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Open Bay Castelli
sabato 26 dicembre 2009

26.12.2009

dal blog anna baldi architect, di anna baldi

ho smesso di aspettare, e il cielo è tornato sereno
oggi una cortina di montagne nere proteggeva cime bianche arretrate, illuminate e splendenti nel sole, e sono corsa loro incontro per trovare un rifugio, attraverso il mio viso in trasparenza

è passata la grande agitazione del natale, uno scalino alla volta ha allentato la presa, tutti stanchi, io assorta
ero impaziente di rivedere A, una carica di energia, capace di coinvolgere tutti, grandi e piccini, in giochi di competitività che solo lei abilmente sa mettere in piedi e manovrare; riesce a tirare delle fila invisibili mettendo in moto dinamiche che possono diventare esplosive; è incredibile assistere a cosa è capace, inesauribile di risorse imprevedibili; le urla e la rabbia dei bimbi mi fanno a volte temere il peggio, e l’unico modo per recuperare la situazione è quella di fare piovere su di loro minacce di punizione se non la smettono di ascoltarla, un compiacimento sottile che fa brillare ulteriormente gli occhi di A, attaccata saldamente alla vita e profondamente curiosa di misurare il suo potere su di essa. amore e odio. altre volte invece, in vista di nubi oscure che si addensano preannunciando un imminente uragano, devo farmi seria per rivolgermi a lei, e dirle con tono deciso e secco di come abbia superato i limiti, di smetterla; affrontarla in modo diretto è alquanto pericoloso perché messa allo scoperto, pur di non cedere il passo, potrebbe diventare molto aggressiva, ma spesso capisce che non sto più scherzando e per un buonsenso generale si calma.
mi piace trovarmi travolta dal trambusto che lei crea, dalle fughe e dalle urla dei piccoli e dalle dispute più stupide che lei alimenta, dal suo gioco gioioso con il quale sdrammatizza il grigiore quotidiano. è un fulmine a ciel sereno, un leone che difficilmente lascia il passo, un animo buono e saggio fatto di un’infinità di sfumature emesse da sottili corde tese, calibrate sull’emozione di piccole gioie e di grandi dolori, capaci di fare risuonare suoni densi e pieni di bellezza.
quest’anno ha festeggiato con noi anche AM, per la prima volta. durante il cenone siamo riusciti a raggiungere le 8 portate di pesce, oltre a verdure e formaggi per i vegetariani. penso che l’avvenimento più divertente della serata sia stata senza dubbio la processione; il più piccolo di tutti, con in mano il Gesù bambino che sta per nascere, guida in ogni stanza la fila indiana che lo segue, ognuno con una candela in mano, mentre tutti cantano in coro tu scendi dalle stelle; il percorso termina con l’arrivo al presepe e con una preghiera (non rinuncio a questa tradizione che si tramanda da generazioni neanche quando siamo in germania dove i parenti tedeschi sono abituati a celebrare in modo più pacato, una differenza tra nord e sud in questo caso ancora più accentuata). La processione è sempre stato un momento di grande commozione, da bimba rivolta alla festività in sé, ora invece nasce da un senso di tenerezza nel guardare i miei bimbi felici ed eccitati nella loro vulnerabilità e fragilità, ignari che i momenti di ora saranno dei ricordi cari e lontani quando con il tempo inizieranno a rendersi conto della fatica di cui dovranno farsi carico per crescere.
e vedo la stessa commozione e gioia anche negli altri adulti, soprattutto nei miei genitori che sicuramente ne risentono con maggiore nostalgia del tempo che passa
quest’anno però per la prima volta la processione si è fatta senza candele perché P (mia mamma; da quando è nata S ha iniziato ad essere preoccupata del fatto di essere nonna, sempre molto vanitosa e ancora molto giovane; prima che la nipote iniziasse a parlare ha deciso di farsi chiamare da noi per nome, perché anche la piccola imparasse da subito a rivolgersi a lei senza pronunciare “nonna”, parola che ha bandito categoricamente dal nostro lessico familiare; P è un nome che non mi è mai piaciuto, ma assimilandolo al significato di mamma, in breve il suo suono estraneo e duro è diventato piacevole e morbido, e quando lo pronuncio mi appaiono il suo viso, i suoi ricci, le sue rughe espressive, e stranamente la sento più mamma di quando non la chiamassi così; ciò però è dovuto più al fatto che non è più la ragazza giovane, esuberante ed impaziente di quando ero piccola), mentre le accendeva per distribuirle, con i suoi modi impulsivi e sbadati, ha improvvisamente dato fuoco ai suoi capelli voluminosi. è stato un attimo e si è trasformata per qualche frazione di secondo in Ade (dio degli inferi che nel cartone animato di Ercole ha una fiamma perenne sul capo), mentre Si prontamente le ha tamponato il fuoco con il braccio per spegnerlo, uno spavento del quale possiamo fortunatamente ridere.
per il resto la processione è stata come ogni anno un momento di euforia, di gioia che trabocca, e anche AM nella penombra era divertito e ammaliato dallo spettacolo, una fila indisciplinata dietro a una guida (M, 2 anni!) ancora più indisciplinata e rallegrata dal meraviglioso nuovo gioco, guida che a sua volta da dietro si lasciava dirigere con grande abbandono e curiosità. la gioia immensa di sentirsi un anello saldo di una catena scossa e strattonata che unisce e confonde il tempo, anche quello futuro.



postato da anna baldi sabato 26 dicembre 2009 alle ore 22:23    | commenti: 0 | Bookmark and Share



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