie il senso.
Uno dei ricordo più vivi di Mosca è l’enorme scala della città. Mi rivedo dall’alto piccolissima in un viale prospettico che incornicia in lontananza il suo punto di fuga, alberato, a sette corsie, con palazzi alti che non si fanno mai ombra, e il meraviglioso intenso profumo della vegetazione estiva dal quale mi lascio guidare, incurante del temporale improvviso e violento che mi raggiunge minacciosamente cupo e che troppo presto già se ne è andato. Sono io saltellante su una scacchiera esplosa dove ogni passo è una briciola, lenta e sorda. Dentro di me la mia voce che mi parla ”avvicinati e ti allontanerai, allontanati e ti avvicinerai”, è tutta una questione di metro, di misura, per cogliere il tutto e per ritrovarcisi. E quel tutto, che poteva schiacciarmi in realtà mi ha dato un ampio respiro, una forza felice, e il dono di un pensiero segreto.
Avevo 13 anni.
postato da
anna baldi
venerdì 26 giugno 2009 alle ore 14:01
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